mercoledì 2 novembre 2016

Trump: Hillary e i media, l’impero criminale è nel panico

Il nostro movimento vuole sostituire un establishment politico fallito e corrotto – e quando dico “corrotto”, intendo dire totalmente corrotto – con un nuovo governo controllato da voi, il popolo americano. L’establishment politico farà di tutto – racconteranno qualsiasi bugia, pur di mantenere a vostre spese il prestigio e il potere di cui godono. Ed è quello che sta succedendo. L’establishment di Washington e le società finanziarie e i media che lo finanziano esistono per una sola ragione: per proteggere e arricchire se stessi. L’establishment si gioca migliaia di miliardi di dollari in queste elezioni. A titolo di esempio, soltanto uno degli accordi commerciali che vorrebbero far passare vale migliaia di miliardi di dollari, controllati da molti paesi, società e gruppi di pressione. Perché coloro che controllano le leve del potere a Washington, e interessi particolari a livello mondiale, collaborano con queste persone, che non hanno in mente il vostro bene. La nostra campagna rappresenta per loro una vera minaccia esistenziale, come non ne hanno mai viste prima. Non si tratta semplicemente di un altro mandato di quattro anni. Questo è un punto di svolta nella storia della nostra civiltà in cui si determinerà se noi, il popolo, riusciremo a riprendere il controllo del nostro governo.
L’establishment politico che sta cercando di fermarci è lo stesso che porta la responsabilità dei nostri accordi commerciali disastrosi, dell’immigrazione di massa, delle politiche economiche e della politica estera che hanno dissanguato il nostro Trumppaese. La classe politica ha portato alla distruzione delle nostre fabbriche e dei nostri posti di lavoro, dirottati in Messico, in Cina e in altri paesi in tutto il mondo. I dati sull’occupazione appena pubblicati rimangono deboli. Il nostro prodotto interno lordo, o Pil, è appena sopra l’1%. E sta calando. I lavoratori degli Stati Uniti stanno producendo meno di quanto si produceva quasi 20 anni fa, ma stanno lavorando di più. E lo stesso vale per me, e quindi posso dirvelo. Si tratta di una struttura di potere globale responsabile delle decisioni economiche che hanno deprivato la nostra classe operaia, spogliato il nostro paese della sua ricchezza e messo quei soldi nelle tasche di un pugno di grandi società e gruppi politici. Basta guardare a quello che questo establishment corrotto ha fatto delle nostre città, come Detroit; Flint, Michigan; e delle città rurali in Pennsylvania, Ohio, North Carolina e in tutto il nostro paese. Date un’occhiata a quello che sta succedendo. Hanno spogliato queste città. Le hanno saccheggiate e hanno portato i posti di lavoro lontano dal nostro paese, e non tornernno mai più, a meno che io non sia eletto presidente.
La macchina Clinton è al centro di questa struttura di potere. L’abbiamo visto chiaramente nei documenti di Wikileaks, in cui Hillary Clinton ha incontri segreti con le banche internazionali per pianificare la distruzione della sovranità degli Stati Uniti, al fine di arricchire questi poteri finanziari globali di cui condivide gli interessi e che sono i suoi finanziatori. Sì, è vero. Onestamente, dovrebbe essere rinchiusa. E allo stesso modo le e-mail mostrano che la macchina Clinton è così strettamente e irrevocabilmente legata alle organizzazioni dei media che – ascoltate questa – del dibattito con Bernie Sanders le sono state date le domande e le risposte in anticipo. Ad Hillary Clinton hanno anche dato il potere di veto sulle citazioni che la riguardano sul “New York Times”. Sicuramente non lo fanno con me, questo posso dirvelo. E le e-mail mostrano che i giornalisti collaborano e cospirano direttamente con il comitato elettorale di Clinton su come aiutarla a vincere le elezioni. C’è in gioco il Hillaryloro controllo sul nostro governo, ci sono in gioco migliaia di miliardi di dollari, e la macchina Clinton è determinata a distruggere la nostra campagna elettorale, ma questo non deve accadere.
L’arma più potente messa in atto da Clinton è la grande stampa. Cerchiamo di essere chiari su una cosa, i grandi media nel nostro paese non hanno più niente a che fare col giornalismo. Si tratta di un particolare gruppo di interesse politico non diverso da qualsiasi lobbista o altro ente finanziario con un programma politico, e l’ordine del giorno non è nel vostro interesse, è nel loro. E il loro ordine del giorno è quello di eleggere ad ogni costo Hillary Clinton, la corrotta, a qualsiasi prezzo, non importa quante vite vengano distrutte. Per loro si tratta di una guerra, e non hanno limiti. Questa è una lotta per la sopravvivenza della nostra nazione, credetemi. E l’8 novembre sarà la nostra ultima possibilità di salvarla, ricordatelo. Con questa elezione si deciderà se siamo una nazione libera, o se abbiamo solo l’illusione della democrazia, ma siamo di fatto controllati da un piccolo gruppo di interessi particolari globali che stanno manipolando il sistema, e il nostro sistema è truccato. Questa è la realtà, voi lo sapete, loro lo sanno, io lo so, e praticamente tutto il mondo lo sa. L’establishment e i loro sostenitori dei media controlleranno questa nazione con mezzi che sono molto ben conosciuti. Chiunque sfida il loro controllo è condannato come sessista, razzista, xenofobo, e moralmente deforme.
Vi attaccheranno, vi calunnieranno, cercheranno di distruggere la vostra carriera e la vostra famiglia, cercheranno di distruggere tutto di voi, anche la vostra reputazione. Mentiranno, diranno menzogne, menzogne, e ancora peggio, faranno tutto ciò che è necessario. I Clinton sono criminali, ricordatelo. Sono criminali. Questo è ben documentato, e l’establishment che li protegge è impegnato in un massiccio insabbiamento di attività criminali diffuse presso il Dipartimento di Stato e la Fondazione Clinton, al fine di mantenere i Clinton al potere. Mai nella storia abbiamo visto un insabbiamento come questo, la distruzione totale di 33.000 e-mail; 13 iPhone, alcuni anche con il martello; computer portatili; interi fascicoli di prove mancanti; e molte, molte altre cose. Le persone che sono in grado di compiere questi crimini contro la nostra nazione sono Supporters di Trumpcapaci di tutto. E così ora affrontiamo le calunnie e la diffamazione che appena ieri sera sono state gettate su di me dalla macchina Clinton e dal “New York Times” e altri media, come parte di un attacco concertato, coordinato e feroce.
