lunedì 14 gennaio 2013

L'ITALIA PICCOLA PICCOLA

E’ tutto fasullo in questa Italietta. La campagna elettorale, i suoi protagonisti, la libertà di scelta degli elettori, il rinnovamento delle scatole vuote partitiche. Manca poco al giorno dell’urna (24-25 febbraio) ma per strada sembrano essersene accorti in pochi. In tanti non sanno nemmeno quando si voterà di preciso. E quasi, quasi, la data individuata ma sarebbe più corretto dire imposta dagli sguatteri parlamentari di potere per fregare i cittadini e farsi le scarpe a vicenda, sfuggiva anche a noi che per inclinazione e professione, seguiamo quotidianamente le cronache (pseudo) politiche di casa nostra. Si tirano fuori liste precotte dai freezer delle segreterie da servire tra qualche giorno come presunti “manicaretti” sulle tavole imbandite dei salotti buoni, televisivi e non, e sui palchi delle sagre peracottare di piazza. Di temi seri e concreti, è quasi inutile dirlo, non si parla per niente.
 Carcerieri e carcerati (non solo metaforicamente) ballano appassionatamente una “Lambada” al canto cupo di una mitraglia spara-pernacchie, cercando di nascondere sotto il cappottino nuovo d’ordinanza le proprie vergogne. I reggi-glutei del professor Monti, a partire dall’incipriato Lazzaro di Arcore, giocano a fare i suoi antagonisti, i montiani della prima ora o cercano di sfilarsi o tirano fendenti ai neofiti flicasiniani e Confindustria, dopo le languide carezze dei mesi scorsi, con la “gestione” Squinzi, è scesa dal trabiccolo del grigiocrate ed ha iniziato a strizzare l’occhio a Bersani. L’inerzia e la confusione la faranno da padrone e al resto ci penseranno i mestieranti del sottopotere con i soliti intrallazzi. Sarà un mese e mezzo elettorale morboso e ammorbante, senza politica e senza politici, animato da improbabili figuranti e arcinote macchiette. La transumanza di candidati da una regione all’altra mostra quanto poco contino i territori e cosa si intenda per “rappresentatività”. Il fenomeno Ingroia sembra essere già affondato nel cappello arancione con cui primi cittadini malati di protagonismo si sono presentati al cospetto del Pd e Grillo e i suoi pagano lo scotto del noviziato e le tagliole di una tempistica studiata a tavolino per arginarli. Come abbiamo già detto, ci si accapiglierà per sciocchezze, mentre la gente a cui viene chiesto il voto, si lecca le ferite di un anno in cui il proprio potere d’acquisto è stato il peggiore dal dopoguerra. I dati diffusi da Istat e Confcommercio, non si prestano ad interpretazioni trapuntate di rosa. Nei primi nove mesi dell’anno scorso, rispetto allo stesso periodo del 2011, il potere d’acquisto ha registrato una flessione del 4,1%. Ma non è finita qui. Non si spende perché non ci sono soldi e quel poco che si ha, viene divorato dalle tasse. Nei primi nove mesi del 2012, infatti, come ha reso noto l’Istat, le entrate totali sono aumentate in termini tendenziali del 2,7%, con un’incidenza sul Pil del 44,8%. Va sempre peggio per gli italiani. Poveri, tartassati e presi pure per i fondelli. Quando la parola elezioni fa rima con imbroglio.

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