lunedì 30 giugno 2014

IL TISA

Come se non bastasse il Partenariato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti (TTIP), ovvero il negoziato, condotto in assoluta segretezza, fra Usa e Ue per costituire la più grande area di libero scambio del pianeta, realizzando l’utopia delle multinazionali, un nuovo attacco ai beni comuni, ai diritti e alla democrazia è in corso con il TISA (Trade In Service Agreement), un nuovo trattato.
Si tratta –per quel che sinora è filtrato dalle segrete stanze- di un negoziato, che riprende in molte parti il fallito accordo generale sul commercio e i servizi (Agcs), discusso per oltre 10 anni e con durissime contestazioni di piazza all’interno dell’Organizzazione Mondiale del Commercio.
Fallito quello che doveva essere un accordo globale, le grandi elite politico-finanziarie hanno da tempo optato per accordi tra singoli paesi o per aree, dove far rientrare dalla finestra, grazie all’assoluta opacità con cui vengono condotti gli stessi, ciò che le mobilitazioni sociali dei movimenti altermondialisti avevano cacciato dalla porta.
A sedere al tavolo delle trattative per il nuovo trattato sono i paesi che hanno i mercati del settore servizi più grandi del mondo: Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda, Canada, i 28 paesi dell'Unione Europea, più Svizzera, Islanda, Norvegia, Liechtenstein, Israele, Turchia, Taiwan, Hong Kong, Corea del Sud, Giappone, Pakistan, Panama, Perù, Paraguay, Cile, Colombia, Messico e Costa Rica. Con interessi enormi in ballo: il settore servizi è il più grande per posti di lavoro nel mondo e produce il 70 per cento del prodotto interno lordo globale; solo negli Stati Uniti rappresenta il 75 per cento dell'economia e genera l'80 per cento dei posti di lavoro del settore privato.
L’aspetto più incredibile è il fatto di come, non solo il negoziato si svolga in totale spregio di alcun diritto all’informazione da parte dei cittadini, bensì sia previsto, fra le disposizioni contenute, l’impegno da parte degli Stati partecipanti a non rivelare alcunché fino a cinque anni dopo la sua approvazione!
Una nuova ondata di liberalizzazioni e di privatizzazione di tutti i servizi pubblici si sta dunque preparando e, non a caso, la prima tappa di questa trattativa –avvenuta nell’aprile scorso e finita nelle provvidenziali mani di Wikileaks- ha riguardato la liberalizzazione dei servizi e prodotti finanziari, dei servizi bancari e dei prodotti assicurativi: non sia mai che la crisi, provocata esattamente dalle banche e dai fondi finanziari, rimetta in discussione la totale libertà di movimento e di investimento dei capitali finanziari in ogni angolo del pianeta.
Per quel che si è riusciti a sapere, proprio in questi giorni si sta svolgendo un secondo incontro ed è assolutamente evidente come ad ogni tappa verrà posta l’attenzione su un settore di servizi, fino a comprenderli tutti: dall’acqua all’energia, dalla sanità alla scuola, dai trasporti alla previdenza.
Un mondo da mettere in vendita, attraverso la trappola del debito pubblico e le politiche di austerità, attraverso il TTIP e il TISA, per permettere al modello capitalistico di uscire dalla crisi sistemica, con un rilancio dei mercati finanziari, che, dopo aver investito l'economia, ora hanno puntato gli occhi sulla società e la vita, sui diritti, i beni comuni e la natura.
Per farlo, devono sottrarsi ad ogni elementare regola di democrazia e rifugiarsi nella segretezza: ma come i vampiri della notte non reggono la luce del giorno, così i piani delle elite politico-finanziarie possono essere sconfitti da una capillare informazione e da una ampia e determinata mobilitazione sociale. E' ora di muoversi.

