lunedì 11 marzo 2019

Il governo si schianta ad alta velocità

Il governo gialloverde balla paurosamente sui binari del Tav in Valsusa. La danza immobile delle dichiarazioni contrapposte – tra i tiepidi NoTav presenti tra i Cinque Stelle e i ferocissimi SìTav rappresentati dalla Lega (ma con tutti gli altri gruppi parlamentari a supporto) – si sta alla fin fine infrangendo contro la realtà dei fatti.
I quali sono alquanto spietati, visto che si tratta ancora una volta di “rispettare gli impegni europei”. I nostri lettori non ce ne vogliano. Questo tormentone “europeo” purtroppo esce fuori ad ogni decisione che un (qualsiasi, presente o futuro) governo italiano deve prendere, e dà la misura della subordinazione a interessi che solo in parte sfiorano quelli di questo paese. Al massimo, come nel caso del Tav Torino-Lione, i vincoli europei favoriscono le grandi imprese costruttrici (tra cui ha un ruolo non secondario la ‘ndrangheta, come riconosciuto anche dalla Corte di Cassazione), a danno delle popolazioni residenti.
In cosa consiste oggi “il vincolo europeo” sul Tav?
Lunedì – per trattato internazionale firmato ormai molti anni fa – la società italo-francese Telt deve far partire i bandi di gara per l’assegnazione dei lavori relativi al tunnel vero e proprio. Fin qui, infatti, è stato scavato qualche chilometro (su 57) di tunnel geognostico, in pratica un carotaggio della montagna per sapere di cosa è fatta dentro. E’ noto che c’è molto amianto, perché in bassa Val Susa vengono rilevati valori 100 volte superiori a quelle di zone “neutre”. Nella zona di Molaretto c’è anche dell’uranio (la radiazione di fondo del terreno supera di 1.000 volte i valori normali). Così tanto che sono stati censiti ben 28 “affioramenti” di questo minerale radioattivo.
Pericolosità a parte (negata spudoratamente dagli “esperti” del Partito del Pil), ci sono i passaggi governativi, parlamentari e societari da fare.
Prima di lunedì va trovata una posizione comune nel governo (si fa / non si fa / si ridiscute il progetto con Francia e Ue), sotto la minaccia della Commissione europea che ha inviato una lettera in cui preannuncia la cancellazioni di finanziamenti per centinaia di milioni di euro (prima tranche) in caso di mancato lancio dei bandi di gara.
I Cinque Stelle, a questo punto, appaiono chiusi nell’angolo.
a) Non fare l’opera è possibile solo denunciando il trattato con la Francia e i relativi accordi con l’Unione Europea.
b) Tale denuncia, però, deve passare per un voto del Parlamento, dove tutte le altre forze sono SìTav (Lega, Forza Italia, Fdi, Pd, Bonino, Leu) e quindi boccerebbero la proposta sfiduciando di fatto il governo, che sarebbe costretto alle dimissioni.
c) Al massimo, si possono far partire i bandi “promettendo” che entro sei mesi potrebbero essere revocati. In tal modo, però, si sposta semplicemente il limite temporale della crisi a dopo le elezioni europee di fine maggio.
Al di là delle chiacchiere, insomma, la crisi è di fatto già aperta. E segna chiaramente la fine dell’”anomalia” che aveva goffamente provato a rappresentare interessi sociali programmaticamente esclusi dall’agenda politica dell’establishment.
Ma stavolta non ci saranno governi “di transizione” che stanno in piedi per l’ordinaria amministrazione in attesa che al Quirinale e tra le forze politiche si trovi la “quadra” e un nuovo equilibrio politico.
Incombono infatti una manovra correttiva di dimensioni mostruose – che metterà pesantemente le mani in tasca a tutti i cittadini, segnerà probabilmente la cancellazione del reddito di cittadinanza e di quota 100 (o un loro sostanziale svuotamento) – e la scrittura sotto dettatura di Bruxelles di una legge di stabilità di “sapore greco” per il prossimo anno (a partire dal forte aumento dell’Iva).
Nessun partito si potrà intestare roba del genere, neppure se avesse appena vinto nuove elezioni con percentuali bulgare.
A ben vedere, dunque, il pericolo vero non è un “governo Salvini per vent’anni”, ma cinque anni di governi Cottarelli o Draghi. Con Salvini ministro della polizia, naturalmente.
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La Cassazione conferma: ‘ndrangheta interessata ai lavori Tav
La ‘ndrangheta era interessata a lavori di costruzione del Tav Torino-Lione in Valle di Susa: una vicenda già emersa nel 2014 durante l’inchiesta San Michele della procura di Torino e ora certificata dalla Cassazione nella sentenza di condanna, diventata definitiva depositata in questi giorni, a carico di otto imputati. Il processo (si tratta del troncone svolto con il rito abbreviato) riguardava l’attività della ‘ndrina di San Mauro Marchesato a Torino e nel circondario.
L’obiettivo di intimidazione della era evitare che sfrattassero un’azienda, la Toro srl, “vicina agli interessi della cosca nei lavori di costruzione della Tav Torino-Lione”.
Giovanni Toro, padre di Toro Nadia, amministratore unico e socio unico della Toro srl, era stato arrestato nel giugno 2014 per concorso esterno in 416 bis. Al momento dell’operazione, la TORO aveva già eseguito importanti lavori proprio presso il cantiere del tunnel geognostico di Chiomonte provvedendo, come scritto sulla Relazione finale dei lavori del contratto C11119, “alla bitumatura della viabilità interna di cantiere, richiesta dalle forze dell’ordine e formalizzata attraverso l’Ods n R-02”. I lavori erano stati dati in subappalto dall’appaltatore che, guarda caso, era un’ATI formata da due imprese locali di proprietà di persone già citate nell’inchiesta Minotauro, la maxi-operazione contro le infiltrazioni della ndrangheta nella provincia di Torino che ha portato poi alla condanna di 23 persone. Inoltre facevano parte dei due contratti relativi ai lavori di recinzione del cantiere, oggetto di un esposto presentato in Procura da numerosi Sindaci ed amministratori locali nel 2013.
L’ennesima conferma degli interessi opachi che hanno da sempre circondato il sistema TAV, diventato oggi la bandiera di un sistema marcio fatto di collusione tra lobbies del cemento, mafia e politica.
* da NoTav.info
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Il sindaco di Venaus: «La Tav alternativa costerebbe molto meno. Anche Salvini era interessato»
Torino-Lione. Il sindaco di Venaus, Nilo Durbiano, parla della sua proposta condivisa con altri colleghi della Val Susa.
Un nuovo progetto Tav, a metà tra un’infrastruttura di nuovo conio e la ristrutturazione di quanto c’è già sul territorio. A proporlo è il sindaco di Venaus, Nilo Durbiano: ferroviere, il suo paese è diventato il cuore di uno dei festival di maggior successo degli ultimi anni in Italia, quello dell’Alta Felicità che lo scorso anno, nel piccolo borgo incastonato tra le montagne, ha portato oltre centomila visitatori.
Durbiano, ci spiega brevemente questo nuovo percorso Tav?
Il progetto su cui oggi si sta dibattendo ha oltre trenta anni di vita. Certo nel tempo è stato cambiato ma la sua essenza, il tunnel di base, è sempre la stessa. Un buco nella montagna sovradimensionato, come certificato da qualsiasi studio si sia fatto sui reali flussi di merce sulla rotta est ovest.

