martedì 30 settembre 2014

Il doppio gioco americano nella lotta all’Isis

I media di tutto il mondo da qualche settimana riportano costantemente e ingrandiscono smisuratamente gli sforzi multilaterali della diplomazia Usa per montare una colossale coalizione di ben 40 Paesi per battere e annientare il cosiddetto Stato Islamico (l’Isis), sempre più dipinto come uno spauracchio mondiale.
Nel frattempo, sempre secondo quanto fanno credere i media occidentali, è grazie ai caccia bombardieri dell’aviazione americana, a cui ora si sono uniti quelli francesi, che forze irachene ed anche I militanti peshmerga curdi riescono a contenere quella che viene dipinta come una possente “armata delle tenebre”.
E ancora una volta si vuole far passare l’immagine di un’America super potenza che corre in soccorso delle popolazioni che rischiano di essere massacrate dal cattivo di turno, con accanto i soliti francesi che, quando c’è da buttare bombe dove c’è odore di petrolio, non restano mai indietro. E in effetti gli Usa, nell’area del Golfo, di mezzi per condurre un’offensiva aerea ne hanno in abbondanza.Tutti questi mezzi possono essere diretti sui bersagli con precisione millimetrica da aerei, droni, satelliti e centinaia di elementi delle Forze Speciali che operano sul campo come Fac (Forward Air Controller), vale a dire controllo aereo avanzato. Con questa tecnologia a disposizione, in condizione di allerta continua e costante, di giorno o di notte, in un ambiente piatto e scoperto come quello iracheno, le colonne di mezzi delllo spauracchio made in Usa, chiamato “califfato” sarebbero un bersaglio ideale quanto indifeso.
Il leader del movimento per la resistenza libanese Hezbollah, Seyyed Hassan Nasrallah ha rilasciato durante una sua recente intervista video rilasciata alla televisione libanese Al-Manar, ha dichiarato che la Resistenza libanese non farebbe mai parte della coalizione anti Isis, costituita dagli Usa e dei loro alleati, proprio perche’ e’ guidata da chi è “la fonte” di tutto il terrorismo nel mondo, gli Stati Uniti.“
A nostro parere, l’America è la madre del terrorismo, la fonte del terrorismo. Se c’è il terrorismo in tutto il mondo, la causa è l’America”, ha affermato il segretario generale.“L’America fornisce un supporto completo per il terrorismo dello Stato sionista. Sostiene Israele militarmente, economicamente, giuridicamente, e le fornisce anche il veto nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”. “Colui che ha sganciato la bomba atomica sulla popolazione del Giappone, che ha ucciso in Vietnam e in mezzo mondo, non è qualificato eticamente e moralmente per presentarsi come leader di una coalizione per combattere il terrorismo. La realtà è che tutti i Paesi che fanno parte della coalizione anti-Isis, Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Giordania e Bahrain, sono i sostenitori e finanziatori dei terroristi che stanno attualmente combattendo in Iraq e in Siria.Nell’ultimo suo discorso, Nasrallah, ha osservato che gli Stati Uniti hanno deciso di impegnarsi nella lotta contro l’Isis, solo quando i miliziani si sono avvicinati alla regione curda dell’Iraq, che è strategicamente importante per l’Occidente.
Come e’ noto a tutti, nell’ultimo mese e mezzo, vi sono state diverse operazioni militari contro l’Isis con tanto di armamenti pesanti e pesanissime. Ma e’ piu’ che leggittimo chiedersi quale sia l’obiettivo vero di tanto movimento militare e politico e l’impiego di tutta questa possente armata aerea, a cui stanno per unirsi anche i Tornado inglesi? Circa 180 missioni, meno di quattro al giorno, e neanche tutte da attacco perché in buona parte da ricognizione, controllo e rifornimento.
Se la volontà di Washington fosse davvero quella di eliminare l’“armata del califfatto Takfiri”, con quei mezzi a disposizione potrebbe incenerirla in una settimana, invece, a parte le bufale riportate dalla stampa, ha incenerito qualche decina di pick-up e qualche blindato: il minimo indispensabile per fingere di fare qualcosa o comunque per far credere che la minaccia di Isisi, creata da loro stessi, sta alle porte dell’Occidente. Il gruppo terroristico Isisi, chiamato anche Daesh in arabo, è una minaccia troppo preziosa per distruggerla; la scusa ideale per giustificare la destabilizzazione e lo smembramento dell’Iraq, con il petrolio di Mosul e Kirkuk messo in mano ai curdi insieme alle armi per difenderlo. E dal Kurdistan, via Turchia, portarlo ai quattro angoli del mondo, Israele in testa. E questa è solo una delle ragioni per mantenere in vita una gigantesca operazione mediatica criminale che vende i propri servizi al miglior offerente.
Per ora l’importante è fingere di combattere l’Isis, agitando il pericolo delle “bandiere nere” per giustificare qualunque azione; quando non servirà più svanirà come tanti altri comodi fenomeni usa e getta creata dalla diabolica volonta’ israeloamericana.