domenica 29 giugno 2014

LA PORCATA BIS DELLA RIFORMA DEL SENATO

Fu porcata-bis dell’ineffabile Cal­de­roli, o cal­lido dise­gno del governo pur di assi­cu­rarsi il senato non elet­tivo tanto ago­gnato? Tutti rifiu­tano la pater­nità, e l’angoscioso inter­ro­ga­tivo sul ritorno dell’immunità-impunità per­corre l’Italia e le prime pagine dei gior­nali. La sto­ria dirà.
Tutto nasce per l’emendamento che sop­prime l’art. 6 della pro­po­sta gover­na­tiva, con l’effetto di esten­dere ai sena­tori di seconda scelta del «senato nuovo» la pie­nezza delle garan­zie pre­vi­ste dall’art. 68, comma 2, della Costi­tu­zione per i parlamentari.
Per inten­derci, par­liamo dell’autorizzazione della camera per arre­sti, per­qui­si­zioni e inter­cet­ta­zioni. Dun­que, esi­ste­reb­bero in Ita­lia 95 gover­na­tori, con­si­glieri regio­nali e sin­daci per cui – a dif­fe­renza di tutti gli altri — qual­siasi inda­gine della magi­stra­tura sarebbe molto dif­fi­cile, di fatto impos­si­bile, o comun­que assog­get­tata al giu­di­zio dei pari.
Un bene­fit appe­ti­bi­lis­simo per i for­tu­nati 95, assai più del posto auto sotto Palazzo Madama. E nes­suno avanzi sot­tili distin­guo sul punto che la garan­zia costi­tu­zio­nale ope­re­rebbe per le fun­zioni di sena­tore, e non per quelle di sin­daco, con­si­gliere, o gover­na­tore. Come sepa­rare in con­creto, nell’ambito di un’attività inve­sti­ga­tiva, l’attività svolta per il comune o la regione da quella par­la­men­tare? E poi baste­rebbe con­durre gli affari – per così dire più riser­vati – nella bou­vette del senato o sul cel­lu­lare di servizio.
La radice del pro­blema è nell’avere scelto di imbot­tire il nuovo senato di ceto poli­tico regio­nale e locale, nel tempo del Mose, dell’Expo, degli assurdi rim­borsi spese a danno del pub­blico era­rio. Le inchie­ste hanno sco­perto un ver­mi­naio, mostrando a tutti quel che i più avver­titi già sape­vano: che la poli­tica regio­nale e locale è oggi in larga misura il ven­tre molle del sistema Italia.
Non c’è in prin­ci­pio nulla di inac­cet­ta­bile in un senato eletto in secondo grado. Se ne parlò ampia­mente anche in Assem­blea costi­tuente. Ma ogni cosa va vista nel suo tempo. Agli albori della Repub­blica, il cur­sus hono­rum era stret­ta­mente gover­nato da forti par­titi poli­tici, che garan­ti­vano la qua­lità e l’onorabilità degli eletti in tutti i livelli isti­tu­zio­nali, dalla peri­fe­ria al cen­tro. I par­titi liquidi di oggi non ne sono più capaci, come pro­vano le ricor­renti pole­mi­che sulla can­di­da­tura di per­so­naggi pros­simi al rin­vio a giu­di­zio, fre­schi di con­danna, e per­sino in odore di mafia e camorra. Siamo molto più vicini agli Stati Uniti che nel 1913, per porre fine a scan­dali e cor­ru­zione, scris­sero nella Costi­tu­zione l’elezione popo­lare diretta dei senatori.
Ben si com­prende come la rea­zione dell’opinione pub­blica sia stata nel senso dell’abolizione della gua­ren­ti­gia per tutti i par­la­men­tari, piut­to­sto che per l’allargamento ai sena­tori di nuovo conio. Certo, la spe­ciale tutela dell’art. 68, co. 2, ha avuto nella sto­ria repub­bli­cana grande rilievo in alcuni momenti, ad esem­pio quando i par­la­men­tari della sini­stra si met­te­vano alla testa delle mani­fe­sta­zioni per la riforma agra­ria. Ma quei tempi sono lon­tani. E ha più senso togliere una gua­ren­ti­gia vista da tanti come inac­cet­ta­bile pri­vi­le­gio, piut­to­sto che allar­garla a chi potrebbe appro­fit­tarne per aumen­tare il livello di cor­rut­tela. Del resto, non sono pochi i paesi in cui la garan­zia per il par­la­men­tare si ferma alla immu­nità per le opi­nioni espresse e i voti dati nell’esercizio delle funzioni.
Com­po­si­zione del senato, sta­tus dei suoi mem­bri, poteri dell’istituzione fanno parte di un con­ti­nuum inscin­di­bile. La pole­mica in atto dimo­stra come sia dif­fi­cile – nelle con­di­zioni reali di oggi – costruire una isti­tu­zione forte negando l’elezione diretta. Aumen­tare i poteri, come in qual­che misura fanno gli emen­da­menti pre­sen­tati, accre­sce le con­trad­di­zioni, non le risolve. E rimane soprat­tutto macro­sco­pico il punto della revi­sione costi­tu­zio­nale. La Costi­tu­zione di tutti viene lasciata nelle mani di una camera poco rap­pre­sen­ta­tiva in virtù della legge elet­to­rale, e di un senato per niente rap­pre­sen­ta­tivo per­ché affi­dato alle occa­sio­na­lità delle vicende locali. Quale forza potrebbe mai avere domani una simile Costi­tu­zione? A que­sto punto, una riforma seria richie­de­rebbe una riscrit­tura radi­cale dell’art. 138 Cost., che affi­dasse la revi­sione a un’assemblea eletta ad hoc con il proporzionale.
Stu­pi­sce che la scom­messa del governo sia tanto forte. È il caso di riba­dire ancora una volta che un senato non elet­tivo non è affatto l’unico modo di supe­rare il bica­me­ra­li­smo pari­ta­rio. Al con­tra­rio, si potrebbe inve­stire su un senato forte ed elet­tivo nell’ambito di un sistema dif­fe­ren­ziato.
Ancora, il bica­me­ra­li­smo non è di per sé causa di ritardo e danno all’effettività del gover­nare.
Il 6 mag­gio 2014 Hol­lande, nel fare il bilan­cio dei primi due anni di Pre­si­denza afferma che il divieto per i par­la­men­tari del cumulo con cari­che ese­cu­tive regio­nali e locali « c’est un grand pas pour notre démo­cra­tie ». Indub­bia­mente, anche il nuovo senato sarebbe per noi un grande passo. Pur­troppo, all’indietro.

