venerdì 23 ottobre 2015

NETANYAHU E’ UN REVISIONISTA

Questa svolta nella visione storica israeliana, illuminata da Netanyahu, casca a fagiolo ed è ben gradita. Negli ultimi giorni è stato reso molto chiaro che la Palestina non è più disposta ad accettare la presenza sionista sulla propria terra, e questo sentimento è più che comprensibile. Ormai per gli Ebrei il tempo per andarsene ed inventare una nuova fantomatica terra promessa è scaduto. La Germania ovviamente sarebbe il candidato ideale. Angela Merkel adora l’immigrazione e probabilmente vuole qualche milione di israeliani mangiatori di humus per controbilanciare le vittime delle guerre siocon che si stanno dirigendo verso il suo paradiso teutonico.
Berlino di recente è diventata la nuova Gerusalemme per gli israeliani. Migliaia di giovani israeliani si sono trasferiti a Berlino negli ultimi anni attraverso un’ondata migratoria che in ebraico si definisce ‘Olim le-Berlin’ (acesa a Berlino). Ieri il Primo Ministro Netanyahu si è unito alla voce dei giovani ed ha finalmente vendicato Hitler ed i Tedeschi. Sembra che in realtà siano i Palestinesi a dover essere accusati per la Shoah. Nelle alte sfere del pensiero ebraico vogliono mantenere l’equazione molto semplice – la vittima (gli Ebrei) è il fattore costante, l’antisemita di turno è la variabile. Gli antisemiti continuano d alternarsi, la situazione non cambia mai.
Alcuni noiosi storici israeliani non sono ancora pronti a seguire la svolta revisionista di Netanyahu. Continuano ad insistere che sia essenziale continuare a mantenere la colpevolezza della Germania. Il professor Dan Michman, capo dell’Istituto di Ricerca sull’Olocausto dell’Università Bar-Ilan ha detto “benchè Hitler abbia effettivamente incontrato il gran mufti, la soluzione finale era già cominciata”. Sono sempre confuso dal sistema scolastico ebraico e il modo in cui gli accademici ebrei maneggiano con gli eventi per farli collimare con i mutevoli interessi ebraici. Secondo la religione sionista dell’olocausto, la “soluzione finale” era stata decisa in primo luogo nella Conferenza di Wannsee nel gennaio 1942. Hitler ha incontrato il mufti nel novembre 1941.
In alternativa, proviamo ad andare a fondo della conoscenza israeliana. La Professoressa Dina Porat, ha detto al sito giornalistico israeliano Ynet, che le affermazioni di Netanyahu erano “sbagliate”. La sua profonda obiezione: “Non si può affermare che sia stato il mufti a dare ad Hitler l’idea di uccidere o bruciare gli Ebrei. Non è vero. Il loro incontro è avvenuto in seguito ad una serie di eventi che puntavano tutti in quella direzione”. Come ho evidenziato in “The wandering who?”, non esiste nulla di ciò nella storia ebraica. Al contrario questa storia è l’occultamento istituzionale della vergogna ebraica che consegue in un evidente, inconsistente, zigzag kosher.
Il parlamentare Itzik Shmuli ha fatto un appello a Netanyahu chiedendogli di scusarsi con le vittime dell’olocausto. “Questa è una grande vergogna: un Primo Ministro dello stato ebraico al servizio di chi nega l’olocausto”. Fortunatamente ora possediamo un’efficace cartina al tornasole per scoprire i negazionisti dell’olocausto. Se Netanyahu è uno di loro come suggerisce Shmuli, presto esprimerà il suo sostegno a Jeremy Corbin e al rivoluzionario partito Laburista. Non sto esattamente trattenendo il respiro.
Aggiornamento: La Reuters oggi ha riportato che il Governo tedesco ha rifiutato di condividere la responsabilità della shoah con i Palestinesi o con chiunque altro. “La responsabilità dell’olocausto è nelle mani dei Tedeschi”, ha insistito il portavoce di Angela Merkel Steffen Seibert. Il suo messaggio è stato chiaro: l’olocausto è nostro e nessuno ce lo porterà via, nemmeno Bibi.

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