lunedì 29 settembre 2014

TFR in busta paga? E’ un trucco: danno per le imprese e più tasse per i lavoratori

Con la proposta di trasferire metà del TFR in busta paga, il governo Renzi penserebbe a fare cassa, mascherando la misura con la volontà di rilanciare i redditi dei lavoratori e i consumi.
Il sottosegretario all’Economia, Enrico Zanetti, ammette di non saperne nulla. Nemmeno dal ministero del Lavoro si hanno notizie al riguardo, eppure la materia sarebbe oggetto di discussione sul tavolo del governo, ossia del premier Matteo Renzi e del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan: trasferire la metà del TFR in busta paga. Sarebbe questa la scossa che il governo Renzi vorrebbe dare all’economia, mettere più soldi nelle tasche dei lavoratori, formalmente senza creare problemi alle imprese. E’ come se, ad un tratto, un lavoratore dipendente si trovasse in busta paga un aumento salariale di circa il 3,5%, non male in tempi di inflazione zero e di rinnovi contrattuali bloccati o rinnovati senza sostanziali miglioramenti retributivi.
Tuttavia, dal mondo delle imprese e dai sindacati è arrivato un coro di no, sono state esternate perplessità, perché a ben vedere, la misura potrebbe risolvere con due sconfitti e un vincitore. I primi sarebbero, come al solito, le stesse imprese e i lavoratori, mentre a vincere la partita potrebbe essere solo lo stato. Vediamo perché.
L’attuale disciplina sul TFR è piuttosto complessa e prevede regole diverse, a seconda che il TFR sia maturato fino alla fine dell’anno 2000 o successivamente. In generale, l’impresa è obbligata ad accantonare per ciascun dipendente un ammontare pari alla retribuzione lorda da questi percepita nell’anno e divisa per 13,5. Ogni anno, l’accantonamento viene rivalutato dell’1,5% fisso, a cui si aggiunge il 75% dell’inflazione. La rivalutazione viene tassata ogni anno con l’aliquota dell’11%, mentre la quota capitale sarà tassata in un’unica soluzione solo al momento della liquidazione, ossia quando il lavoratore viene licenziato, si dimette o va in pensione (oltre al caso di richiesta di acconto). In questo caso, il TFR sarà tassato separatamente con un’aliquota pari alla media pagata dal lavoratore negli ultimi 5 anni, concedendo opportune detrazioni per i redditi fino a 30.000 euro.
Se passasse la proposta informale ventilata negli ambienti governativi, le imprese dovrebbero inserire in busta paga la metà del TFR da accantonare ogni anno. Con ciò, avrebbero problemi di liquidità, soprattutto, le imprese con meno di 50 dipendenti, che oggi utilizzano nei fatti il TFR come fonte di autofinanziamento. Infatti, la disciplina prevede che il lavoratore di imprese con almeno 50 dipendenti possa scegliere se versare il suo TFR all’Inps o se trattenerlo in azienda. Le imprese di minori dimensioni, tuttavia, non accantonano mensilmente o annualmente l’importo da liquidare al lavoratore alla fine del rapporto di lavoro, né stipulano apposite polizze assicurative, scegliendo spesso di erogare la somma all’occorrenza. Con la proposta di cui sopra, le piccole imprese sarebbero costrette a mettere mano alla loro liquidità, in un momento in cui riscontrano già gravi difficoltà, a causa del credito insufficiente erogato loro dalle banche e per i mancati pagamenti della PA. Sulla carta, la misura appare neutra, ma nei fatti non sarebbe così. Equivarrebbe, nel breve termine, a un aumento salariale a carico delle imprese.
Attenzione: nemmeno i lavoratori sarebbero del tutto avvantaggiati. Trasferendo parte del TFR in busta paga, questi sarebbe tassato con le stesse aliquote applicate al loro reddito, ossia di più di quanto non lo sia oggi con la disciplina sopra accennata. Per non parlare del fatto che verrebbe meno una forma di finanziamento della previdenza complementare, che sarebbe azzoppata sul nascere.
Ancora una volta, lo stato farebbe cassa. Su un flusso di accantonamenti annui intorno ai 26 miliardi, 13 andrebbero in busta paga e si riuscirebbe così a tassare sin da subito una montagna di liquidità che dovrebbe altrimenti essere tassata solo alla fine del periodo di lavoro. Nel lungo periodo, per lo stato sarebbe indifferente, ma nel breve troverebbe qualche miliardo in più di gettito fiscale. E per quanto sopra detto, tasserebbe oggi di più ciò che dovrebbe tassare, allo stato attuale, domani di meno.
Non si tratta di misure per rilanciare i consumi e per dare più soldi in busta paga ai lavoratori, quanto un escamotage per fare cassa sulle spalle di imprese e dipendenti.

