sabato 31 maggio 2014

L'AMMISSIONE DI MONTI

Proprio oggi Mario Monti ha ammesso candidamente che il governo Renzi sta portando avanti la sua linea politica. 
Mario Monti: “Matteo Renzi sta riaffermando la linea politica del mio governo. Non è di sinistra né di destra”
Che il governo di Letta prima e di Renzi poi, fossero la “continuazione” del governo Monti, non avevamo alcun dubbio; la linea politica infatti è la stessa su tutte le questioni principali, dall’accettazione totale e incondizionata dei diktat europei (o meglio, dei poteri forti che gestiscono l‘UE) alla politica estera, dove vengono sostenute convintamente tutte le posizioni di Barack Obama e soci, le missioni militari all’estero,etc.
Renzi è la ”fase due‘ del progetto iniziato con la destituzione di Berlusconi, che attenzione, non è una ”vittima” come qualcuno vuole farci credere, ovvero non è stato certo rimosso perchè voleva fare gli interessi italiani, ne perche nemico della massoneria internazionale bilderberghina.
Un’altra conferma, per chi ne avesse bisogno, sta nel fatto che Forza Italia in Europa aderira’ al gruppo europeista del PPE, e certamente Berlusconi sa bene come stanno le cose (le cause della crisi, lo strapotere di UE, etc.) ma e’ accerchiato dalle procure, e se non vuole finire male, non deve disturbare i ”manovratori”.
Nessun governo avrebbe potuto assumere le decisioni impopolari di Mario Monti, che in un periodo di poco superiore ad un anno, ha smantellato lo stato sociale, calpestando la Costituzione ed il buon senso. Se Berlusconi avesse reso disponibili solo a pagamento i farmaci salvivita abbandonando al loro destino i malati gravi, la villa di Arcore sarebbe stata probabilmente presa d’assalto.
Per fare le riforme distruttive di Monti, c‘era bisogno di qualcuno disposto a ‘metterci la faccia‘, e Monti era la persona ideale per i poteri forti. Non essendo un politico non temeva di perdere consensi; è sempre stato fedelissimo ai potentati, ovvero ha sempre coltivato i loro interessi, e per questo godeva della loro fiducia, garantiva che avrebbe fatto tutto quello che gli veniva ordinato.
Inoltre c’era bisogno di un governo di larghe intese, che fosse libero di agire in assenza di un’opposizione significativa, e anzi, PD/PDL/UDC hanno operato, insieme ai mass media, per far digerire il tutto agli italiani.
Il governo Berlusconi nell’estate del 2011 aveva recepito la famosa ”lettera della BCE”, Tremonti prima di lasciare varo’ una finanziaria (l’ennesima) da 50 miliardi, ma l’elite voleva, come abbiamo visto, molto, molto di piu’.
Il governo Monti in un anno ha varato numerosissimi provvedimenti, ha lavorato moltissimo, perche’ una fase come quella non poteva durare troppo, la pazienza dei cittadini ha un limite. In quel periodo Renzi se ne stava ben defilato a fare il sindaco di Firenze, e avallava l’azione politica distruttiva di Monti, non ha mai speso una parola contro quel governo, anzi ha piu’ volte sostenuto il professore bilderberghino. 
Renzi in quel periodo si faceva vedere in TV per pontificare e promettere, in assenza di contraddittorio e senza che nessun giornale/tv/politico, compresi quelli di centrodestra, lo criticassero.
Le primarie furono fatte vincere a Bersani volutamente, ovviamente mi riferisco ai ”grandi manovratori” del PD, e non alla base, ignara dei giochetti di potere. Le primarie le hanno fatte vincere a Bersani SAPENDO CHE SE AVESSE VINTO RENZI il PD avrebbe preso il 40%.
Per la prima volta il centrosinistra aveva un leader credibile, (credibile grazie alla propaganda, ma questo e’ un altro discorso ) capace di prendere anche i voti dell’elettorato berlusconiano, ma i ”colonnelli” del partito, ognuno dei quali orienta il voto di migliaia di militanti, hanno sostenuto Bersani.  Come mai il centrosinistra non ha schierato il suo esponente di spicco, coltivato per anni con i mass media? IL MOTIVO, EVIDENTEMENTE, E’ CHE NON VOLEVANO VINCERE, poiche’ se il PD avesse avuto una maggioranza sarebbero stati dolori, avrebbero dovuto governare da soli, ovvero ASSUMERSI LE PROPRIE RESPONSABILITA’ E METTERCI LA FACCIA, hanno preferito ritrovarsi in una situazione di ingovernabilita’ e sdoganare, dopo un accurato teatrino, un altro ”governo di larghe intese” con il centrodestra, una situazione sovrapponibile a quella del governo Monti. 
Oggi Forza Italia non sostiene il governo, ma certamente - e’ fin troppo evidente - non si sta opponendo (seriamente) ad esso. L’uscita di Alfano e la creazione del ”Nuovo Centrodestra” e’ una strategia decisa a tavolinoin quanto si sono resi conto che l’appoggio al governo Letta stava svuotando il serbatoio dei voti, e l’uscita di FI dalla maggioranza ha cercato di frenare questa emorragia, anche se come abbiamo visto alle recentissime europee, il centrodestra ha comunque pagato dazio in termini di voti, scendendo al minimo storico. 
Tornando a Renzi, egli e’ sostenuto e finanziato da banchieri e finanziari, ovvero dai medesimi potentati di cui e’ espressione Mario Monti. In questo scampolo di governo a parte pagare la ”tangente” da 80 euro all’elettorato classico del centrosinistra, (soldi pescati nelle tasche anche delle famiglie piu indigenti, visto che hanno eliminato le detrazioni per il coniuge a carico e rimodulato il calcolo del reddito ISEE) il governo Renzi non ha fatto niente di buono, galleggiando sulla propaganda e spianando la strada all’entrata in vigore del Fiscal compact, che secondo Renzi e’ cosa buona e giusta… inoltre la riforma del lavoro che intende presentare come ”soluzione di tutti i mali” rendera’ definitivamente precario il mercato del lavoro, con regole degne dei paesi dell’est…

