mercoledì 4 novembre 2015

Il grido di dolore della sanità. "Rischiamo di non farcela"

«La nostra sopravvivenza è a rischio, si profilano forti criticità e dalla Sanità manca 1 miliardo, e due terzi della spending review sono a carico nostro». Il presidente della Conferenza delle Regioni, Sergio Chiamparino lancia un nuovo grido d'allarme sulla legge di stabilità, e chiede un incontro d'urgenza all'esecutivo confermando le dimissioni annunciate nei giorni scorsi. In serata la replica di Renzi che convoca i governatori per domani ma ammonisce: «Adesso ci divertiamo, ma sul serio: non consentirò che aumentino le tasse, eliminino piuttosto gli sprechi. Sulla sanità ci sono più soldi che in passato”. La verità è che le regioni sono in una trappola. Ma la denuncia di Chiamparino è perentoria e circostanziata. “Ormai è a rischio anche l’erogazione dei farmaci salvavita”, dice. Anche per i tecnici di camera e senato la situazione è sull’orlo del precipizio. L'ulteriore taglio del Fondo sanitario nazionale previsto per il 2016 "potrebbe creare tensioni lungo tale linea di finanziamento",quella,appunto delle prestazioni sanitarie. "Il livello del Fondo sanitario nazionale per il 2016 era gia' stato ridotto con il decreto-legge n. 78 del 2015 in misura pari a circa 2,5 miliardi di euro rispetto al tendenziale a legislazione vigente", scrivono i tecnici. Per Chiamparino "se non cambiano questi dati vorra' dire che, ad esempio, sui farmaci innovativi ci sara' qualcuno a cui bisognera' dire di no". "Potremmo trovarci a un livello tale che, ha aggiunto, la centesima persona che arriva e ha bisogno di un farmaco salvavita si sente dire di no perche' le regioni non hanno i soldi per acquistarlo".
Giudizio nettamente critico anche da parte della Cgil, in un documento consegnato ieri ai parlamentari delle Commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato. All’audizione hanno partecipato il segretario generale , Susanna Camusso e il segretario confederale Danilo Barbi. "Una manovra non espansiva, che non crea lavoro per i giovani, sbilanciata verso le imprese, a scapito del Paese", ha detto la Cgil.
Da uno dei più grandi ospedali di Roma, il "San Camillo", il direttore generale Antonio D'Urso prima prova a tranquillizzare: "Siamo al limite ma reggiamo. La salute dei nostri pazienti non è peggiorata, nonostante i tagli". Poi, di fronte all'equazione "meno risorse più prestazioni da erogare" ammette: "Questa volta rischiamo di non farcela". Lo dice in una intervista di Paolo Russo su La Stampa. Nota un peggioramento della salute degli italiani dopo oltre 30 miliardi di tagli alla sanità in 5 anni? "Siamo al limite. Questo è vero. Ma ancora reggiamo. In Italia la quota di popolazione che dichiara di soffrire di una qualche patologia è la più bassa d'Europa e nel mio ospedale devo dire che in questi ultimi anni non abbiamo osservato un peggioramento dello stato di salute dei nostri utenti".
Medici e infermieri però si lamentano di non farcela più a furia di turni massacranti per carenza di personale. Da voi come vanno le cose? "Paghiamo come tutti gli effetti del prolungato blocco del turnover, che per di più è generalizzato. Noi qui abbiamo carenze di anestesisti, cardiologi, medici dell'emergenza e magari in altre specialità siamo in sovrannumero. Qui nel Lazio ogni 10 professionisti che vanno in pensione se ne sostituiscono meno di due. E questo genera anche un innalzamento dell'età media di medici e infermieri». Con che risvolti sull'assistenza? "Negativi, perché a una certa età c'è meno disponibilità a sacrificarsi in turni e guardie mediche. Così è difficile garantire una buona funzionalità dell'ospedale". Come risulta dal rapporto Crea-sanità, "molti farmaci innovativi non arrivano proprio sul nostro mercato. E mi risulta che la stessa cosa valga per diversi dispositivi medici". Le risorse diminuiscono ma ci sono da pagare i nuovi e costosi medicinali e da garantire più prestazioni con i nuovi Lea".

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