venerdì 27 giugno 2014

IL RUOLO DEI POTERI FORTI NEL PD

Se uno vuol capire bene cos'è il governo Renzi, il "sistema Pd", il senso comune "contro il pubblico" e altre stronzate di successo di questi tempi, è bene che guardi a Carlo De Benedetti, proprietario del gruppo Repubblica-L'Espresso, ovvero il primo caso di "partito-azienda" in questo paese (proprio così: è arrivato prima di Berlusconi, anche se ha "vinto" soltanto ora, dopo aver sponsorizzato e bruciato decine di aspiranti "salvatori della patria": De Mita, Craxi, Segni, Rutelli, D'Alema, Veltroni, Bersani, ecc). Curiosità: anhe lui, come Sergio Marchionne, ha preferito farsi "naturalizzare" come cittadino svizzero, chissà perché...

Un esempio solare viene dalla vicenda Sorgenia, società controllata dalla Cir (finanziaria della famiglia De Benedetti) fino a pochissimo tempo fa. Quando, cioè, le perdite sono diventate tali da convincere il boss di Repubblica e tessera n. 1 del Pd a mollare tutto nelle mani delle banche creditrici. Le quali ora si ritrovano a gestire 1,8 miliardi di "sofferenze" (l'eufemismo con cui definiscono i prestiti che non rientraranno mai più in cassa) e a dover trovare qualcuno - nessuno - che acquisti una società ormai valutata zero euro.

Perché è illuminante (al di là delle facili battute sul fatto che Sorgenia si occupa di forniture elettriche)? Perché il comportamento delle banche è stato paradigmatico: in piena crisi finanziaria, mente chiudevano i rubinetti del credito sia a piccole e medie imprese che alle famiglie, mentre chiedevano "rientri" anche di pochi euro a clienti giudicati "non solidi"... continuavano a prestare centinaia di milioni a De Benedetti, per una società che non ha mai fatto un euro di guadagno e accumulava decine di milioni di perdite l'anno. Evidentemente, nella valutazione sulla solidità delle "garanzie" offerte da Cir, c'era non soltanto la grande ricchezza della famiglia, ma anche il "peso politico" da questa esercitato tramite i media e il Pd.

Se tutto fosse limitato o limitabile a questo solo aspetti, potremmo chiuderla qui e definire De Benedetti un pessimo imprenditore (basterà ricordare la distruzione della Olivetti, da lui comprata quando era ancora un'azienda all'avanguardia in campo informatico), con il pallino della politica.

Sul suo giornale - "suo" in senso stretto, proprietario - ma anche sul foglio di Confindustria (IlSole24Ore) si esercita spesso in infuocati editoriali contro la pubblica amministrazione, l'invasività dello Stato (in toni non molto dissimili da LIbero o Il Giornale, peraltro), la fannullonaggine dei lavoratori pubblici (che licenzierebbe tutti volentieri, polizie a parte), indicando cosa va cambiato in Italia e come. A suo insindacabile parere.