sabato 27 settembre 2014

I media della Germania comprati da Usa e Nato

"A volte le notizie sono un puro lavaggio del cervello".
Il nuovo libro di Udo Ulfkotte, un ex giornalista tedesco con 17 anni di esperienza, rivela la pratica diffusa dei pagamenti ai media tedeschi da parte degli Stati Uniti d'America e della NATO per promuovere la loro agenda, ed è diventato un bestseller.
Il lavoro di Ulfkotte chiamato 'Gekaufte Journalisten (' Giornalisti comprati '), offre una moltitudine di casi, nomi ed esempi di manipolazione dell'opinione pubblica tedesca orchestrata dalla Ambasciata degli Stati Uniti in Germania e in diverse organizzazioni internazionali.
Egli dimostra un alto livello di auto-critica, dal momento che ammette di aver ricevuto soldi dai servizi segreti americani per mettere a fuoco diversi problemi da un certo punto di vista. Così, alcuni media tedeschi non sono altro che succursali del servizio di propaganda della NATO, afferma.
"Molte persone che non sanno molto su come funziona il giornalismo in Germania o in Occidente in generale si sorprenderanno. Per coloro che credono ancora nell'indipendenza e la libertà dei nostri mezzi leggere questo libro, senza dubbio, sarà uno shock," dice a RT il redattore capo del giornale tedesco 'Zuerst', Manuel Ochsenreiter.
'Giornalisti comprati' è diventato un bestseller in Germania, anche perchè molte persone sono interessate allo stato attuale del giornalismo tedesco per le tensioni in particolare tra la Russia e l'UE. Come afferma un commento sul libro, questo perché "la diversità di opinioni è solo simulata: a volte le “notizie” (in Germania) sono puro lavaggio del cervello"

