lunedì 4 marzo 2013

LA STRANA DEMOCRAZIA INTERNA DELLE 5 STELLE

Grillo non vuole cambiare la politica, vuole cambiare la democrazia. Non vuole sostituirsi al potere esistente, ma lo vuole stravolgere; vuole rifondare le basi che regolano il rapporto tra il cittadino e lo Stato, la sua partecipazione attiva alla cosa pubblica. Grillo, come ha detto lui stesso, se non lo avete capito vuole “cambiare il mondo”.
Ecco perché suscita tante preoccupazioni soprattutto in chi crede nella centralità delle assemblee elettive, nell’importanza fondamentale e unica del parlamento come luogo in cui il popolo sovrano esercita i suoi poteri e si difende dai poteri privati che cercano di condizionare la vita pubblica.
Grillo suscita inquietudine perché è un antiparlamentarista convinto. Per lui il parlamento è il luogo dove la politica diventa una cosa cattiva, dove la volontà popolare si corrompe. Il parlamento va “aperto come una scatola di tonno”. Per questo che lui e Casaleggio ne stanno fuori: a tutela (secondo loro) della loro purezza, della loro buona fede da sbandierare davanti agli elettori esasperati dalle nefandezze della “casta”. Per questo i parlamentari grillini adesso rappresentano se stessi come dei monaci, il cui unico obiettivo è quello di evitare la corruzione mondana, le tentazioni della politica romana.
Non vogliono essere chiamati onorevoli, immaginano di vivere nella capitale in case comuni, ostentano la loro distanza dai luoghi del potere in cui sono stati chiamati (“non so dov’è Palazzo Madama”, dice un neoeletto). A loro tocca di stare in parlamento come se fosse una punizione. I loro capi infatti in parlamento non ci stanno. Loro sì che sono onesti, credibili e disinteressati, che non cedono alle lusinghe del potere ma lottano per il bene comune.
La vera grande anomalia del Movimento Cinque Stelle consiste nel fatto che i suoi due fondatori, Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, non stando parlamento, non possono essere controllati; eppure controllano direttamente un foltissimo gruppo parlamentare ed esercitano oggi un potere straordinario al di fuori di qualunque istituzione.
Grillo e Casaleggio oggi senza stare in parlamento ne decidono le sorti. Controllano senza poter essere controllati: la negazione della democrazia.
Ma i 163 parlamentari del M5S obbediranno sempre e comunque alla direttive dei capi? O verrà un momento in cui esploderà il dissenso e bisognerà in qualche modo comporlo? E se sì, come verrà fatto?
Se la democrazia è il sistema che meglio di qualunque altro garantisce le minoranze, come verranno garantite le minoranze del M5S? In questi giorni i guru Grillo e Casaleggio, davanti alle proteste dei loro elettori che nel blog chiedono di non chiudere la porta in faccia al Pd, hanno detto che si tratta di “infiltrati”. Come inizio non c’è male.
Non c’è democrazia senza un parlamento in cui gli eletti, liberamente eletti, si esprimono liberamente e liberamente votano. Non possono esserci poteri esterni al parlamento in grado di condizionarlo pesantemente. Oggi invece Grillo e Casaleggio condizionano in maniera intollerabile i gruppi parlamentari del Movimento Cinque Stelle. Che sono impossibilitati anche a fissare le regole per il loro stesso funzionamento. Chi le ha scritte le prime 18 regole di comportamento? Chi ha deciso quanto guadagneranno i parlamentari del Movimento? Forse gli eletti? Evidentemente no.
Il Movimento Cinque Stelle ora è il primo partito in Italia; ma finché non darà concreta dimostrazione di saper gestire il dissenso interno e di poter controllare i suoi due capi, il consenso di cui gode è destinato a generare inquietudine e non potrà essere ritenuto un elemento di crescita democratica.