Non è un caso che questi attacchi arrivino nello stesso esatto momento, tutti insieme nello stesso momento in cui Wikileaks pubblica i documenti che espongono la massiccia corruzione internazionale della macchina Clinton, tra cui più di 2.000 e-mail solo questa mattina. Queste affermazioni feroci sul mio comportamento inappropriato con le donne sono totalmente e assolutamente false. E i Clinton lo sanno, e lo sanno molto bene. Queste accuse sono state costruite. Sono pura finzione, sono menzogne. Questi fatti non sono mai, mai accaduti e le persone che si sono prestate a dire queste cose lo sanno benissimo. Guardate queste persone, studiatele, e lo capirete. Le accuse sono assurde, ridicole, e sfidano la verità, il buon senso e la logica. Abbiamo già degli elementi di prova sostanziali per contestare queste menzogne, e saranno resi pubblici in modo adeguato e al momento opportuno, molto presto. Queste bugie provengono da delle fonti le cui storie e accuse precedenti sono già state screditate. Gli organi di stampa non hanno nemmeno tentato di confermare i fatti, perché anche una semplice indagine avrebbe mostrato che non erano altro che falsità.
Sei mesi fa, il “New York Times” ha scritto un articolo lunghissimo per attaccarmi, e la testimone centrale che hanno usato ha poi detto che la storia era falsa; che lei era stata citata erroneamente. Lei ha detto che ero una brava persona. Ha avuto un grande coraggio, sarò onesto con voi. Era una persona straordinaria. Non ha mai fatto quelle osservazioni. Quando ho letto l’articolo, è stata una sorpresa – come avrebbe potuto dire quelle cose? E infatti non lo aveva dette. Abbiamo chiesto una ritrattazione, ma si sono rifiutati di pubblicarla, proprio come si sono rifiutati di pubblicare i commenti di un’altra fonte, un suo libro dove mi elogiava, o le parole di un’altra meravigliosa donna che ha detto cose molto belle su di me. Hanno messo altre dichiarazioni che lei non aveva fatto, travisandole. La storia era una frode ed è una gran vergogna per il “New York Times”, un Melania Trumpgrande articolo in prima pagina. Prima pagina, centrale, foto a colori, una vergogna. Erano molto imbarazzati, e questo farà parte della causa che stiamo preparando contro di loro.
Oggi gli stessi due autori screditati, che avrebbero dovuto essere già stati licenziati dal “New York Times” per quello che hanno fatto, raccontano un’altra storia completamente inventata e falsa, che presumibilmente ha avuto luogo su un aereo più di 30 anni fa. Un altro racconto ridicolo, nessun testimone, niente di niente. Poi, c’è stata una giornalista del “People Magazine”, che aveva scritto un articolo su Melania e su di me nel nostro primo anniversario. L’articolo era bello, molto piacevole. Ma, ieri sera, abbiamo sentito, dopo 12 anni – questo articolo era stato scritto 12 anni fa – una nuova accusa su delle avances che avrei fatto alla giornalista durante l’intervista… E ho posto una domanda molto semplice: perché non ne ha parlato nell’articolo pubblicato 12 anni fa? Perché non ne ha parlato? Io ero una delle più grandi stelle in televisione con “The Apprentice” e sarebbe stata una delle più grandi storie dell’anno. Pensate, stava scrivendo questo articolo su Melania, che era incinta al momento. E Donald Trump, al nostro primo anniversario, faceva avances alla giornalista, e tra l’altro, in un’area pubblica, con gente da tutte le parti. Date un’occhiata, guardatela. Guardatela, e considerate le sue parole. Ditemi, cosa ne pensate. Io non credo – non credo.
Queste sono persone orribili, orribili bugiardi. Ed è interessante notare, capita che tutto questo venga fuori 26 giorni prima delle elezioni, non è incredibile? Ora il “New York Times” sta lottando disperatamente per la sua sopravvivenza finanziaria. E probabilmente chiuderà tra non molto, vista la sua situazione finanziaria. Il che non sarebbe una brutta cosa, se l’obiettivo è conoscere la verità. Ma via via che la situazione si fa sempre più problematica, c’è sempre più corruzione, e vigliaccheria. E anche gli altri media mainstream stanno continuando a infierire, e tutto tra oggi e l’8 novembre. E bisogna vedere gli articoli che hanno scritto, uno dopo l’altro, fatti che non significano nulla, giornalismo di terz’ordine. I grandi editori del passato del “New York Times” e degli altri giornali, signore e signori, si rigirano nella tomba. Non permetterò alla macchina Clinton di trasformare la nostra campagna in una discussione sulle loro calunnie e menzogne. Rimarrà focalizzata sui problemi che il La campagna di Trumppopolo americano deve affrontare. Ma lasciatemelo dire il più chiaramente che posso, questi attacchi sono orchestrati dai Clinton e dai media loro alleati. L’unica cosa che la Clinton ha dalla sua parte è la stampa: senza la stampa, lei è zero assoluto.
Manca meno di un mese alle elezioni più importanti del nostro tempo. E i sondaggi ci danno testa a testa. Non credeteci. L’ultimo sondaggio e il più autorevole, il Rasmussen, venuto fuori stamattina, appena pubblicato, dà Trump avanti di due punti percentuali. Bello. La nostra grande civiltà, qui in America e in tutto il mondo civile, è giunta alla resa dei conti. Lo abbiamo visto nel Regno Unito, dove hanno votato per liberarsi dal governo globale e dagli accordi commerciali a livello globale, dalle politiche sull’immigrazione che hanno distrutto la loro sovranità e hanno distrutto molte nazioni. Ma la base centrale del potere politico mondiale è proprio qui, in America; il nostro corrotto sistema politico è il più grande potere che appoggia gli sforzi per una globalizzazione radicale e per la privazione dei diritti dei lavoratori. Le loro risorse finanziarie sono praticamente illimitate, le loro risorse politiche sono illimitate, i loro mezzi di comunicazione sono senza pari, e, soprattutto, la profondità della loro immoralità è assolutamente senza limiti.