venerdì 26 settembre 2014

IL POMO DELLA DISCORDIA DELL'ARTICOLO 18

Tutti parlano dell’articolo 18 e del “Jobs Act” con i renziani che parlano di voler finalmente liberare l’Italia dalle incrostazioni del passato. Ma cosa implicherà il superamento dell’ articolo 18? Secondo noi le conseguenze saranno drammatiche, e di ampia portata.
Magari l’Articolo 18 non riguarderà molti lavoratori in Italia, certo, tuttavia cercare di addossare all’esistenza dell’Articolo 18 le colpe della mancata crescita dell’Italia è semplicemente la cartina di tornasole che permette di capire molto bene quelle che sono le intenzioni di Matteo Renzi e soci. 
Di per sè non varrebbe nemmeno la pena di fare una battaglia per difendere l’Articolo 18 dal momento che ormai riguarda pochi lavoratori e milioni di italiani il lavoro proprio non ce l’hanno. 
Peccato che l’articolo 18 sia un simbolo, e i simboli anche nel XXI secolo conservano una enorme potenza e forza. Anzi è proprio perchè l’Articolo 18 è un simbolo che Renzi e soci lo vogliono distruggere, è il simbolo che rappresenta quel poco di tutela che ancora hanno i lavoratori. Un volta tolto l’Articolo 18 insomma, si vedrebbe una sorta di effetto diga, con più nulla a tutelare i lavoratori dalla marea montante dei licenziamenti selvaggi. 
L’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori infatti è un vero e proprio perno dei diritti dei lavoratori in quanto è una effettiva tutela per i lavoratori dai licenziamenti ingiustificati non tanto dal punto di vista reale (in quanto sono ormai pochi i lavoratori a goderne), quanto dal punto di vista simbolico. In sostanza senza l’Articolo 18 si aprirebbe una deriva inevitabile con uno sbilanciamento totale nei contratti a netto sfavore dei lavoratori, a quel punto niente altro che una massa amorfa di persone tutte uguali da utilizzare a proprio piacimento per avere profitti sempre crescenti. 
Non ci credete? In Spagna esisteva qualcosa di molto simile al nostro Articolo 18 ed è stato eliminato. Subito dopo abbiamo assistito a un netto aumento dei licenziamenti indiscriminati, cui non ha fatto da contraltare un indennizzo economico corrispondente ai lavoratori licenziati. Senza l’Articolo 18 alle aziende costerà molto di meno licenziare al punto da considerare il licenziamento una pratica assolutamente normale. Insomma per Renzi e molti altri il futuro del lavoro in Italia è un futuro di aziende che potranno liberamente licenziare a proprio piacimento e senza alcuna conseguenza, chiaramente appiattendo al ribasso le retribuzioni. Senza tutele i lavoratori diventano sostanzialmente “tutti uguali”, e il fatto più grottesco è che pur di lavorare saranno gli stessi lavoratori a salutare positivamente questa situazione.

giovedì 25 settembre 2014

La Siria è il 7° paese a maggioranza musulmana bombardato dal Nobel per la Pace Obama

Gli imperi bombardano chi vogliono, quando vogliono, per qualsiasi motivo
Gli Stati Uniti hanno iniziato a bombardare obiettivi all'interno della Siria, di concerto con un gruppo di cinque regimi alleati: Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Giordania.