Veniamo al punto, i binari.
Partendo da Torino: è necessario liberare il passante ferroviario che attraversa la città, se vogliamo incentivare il trasporto metropolitano. Il mio progetto prevede la costruzione di una bretella nuova a sud della città che vada a intersecare con l’asse ferroviario in arrivo dal porto di Genova. In questo senso i flussi merce Genova- Rotterdam verrebbero intercettati. Oltre Torino, spostandosi verso la Francia, si raggiungerebbe l’interporto di Orbassano, per riqualificarlo sul piano logistico. I binari poi proseguirebbero sulla linea storica, ammodernata e potenziata, fino a Susa e oltre, per raggiungere il traforo del Frejus: che verrebbe o potenziato o rifatto. Questo per mitigare le pendenze esistenti. I costi sarebbero due terzi di quelli attuali.
Quindi: le tratte nuove sarebbero a sud di Torino e il tunnel del Frejus, potenziato o rifatto, il resto su linea storica?
Esattamente. I treni viaggerebbero a non meno di 140 km/h, ma si potrebbe spingerli fino a 180 nel tratto Orbassano- Susa. Certo non ci sarebbero più da scavare 57 chilometri di galleria e il tutto costerebbe circa due terzi in meno. I lavori però durerebbero pochi anni e darebbero alle imprese un’infrastruttura che tanto anelano.

Questa è una proposta sua?
Questa è una proposta mia, condivisa con alcuni sindaci della val Susa: ma, ci tengo a sottolinearlo, è una proposta fatta da una componente dello Stato che io rappresento. Non da un singolo cittadino. Da sempre il mio comune è attivo nell’annosa vicenda dell’alta velocità in val Susa, e da sempre non ci limitiamo a protestare ma a proporre.
Con chi ne ha parlato a Roma?
Il progetto è stato sottoposto a novembre al premier Conte, ai vicepremier Di Maio e Salvini e al ministro Toninelli. Quando ho avuto la prima manifestazione di interesse da parte di alcuni funzionari del ministero delle Infrastrutture mi sono recato a Roma, poco prima di natale. Dopo alcuni giorni sono stato convocato dal prefetto di Torino, Claudio Palomba: il ministro Salvini gli aveva chiesto di incontrarmi. Un incontro lungo e cordiale, durante il quale ho illustrato la mia proposta e il Prefetto mi ha fatto vedere la lettera con cui il ministro dell’interno gli chiedeva di prendere informazioni in merito. I contatti con il Mit li ho avuti fino alla scorsa settimana.
Ma lei sa di trattative? È stato coinvolto?
No, sono stato tenuto fuori, mi dissero solo di tenermi pronto per marzo.
La sua proposta ha qualche possibilità?
Lo spero, perché vorrei una soluzione per tutti. In ogni caso, qualora venga presa in considerazione, conto che venga coinvolto il territorio della val Susa. I soldi risparmiati potrebbero essere spesi proprio nel potenziamento delle ferrovie: io sono un ferroviere e posso dirle che esistono situazioni sconcertanti. Si pensi alla tratta Santhià – Biella non elettrificata e a binario unico: ma situazioni così in Italia sono innumerevoli.
Con la sua proposta l’Italia perderebbe sicuramente i fondi dell’Unione Europea.
Con la mia proposta l’Italia risparmia dieci miliardi di euro.

Il presidente Chiamparino l’ha definita una «carnevalata».
Il presidente Chiamparino è molto preso dalla sua campagna elettorale e quindi usa toni eccessivi senza entrare nel merito dei progetti.

Se partono i bandi la sua proposta finirà nel cassetto dei ricordi…
Se partono i bandi sarebbe un pessimo segnale: sarebbe cecità da parte del governo. Non verso la val Susa e il mio piccolo Comune: verso l’Italia.

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