venerdì 1 febbraio 2013

IL MONTE DEI LOSCHI

Ci sarà pure la politica di mezzo, le famose-famigerate Fondazioni bancarie che legano tra loro affari ed amministratori locali. Ci sarà pure qualche azzardo bancario di troppo, qualche acquisizione sballata e, per la serie «peggio il tapun del buso», l’acquisizione di derivati tossici per cercare di recuperare soldi con guadagni alti ma rischiosi. E tutto è andato a catafascio. Ma ormai è certo, tra i vecchi vertici della gloriosa banca sul Monte, c’era anche una bella manica di ladri. Non il vecchio modello del ladro in nome e per conto della politica – vedi finanziamento illecito ai partiti – ma ladri per conto e tasche loro, anche se probabilmente aiutati nel loro percorso di carriera dalla politica delle appartenenze.
La campagna elettorale spinge gli interessi di parte-partito a guardare di al dito di chi ha forse amministrato male. Ma su quel Monte della bella Siena vediamo brillare una luna, piena di ladri per giunta sfacciati e noti da tempo. Riassunto dalle diverse cronache. L’ex presidente Mussari e una decina di dirigenti e funzionari della Mps sotto inchiesta per reati che vanno dalla truffa all’aggiotaggio, dalla turbativa all’aver ostacolato gli organi di vigilanza. Ma c’è di peggio. Come quel vecchio rapporto del maggio 2010, trasmesso dal Nucleo della Polizia tributaria di Milano alla Procura di Milano che è stato adesso acquisito da Siena e che, a leggerlo, fa una certa impressione. La luna che illumina gli angoli bui di Siena.
La procura di Milano chiedeva allora informazioni dettagliare su una società finanziaria, la «Lutifin». Guido Ruotolo, saggio ed esperto cronista, è preciso: un passaggio della deposizione di un funzionario della Dresdner Bank di Milano. «Il 12 o il 13 marzo del 2008 sono andato a cena con Michele Cortese che si occupa, in Dresdner Bank-branch London, della vendita di prodotti finanziari, il quale sostanzialmente mi ha detto che, a suo avviso, ma il fatto sembrava notorio, Pontone e Baldassarri avevano percepito una commissione indebita dell’operazione per il tramite di Lutifin. Mi disse anche che i due erano conosciuti come “la banda del 5%”, perché su ogni operazione prendeva tale percentuale…».
Più che Tangentopoli sembra di essere tornati ad Al Capone. Presunti corrotti, Matteo Pontone, responsabile della filiale di Londra di Monte dei Paschi di Siena. Gianluca Baldassarri, ex direttore dell’area finanza di Mps, indagato per truffa a Siena. Gli investigatori hanno trovato nella sua disponibilità un «tesoro» di 20 milioni di euro fatti rientrare in Italia utilizzando gli scudi fiscali. Due della «Banda dei cinque». Ci mancano dettagli e soprattutto nomi. E altri, molti potenziali complici e colpevoli. Da Trani la notizia che è stato aperto un fascicolo per un esposto di Elio Lannutti, presidente di Adusbef. La stessa associazione che presentò un esposto contro le agenzie di rating internazionali Fitch, Standard & Poor’s e Moody’s poi indagate.
In questa fase di accesa lotta politica sembra prevalere l’antico e collaudato «Effetto ventilatore», studiato e teorizzato dal vecchio ex ministro Formica, ormai scomparso. Tanta sostanza puteolente e un ventilatore puntato contro, a volatilizzarla su tutto e su tutti. Ma passata questa eufemistica “tempesta”, questo tornado di vento elettorale, l’interesse del Paese scende alle cose concrete. Qualche economista in meno, o commentatore politico, e qualche verbale dei “Canarini” GdF in più. Oltre le sale del consiglio di amministrazione Mps, in questo momento interessa più cosa sta accedendo nelle più spoglie stanze della Procura della repubblica di Siena dove, annotazione dovuta, parevano sino a ieri distratti da altro.

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