Consentiranno ai terroristi islamici di entrare nel nostro paese a migliaia. Faranno entrare il grande cavallo di Troia – e io non voglio che la gente tra cent’anni o ducento si volti indietro e gli venga raccontata una storia in cui eravamo condotti da personaggi inetti, incompetenti e corrotti come Barack Obama e Hillary Clinton. Non vogliamo esser parte di quella storia. E a proposito, il presidente Obama dovrebbe smetterla di fare campagna elettorale e cominciare a creare posti di lavoro, cominciare a lavorare per tirar su il nostro Pil, cominciare a lavorare per rafforzare i nostri confini. L’establishment politico corrotto è una macchina, non ha anima. Sapevo che questi attacchi calunniosi sarebbero arrivati. Sapevo che questo giorno sarebbe arrivato, era solo una questione di quando. E sapevo che il popolo americano sarebbe stato superiore e avrebbe votato per il futuro che merita. L’unica cosa che può fermare questa macchina corrotta siete voi. L’unica forza potente abbastanza da salvare il Loretta Lynch, capo del Dipartimento di Giustizianostro paese siamo noi. L’unico popolo abbastanza coraggioso da votare contro questo establishment corrotto siete voi, il popolo americano.
Loro controllano incredibilmente il Dipartimento di Giustizia. E si sono anche segretamente incontrati con il procuratore generale degli Stati Uniti. Si sono incontrati per 39 minuti e molto probabilmente è stato il tempo di discutere la sua riconferma, in una amministrazione Clinton, come procuratore generale, appena prima di prendere la decisione sull’opportunità o meno di perseguire Hillary Clinton. Credo proprio che abbiano parlato del fatto che lei rimarrà nella sua posizione sotto l’amministrazione corrotta di Hillary Clinton. Nello stesso modo, hanno sostanzialmente corrotto il direttore del Fbi, al punto in cui già si dice in giro che i grandi – e sono davvero grandi – uomini e donne che lavorano per l’Fbi sono nell’imbarazzo e nella più grande vergogna per quel che questa persona ha fatto alla nostra grande istituzione, la stessa Fbi. Hillary Clinton è colpevole di tutte le affermazioni che il direttore Comey ha fatto alla sua conferenza stampa e all’audizione al Congresso e molto altro. Eppure, dopo aver letto tutti quei capi d’accusa, di cui lei era indubbiamente colpevole, l’ha scagionata. Mentre tante altre vite, tra cui quella del generale Petraeus e molte altre, sono state distrutte per molto, molto meno. Questa è una cospirazione contro di voi, contro il popolo americano, e non posiamo permettere che tutto questo accada e vada avanti.
Questo è il nostro momento della resa dei conti, come società e anche come civiltà. Non ho bisogno di fare questo, gente, credetemi. Ho costruito una grande azienda, e ho avuto una vita meravigliosa. Avrei potuto godere i frutti e i benefici di anni di affari e di successo per me e la mia famiglia. Invece di passare attraverso questo orrore assoluto di menzogne, inganni, attacchi ingiuriosi – chi l’avrebbe detto? Lo sto facendo perché questo paese che amo mi ha dato tanto, e sento con forza che è il momento di ricambiare. Molti dei miei amici e molti esperti di politica mi hanno avvertito che questa campagna sarebbe stata un viaggio verso l’inferno. Ma si sbagliano. Sarà un viaggio verso il paradiso, perché aiuteremo tante persone che hanno disperatamente bisogno di aiuto. Nella mia vita precedente ero un insider, come tanti altri. E sapevo cosa vuol dire e so ancora cosa vuol dire essere un insider. Non è male, non è male. Ora sono stato punito per essere uscito dallo specialissimo club e per avervi rivelato le cose terribili che stanno accadendo nel nostro paese. Poiché facevo parte del club, io sono l’unico che può James Comey, Fbirisolvere il problema. Sto facendo questo per il popolo e per il movimento, e prenderemo di nuovo questo paese, per voi, e faremo di nuovo grande l’America.
L’establishment corrotto sa che siamo una grande minaccia per la loro impresa criminale. Sanno che se vinciamo il loro potere è finito, e sarà restituito a voi, al popolo. Quando si guarda ai nostri accordi commerciali che sono così sconvenienti. Il nostro debito è raddoppiato in sette anni e mezzo, a quasi 20 miliardi di dollari, sotto Obama. Dobbiamo raddrizzare il nostro paese. Il nostro è un movimento come non l’abbiamo mai visto nella storia di questo paese. Anche gli esperti, anche i media – che per i loro motivi sono assolutamente avversi a Donald Trump – ammetteranno che questo è un movimento di cui non si è mai visto l’uguale. Ed è un movimento sui veterani che hanno bisogno di cure mediche. Sulle madri che hanno perso i loro amati figli per il terrorismo e il crimine. Sulle città dell’interno e sulle città di confine che hanno disperatamente bisogno del nostro aiuto. Sui milioni di disoccupati in America. Sugli americani che non trovano posti di lavoro perché l’occupazione si è spostata in Messico e in molti altri paesi. Questa elezione è sulle persone schiacciate da Obamacare. E sulla necessità di sconfiggere l’Isis e nominare una Corte Suprema e un giudice della Corte Suprema – potrebbero essere quattro o cinque – col compito di difendere e proteggere la nostra Costituzione.
Questa elezione è anche sugli afro-americani e ispanici-americani, così importanti per me, le cui comunità sono state gettate nella criminalità, nella povertà e nel degrado delle scuole dalle politiche corrotte di Hillary Clinton. Credetemi, è marcia. Se si guardano i quartieri poveri delle città si vede una pessima istruzione, non c’è lavoro, nessuna sicurezza. Vai a fare la spesa con tuo figlio e ti sparano. Esci di casa per vedere cosa sta succedendo, e ti sparano. A Chicago 3.000 persone sono state assassinate dal 1° gennaio. Non abbiamo intenzione di lasciare che accada. Che vi piaccia o no Donald Trump, direte tutti che mantiene quello che dice. Siamo superiori alle bugie, alla sporcizia, alle ridicole calunnie dei giornalisti anche loro ridicoli e molto, molto disonesti. Voteremo per il paese che vogliamo, per il futuro che vogliamo, e per mandare a casa questo governo corrotto, e subito. Hanno tradito i nostri lavoratori, hanno tradito i nostri confini e, soprattutto, hanno tradito le nostre libertà. Salveremo i nostri diritti sovrani come nazione. Porremo fine alla politica del profitto; al governo degli interessi particolari; alla rapina dei nostri posti di lavoro da parte di altri paesi

