giovedì 31 agosto 2017

l’imbroglio Macron seppellirà i francesi

Dal lontano 2005, la Francia non ha più un vero presidente: all’Eliseo si sono succeduti soltanto dei pallidi figuranti. Compreso l’ultimo arrivato, Emmanuel Macron, “fabbricato” dal supemassone reazionario Jacques Attali e inizialmente scambiato, dagli elettori, per salvatore della patria. Lo afferma Thierry Meyssan, analizzando le prime mosse del nuovo presidente. «Dopo l’incidente cerebrale di Jacques Chirac, la Francia è rimasta senza un presidente», scrive, su “Megachip”. «Durante gli ultimi due anni in cui ha ricoperto la carica, Chirac ha lasciato che i suoi ministri Villepin e Sarkozy si sbranassero a vicenda. In seguito: il popolo francese ha scelto due personalità che non sono riuscite a essere all’altezza dell’ufficio presidenziale: Nicolas Sarkozy e François Hollande». Alla fine hanno scelto di portare Macron all’Eliseo, «ritenendo così che questo giovane impetuoso fosse capace di riprendere il timone». Errore. Una spia evidente è l’atteggiamento verso la Ue, apertamente sostenuta dai grandi candidati, che anziché Bruxelles hanno attaccato genericamente “la corruzione”, colpendo in particolare François Fillon. «Una narrazione tipica delle “rivoluzioni colorate”».
L’opinione pubblica, senza eccezioni, «reagisce sostenendo la “rottamazione”: tutto quel che è vecchio è corrotto, mentre tutto quel che è nuovo è giusto e buono», scrive Meyssan. «Tuttavia, nc’erano basi per dimostrare nessuno dei crimini di cui tutti stavano parlando». E’ uno schema, che funziona sempre: «Nelle rivoluzioni colorate precedenti, l’opinione pubblica ci metteva tra i tre mesi (la Rivoluzione dei Cedri in Libano) e i due anni (la Rivoluzione delle Rose in Georgia) prima di svegliarsi e scoprire di essere stata manipolata». L’arte di coloro che organizzano le “rivoluzioni colorate” consiste «nel realizzare senza aspettare un istante tutti i cambiamenti che i loro sponsor intendevano operare nelle istituzioni». Emmanuel Macron, già dirigente della Banca Rothschild, ha annunciato in anticipo le sue intenzoni: riforma d’urgenza del Codice del Lavoro, modifica del Consiglio economico e sociale, dimezzamento del numero degli eletti a tutti i livelli, nonché “moralizzazione” della vita politica. Tutti questi progetti, osserva Meyssan, ricalcano il solco tracciato dalla relazione pubblicata dalla Commissione per la liberalizzazione della crescita francese del 2008, di cui era presidente Jacques Attali, mentre Emmanuel Macron era il vicesegretario generale.
Il rapporto della Commissione Attali (creata dal presidente Sarkozy) inizia con queste parole: «Questo non è un rapporto, né uno studio, ma un manuale per le riforme urgenti e fondanti. Non è né partisan né bi-partisan: è non partisan». Per quanto riguarda il codice del lavoro, scrive Meyssan, «si punta ad abbandonare il sistema giuridico romano e alla sua sostituzione con il sistema attualmente in vigore negli Stati Uniti: un dipendente e il suo padrone potrebbero così entrare in negoziati bilaterali e concludere un contratto in contrasto con la legge». E il sistema educativo «dovrà produrre studenti bilingui (francese/inglese) già alla fine della scuola primaria». Eppure, aggiunge l’analista, questo cambiamento di paradigma non è mai stato discusso in Francia: «Tutt’al più, è stato evocato durante i dibattiti parlamentari sulla legge El-Khomri/Macron del 2016», detta anche “Loi Travail”, che di fatto “americanizza” la situazione, come il Jobs Act renziano in Italia. E le riforme istituzionali annunciate da Macron? «Nessuna di esse era attesa dai francesi», nonostante una certa insofferenza per «la stratificazione amministrativa (Comuni, Comunità di Comuni, Dipartimenti, Regioni, Stato) e la proliferazione di commissioni inconcludenti».
In realtà, sostiene Meyssan, «il presidente Macron avanza indossando una maschera». E spiega: «Il suo obiettivo a medio termine, ampiamente annunciato nel 2008, è quello di abolire Comuni e Dipartimenti. Si tratta di omogeneizzare le collettività locali francesi con il modello già imposto ovunque in altri paesi dall’Unione Europea. L’Eliseo, nel rifiutare l’esperienza storica del popolo francese, considera che possa essere governato come tutti gli altri europei». La riforma del Consiglio economico e sociale, invece, «rimane vaga». Tuttalpiù, «sappiamo che si tratterebbe sia di sciogliere le innumerevoli commissioni inutili, sia di affidargli il dialogo sociale». Aggiunge Meyssan: «Il fallimento di Charles de Gaulle nel raggiungere questo obiettivo nel 1969 ci fa pensare che, qualora questa riforma venisse realizzata, non sarebbe per risolvere un problema, ma per seppellirlo una volta per tutte». In realtà, la proposta di riforma del Codice del Lavoro «priverà questo dialogo del suo oggetto concreto». Nel 1969, ricorda Meyssan, il presidente de Gaulle «si era rassegnato ad abbandonare ancora una volta il suo vecchio progetto di “partecipazione”, cioè di ridistribuzione della crescita del capitale delle imprese tra i loro proprietari e i loro lavoratori», e in cambio aveva proposto «di far partecipare il mondo del lavoro al processo legislativo».
Per farlo, de Gaulle aveva pensato di fondere il Consiglio economico e sociale con il Senato, in modo che la Camera Alta riunisse sia i rappresentanti regionali sia quelli del mondo professionale. In particolare, aveva proposto che questa Camera non potesse più redigere essa stessa le leggi, ma che emettesse un parere su ogni testo prima che questo fosse discusso dall’Assemblea Nazionale. «Si trattava dunque di concedere un potere che consisteva in un parere legislativo alle organizzazioni rurali e cittadine, ai sindacati degli operai e del padronato, alle università, alle associazioni familiari, sociali e culturali». Macron si sta muovendo in direzione opposta. Le due priorità che il neopresidente intende perseguire «prima che i suoi elettori si risveglino» possono essere riassunte come segue: «Reggere il mercato del lavoro secondo i principi dell’ordinamento giuridico statunitense; conformare gli enti locali alle norme europee e incistare le organizzazioni rappresentative del mondo del lavoro in un assemblea puramente onorifica. Oltre a cancellare (a vantaggio dei soli capitalisti) qualsiasi traccia proveniente da diversi secoli di lotte sociali, Emmanuel Macron dovrebbe quindi allontanare gli eletti dai loro elettori e scoraggiare questi ultimi dall’impegnarsi nella cosa pubblica».