Ciò significa che la Siria è diventata il 7° paese a maggioranza musulmana ad essere bombardato dal Nobel per la Pace 2009 dopo Afghanistan, Pakistan, Yemen, Somalia, Libia e Iraq.
L'assoluta mancanza di interesse riguardo l’autorità legale di Obama a bombardare la Siria ci dice che gli imperi bombardano chi vogliono, quando vogliono, per qualsiasi motivo (infatti, Obama ha bombardato la Libia, anche dopo che il Congresso aveva esplicitamente votato contro l'autorizzazione all’uso della; vincoli costituzionali non riguardano guerrieri e imperatori).
Era poco più di un anno fa, e i funzionari di Obama insistevano che bombardare e attaccare Assad era un imperativo morale e strategico. Ora invece, Obama sta bombardando i nemici di Assad, mentre educatamente informa in anticipo Damasco dei suoi obiettivi. L’obiettivo di una guerra sembra irrilevante per gli Stati Uniti; ciò che conta è che sia in guerra, sempre e per sempre.
Sei settimane di bombardamenti hanno solo scalfito ISIS in Iraq, ma il ritmo del suo reclutamento è aumentato. Questo era prevedibile: gli Stati Uniti sanno da anni che ciò che alimenta e rafforza il sentimento anti-americano (e quindi l'estremismo anti-americano) è esattamente quello che continuano a fare: l'aggressione in quella regione. Creare e rafforzare continuamente i nemici è una caratteristica in quanto è quello che poi giustifica la lubrificazione costante della redditizia macchina della guerra infinita.
Se c'è qualcuno che crede davvero che l’obiettivo del nuovo intervento sia una crociata morale per sconfiggere i malvagi dell’ ISIS (mentre gli Stati Uniti combattono a fianco dei loro stretti amici sauditi), Greenwald invita a leggere un saggio del Professor As'ad AbuKhalil su come la Siria sia una guerra per procura a più livelli. Come il disastroso "intervento" in Libia dovrebbe definitivamente e permanentemente dimostrare, gli Stati Uniti non bombardano paesi per obiettivi umanitari. L'umanitarismo è la finzione, non lo scopo .

martedì 23 settembre 2014

Inquietante per l'occidente la costruzione di "una sorta di Nato guidata dalla Cina"

Mentre il gruppo di Shangai si allarga, Cina e Iran si preparano per le esercitazioni navali congiunte nel Golfo Persico
L'Economist ha descritto come "abbastanza inquietante dal punto di vista dell'Occidente" la possibile adesione di nuovi paesi all’Organizzazione di Shangai per la Cooperazione (l’organismo intergovernativo fondato il 14 giugno 2001 dai capi di Stato di cinque Paesi: Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan). Spaventa la prospettiva di "una sorta di NATO guidata dalla Cina".
Anche i paesi asiatici con una tradizione democratica consolidata, come la Mongolia, sono appagati dal ruolo di osservatori nell’organizzazione di integrazione regionale, al punto che ne chiederanno l'adesione, sostiene il blog editoriale della rivista. Quali sono le ragioni che portano i governi dell'Asia ad allearsi con la Cina e la Russia nel Gruppo di Shanghai?, si chiedono gli autori britannici.