venerdì 28 ottobre 2016

Berlino: servizi segreti liberi di spiare cittadini, giornalisti e paesi dell’UE

La Germania, che nel 2013 arrivò a scatenare una crisi diplomatica con gli Stati Uniti dopo la scoperta che le agenzie di spionaggio di Washington intercettavano le conversazioni dei membri del governo di Berlino e della stessa Angela Merkel, si è dotata ora di una legge che permetterà ai suoi servizi segreti di fare altrettanto con praticamente tutti i cittadini europei.
Non sembra che questa notizia abbia finora conquistato le prime pagine dei quotidiani, eppure qualche interesse dovrebbe averlo.
Il governo di Angela Merkel, formato dai democristiani e dai socialdemocratici, ha deciso di aumentare i poteri e le prerogative dei propri servizi di intelligence. A partire dal primo gennaio prossimo, il servizio federale di intelligence, il BND, avrà carta bianca per spiare non i cittadini tedeschi ma praticamente tutti quelli degli altri paesi dell’Unione Europea. Non che i servizi segreti tedeschi non si dedicassero già prima a questa attività, ovviamente. Ma hanno sempre dovuto farlo con discrezione, e in molti casi violando un lungo elenco di leggi e regolamenti. Da ora in poi una nuova legge varata ad hoc dalla ‘grande coalizione’ permetterà la creazione di un nuovo organismo interno al BND, costituito da due giudici e da un procuratore del Tribunale Supremo che si incaricherà di “vigilare” su uno spionaggio di massa ma perfettamente legale. Il testo legislativo prevede che il governo federale tedesco informi periodicamente la commissione di controllo del Bnd delle sue eventuali missioni segrete all’estero per avere il ‘permesso’ di spiare le istituzioni comunitarie o i paesi membri dell’Unione Europea, oltre ai cittadini stranieri presenti sul proprio territorio o aventi a che fare con gli "interessi tedeschi" anche fuori dai propri confini.
Grazie alla nuova legge – simile a quelle già esistenti negli Usa, in Gran Bretagna, in Francia e Russia – votata venerdì scorso al Bundestag, la commissione potrà avere accesso ai data base zeppi di dati dei cittadini oppure al monitoraggio di internet (la privacy, questa sconosciuta…) per decidere chi investigare e chi perseguire. Finora ogni operazione di questo tipo doveva essere autorizzata dalla magistratura in modo specifico, in presenza di gravi sospetti di attività terroristiche, e solo per un ristretto periodo temporale, mentre di fatto la nuova legge concede un potere assoluto al BND.
La ‘riforma’ dei servizi segreti, sostenuta da Cdu e Spd, è invece oggetto di forti critiche da parte di tutti i partiti di opposizione. Secondo i Verdi la nuova legge “rende accessibili comunicazioni che dovrebbero rimanere segrete e viola la Costituzione. Il BND ha spiato per più di dieci anni in maniera illegale, ovviamente, non c’è proprio bisogno di legalizzare le sue pratiche. E questo nonostante le importanti rivelazioni di Edward Snowden” Secondo il portavoce degli ecologisti al Bundestag “la legge danneggerà l’idea di Europa e viola la legislazione comunitaria, perché viola il diritto alla privacy”; secondo l’esponente dei Verdi, alcune categorie sociali, come i medici e gli avvocati, saranno seriamente danneggiati dalla libertà di spionaggio concessa ai servizi di intelligence.
L’esponente della sinistra tedesca Martina Renner, deputata della Linke, ha da parte sua denunciato la legge come “deliberatamente illegale” e come “un pericolo per la democrazia”. Ovviamente contro il provvedimento si sono espresse organizzazioni per i diritti umani come Amnesty International e Reporter senza frontiere che ovviamente denunciano il grave effetto che la libertà di spionaggio avrà sull’applicazione del diritto alla libertà di stampa e di espressione. Ma finora a nulla sono servite le veementi proteste delle associazioni dei giornalisti tedeschi e stranieri.
"Rispetto alla disciplina previgente – spiega in un intervento su Huffington Post Antonello Soro, Garante per la protezione dei dati personali – si legittima ora il BND ad intercettare (…) per esigenze di contrasto non più soltanto del terrorismo e della criminalità organizzata ma anche per atti a ciò prodromici (dunque in presenza del rischio che possa realizzarsi un reato di pericolo astratto, con un'anticipazione esponenziale della soglia di intervento)".