mercoledì 30 agosto 2017

Dalla bolletta energetica alla scuola, raffica di aumenti per le famiglie italiane

Stangata d’autunno in arrivo per le famiglie italiane. Secondo le stime rese note dall’associazione Federconsumatori, da Adusbef e Coldiretti, le famiglie italiane dovranno far i conti con una serie di aumenti al rientro dalle ferie estive.
Dalle bollette dell‘energia elettrica fino ai materiali scolastici, si allunga la lista di aumenti e rincari che supereranno fortemente l’ultimo tasso di inflazione registrato dall’Istat, ovvero oltre il +0,1%.
Si parte dall’energia elettrica: dal primo luglio è scattato l’aumento sui prezzo del +2,8%, deciso dall’Authority competente, aumento che si rifletterà sulle prossime bollette.
Per quanto riguarda il capitolo scuola, tornano a crescere i prezzi di diari, astucci, zaini e materiali scolastici vari. Il Codacons prevede un incremento medio del 2,5% e una spesa media che per la prima volta dovrebbe sfondare il muro dei 500 euro a studente, soglia a cui andrà aggiunto il costo dei libri. La spesa complessiva potrebbe dunque superare i 1100 euro a studente.
Secondo l’Adusbef, invece, la situazione non sarà migliore sul fronte bancario e assicurativo. Per le prime gli incrementi dovrebbero tradursi in un aumento delle spese per la gestione del conto corrente di circa 20-25 euro, mentre per le assicurazioni gli incrementi dovrebbero tradursi in un esborso maggiore di 10-15 euro. Tra gli aumenti con cui le famiglie si ritroveranno a fare i conti quelli legati alla tariffazione della telefonia ogni 28 giorni. La stessa Agcom stima un aggravio annuale delle bollette pari all’8,6%.