Durante il recente vertice dell'Organizzazione a Dushanbe (capitale del Tagikistan), svoltasi l'11 e 12 settembre, il presidente della Cina, Xi Jinping, ha detto che l'agenzia dovrebbe "concentrarsi sulla lotta contro l'estremismo religioso e il terrorismo su Internet ". Questo approccio, secondo l’opinione editoriale, è molto efficace per i paesi asiatici colpiti da un'epidemia di intolleranza jihadista. Un certo numero di esempi recenti confermano che solo se si uniscono le forze si può combattere questo male. Infatti, alcuni cittadini cinesi di etnia Uiguri, provenienti dalla regione autonoma cinese del Xinjiang, hanno fatto guerra alle forze governative nelle aree tribali del Pakistan e dello Stato islamico in Iraq e la Siria. Questo mese quattro Uiguri con presunti collegamenti allo Stato islamico sono stati arrestati sull'isola indonesiana di Sulawesi. Questi uomini provenivano dalla Cina attraverso il sud-est asiatico e presenterebbero un pericolo per tutti i paesi della regione.
Nel frattempo, l'Organizzazione di Shanghai fornisce strumenti per rilevare quegli individui, indagare e rimpatriarli se necessario. Ecco perché l'India, il Pakistan e l’Iran vogliono unirsi al Gruppo di Shanghai, ammettono gli analisti, sottolineando che anche agli alleati degli Stati Uniti questa integrazione sembra interessante.
"Uno dei successi della Cina in Asia centrale negli ultimi anni è che è stata in grado di assicurare la cooperazione con le autorità locali [degli Stati dell'Asia centrale] nella deportazione di immigrati clandestini, soprattutto Uiguri, che ora sono costretti a lasciare la Cina attraverso il Laos e la Thailandia ", dice The Economist. "È molto probabile che sia il risultato della crescente presenza cinese nella regione, del commercio con la Cina e degli accordi di estradizione fatta." Gli autori ammettono che la Russia e la Cina possono avere dubbi circa l'importanza che entrambi i paesi dovrebbero fornire all'Organizzazione di Shangai. Tuttavia, già nella sua forma attuale, il gruppo permette di estendere l'influenza di Pechino su nuovi territori. Secondo gli inglesi, è uno strumento con il quale Pechino "lentamente, in modo casuale e senza alcun chiaro obiettivo in vista" sta costruendo un nuovo ordine mondiale.
Intanto due navi da guerra cinesi hanno attraccato al principale porto militare dell'Iran per la prima volta nella storia. Entrambi i paesi hanno condotto quattro giorni di esercitazioni navali congiunte.
L’agenzia Xinhua ha riportato che navi militari cinesi coinvolte nella protezione del trasporto marittimo nel Golfo di Aden hanno gettato l'ancora nel porto iraniano di Bandar Abbas sabato per una "visita amichevole". Una delle navi è il Changchun, un missile guidato cacciatorpediniere.
Le marine da guerra iraniana e cinese avevano programmato di iniziare le esercitazioni congiunte lunedì e di centrarle nelle missioni di salvataggio. La Cina sta ampliando le aree in cui la Marina opera, unendosi recentemente agli sforzi per combattere la pirateria nel Golfo di Aden e al largo delle coste somale.
Il sito ufficiale della Marina cinese riporta che questa è la prima visita da parte di navi cinesi da guerra in Iran. Il contrammiraglio Xinjian Huang ha fatto la seguente dichiarazione: "Sono sicuro che questa visita promuoverà il costante progresso della cooperazione amichevole tra le marine dei nostri due paesi."
Il quotidiano di stato iraniano Kayhan "ha riferito che le navi da guerra cinesi trasportano anche 650 marinai che si sfideranno in" manifestazioni sportive "con le loro controparti iraniane.