giovedì 27 ottobre 2016

L’EUROZONA STA DIVENTANDO UNA MACCHINA PER L’IMPOVERIMENTO DEI POPOLI

Le corse agli sportelli sono all’ordine del giorno. I mercati obbligazionari vanno nel panico, e i governi del Sud-Europa necessitano di bail-out [salvataggi economici, NdT] ogni pochi anni. La disoccupazione è schizzata alle stelle e la crescita rimane asfittica, non importa quante centinaia di miliardi di denaro la Banca Centrale Europea stampi ed inietti nell’economia.
Ormai siamo tutti annoiatamente consapevoli di come l’eurozona sia stata un disastro finanziario. Ma ora inizia a diventare evidente che essa è anche un disastro sociale. Quello che spesso viene omesso dalle discussioni sui tassi di crescita, sui bail-out e sull’armonizzazione bancaria è che l’eurozona sta diventando una macchina di impoverimento.
Mentre la sua economia è in stagnazione, milioni di persone stanno cadendo in uno stato di vera e propria deprivazione. I tassi di povertà sono aumentati vertiginosamente in tutta Europa, sia che li si misuri in termini relativi che in termini assoluti, e gli aumenti peggiori si sono verificati all’interno dell’area che adotta la moneta unica.
Non potrebbe esserci un atto d’accusa più scioccante del fallimento dell’euro, o un promemoria più potente che gli standard di vita cominceranno a migliorare solo se la moneta unica verrà sottoposta a riforme radicali, o smantellata.
L’Eurostat, l’agenzia statistica dell’Unione Europea, ha pubblicato da poco le ultime analisi sul numero di persone “a rischio di povertà o esclusione sociale”, confrontando i dati del 2008 con quelli del 2015. Tra i 28 membri dell’Unione, cinque Paesi hanno sperimentato una significativa crescita di questo valore, paragonato con l’anno del crollo finanziario. In Grecia il 35,7% della popolazione rientra in questa categoria, rispetto al 28,1% del 2008. Un incremento di 7,6 punti percentuali. A Cipro l’incremento è stato di 5,6 punti percentuali: ora il 28,7% della popolazione è classificato come “povero”. In Spagna tale valore è aumentato di 4,6 punti percentuali, in Italia di 3,2 punti, e persino il Lussemburgo, difficilmente considerabile un Paese a rischio di deprivazione materiale, ha visto il tasso di povertà salire al 18,5% dal 2008, in aumento di tre punti.
Ma la situazione non è così tetra dappertutto. In Polonia, il tasso di povertà è sceso dal 30,5% al 23%. In Romania, Bulgaria e Lettonia, ci sono state considerevoli riduzioni della povertà rispetto ai valori del 2008 – in Romania, ad esempio, la percentuale e scesa di sette punti, raggiungendo il 37%.
Cosa c’è di diverso tra i Paesi nei quali la povertà è aumentata in modo drammatico, rispetto a quelli nei quali è diminuita? Avete indovinato. Gli aumenti più significativi del tasso di povertà si sono tutti verificati in Paesi all’interno della moneta unica. Ma le diminuzioni sono state tutte nei Paesi al di fuori di essa.
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E c’è di peggio. Sono definiti “a rischio di povertà” gli individui che vivono con meno del 60% del reddito nazionale medio. Ma quello stesso reddito medio è crollato negli ultimi sette anni, dato che la maggior parte dei Paesi all’interno dell’eurozona devono ancora riprendersi dalla crisi del 2008. In Grecia il reddito medio è sceso da 10.800 a 7.500 euro all’anno. In Spagna il calo non è stato altrettanto drammatico, ma il reddito medio è comunque sceso da 13.996 a 13.352 euro all’anno. Nella realtà, le persone stanno diventando più povere sia in termini relativi che in termini assoluti.
Ci sono altri tipi di misurazione che rendono lampante il fenomeno. In tutta l’UE, l’8% delle persone sono definite in stato di “grave deprivazione materiale”, il che significa che non hanno accesso a ciò che la maggior parte delle società civilizzate considerano beni di prima necessità – se si mette la spunta a quattro caselle su nove, caselle che includono “non essere in grado di pagare il riscaldamento per la propria abitazione” o “non poter mangiare un pasto a base di carne, pesce o proteine simili almeno a giorni alterni”, o “non avere soldi per un telefono”, allora si ricade in questa categoria.
Sorprendentemente, numerosi Paesi all’interno dell’eurozona stanno cominciando ad essere in testa alle classifiche per questo tipo di misurazioni. La Grecia sta inevitabilmente scalando la classifica, con il 22% della sua popolazione che ad oggi è in stato di “grave deprivazione materiale”, rispetto a al solo 11% del 2008. In Italia, un Paese che vent’anni fa era prospero come qualsiasi altro al Mondo, uno scioccante 11% della popolazione si trova oggi in stato di “deprivazione materiale”, paragonato col 7,5% di sette anni fa. In Spagna il tasso di deprivazione è raddoppiato, e a Cipro è aumentato di più del 50%.
Eppure, se si analizzano i Paesi al di fuori della moneta unica, si scopre che al loro interno quel tasso è sostanzialmente stabile (come nel Regno Unito, ad esempio) o sta diminuendo a velocità di tutto rispetto – nella Polonia attualmente in rapida crescita economica, ad esempio, il tasso di persone in stato di “deprivazione materiale” si è dimezzato negli ultimi sette anni e, al 7,5% odierno, è molto più basso di quello registrato in Italia.
Questo è importante. L’UE si è fissata l’obiettivo di ridurre in maniera significativa i principali indicatori di povertà entro il 2020. Sta fallendo miseramente. Anzi, ancora peggio: sta diventando lampante che una delle sue principali politiche, cioè la creazione dell’euro, assieme ai vari “programmi di salvataggio”, fiacchi e malriusciti che l’hanno tenuto insieme a malapena, è ampiamente responsabile di questo fallimento.
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È difficile pensare che esista un’altra spiegazione plausibile per la netta differenza tra il tasso di povertà dei Paesi all’esterno dell’eurozona e quello dei Paesi al suo interno. Perché la Grecia o la Spagna dovrebbero essere in uno stato così drasticamente peggiore di un qualsiasi Paese dell’Est Europa? E perché l’Italia dovrebbe passarsela peggio del Regno Unito, quando i due Paesi si trovavano a livelli di ricchezza sostanzialmente simili durante gli anni novanta? (Gli italiani per un certo periodo addirittura ci superarono come PIL pro capite). Anche in un’economia tradizionalmente di estremo successo come l’Olanda, che non è stata colpita da alcun tipo di crisi finanziaria, si sono registrati grossi incrementi sia della povertà relativa che di quella assoluta.
Infatti non è difficile capire che cosa sia successo. In primo luogo, un sistema valutario disfunzionale ha strangolato la crescita economica, facendo crescere la disoccupazione a livelli precedentemente impensabili. In seguito, dopo che alcuni Paesi sono andati in bancarotta e hanno avuto bisogno di aiuti finanziari, l’UE, assieme alla BCE e al FMI, ha imposto pacchetti di austerità che hanno drasticamente tagliato welfare e pensioni. Con queste premesse, non c’è da sorprendersi che la povertà sia aumentata.
Nei mercati finanziari ci si concentra all’infinito sullo stato dei sistemi bancari all’interno dell’eurozona, sulla crescita dei deficit di bilancio o sui rischi della deflazione e dei disastrosi effetti che essa potrebbe causare sui prezzi delle attività finanziarie. Ma, in ultima analisi, la crisi finanziaria non è così importante. Ad essa si può rimediare con i bail-out, o stampando più denaro. E anche se non fosse possibile, ciò significherebbe semplicemente che alcune banche o fondi d’investimento si troveranno in cattive acque.
Ma il fatto che i livelli di povertà stiano crescendo ad un ritmo così veloce in quelle che un tempo erano Nazioni floride è scioccante. E non c’è alcuna avvisaglia che questa crescita stia rallentando – in alcuni Paesi come la Grecia o l’Italia, la crescita della povertà sta addirittura accelerando. Quelli che una volta erano Paesi estremamente poveri (come la Bulgaria) o Paesi a reddito medio (come la Polonia), stanno rapidamente sorpassando quella che una volta era considerata l’Europa sviluppata.
Non potersi permettere un telefono o un pasto a base di carne per tre giorni alla settimana non è affatto divertente. Ma, grazie all’euro, è questo il destino di milioni di europei – ed esso non cambierà finché la moneta unica non verrà smantellata.

