mercoledì 16 luglio 2014

I TAGLI ALL'UNIVERSITA'

Renzi parla di futuro ma taglia i fondi alle Università: 75 milioni in meno per i prossimi due anni.
Cambia verso. La scuola è il futuro. L’Europa siamo noi. Le solite stronzate alla Renzi vengono puntualmente smentite dai fatti: il Governo ha tagliato 75 milioni di euro i fondi alle Università di 75 milioni per il 2014 e il 2015.
Il taglio è nascosto nei meandri del decreto sul bonus Irpef, come hanno denunciato il coordinamento universitario Link e l’Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani (Adi).
Riportiamo integralmente il comunicato di protesta di Link e Adi.
“Il Governo Renzi potrà continuare a dire di cambiare tutti i versi che vuole, ma i numeri prospettati nel DL sulla Spending Review (art. 50 comma 6), licenziato ieri dal Consiglio dei Ministri, parlano della chiara volontà politica di affossare definitivamente il sistema dell’Università e della Ricerca pubblica, in perfetta continuità con il piano di smantellamento avviato da Berlusconi e proseguito con Monti e Letta.
Finalmente Matteo Renzi ha gettato la maschera sull’Università dimostrando di ritenere la formazione accademica una delle prime voci di bilancio da tagliare.
Trenta milioni di euro tagliati per il 2014 al Fondo di Finanziamento Ordinario e addirittura45 milioni per ogni anno a partire dal 2015.
L’annunciata revisione della spesa pubblica si risolve tristemente nell’ennesima riduzione di risorse da destinare a Università ed Enti di Ricerca, gettando una grave ipoteca sulle possibilità di sopravvivenza del sistema pubblico della ricerca in Italia
I provvedimenti assunti dal CDM ignorano deliberatamente le recenti raccomandazioni del Consiglio Universitario Nazionale (CUN), per un piano di reclutamento straordinario necessario a mettere in sicurezza il sistema della Ricerca, gravato da oltre un miliardo di euro di tagli e dal blocco del reclutamento.
Crediamo che la vera risposta alla crisi economica e occupazionale attraversata dal Paese non consista in provvedimenti estemporanei dal retrogusto propagandistico, ma nel rilancio del sistema della formazione e della ricerca pubblica, unica strategia credibile e di lungo periodo per l’uscita dall’emergenza.
In tutto questo, appare tragicomica l’affermazione della Ministra Giannini, forse distratta dalla candidatura al Parlamento Europeo, in cui si sanciva la volontà di non effettuare più “tagli lineari”: la realtà è ben diversa e di fatto si continua ad non ritenere il sistema della formazione e della ricerca pubbliche una risorsa centrale per lo sviluppo del Paese e per un’uscita alternativa dalla crisi economica.

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