Ecco, i due ruoli ("locusta" e "moralizzatore") a noi sembrano decisamente incompatibili. Qualcosa che trova un paragone calzante solo con i numerosi "conflitti di interesse" berlusconiani. Ma di questo maleodorante impasto sembra fatta la classe dirigente italica. Tutta intera.

giovedì 26 giugno 2014

LE GRANDI MANOVRE SOTTOTRACCIA

Allo studio un accordo segreto internazionale per favorire la grande finanza.
Vi è un do­cu­men­to se­gre­to (Tasi, Trade in ser­vi­ce agree­ment) sul quale stan­no la­vo­ran­do cin­quan­ta Paesi oc­ci­den­ta­li per rag­giun­ge­re «un ac­cor­do se­gre­to a li­vel­lo in­ter­na­zio­na­le che punta a sman­tel­la­re il ruolo dei go­ver­ni nella fi­nan­za e apri­re la stra­da a po­li­ti­che ul­tra-li­be­ri­ste».
Il Tasi, an­co­ra in via di ela­bo­ra­zio­ne, è stato ana­liz­za­to da Jane Kel­sey, pro­fes­so­res­sa della fa­col­tà di giu­ri­spru­den­za del­l’U­ni­ver­si­tà di Auc­kland, la quale ha messo in luce «la vo­lon­tà dei pro­po­nen­ti di eli­mi­na­re al­cu­ne delle norme che sono state in­tro­dot­te (o sug­ge­ri­te) in se­gui­to alla crisi del 2008. Per esem­pio i li­mi­ti alle di­men­sio­ni degli isti­tu­ti fi­nan­zia­ri, im­po­sti in al­cu­ni Paesi per evi­ta­re il ri­pe­ter­si di ope­ra­zio­ni di sal­va­tag­gio ob­bli­ga­te nei con­fron­ti di quei sog­get­ti “trop­po gran­di per fal­li­re”. Le pro­po­ste pre­sen­ta­te nella bozza si oc­cu­pa­no però anche di altre que­stio­ni, come la pri­va­tiz­za­zio­ne della pre­vi­den­za e delle as­si­cu­ra­zio­ni, l’e­li­mi­na­zio­ne degli ob­bli­ghi di di­vul­ga­zio­ne delle ope­ra­zio­ni off­sho­re nei pa­ra­di­si fi­sca­li, il di­vie­to di im­por­re un si­ste­ma di au­to­riz­za­zio­ne per nuovi stru­men­ti fi­nan­zia­ri (come i de­ri­va­ti) o di re­go­la­men­ta­re l’at­ti­vi­tà dei con­su­len­ti fi­nan­zia­ri». Dal­l’ac­cor­do sono esclu­si i Brics, ov­ve­ro Rus­sia, Cina, India, Bra­si­le e Su­da­fri­ca e «do­vreb­be ri­ma­ne­re se­gre­to per 5 anni anche dopo il rag­giun­gi­men­to del­l’ac­cor­do tra i Paesi ade­ren­ti».

martedì 24 giugno 2014

GLI ITALIANI IN FUGA DALL'ITALIA

Con l’avvento del governo Monti il numero degli italiani che cercano condizioni di vita migliori all’estero è esploso: nel 2012 si è verificato un vero e proprio ‘boom.
Un vero e proprio esodo, nel giro di un anno il numero degli italiani che vivono in Inghilterra – meta tra le più ambite è raddoppiato.
Se ne vanno i giovani che in Italia non riescono a trovare lavoro, ma anche gli anziani che con la pensione farebbero la fame. Mentre i giovani scelgono paesi occidentali, Germania, Inghilterra e altri paesi europei, ma anche Australia, Usa e Canada, quest’ultimi generalmente scelgono l'est europa , il Sud America o il sud est asiatico, dove con l’assegno dell’INPS possono vivere dignitosamente. Ormai il numero dei connazionali che lasciano il paese è superiore a quello di migranti in entrata dai cosiddetti “paesi poveri”. Qualcuno dice che “esportiamo ‘cervelli’ – fior di laureati che spesso all’estero si sistemano, mentre in Italia sono relegati, nel migliore dei casi, ad una vita da precari – ed importiamo bassa manovalanza: e in un certo senso, è vero.  Ma oggi anche molti stranieri che avevano scelto di vivere in Italia, sono tornati al loro paese. Ormai l’ex belpaese, che un tempo era una delle mete più ambite dai migranti, sembra attrarre solo chi fugge da guerre o comunque da situazioni disperate: e molti profughi o “richiedenti asilo” usano l’Italia solo quale porta d’ingresso per altre nazioni d’Europa. Lo dimostrano i numeri dell’attuale emergenza sbarchi: ogni giorno sbarcano centinaia di persone che se restassero in Italia, avrebbero mandato in tilt il già fragile sistema dell’accoglienza: ma il ricambio è continuo, e spesso coloro che intendono richiedere “asilo” (praticamente tutti: anche se sanno che la richiesta sarà negata, presentarla significa “prendere tempo”, poter soggiornare temporaneamente nel paese dove presentano la richiesta, e ricevere sostegno economico) lasciano il paese immediatamente, prima che siano completate le operazioni di identificazione: se presentassero la richiesta in Italia dovrebbero restare qui fino a quando ricevono la risposta, pertanto lo fanno quando sono giunti alla destinazione finale, quasi sempre i paesi del nord Europa…