mercoledì 26 ottobre 2016

Clima: nell'era della CO2 senza ritorno

È l'inizio di una nuova era climatica e c'è chi dice che è l'inizio, atteso, della fine. Per la prima volta a livello globale, nel 2015 la concentrazione media di anidride carbonica in atmosfera ha raggiunto le 400 parti per milione e nel 2016 ha registrato nuovi record. L'Organizzazione meteorologica mondiale: «I livelli non scenderanno per molte generazioni a venire».
I livelli di CO2 avevano già raggiunto in precedenza la soglia delle 400 parti per milione (ppm), ma solo per alcuni mesi dell'anno e in certi luoghi; mai prima d'ora su una base media globale per l'intero anno, spiega l'Omm in un comunicato che segna realmente uno spartiacque nella necessità di prendere piena coscienza di quanto sta accadendo.
Stando alle previsioni della stazione di sorveglianza dei gas ad effetto serra, le concentrazioni di CO2 resteranno al di sopra di 400 ppm per l'intero 2016 e non scenderanno sotto tale livello per molte generazioni.
La crescita sostenuta di CO2 è stata alimentata dall'evento El Nino, sottolinea l'Omm. Ma mentre "l'evento di El Nino è scomparso, i cambiamenti climatici restano", ha affermato il segretario generale dell'Omm Petteri Taalas. Il 2015 - ha aggiunto - resterà nella storia nella misura in cui le concentrazioni record di gas a effetto serra "annunciano una nuova realtà climatica".
Taalas si è felicitato del recente accordo raggiunto a Kigali per modificare il Protocollo di Montreal ed eliminare gradualmente gli idrofluorocarburi, potenti gas serra, "ma il vero elefante nella stanza è l'anidride carbonica, che rimane nell'atmosfera per migliaia di anni e negli oceani ancora più a lungo. Se non si affrontano le emission di CO2, non saremo in grado di affrontare i cambiamenti climatici e di mantenere l'aumento della temperatura al di sotto dei 2 grandi centigradi rispetto al livello dell'era pre-industriale", ha aggiunto, esortando a un'accelerazione dell'applicazione dell'Accordo di Parigi sul clima del dicembre 2015.
Ma c'è dell'altro.
I livelli attuali di concentrazione di CO2 in atmosfera condannano il Pianeta a infrangere la soglia del +1,5°C di riscaldamento globale rispetto ai livelli pre-industriali sbandierata nell’accordo di Parigi. Lo afferma una nuova ricerca condotta dal Centre for Ecology & Hydrology inglese insieme all’università di Exeter, e appena pubblicata sulla rivista Scientific Reports.
È più che evidente che la svolta deve essere radicale e pressoché immediata, sempre che non ci si voglia abbandonare all'ineluttabilità... come chi dice, per disincentivare ogni cambiamento, che "tanto non c'è più niente da fare". Non cadiamo nella trappola!

martedì 25 ottobre 2016

Analfabeti da Jobs Act

Sono passati in secondo piano - oscurati dall'accesa discussione sui disastrosi risultati del Jobs Act - i clamorosi dati di una recente ricerca sociologica condotta dall'Università degli Studi di Milano-Bicocca su un campione di famiglie residenti nel Comune di Milano, pubblicata da Riccardo Bonato nel saggio "La famiglia flessibile - Gli effetti transgenerazionali della flessibilità lavorativa: il caso di Milano" [1].
Lo studio parte da un presupposto assodato nella sociologia e nel diritto del lavoro: l'effettivo esercizio dei diritti presuppone un effettivo sistema di tutele. Il che si traduce, nel nostro campo d'interesse, in una tanto semplice quanto nodale osservazione: il lavoratore o la lavoratrice assunti con contratto di lavoro atipico (ovverosia a tempo determinato, coordinato e continuativo od occasionale) tenderanno ad utilizzare meno dei colleghi garantiti da un rapporto di lavoro a tempo indeterminato gli istituti universalmente previsti dalla legge a tutela della genitorialità (ovvero l'astensione obbligatoria, l'astensione facoltativa e il permesso per allattamento).
È ciò, con ogni evidenza, per il timore di non ottenere il rinnovo del contratto alla scadenza o per la paura di subire un inaspettato licenziamento da parte del datore di lavoro che vedesse, nell'esercizio dei doveri genitoriali, un ostacolo alla produttività aziendale; evenienza questa che, nel caso del rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, soprattutto nell'area della cosiddetta "tutela reale" e prima della "riforma" renziana, era efficacemente arginata dal deterrente della reintegra o di un risarcimento di particolare rilievo previsto dall'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori.
In una parola, il lavoratore atipico è più "vulnerabile"; ed è proprio tale congenita vulnerabilità che, in ogni momento, ne condiziona il modo di vivere ed i comportamenti, con ricadute non solo individuali, ma anche e soprattutto familiari.
Quali sono i risultati della ricerca? Lasciamo la parola direttamente a Riccardo Bonato:
"...la flessibilità lavorativa influenza le tutele della genitorialità e la differente fruizione di queste ultime ha un impatto sulla famiglia, e sulla crescita del bambino. La ricerca quantitativa condotta in occasione di questo studio evidenzia un indicatore che rivela l'esistenza di un impatto transgenerazionale della flessibilità lavorativa: sembra esistere una relazione fra le differenti tipologie contrattuali con cui è assunta la figura di riferimento del bambino (tipicamente la madre) e lo sviluppo del linguaggio dell'infante... poco più del 25% delle lavoratrici flessibili, infatti, utilizzano i permessi di allattamento contro il 60% circa delle lavoratrici con un contratto stabile. Questo fattore ha un impatto evidente e drammatico sullo sviluppo del linguaggio del bambino: la mancata fruizione del permesso di allattamento da parte della figura di riferimento aumenta notevolmente (48% circa) la probabilità che il figlio appartenga al gruppo di bambini nei quali si rileva un rallentamento nello sviluppo linguistico"[2].
Dunque, il tipo di contratto di lavoro della madre sembrerebbe esercitare almeno un parziale effetto sullo sviluppo linguistico del figlio, nella stessa misura in cui il tipo di contratto di lavoro condizionerebbe la madre nell'utilizzo dei permessi di lavoro giornalieri per l'allattamento[3].
È il caso tuttavia di precisare come questa ricerca sia stata effettuata tra il 2012 e il 2013, allorché la differenza di tutela tra contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato e contratti atipici era talmente netta, da essere marcata con il discrimine tra lavoratori insiders e lavoratori outsiders.
Nell'anno di grazia 2016, tuttavia, lo scenario appare radicalmente rivoluzionato dall'universale azzeramento delle tutele a favore dei lavoratori. Si tratta dell'appiattimento in un'unica informe categoria di lavoratori poveri sia di tutele sia di retribuzione, attuato dal Jobs Act attraverso l'integrale flessibilizzazione e testimoniato - al di là di ogni strumentalizzazione di parte - dagli eloquenti dati sull'aumento dei licenziamenti (+ 31%), dall'esplosione dei voucher (69,899 milioni venduti nell'intero territorio nazionale) e dal ritorno del lavoro a cottimo, sebbene "digitale" e mascherato sotto la veste dei bikers di Foodora, di Deliveroo e di altre analoghe iniziative imprenditoriali.
Quali sarebbero, oggi, i risultati della stessa ricerca applicata ad una madre assunta "a tutele crescenti", o cassiera in regime di voucher in un grande magazzino o addetta alle consegne di cibo a domicilio?
Il timore di un licenziamento per giusta causa o per giustificato motivo oggettivo assistito nel migliore dei casi da un miserrimo indennizzo, la paura di essere "disconnessa" dall'oggi al domani e senza giustificazione alcuna dalla "app" che gestisce il sistema delle consegne, la prospettiva di non poter utilizzare i voucher nel periodo della maternità che effetto potranno esercitare sulla scelta della lavoratrice di accudire il proprio figlio e, conseguentemente, sullo sviluppo linguistico dello stesso?
Domande retoriche che svelano dinanzi a noi, in contrasto con la propaganda dei cortigiani del Principe, un paesaggio sconcertante.
È il deserto del totalitarismo neoliberista il cui homo novus (homo oeconomicus)[4], soggetto completamente individualizzato e totalmente chiuso nell'angusto recinto del proprio interesse economico (interesse ormai assurto a misura universale della razionalità moderna), appare incapace di dialogare, avendo quasi del tutto atrofizzata la funzione del linguaggio, ridotto a meri simboli (emoticon) e a monosillabiche espressioni: la frenesia del calcolo si sostituisce alla riflessiva lentezza del dialogo.
Del resto, se è vero che la parola è espressione del pensiero (tanto che i Greci ne esprimevano l'unione in un unico termine, il logos), l'atrofia del linguaggio reca con sé l'inevitabile impoverimento del pensiero.
Sono gli analfabeti del Jobs Act, inerme generazione alla mercé di una tanto cinica quanto spregiudicata "mano invisibile".

