giovedì 22 ottobre 2015

Legge di stabilità, un altro smaccato aiuto a chi vuole privatizzare il welfare. Censis: "Nove milioni rinunciano alle cure specialistiche"

Nella Legge di Stabilità, Renzi ci ha infilato, ma il condizionale è d’obbligo, una posta di 500 milioni da destinare a chi contratta su produttività e welfare aziendale. Un altro bell’aiutino per quella “privatizzazione del welfare” che fa gola a case farmaceutiche, gruppi finanziari, compagnia delle opere, confcooperative. Del resto, dai dati raccolti da una recente indagine del Censis emerge che il 53,6% degli italiani ha la sensazione che la copertura pubblica dello stato sociale si sia ridotta e che questa riduzione sia stata ampiamente compensata dalla spesa privata (52,8%). I tagli alle politiche di welfare degli ultimi anni hanno quindi prodotto una maggiore esposizione finanziaria delle famiglie che ha prodotto, di conseguenza, un aumento delle disuguaglianze sociali: si calcola, ad esempio, che 9 milioni di persone abbiano rinunciato alle cure sanitarie perché non potevano permettersi alcune prestazioni specialistiche.
Il volume complessivo della spesa per i servizi sanitari è di circa 32 miliardi di euro l’anno, (di questi 8/9 miliardi vengono spesi da 1,3 milioni di anziani per le badanti): una voce di bilancio sentita fortemente dal 71,5% delle famiglie. A gravare particolarmente sul budget sono principalmente il pagamento di ticket per farmaci e visite specialistiche (34,3%) e accertamenti diagnostici interamente a proprio carico (20,3%). Se il servizio di assistenza sociale dello stato non riesce più a soddisfare i bisogni dei cittadini, questi cercano modi alternativi per ottenere le stesse prestazioni, affidandosi sempre più spesso al “mercato nero” (32,6%). Oltre il 21%, infatti, ha pagato senza fattura o ricevuta visite medico specialistiche, il 14,4% visite odontoiatriche, il 2,4% ripetizioni di matematica e di lingue e l'1,9% prestazioni infermieristiche. Nel Meridione "il 41% degli intervistati ha pagato prestazioni in nero".

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