giovedì 28 febbraio 2013

GRILLO AL BIVIO

Il primo commento al voto che mi viene in mente è il seguente: il Movimento 5 Stelle si trova già di fronte al primo bivio di importanza vitale. I numeri al Senato sono chiari, non c’è una maggioranza che possa sostenere un governo Bersani-Monti (che era il vero obiettivo di entrambi già da prima delle elezioni).
Quindi cercheranno di imbarcare il M5S. Non tutto, ovviamente, ma proveranno a spaccarlo e a tirar dentro 20 senatori a sostegno di un governo pro-euro supino di fronte ai diktat di Bruxelles e Francoforte.
Lo stesso faranno coi senatori del centrodestra. La campagna acquisti sarà condotta direttamente dal Quirinale, e appoggiata dalla UE.
Se riescono a far fare il salto della quaglia a qualche eletto del M5S, quel movimento nasce morto. Se non ce la fanno, allora inizierà ad essere davvero possibile discutere di come organizzare nel Paese l’opposizione al ceto politico che ci sta devastando. Le contraddizioni interne alle coalizioni scoppierebbero in tutta la loro evidenza, e probabilmente si tornerebbe presto al voto.
Io spero di sbagliarmi, ma temo che gli emissari di Bersani, Monti e Napolitano possano riuscire nell’intento, dato che il M5S non implementa meccanismi interni di piena democrazia diretta, e quindi finisce, anch’esso, per selezionare arrivisti. Offriranno loro mari e monti. Le pressioni saranno fortissime. E nella condizione attuale del M5S anche una piccola percentuale di arrivisti può togliere credibilità e sbriciolare l’intero movimento.
Possiamo aggiungere, poi, che questo voto sancisce la rinascita di Berlusconi, cosa che in questo blog era stata ampiamente prevista, e la fine della cosiddetta “sinistra radical-istituzionale” e dell’IDV, il che, sinceramente, è un gran bene. Speriamo di non sentire mai più parlare di Ferrero, Diliberto, Di Pietro, cespugli verdi, etc..
Su SEL non vale la pena di spendere troppe parole: è ormai chiaro che Vendola non rappresenta altro che una minuscola fetta di elettorato piddino che ancora spera di “spostare a sinistra” l’asse di governi che hanno come primo obiettivo la distruzione delle condizioni di vita e di lavoro dei ceti sociali più deboli. Il suo misero 3% servirà a dare un po’ di poltrone all’entourage del presidente della giunta pugliese, nulla più.
Quanto a Monti e alla sua coalizione, possiamo dire che presto ne vedremo delle belle. La percentuale ottenuta dalla sua lista non è malvagia (purtroppo), ma i suoi amichetti Fini e Casini non accetteranno in silenzio un risultato elettorale da “prefisso telefonico”.
La partita è aperta, vedremo gli sviluppi.

mercoledì 13 febbraio 2013

L'evento epocale delle dimissioni di un Papa

Papa Benedetto XVI si è dimesso. Non accadeva da 600 anni. Le sue dimissioni, però, non possono passare inosservate soltanto per questo. Durante gli anni del suo pontificato troppi scandali, troppe vicende chiaroscurali, troppi personaggi scomodi, troppe lotte interne. L’ipotesi del complotto è tutt’altro che campata in aria. Al centro della vicenda lo scontro titanico (e politico) con il cardinale Tarcisio Bertone, il suo crescente potere, i suoi uomini: un vero e proprio cerchio magico che, alla fine, ha estromesso il Papa da qualsiasi decisione politica (basti pensare al caso Gotti Tedeschi). Tutto sembrerebbe quadrare, soprattutto riprendendo il documento di un anno fa in cui si diceva che il Papa avrebbe avuto un anno di vita. Appunto.Il potere politico del segretario di Stato è visibile anche richiamando un’altra vicenda che, tutt’oggi, resta assolutamente poco chiara e dai tratti inquietanti. Era il 2009 quando Bertone in persona chiama alla guida del braccio economico del Vaticano, lo IOR, Ettore Gotti Tedeschi. È la persona giusta, pensava in quel periodo l’arcivescovo. Salvo, però, ricredersi immediatamente. Secondo le versioni ufficiali, il motivo della rottura tra i due sarebbe da ritrovare nell’opposizione del banchiere al desiderio di Bertone di creare una spa che inglobasse la gestione non solo del Gemelli ma anche del San Raffaele che, dunque, sarebbe stato prelevato e ricapitalizzato per salvarlo dalla sua condizione pesantemente debitoria. Gotti Tedeschi si oppose. Non sapeva, forse, che non accontentare i desiderata di Bertone avrebbe significato il suo siluramento. Cosa che, appunto, avvenne. Ma ecco il tratto inquietante della vicenda. Ancora oggi sono fortemente insistenti le voci secondo cui il vero motivo della rottura tra i due (oltre al disegno quasi imprenditoriale di Bertone appena ricordato) andrebbe ritrovato nella scelta di Gotti Tedeschi di farsi volontariamente interrogare (poteva decidere di non andare, la legge glielo consentiva) dai magistrati di Roma, in seguito a un’inchiesta su presunte violazioni delle norme anti-riciclaggio che ha coinvolto lui e il direttore generale dello IOR Paolo Cipriani. La Santa Sede non avrebbe apprezzato le chiacchierate con i pm, né le allusioni ad alcuni conti cifrati segreti. Quello che accade in Vaticano, deve restare in Vaticano. Questa la politica di Bertone. Per l’amore per la verità – di cui pure si parla nel Vangelo – non c’è spazio, quando si ricopre un incarico (quello di Bertone) che – è bene ricordarlo – è squisitamente politico.Le lotte politiche continuano a tener banco in Vaticano. E continueranno ancora a lungo. Con buona pace di chi, da lassù, guarda cosa accade in Vaticano.