lunedì 24 ottobre 2016

La sconfitta degli Stati Uniti in Siria

Chiamiamola con il suo vero nome: sconfitta. E’ ciò che stanno subendo gli Stati Uniti non soltanto in Siria. Nonostante la determinazione del Presidente Obama di voler ricostruire buone relazioni con una buona parte del mondo musulmano, il fallimento è evidente. Ancora oggi la Casa Bianca descrive gli scenari geopolitici nella sponda sud del Mediterraneo, in Medio e Vicino Oriente più come un desiderio – ovvero come dovrebbero essere le cose – che per la realtà di una situazione che appare sempre più drammatica, proprio a causa delle pesanti responsabilità politiche di Barack Obama e del suo entourage.
In Siria, siamo passati ormai dalla cronaca alla storia, gli Stati Uniti hanno utilizzato i radicalismi – armati e non – in funzione anti Assad. Quando quei fenomeni si sono trasformati in organizzazioni terroristiche con ambizioni statutali e mire espansionistiche sovra nazionali era troppo tardi. E’ stato in quel momento, a guerra iniziata già da qualche anno, che l’ISIS ha occupato vaste porzioni di territorio siriano e iracheno e si è auto proclamarsi Stato Islamico. Era tardi non solo perché quel tipo di terrorismo è sbarcato in Europa e ha mostrato tutta la sua ferocia in una serie di attentati eclatanti in paesi che fino a quel momento erano ritenuti quasi sicuri, ma perché esso ha fatto proliferare una serie di sigle radicali che hanno devastato la Siria e hanno animato un’ideologia che si autoalimenta con l’odio e la violenza. Gli attentati fuori dall’Europa sono figli proprio di questa situazione.
Gli Stati Uniti hanno perso la loro guerra perché hanno avvallato gli ingenti finanziamenti che i suoi alleati – Turchia e Arabia Saudita su tutti – hanno riversato nelle casse dei veri nemici dell’Occidente, i terroristi dello Stato Islamico che una seria azione militare avrebbe potuto sconfiggere in pochi mesi. Invece, Obama ha preferito far combattere, da solo con l’aiuto soltanto dei suoi alleati sciiti, l’esercito siriano con la convinzione che prima o poi i militari di Damasco sarebbero capitolati. Il caso di Palmira è eclatante: nessuno ha mosso un dito per salvare il sito patrimonio dell’UNESCO, soltanto le truppe siriane aiutate dai russi hanno consentito che quel gioiello della storia e dell’archeologia non venisse definitivamente cancellato. Quel risultato è stato raggiunto al prezzo di molte vite umane. Siriani e russi combattevano a Palmira e tutto il mondo stava a guardare, salvo poi esultare il giorno della liberazione.
Caduto Assad, gli Stati Uniti sarebbero entrati in campo in prima persona, ridimensionando l’ISIS militarmente e trovando un presidente fantoccio sunnita appoggiato da Turchia e monarchie del Golfo. Per preparare la successione, la Casa Bianca, attraverso la CIA, ha finanziato e armato i cosiddetti ribelli moderati, quell’Esercito Siriano Libero che nelle intenzioni di Obama sarebbe dovuto essere il nuovo corpo militare della Siria liberata. Niente di tutto questo è accaduto. Anche perché la debolezza politica statunitense accompagnata da scelte scellerate che hanno rinvigorito i vari gruppi jihadisti – come i qaedisti del fronte Jabhat al Nusra, nel frattempo divenuti Jabhat Fatah al-Sham – hanno agevolato l’entrata in scena della Federazione Russa, scombussolando i piani di Washington e impedendo la capitolazione di Assad.
L’intervento militare russo – legittimo secondo il diritto internazionale in quanto richiesto dalla Siria, ovvero da uno stato sovrano – ha avuto due effetti: ha ribaltato le sorti della guerra, con il governo siriano che ha recuperato ampie porzioni di territorio, e ha indebolito in modo decisivo i terroristi, rivelando la finzione che il fenomeno si potesse limitare allo Stato Islamico. La stessa battaglia di Aleppo, con feroci combattimenti che colpiscono anche la popolazione civile, esiste perché quella parte della città è ostaggio proprio dei miliziani jihadisti che utilizzano donne e bambini come scudi umani e si rifiutano di lasciare le loro postazioni. Questo accade ad Aleppo come in altri luoghi della Siria dove la rivoluzione è soltanto una formuletta magica che dimentica come nel paese l’opposizione armata sia monopolizzata dal radicalismo salafita e dall’ideologia wahabita.
La sconfitta degli Stati Uniti è molto più ampia perché, come accennato, riguarda anche altri paesi. L’Iran dopo la chiusura del dossier nucleare respinge l’ambizione egemonica degli Stati Uniti. Baghdad ha rifiutato di accettare la politica di Washington, impedendo che in Iraq potesse commettere altri disastri. L’intervento militare in Afghanistan non ha portato il risultato desiderato. La Turchia non vuole essere un vassallo obbediente della NATO e in Siria fa ciò che vuole, bombardando persino i curdi protetti da Washington. Il partner più potente del mondo arabo, l’Arabia Saudita, non nasconde la sua delusione per la politica estera in Medio Oriente dell’amministrazione Obama. Per non parlare della Libia e dell’Egitto dove gli Stati Uniti hanno del tutto perso il controllo della situazione.
Il Presidente americano, che nel suo primo mandato è stato vittima delle azioni scriteriate del suo segretario di Stato, Hillary Clinton, si è sempre rifiutato di parlare di jihadismo e di guerre alimentate dalla rabbia dell’estremismo islamico nella regione. Lo ha fatto, forse, anche per non alimentare internamente un odio generalizzato nei confronti dell’Islam.
L’evidenza della sconfitta di Obama è data anche da un altro elemento, non giudicato con sufficiente attenzione. A settembre, nel corso dell’intervento nel Palazzo di vetro, ha dovuto pronunciare l’impronunciabile, riconoscendo che il realismo impone la necessità di raggiungere un compromesso sul fatto che la transizione politica in Siria sia gestita dal presidente Bashar al-Assad. Un appello alla moderazione giunto dopo oltre quattro anni la prima richiesta di dimissioni del leader siriano, rinnovata due anni dopo con l’attacco chimico nella periferia di Damasco, attribuito strumentalmente al governo di Damasco con il pretesto di avviare un’operazione militare in Siria. Quell’attacco chimico, in realtà, era stato portato avanti dai ribelli proprio allo scopo di scatenare un intervento armato americano e far cadere cosi Assad.
Contro la politica sconclusionata di Barack Obama, si è schierata anche la rivista bimestrale statunitense The American Interest, secondo la quale le scelte del presidente hanno consentito alla Russia di occupare nuovamente un posto importante nella politica mediorientale e di aggiustare le relazioni con la Turchia. Secondo la pubblicazione, la politica di Obama sulla Siria danneggia gli interessi nazionali. Mosca ha approfittato dell’indecisione di Washington e alla fine ha stabilito vantaggiosi legami commerciali con l’Iran e la Turchia. In questo modo, scrive la rivista, la Russia ha piantato un cuneo nella Nato allontanando Ankara dall’Occidente e dagli Usa in particolare.