martedì 29 agosto 2017

Firmato accordo di libero scambio tra Ue e Giappone ma nessuno ne parla

E’ stato approvato a Bruxelles lo scorso 6 luglio nel più totale silenzio da parte della stampa un trattato di libero scambio tra l’Unione europea e il Giappone, che riguarderebbe il 37% degli scambi mondiali
Stiamo parlando dello JEFTA (Japan-Europe Free Trade Agreement), un accordo che si propone principalmente l’abbattimento dei dazi doganali. Ma non solo. L’intesa include le normative sul clima dell’accordo di Parigi e alcune in materia di protezione di dati personali.
Al centro dell’accordo c’è comunque l’abbattimento dei dazi: ad esempio, il Giappone si impegna ad aprire il proprio mercato agroalimentare ai prodotti europei mentre l’Unione Europea faciliterà le esportazioni nipponiche di auto e pezzi di ricambio, armonizzando gli standard tecnici dei due pool commerciali. A ciò si aggiunge l’apertura di molti appalti pubblici giapponesi alle imprese europee.
Non sono mancate le critiche: numerose organizzazioni no profit,  Greenpeace Olanda hanno sollevato dubbi sul rispetto, in fase di negoziazioni, degli standard di salvaguardia ambientale.

lunedì 28 agosto 2017

Arrestato “re dei trafficanti”: l’Italia dietro l’operazione?

Le forze speciali  libiche hanno annunciato mercoledì scorso di aver arrestato nella città di Zuara, Salim Fahmi Bin Khalifa, uno dei più grandi trafficanti di esseri umani e di petrolio. Lo hanno annunciato le stesse forze speciali, inglobate nel ministero dell’Interno del governo di accordo nazionale di Tripoli, sul loro profilo Facebook ufficiale. L’arrestato è stato definito dalla stessa Rada (Rada Special Deterrence Force è il nome in inglese dato a questo reparto delle forze speciali libiche) come “re dei trafficanti”. Nella dichiarazione rilasciata dal capo della Rada, Abdelrauf Kara, viene detto che “in una complessa operazione di polizia, le forze speciali di deterrenza sono riuscite ad arrestare uno dei più grandi contrabbandieri di idrocarburi e manipolatori di asset libici, il famoso ‘re di contrabbando’ Fahmi Salim Musa Bin Khalifa di Zuara”.