 

venerdì 1 febbraio 2013

IL MONTE DEI LOSCHI

Ci sarà pure la politica di mezzo, le famose-famigerate Fondazioni bancarie che legano tra loro affari ed amministratori locali. Ci sarà pure qualche azzardo bancario di troppo, qualche acquisizione sballata e, per la serie «peggio il tapun del buso», l’acquisizione di derivati tossici per cercare di recuperare soldi con guadagni alti ma rischiosi. E tutto è andato a catafascio. Ma ormai è certo, tra i vecchi vertici della gloriosa banca sul Monte, c’era anche una bella manica di ladri. Non il vecchio modello del ladro in nome e per conto della politica – vedi finanziamento illecito ai partiti – ma ladri per conto e tasche loro, anche se probabilmente aiutati nel loro percorso di carriera dalla politica delle appartenenze.
La campagna elettorale spinge gli interessi di parte-partito a guardare di al dito di chi ha forse amministrato male. Ma su quel Monte della bella Siena vediamo brillare una luna, piena di ladri per giunta sfacciati e noti da tempo. Riassunto dalle diverse cronache. L’ex presidente Mussari e una decina di dirigenti e funzionari della Mps sotto inchiesta per reati che vanno dalla truffa all’aggiotaggio, dalla turbativa all’aver ostacolato gli organi di vigilanza. Ma c’è di peggio. Come quel vecchio rapporto del maggio 2010, trasmesso dal Nucleo della Polizia tributaria di Milano alla Procura di Milano che è stato adesso acquisito da Siena e che, a leggerlo, fa una certa impressione. La luna che illumina gli angoli bui di Siena.
La procura di Milano chiedeva allora informazioni dettagliare su una società finanziaria, la «Lutifin». Guido Ruotolo, saggio ed esperto cronista, è preciso: un passaggio della deposizione di un funzionario della Dresdner Bank di Milano. «Il 12 o il 13 marzo del 2008 sono andato a cena con Michele Cortese che si occupa, in Dresdner Bank-branch London, della vendita di prodotti finanziari, il quale sostanzialmente mi ha detto che, a suo avviso, ma il fatto sembrava notorio, Pontone e Baldassarri avevano percepito una commissione indebita dell’operazione per il tramite di Lutifin. Mi disse anche che i due erano conosciuti come “la banda del 5%”, perché su ogni operazione prendeva tale percentuale…».
Più che Tangentopoli sembra di essere tornati ad Al Capone. Presunti corrotti, Matteo Pontone, responsabile della filiale di Londra di Monte dei Paschi di Siena. Gianluca Baldassarri, ex direttore dell’area finanza di Mps, indagato per truffa a Siena. Gli investigatori hanno trovato nella sua disponibilità un «tesoro» di 20 milioni di euro fatti rientrare in Italia utilizzando gli scudi fiscali. Due della «Banda dei cinque». Ci mancano dettagli e soprattutto nomi. E altri, molti potenziali complici e colpevoli. Da Trani la notizia che è stato aperto un fascicolo per un esposto di Elio Lannutti, presidente di Adusbef. La stessa associazione che presentò un esposto contro le agenzie di rating internazionali Fitch, Standard & Poor’s e Moody’s poi indagate.
In questa fase di accesa lotta politica sembra prevalere l’antico e collaudato «Effetto ventilatore», studiato e teorizzato dal vecchio ex ministro Formica, ormai scomparso. Tanta sostanza puteolente e un ventilatore puntato contro, a volatilizzarla su tutto e su tutti. Ma passata questa eufemistica “tempesta”, questo tornado di vento elettorale, l’interesse del Paese scende alle cose concrete. Qualche economista in meno, o commentatore politico, e qualche verbale dei “Canarini” GdF in più. Oltre le sale del consiglio di amministrazione Mps, in questo momento interessa più cosa sta accedendo nelle più spoglie stanze della Procura della repubblica di Siena dove, annotazione dovuta, parevano sino a ieri distratti da altro.

