lunedì 8 giugno 2015

Mafia Capitale… e chi si salva?

Una nuova ondata d’arresti s’è abbattuta sul verminaio di “Mafia Capitale”, minacciando di travolgere la giunta capitolina e scuotendo anche quella regionale. Inutile dire che in quel sistema marcio c’erano dentro tutti, cosiddetta destra e cosiddetta sinistra, accomunate dall’unico obiettivo d’indirizzare un fiume di denaro nelle proprie tasche.
Appalti milionari venivano sistematicamente “aggiustati” per farli vincere agli “amici”; fin qui nulla di nuovo in questa Italia sciagurata, ma quello che stupisce e indigna (chi ancora riesce a farlo) è l’aria di normalità, di tranquilla routine, con cui venivano gestite queste porcate; è quella tavola dell’abbuffata aperta a tutti, purché fossero utili ai compari. Insomma, la più cinica e sfacciata gestione della cosa pubblica, trattata con la naturalezza d’un affare proprio.
Ai fatti c’è ben poco d’aggiungere, si commentano ampiamente da sé, ma c’è qualche riflessione da fare; primo: se cose simili accadono (e ne capitano tutti i santi giorni) è perché il livello di corruzione, di degrado morale, di cinica connivenza generale è divenuto talmente alto e diffuso da far sembrare “naturale” che, stando alle intercettazioni, un politico che oggi è membro del Governo (Castiglione, il sottosegretario all’Agricoltura in quota Ncd) vada a prendere all’aeroporto quello che dovrebbe essere un funzionario del Ministero (Odevaine), lo porti a pranzo e gli faccia trovare al tavolo chi è destinato a vincere una gara stramilionaria per il Cara di Mineo (in Sicilia), il più grande d’Italia, chiudendo “l’affare” fra una portata e l’altra.
Un simile costume, talmente radicato a ogni livello, non si distrugge con semplici proteste e indignazioni che sono destinate a rimanere sterili: occorre un personale politico non soltanto nuovo, ma finalmente selezionato e preparato; in caso contrario, le belle parole e gli slogan rimarranno tali perché saranno sempre i burocrati a tirar le fila, bloccando tutto se non hanno convenienza o continuando i loro traffici alle spalle di politici nuovi, magari ricchi di belle intenzioni, ma ingenui quanto ignoranti anche se onesti, con buona pace di chi crede ancora nei miracoli dei vari “fenomeni”.
Secondo: l’inchiesta, e non solo questa, ha portato alla luce il verminaio che è sorto attorno all’accoglienza dei migranti, un affare sempre più colossale e, piaccia o no, destinato a crescere esponenzialmente.
Quell’enorme giro di soldi vorticoso, gestito sempre con il criterio dell’emergenza, è sistematicamente destinato ad alimentare un patto scellerato fra pseudo-cooperative, politici, faccendieri e criminali. Un mondo delinquenziale che si gonfia sempre più a dismisura e acquisisce potere, e che è una delle principali cause che impediscono un approccio razionale al problema dei migranti, per non parlare della sua soluzione, che eliminerebbe questo business disgustoso.

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