martedì 22 agosto 2017

Le vacanze coi selfie

Ora, infatti, la tecnologia consente anche di manipolare le foto e, in particolare, i popolarissimi 'autoscatti' grazie a siti appositi, come per esempio http://www.photowithme.com/, che mette a disposizione una lunga serie di immagini di vip da inserire nel proprio autoscatto, o “Fake my location”, programma per iPhone e iPad che consente di applicare la location preferita come sfondo scaricandola direttamente da Google Street View. Ma online se ne possono trovare tantissimi altri, basta cercare su Google…
Questa nuova tendenza è talmente diffusa che in Italia, secondo una web analysis realizzata con la metodologia Woa (Web opinion analysis) attraverso un monitoraggio dei più importanti social network, su un campione di 500 turisti tra i 20 e i 50 anni, in collaborazione con un pool di psicologi coordinati da Serenella Salomoni, psicologa di Padova, sono infatti due milioni coloro che si dedicano al 'selfie scam' estivo ritoccando fotograficamente le proprie vacanze, mentendo spudoratamente sull’hotel in cui si trovano, sul ristorante in cui sono andati a mangiare, sul bagno frequentato, sulla discoteca in cui hanno ballato fino al mattino o sui Vip che hanno incontrato.
Ma quali sono i contesti più taroccati? In assoluto primeggiano i selfie che hanno come scenario location di prestigiosi hotel, trend che interessa il 26% degli utenti interessati dalla ricerca. Nel dettaglio, i 5 alberghi più scattati sono l’hotel Byron di Forte dei Marmi, 5 stelle di lusso che fa parte della catena Soft Living Places, ambito da personaggi internazionali come Naomi Campbell e Daniel Craig (21%); l’hotel Danieli di Venezia, fastosissima struttura a pochi passi da Piazza San Marco, situata nello storico Palazzo Dandolo (18,5%); l’hotel De Russie di Roma, cinque stelle esclusivo a stretto contatto con Piazza del Popolo e Piazza di Spagna (16%); il Four Season hotel di Firenze, sontuoso 5 stelle affacciato sul Giardino della Gherardesca (10,5%); il Romeo Hotel di Napoli, altro 5 stelle raffinato e moderno con straordinaria veduta sul Golfo di Napoli (8%).
Al secondo posto, troviamo i selfie con vip inventati (19% delle preferenze): la più gettonata in assoluto è, naturalmente, Belen Rodriguez, vip irrinunciabile se si vuole colpire al bersaglio con un selfie ben fatto (29%), seguita a stretto giro da Massimo Giletti, noto giornalista molto ben visto dal grande pubblico e ricercatissimo per una bella foto di spessore (24%); terzo, l’onnipresente Fabrizio Corona, anche lui garanzia di successo e visibilità per il proprio autoscatto manipolato ad arte (15,5%).
Appena giù dal podio c’è Melissa Satta, pure lei molto diffusa nelle foto in compagnia, soprattutto tra i maschietti (12%); chiude questo lotto Ilaria d’Amico, sempre sulla cresta dell’onda e richiestissima, meglio se senza Buffon al fianco naturalmente… (8,5%).
Terza posizione per le discoteche (15%), con alcuni locali famosissimi e frequentati dal jet set più in voga. Nell’ordine abbiamo al primo posto l’ormai leggendario Billionaire, il club di Porto Cervo creato da Flavio Briatore, rifugio ormai tradizionale di tantissimi vip (25%); alle sue spalle il sempre trendy Cocoricò di Riccione, discoteca amatissima dai giovani sempre all’avanguardia sia come location che come proposta musicale (21%); altro locale intramontabile è la Capannina di Forte dei Marmi, luogo di ritrovo di molti nobili, industriali e vip, dalla formula sempre vincente nonostante gli anni che passano (16%).
Luogo culto per chi vuole farsi un selfie è anche la Raya, la discoteca più famosa dell’isola di Panarea: aperta fino alle 5 di mattina, è un cult, una sicurezza, senza dubbio la discoteca più frequentata delle Eolie (13,5%); non può mancare, infine, il calabrese Rebus Club di Stalettì, bellissima struttura che si affaccia sul Golfo di Squillace e sulla bellissima Baia di Caminia, in provincia di Catanzaro: divertimento assicurato in un ambiente unico, adatto anche alle famiglie (9%).
Quarta piazza per i ristoranti (12%), che molto spesso fanno da sfondo ai selfie taroccati di tanti turisti creativi italiani. In prima posizione abbiamo l’Osteria Francescana di Modena, guidata dallo chef Massimo Bottura: la sua fama è ormai globale e tutti vogliono un autoscatto davanti al notissimo ristorante, anche se finto (22,5%); segue l’Enoteca Pinchiorri di Firenze, locale italiano creativo con piatti e vini prelibatissimi tra arredi di design e quadri dell’800 (17,5%); 3° posto per La Pergola di Roma, luogo dall’offerta enogastronomica succulenta ma, soprattutto, in cui è facilissimo beccare vip di assoluta grandezza (15,5%); segue l’Esplanade di Desenzano, in una location favolosa come la riva del lago di Garda che è il tocco di classe in più in questo locale in cui si mangia pure alla grande (11%); chiude il Rossellinis di Ravello che, con lo spettacolare panorama della Terrazza Belvedere, è sicuramente uno degli scenari più affascinanti da immortalare con un autoscatto d’autore (8,5%).
I 5 i bagni più gettonati (9%), gli stabilimenti balneari che più attirano i nostri 'faker' professionisti del selfie vacanziero. Prima posizione per il notissimo Papeete Beach di Milano Marittima, certamente il bagno più famoso d’Italia, copiato da tante altre spiagge italiane. Si può dire sia stato il precursore delle feste in spiaggia in alternativa alle classiche discoteche (23%). Secondo il Samsara Beach di Gallipoli, una delle mete più hot, ideale per chi ha voglia di ballare tutto il giorno, aperto ogni giorno anche in primavera, ideale per trascorrere attimi di relax, la spiaggia ospita turisti di tutte le età e offre servizi adatti ad ogni esigenza (21%).
Ci spostiamo a Stintino, in Sardegna, dove c’è il Bagno Sardigna, ambiente piacevole e pulito dominato dalla magnifica vista del Golfo dell’Asinara: ce n’è per tutti i gusti, dall’animazione e parco giochi per i piccoli a musica, aerobica e acqua gym per i più grandi (17,5%).
Quarta La Giunca, nel cuore di Sabaudia sulla via del lungomare: stabilimento dotato di ogni confort e di attrezzature moderne e all’avanguardia, offre una grande spiaggia, relax e comfort, ma dopo le 17 si scatena l’ottimo aperitivo e la musica del dj set (14%). Chiude la Baia De Punta, nella splendida costa jonica in località Punta Alice, sulla spiaggia di Cirò Marina. La struttura, raffinata e dallo stile etnico, è impreziosita dal panorama unico da cui poter ammirare splendidi tramonti e gustare aperitivi in riva al mare (9%).