martedì 29 gennaio 2013

L'ITALIA CHE NON HA MAI FATTO I CONTI CON LA STORIA

In principio fu il revisionismo, preludio al negazionismo, oggi possiamo aggiungere un’altra, invero poco originale, declinazione del vezzo di rivedere giudizi storici che sembravano ormai assodati. «Il fatto delle leggi razziali è stata la peggiore colpa di un leader, Mussolini, che per tanti altri versi invece aveva fatto bene.... Certamente il governo di allora per timore che la potenza tedesca vincesse preferì essere alleato alla Germania di Hitler piuttosto che opporvisi. Dentro questa alleanza ci fu l’imposizione della lotta e dello sterminio contro gli ebrei. L’Italia non ha le stesse responsabilità della Germania e la connivenza col nazismo all’inizio non fu completamente consapevole». Parola di Silvio Berlusconi.
Ecco, tali illuminanti esternazioni galleggerebbero tra il ridicolo e l’indecente se fossero state lanciate dopo un allegro festino a Palazzo Grazioli: ma queste lepidezze da Bar Sport sono state pronunciate – poco prima dell’irresistibile, abituale cedimento al sonno – da Mr. B in occasione della Giornata della Memoria, a Milano, nei pressi di quel binario 21 da cui partivano per la shoah vagoni blindati gonfi di ebrei.
Dichiarazioni non solo «superficiali, inopportune, sconcertanti» o «inaudite, disgustose», noi preferiamo prenderle come una sorta di coming out rivelatore del sentire profondo su questi temi non solo dell’autore ma di una parte probabilmente non minoritaria dell’opinione pubblica italiana.
Berlusconi non è nuovo all’esibizionismo fascistoide: ricordiamo tutti le battute sul Mussolini «che non ha mai ammazzato nessuno e mandava la gente a fare vacanza al confino» (2003) e le barzellette di repertorio sull’Olocausto. La sommaria conoscenza della Storia è per l’uomo funzionale alla capacità di utilizzarla a fini propagandistici ed elettorali, per loro natura effimeri e superficiali.
Il vero problema è che colui che è stato capo del governo di una delle più grandi democrazie occidentali dà voce alla pancia di un paese devastato dall’incultura, affetto da un’imbarazzante e ormai irrecuperabile mancanza di memoria, eticamente anestetizzato e mitridatizzato.
Berlusconi continua a esprimere con indubbia efficacia gli umori di quella fetta di italiani che si informa solo attraverso la tv, che non legge quotidiani, che non usa la Rete. Umori che non avevano spazio durante la Prima repubblica e che la discesa in campo del cavaliere ha pienamente – come si usò dire nel ’94 – definitivamente sdoganato.
Dal binario 21, dunque, insieme alle farneticazioni strumentali di un impresentabile ex premier è stato scritto un nuovo, sgangherato ma inquietante capitolo dell’autobiografia di una nazione che ha smarrito la sua storia.