domenica 21 settembre 2014

STATI UNITI: Sempre e solo menzogne, e grazie a noi la fanno franca

Come pensavano di farla franca sostenendo che in Iraq ce n’erano grandi quantità di armi chimiche, biologiche e perfino nucleari? I disertori avevano chiaramente affermato che le armi chimiche e quelle biologiche (alcune fornite dagli stessi Usa) erano state distrutte. Gli ispettori avevano ispezionato quasi ogni centimetro dell’Iraq e avevano detto che mancavano ancora solo pochi centimetri, se gli avessero dato qualche giorno in più. L’Iraq stava urlando che non era in possesso di tali armi. Molte nazioni nel mondo gli davano ragione. Lo stesso staff di Colin Powell lo avvertiva che le sue affermazioni non sarebbero state considerate plausibili. Eppure, l’hanno fatta franca. Al punto che ancora oggi molta gente di buone intenzioni negli Stati Uniti sostiene che nessuno può essere certo che Bush, Cheney e gli altri sapessero che le loro dichiarazioni erano false al momento che le facevano.
«Tutto ciò – scrisse Adolf Hitler – è ispirato dal principio che nella grande bugia esiste sempre una certa forza di credibilità; perché le vaste masse di Colin Powell all'Onu con la falsa fiala di antraceuna nazione sono sempre facilmente corruttibili nel profondo della loro natura emotiva piuttosto che coscientemente o volontariamente; e così nella primitiva semplicità delle loro menti cadono più facilmente vittime di una grande bugia anziché di una piccola, in quanto essi stessi dicono spesso delle piccole bugie su piccole cose ma si vergognerebbero di ricorrere a delle falsità su larga scala». I media americani hanno sostenuto ripetutamente che la Russia ha invaso l’Ucraina. Lo sostengono per un po’, poi si scopre che non c’è stata nessuna invasione, così fanno una pausa. Dopo lo sostengono ancora una volta. Oppure sostengono che un convoglio di aiuti costituisce un’invasione. Eppure questi convogli di aiuti sembrano proprio dei convogli di aiuti in tutte le fotografie, e nessuno è stato capace di produrre fotografie simili di un’invasione.
Quando i mezzi corazzati ucraini entrarono nell’est del paese e vennero circondati dai civili, abbiamo visto le fotografie e i video. Ora esiste soltanto una foto satellitare della serie “reperti Colin-Powell”, fornita dalla Nato e che si suppone indichi artiglieria russa in Ucraina. L’invasione principale russa che apparentemente è in offerta speciale con un repellente per giornalisti, si dice consista di 1.000 soldati – ossia lo stesso numero di truppe che gli Usa hanno mandato ancora una volta in Iraq, della cui invasione evidentemente non ci dobbiamo preoccupare. Ma dove sono questi 1.000 soldati russi che invadono l’Ucraina? L’Ucraina sostiene di aver catturato 10 di questi, anche se questi 10 non sembrano concordare con questa versione. Che cosa è successo agli altri 990? Come è stato possibile per qualcuno avvicinarsi tanto da fare 10 prigionieri ma non aver potuto fare una fotografia degli altri 990?
Nel frattempo la Russia smentisce tutto e sollecita pubblicamente gli Stati Uniti a impegnarsi diplomaticamente con l’Ucraina e il governo di quest’ultima di smettere di bombardare i propri cittadini e di elaborare un sistema federalista che rappresenti ognuno nelle proprie frontiere. Ma la Nato non ha tempo, è impegnata ad annunciare una contro-invasione per far fronte all’invisibile invasione russa. Come pensano che la faranno franca con questo? Vediamo. Nemmeno uno dei responsabili per le menzogne che causarono la distruzione dell’Iraq e la morte di alcune milioni di persone, insieme al prevedibile e previsto caos che ora tormenta il paese e tutta la regione, è stato mai ed in nessun modo chiamato a rispondere. La menzogna che Gheddafi stesse per massacrare degli innocenti, la bugia che ha facilitato l’attacco in Libia e l’inferno che sta regnando ora in quel paese: nessuno è stato chiamato a rispondere in qualsiasi modo. La menzogna che la Casa Bianca avesse le prove che Assad aveva usato armi biologiche? Nessuno è stato chiamato a rispondere. Addirittura nessuno si è sentito obbligato a Propaganda anri-russia in Lituaniagiustificarsi quando hanno cambiato obbiettivo e proposto di bombardare i nemici di Assad.
E la menzogna secondo cui gli attacchi dei droni non uccidono innocenti e non uccidono quelli che, invece, potrebbero essere arrestati facilmente? Nessuno è stato chiamato a rispondere. La menzogna che gli Stati Uniti avessero la prova che ad abbattere l’aereo sopra l’Ucraina fosse stata la Russia? Nessuno è stato chiamato a rispondere, e gli Usa si oppongono a una indagine indipendente. La menzogna che la tortura ci garantisce la sicurezza, una menzogna che ha portato gli Usa a torturare della gente? Nessuno, ai livelli degli uffici ad aria condizionata, è stato mai chiamato a rispondere. Perché pensano di poter farla franca? Perché tu glielo permetti. Perché non vuoi credere che commettono tali atrocità. Perché non vuoi credere che sono tanto bugiardi. Sai una cosa? Co sono persone che si sentono come degli idioti perché hanno creduto alle menzogne sull’Iraq. Immagina come si sentiranno quando scopriranno che avevano creduto all’invasione di una nazione che non era mai stata invasa.