giovedì 17 agosto 2017

L'Arabia Saudita è 'responsabile più di ogni altro paese' per le minacce terroristiche

I sauditi stanno promuovendo il terrorismo e il radicalismo con i soldi del petrolio. Wahabismo (l'ideologia radicale che domina in Arabia Saudita) è la base per la creazione dell'ISIS e di Al-Qaeda" si sostiene in un programma dell'emittente statunitense 'Fox News', andato e intitolato 'Palude Watch'.

Nel suo reportage, la rete statunitense cita uno dei messaggi di posta elettronica dell'ex Segretario di Stato USA Hillary Clinton, nel quale si legge: "Dobbiamo fare pressione sui governi di Qatar e Arabia Saudita per il sostegno clandestino finanziario e logistico all'ISIS e di  altri gruppi estremisti nella regione."

Fox News, tuttavia, ha osservato che la critica di Clinton a Riad durò solo fino a che non ebbe "bisogno di soldi". Nello stesso contesto, ha ricordato che Al Saud "ha aiutato con almeno 25 milioni di dollari la Fondazione Clinton tra il 1999 e il 2014."

giovedì 10 agosto 2017

LA QUESTIONE LIBIA

Sulla Libia, dopo le bombe, piovono bugie, quasi ogni giorno. Non stiamo sbarcando sulla ex quarta sponda, già persa sei anni fa. L’Italia non si oppose nel 2011 all’intervento di Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti ma si unì ai bombardamenti perché i nostri alleati minacciavano di colpire i terminali Eni, come ha detto anche l’ex ministro degli Esteri Franco Frattini.
L’ allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi rimise al presidente della repubblica Giorgio Napolitano la decisione dell’intervento. La Germania si rifiutò di partecipare ai raid, l’Italia lo fece per difendere i suoi interessi.
Il 30 agosto 2010, sei mesi prima dei bombardamenti, Muammar Gheddafi era stato ricevuto in pompa magna a Roma per firmare contratti miliardari: erano tutti contenti, maggioranza e opposizione, tutti egualmente responsabili, perché gli accordi con Gheddafi sono stati sostenuti sia dai governi di destra che da quelli di centro-sinistra"