lunedì 14 gennaio 2013

L'ITALIA PICCOLA PICCOLA

E’ tutto fasullo in questa Italietta. La campagna elettorale, i suoi protagonisti, la libertà di scelta degli elettori, il rinnovamento delle scatole vuote partitiche. Manca poco al giorno dell’urna (24-25 febbraio) ma per strada sembrano essersene accorti in pochi. In tanti non sanno nemmeno quando si voterà di preciso. E quasi, quasi, la data individuata ma sarebbe più corretto dire imposta dagli sguatteri parlamentari di potere per fregare i cittadini e farsi le scarpe a vicenda, sfuggiva anche a noi che per inclinazione e professione, seguiamo quotidianamente le cronache (pseudo) politiche di casa nostra. Si tirano fuori liste precotte dai freezer delle segreterie da servire tra qualche giorno come presunti “manicaretti” sulle tavole imbandite dei salotti buoni, televisivi e non, e sui palchi delle sagre peracottare di piazza. Di temi seri e concreti, è quasi inutile dirlo, non si parla per niente.
 Carcerieri e carcerati (non solo metaforicamente) ballano appassionatamente una “Lambada” al canto cupo di una mitraglia spara-pernacchie, cercando di nascondere sotto il cappottino nuovo d’ordinanza le proprie vergogne. I reggi-glutei del professor Monti, a partire dall’incipriato Lazzaro di Arcore, giocano a fare i suoi antagonisti, i montiani della prima ora o cercano di sfilarsi o tirano fendenti ai neofiti flicasiniani e Confindustria, dopo le languide carezze dei mesi scorsi, con la “gestione” Squinzi, è scesa dal trabiccolo del grigiocrate ed ha iniziato a strizzare l’occhio a Bersani. L’inerzia e la confusione la faranno da padrone e al resto ci penseranno i mestieranti del sottopotere con i soliti intrallazzi. Sarà un mese e mezzo elettorale morboso e ammorbante, senza politica e senza politici, animato da improbabili figuranti e arcinote macchiette. La transumanza di candidati da una regione all’altra mostra quanto poco contino i territori e cosa si intenda per “rappresentatività”. Il fenomeno Ingroia sembra essere già affondato nel cappello arancione con cui primi cittadini malati di protagonismo si sono presentati al cospetto del Pd e Grillo e i suoi pagano lo scotto del noviziato e le tagliole di una tempistica studiata a tavolino per arginarli. Come abbiamo già detto, ci si accapiglierà per sciocchezze, mentre la gente a cui viene chiesto il voto, si lecca le ferite di un anno in cui il proprio potere d’acquisto è stato il peggiore dal dopoguerra. I dati diffusi da Istat e Confcommercio, non si prestano ad interpretazioni trapuntate di rosa. Nei primi nove mesi dell’anno scorso, rispetto allo stesso periodo del 2011, il potere d’acquisto ha registrato una flessione del 4,1%. Ma non è finita qui. Non si spende perché non ci sono soldi e quel poco che si ha, viene divorato dalle tasse. Nei primi nove mesi del 2012, infatti, come ha reso noto l’Istat, le entrate totali sono aumentate in termini tendenziali del 2,7%, con un’incidenza sul Pil del 44,8%. Va sempre peggio per gli italiani. Poveri, tartassati e presi pure per i fondelli. Quando la parola elezioni fa rima con imbroglio.

mercoledì 2 gennaio 2013

INIZIA LA CORSA ALLE ELEZIONI

Con i primi giorni dell'anno inizia la corsa alle elezioni politiche del 24-25 Febbraio, con notevoli novità in tutti gli schieramenti. Nel centrosinistra, formazione che attualmente sembra la più compatta elettoralmente parlamendo, dopo le parlamentarie a scuotere l'inzio di campagna elettorale è il dibattito sull'appoggio-collaborazione con la Lista Monti, alcuni dicono di si..altri no...ichino se ne va...nel centro la grande novità è la lista di Monti....il professore si è deciso a scendere in campo per guidare una coalizione che comunque presenta dubbi sui personaggi che aderisco....un accozzaglia di possibili trombati...Casini e Fini...più qualche imprenditore che fa copertina (Montezemolo) ma che il suo peso elettorale è tutto da verificare....a destra invece imperversano le invasioni a tutto campo di Berlusconi e la possibile rottura con la Lega...che si presenterebbe automaticamente come una Waterloo elettorale sicura per il centrodestra già gravemente in crisi...vedremo che succederà...!