martedì 20 febbraio 2018

La Germania rischia di tornare al voto

Nonostante la gran pubblicità che si è avuta in Italia della sua candidatura, Martin Schulz non ha mai convinto del tutto né i tedeschi, né il suo partito.
L’epopea di Schulz come leader politico dell’SPD e candidato alla guida del governo della Germania Federale è stata un fallimento totale. Presentatosi come una concreta alternativa alla Cancelliera Angela Merkel nel marzo del 2017, l’erosione di consensi subita sia dall’SPD che dalla CCD/CDU ha indotto la leadership dei socialdemocratici a giungere a un nuovo accordo con i cristianodemocratici per un quarto governo a guida Merkel.
Se l’accordo raggiunto dai due partiti dovesse tenere si tratterebbe del terzo governo di Grande Coalizione in Germania. Un’ipotesi che ha fatto storcere il naso a molti all’interno dello stesso partito socialdemocratico, confermato dal voto del 21 gennaio, dove la linea favorevole a una nuova Groko è passata con una differenza poco ampia di voti, 362 a 279 delegati.
Entro marzo l’SPD dovrebbe tenere un’assemblea plenaria, nella quale tutti i membri sono chiamati a sottoscrivere l’accordo tra socialdemocratici e l’Unione, ma lo farà senza Schulz. L’ex Presidente del Parlamento Europeo ha dato le dimissioni in settimana, dopo il caso relativo alla carica di Ministro degli Esteri. Schulz aveva promesso in campagna elettorale di non voler fare nessun accordo con la Merkel e di non voler occupare il ruolo di Ministero degli Esteri.
Ciò ha provocato diverse critiche da parte del suo stesso partito, ai quali si è aggiunto anche Sigmar Gabriel, padre putativo di Schulz, ex leader dell’SPD e Ministro degli Esteri nel governo uscente. Così oltre alla grana GroKo per l’SPD si aggiunge anche la questione della leadership, con il congresso fissato per la fine del prossimo Aprile.
Andrea Nahles, donna forte dell’SPD era già pronta per assumere la carica di presidente ad interim, ma in questo momento le critiche verso l’attuale leadership “blairiana” all’interno del partito è forte e non sono da escludere sorprese.
In questo momento storico anche in Germania le posizioni tipiche della sinistra europeista non riscaldano il cuore degli elettori tedeschi, che delusi dalle politiche immigratorie e troppo europeiste della Merkel si sono rivolti alle destre liberali e populiste come quelle dell’FDP e dell’AFD, rosicchiando milioni di voti ai partiti del governo uscente.
La Merkel dopo il fallimento delle trattative per la coalizione “Jamaika” proprio con i liberali dell’FDP e le incertezze dell’SPD starebbe pensando a un governo di minoranza. L’alternativa più concreta però potrebbe essere quella del ritorno al voto dopo 5 mesi di trattative.
Una prospettiva che potrebbe molto indebolire la posizione della Merkel, non solo in Germania ma anche in chiave UE, dove la Cancelliera in caso di debacle del PD potrebbe perdere una grossa sponda europeista.

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