venerdì 21 ottobre 2016

Voucher, oltre la precarietà assoluta verso la schiavitù moderna

I dati diffusi dall'Osservatorio Inps parlano della grande ascesa dei voucher Per tacere le critiche sempre piu' numerose , e articolate, verso l'utilizzo dello strumento voucher al posto di regolari contratti, il Governo ha deciso alcuni correttivi con il Dlgs 185/2016 prevedendo una procedura di comunicazione preventiva (non per tutte ma solo alcune categorie di committenti) ma nulla ha detto degli obblighi teoricamente già esistenti. Ci ha pensato l’Ispettorato nazionale con una comunicazione che a detta de Il sole 24 ore applicherebbe una lettura eccessivamente rigida delle normative da adempiere Vediamo allora i futuri scenari La prima comunicazione del datore di lavoro dovrebbe partire all'acquisto dei voucher , ovunque l'acquisto avvenga (Inps, poste, un semplice tabaccaio, una banca...) comunicando nome e cognome del prestatore d'opera, il suo codice fiscale e il luogo di utilizzo della prestazione
A ogni singola prestazione il committente deve comunicare con email all'Ispettorato del lavoro la prestazione e deve farlo almeno 60 minuti prima del suo effettivo inizio (un lasso di tempo ridicolo) con la effettiva durata della stessa teoricamente per ogni prestazione dovrebbe partire una autonoma comunicazione, per esempio se fai 3 ore di mattina e 3 nel pomeriggio deve partire una doppia email all'Ispettorato e con almeno una ora di anticipo rispetto all'inizio della prestazione ricordandosi sempre di specificare nome , cognome, codice fiscale e la durata dell'opera Per L'Ispettorato vale solo la email, per il Governo basterebbe invece un semplice sms per attivare il voucher.
Attenzione che se la denuncia Inps viene regolarmente effettuata ma non la comunicazione preventiva, non scatta l'accusa di lavoro nero ma una semplice multa per omessa comunicazione Alla luce di queste scarne considerazioni, siete dell'avviso che il Governo abbia introdotto dei reali paletti per impedire l'uso allegro dei voucher?
A nostro avviso decisamente no, senza dimenticare che gli ispettorati del lavoro da anni hanno carenze di organico cosi' macroscopiche da non effettuare neppure controlli programmati con largo anticipo, immaginiamoci allora una task force per scongiurare l'uso illecito e illegale dei voucher
La critica ai voucher non puo' certo limitarsi alla loro tracciabilità, trattasi di una nuova forma di schiavitu'. eliminati i co.co.co il precariato odierno si poggia su questi buoni da 7,50 euro all'ora
Solo nel 2015 sono ben 115 milioni di buoni-lavoro staccati da gennaio a dicembre, contro i 69 milioni del 2014 e i 36 milioni del 2013. Un aumento nazionale del 67,5 per cento in dodici mesi che nel 2016 assumerà dimensioni ancor maggiori. E non parliamo di lavori occasionali ma anche di attività ad elevato tasso intellettuale
 La regolarizzazione del Governo è la foglia di fico per nascondere una realtà, meglio per giustificarla e legalizzarla, la realtà dei posti di lavoro a tempo indeterminato e determinato in continua diminuzione al posto dei quali subentrano i buoni lavoro
Il trionfo della precarietà assoluta, una precarietà legalizzata che rende lecito quanto lecito non è: la schiavitu' moderna