lunedì 9 settembre 2013

IL DILEMMA DEL PREGIUDICATO DI ARCORE

Ci sono due immagini di Silvio Berlusconi degli ultimi giorni che raccontano meglio di ogni retroscena lo stato di «disperazione» del Cavaliere, rinchiuso nella sua villa di Arcore in attesa che lunedì la giunta per le immunità decida sul suo ormai scontato addio alla politica italiana. Due immagini che rappresentano l’indecisione, il panico, la sospensione tra falchi e colombe del Pdl, propria di un leader politico che non ha ancora preso una decisione sul da farsi da qui a domenica: staccare la spina al governo Letta o continuare a sostenerlo.
La prima istantanea che dovrebbe far riflettere è quella che lo ritrare con il leader dei Radicali Marco Pannella per il voto ai referendum: un Berlusconi un po’ «stralunato» che invita i suoi elettori ad abolire diverse leggi approvate durante i suoi governi. La seconda è quella con la fidanzata Francesca Pascale e il cane Dudù sul divano di villa San Martino. Volto sofferente, quasi «costretto» in posizioni plastiche lontane anni luce dai bagni di folla o dai comizi che gli hanno fatto governare l’Italia per quasi vent’anni: è l’immagine dell’eclissi di un leader.
Chi lo ha visto negli ultimi giorni racconta di un Berlusconi che da troppo tempo non sa più a che santo votarsi. Che parla con tutti, si arrabbia, cambia idea in continuazione. Tra alti e bassi di umore. Tra chiedere la grazia e non chiederla. Tra chiedere a Marina Berlusconi di lanciarsi in politica, ma anche di non farlo. Tra chi lo invita, come Fedele Confalonieri o Ennio Doris, a riflettere sulle sue aziende che potrebbero essere stritolate dopo una crisi di governo, e chi invece gli chiede di forzare la mano.
Appena sabato annunciava di non voler far cadere il governo Letta. Poi la giravolta di mercoledì quando fa trapelare che tra due giorni, cioè venerdì, i ministri del Popolo della Libertà potrebbero dimettersi dall’esecutivo nel caso in cui il Partito Democratico votasse per la sua decadenza da senatore. Le avvisaglie di crisi sono iniziate subito a filtrare tra i parlamentari. Tra chi asseconda le istanze bellicose e chi invece chiede ancora tempo, almeno fino a lunedì.
E se Altero Matteoli all’uscita dalla riunione dei senatori pidiellini a palazzo Madama spiegava «che se decade Berlusconi cade anche il governo Letta», è toccato alla colomba Maurizio Lupi, ministro per le Infrastrutture, ribadire che da parte del Pdl «non c’è nessuna minaccia. Pur avendola votata, i dubbi sulla costituzionalità della legge Severino possono esserci e sono legittimi. Noi abbiamo con forza espresso una posizione, richiamando alla responsabilità il Pd. Non è un ricatto ma è un invito ad un’assunzione di responsabilita».
Il problema è che Berlusconi si trova in un vicolo cieco tanto che Enrico Letta appare più che mai tranquillo: «La mia testa è concentrata sugli obiettivi di medio-lunge termine» spiega. «È l’unico modo per lavorare e non lasciarsi distrarre dalle turbolenze del momento che in parte sono legate a questioni estranee al governo, come accade fra le altre cose con i problemi giudiziari di Silvio Berlusconi». Lo stesso presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, anche se irritato dalla situazione, almeno secondo diversi interlocutori, tace ben sapendo che resisterà con le unghie alla caduta del governo che lui stesso ha voluto.
Del resto, tra le priorità del Capo dello Stato, c’è la modifica della Legge Elettorale. Chi lo conosce spiega che «Napolitano non vuole sciogliere le Camere se prima non sarà modificato il porcellum», tassativo. E soprattutto che c’è una crisi economica mai finita e il semestre in Europa a guida italiana a bloccare ogni possibile avvisaglia di elezioni. E per essere ancora più chiari, Gianni Cuperlo, rivale di Matteo Renzi al prossimo congresso del Partito Democratico, ha già fatto sapere che nel caso in cui cadesse il governo ci potrebbe essere una nuova maggioranza. Per intenderci, quei quattro nuovi senatori a vita da poco eletti, nemmeno applauditi dal Pdl al loro insediamento al Senato, potrebbero essere solo «la prima gamba» su cui costruire il nuovo Letta bis.
Il punto però è che Berlusconi sta pensando alle elezioni. O comunque i falchi come Daniela Santanchè o Micaela Biancofiore continuano a spronarlo in quella direzione, facendo breccia in un leader confuso, che vede avvicinarsi il baratro finale. La disperazione che potrebbe vincere sul calcolo razionale. C’è persino chi gli consiglia di cavalcare elettoralmente la decadenza da senatore e soprattutto l’interdizione dai pubblici uffici che gli pioverà addosso a ottobre. La data ultima per possibili elezioni a novembre e dicembre sarebbe il 15 ottobre, quando Letta ha annunciato il varo della nuova legge di stabilità. Coincidenze? Non si sa. Sta di fatto che la tensione inizia a farsi palpabile, si ballerà per qualche settimana, ma alla fine, come sussurrano le colombe, «non succederà nulla». Perché Berlusconi, come dice Dario Franceschini del Pd, «è finito». Sarà davvero così?

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