venerdì 20 giugno 2014

L'ITALIA CHE AFFONDA

La crisi che nel 2013 ha affossato i consumi e falcidiato i redditi ha avuto un'ulteriore, pesante, conseguenza: la morosita'. Ad aumentare non sono solo gli sfratti per mancato pagamento del mensile, anche nel settore dell’energia la situazione si va aggravando. Il fenomeno era già stato notato da qualche tempo, ora però si è diffuso anche nel "mercato di massa", con famiglie e imprese che sempre piu' spesso non pagano le bollette. A lanciare l’allarme è il presidente dell'Autorita' per l'Energia, Guido Bortoni, che non ha dato cifre però. L'allarme morosita', secondo la Relazione annuale dell'Autorita' al Parlamento, va di pari passo con altri elementi critici del panorama energetico. A partire dalla cosiddetta "poverta' energetica", vale a dire quella che soffrono coloro che non hanno un reddito sufficiente a sostenere prezzi che, a giudizio della stessa Autorita', malgrado alcuni positivi passi avanti (in particolare sul gas o per le Pmi con il recente taglio del 10% delle tariffe), continuano a preoccupare perche' "troppo alti". E' dunque urgente semplificare il ricorso ai bonus sociali, che possono costituire un'importante risorsa per tante famiglie: attualmente solo il 35% degli aventi diritto chiede di usufruirne. Ma anche aumentare gli sconti e adeguare il meccanismo al nuovo Isee. Quindi fatto un rapido calcolo il numero di chi non paga le utenze elettriche può essere valutato intorno ai quattro milioni.
''I consumi sono in drastico calo non solo nel settore del commercio, ma anche in comparti primari come quello energetico. Il forte aumento della morosita' da parte di famiglie e imprese dimostra inoltre come non ci siano piu' i soldi nemmeno per pagare le bollette. Trattandosi di un settore essenziale per la vita di persone e aziende, bisogna non solo ridurre le tariffe di luce e gas, ma anche un intervento mirato del Governo per sostenere i soggetti in difficolta', introducendo ulteriori sconti ed agevolazioni per i nuclei familiari a basso reddito e per le imprese che versano in condizioni di grave crisi e sono a rischio chiusura''.

mercoledì 18 giugno 2014

LE MANOMISSIONI DEL GOVERNO USA SULL'11 SETTEMBRE

I documenti ufficiali rilasciati dopo gli attentati dell’11 settembre hanno riconosciuto che i due aerei che hanno colpito le torri gemelle viaggiavano, al momento dell’impatto, a cira 900 km/h.
Il problema è che un Boeing 767 può raggiungere quella velocità solo a 10000 metri d’altezza perché l’aria rarefatta non produce attrito. Invece, sul livello del mare, un aereo di questo tipo non avrebbe mai potuto viaggiare a quella velocità perché la densità dell’aria lo avrebbe reso ingovernabile o ne avrebbe addirittura danneggiato la struttura. Eppure i due Boeing non hanno subito alcun danneggiamento fino al momento dell’impatto; impatto “perfetto” dato che i dirottatori hanno centrato in pieno le torri dopo aver compiuto manovre impossibili anche per i piloti più esperti.
E infatti sono proprio alcuni piloti esperti ad affermare che un Boeing 767 non possa viaggiare a 900 km/h sul livello del mare. Non solo: la stessa Boeing ha ammesso che sarebbe impossibile che un loro veivolo possa raggiungere tale velocità ad una quota tanto bassa.
Ma allora come si spiegano i filmati che tutto il mondo ha visto? Ci sono due possibilità: o tutti gli esperti si sbagliano, oppure i filmati sono stati modificati. Esiste un documentario, September Clues, che analizza i video (anche quelli amatoriali) che mostrano l’impatto sulle Twin Towers e le probabili manomissioni.
Analizzandoli si può capire come le inquetanti ombre su quel maledetto 11 Settembre sono innumerevoli, che le zone grigie e le ambiguità sono molteplici.
Probabilmente la verità non la sapremo mai ma almeno tentiamo di capirne qualcosa di più.