giovedì 29 maggio 2014

DRAMMA A 5 STELLE

Il Movimento 5 Stelle è uscito oggettivamente ridimensionato dalla appena conclusasi tornata europea.Matteo Renzi ha ottenuto un risultato strabiliante, arrestando di fatto la marcia trionfale dei grillini. Come si spiega la debacle di Grillo? Perché, mentre in Europa spira fortissimo il vento anti-establishment, i cinque stelle arretrano? Della capacità di Renzi di ipnotizzare le masse abbiamo già detto.
Ora è il caso di individuare gli eventuali errori commessi dai pentastellati, di fatto spiazzati dall’improvviso e prepotente arrivo sulla scena di un personaggio come Renzi, bravissimo nel battere i grillini sul loro stesso terreno.
1)  Errori comunicativi. Per quanto fiaccata da una crisi lunga e snervante, l’Italia di oggi non vive una condizione di disperazione sociale paragonabile a quella della Germania di Weimar. Per cui, i toni allarmati, violenti, cupi, tetri e ridondanti, anziché ottenere l’effetto di rendere i cittadini informati e consapevoli, finiscono collateralmente con l’inquietare ulteriormente un elettorato nel complesso svampito, sempre pronto a barattare una dolorosa verità con una comoda e tranquillizzante bugia. Cosicché, consentendo all’ebetino di giocare tatticamente sulla dicotomia astratta rabbia/speranza, in pratica lo si invita a nozze. Rivolgo tale appunto tanto ai grillini quanto a me stesso, spesso sovrastato dal desiderio di denunciare le malefatte del potere ricorrendo ad immagini forti (“il neonazismo tecnocratico” per esempio), istintivamente avvertite come iperboliche (se non peggio…) dalla maggioranza dei lettori. D’altronde, poiché i massoni reazionari che governano la Ue stanno cinesizzando l’Europa per tappe, procedendo cioè nella direzione individuata con estrema lentezza e prudenza, non è semplice per nessuno scorgere fino in fondo i reali pericoli connaturati al proseguimento acritico di alcune scellerate linee di indirizzo politico. Così facendo, in conclusione, il rischio è quello di finire con l’essere percepiti dall’opinione pubblica alla stregua di un manipolo di esaltati che non meritano alcuna fiducia.
2)  Errori politici. Fino a quando gli avversari si chiamavano Berlusconi Bersani, vecchi arnesi della politica indigesti a gran parte dell’elettorato, i grillini avevano gioco facile nel proporre la palingenesi figlia del cambiamento antropologico, suggestione ricorrente e primitiva che spinge la moltitudine a credere che la sofferenza sociale sia causata, non tanto dall’adozione di politiche sbagliate, quanto dal carattere ontologicamente impuro della categoria umana che di volta in volta le dispensa. In questa ottica barbarica, perciò, non importa “cosa si  fa” ma “chi fa”.  Da qui il passo verso il settarismo è assicurato. Con l’arrivo di Renzi, però, il millenarismo grillino si è afflosciato come un cono gelato a mezzogiorno. Perché? Perché Renzi, leader giovane e senza un passato da farsi perdonare, può abbracciare con successo la retorica grilleggiante forte del suo piglio fintamente rivoluzionario e decisionista. Né funziona, in tal senso, il patetico tentativo di demonizzazione personale messo in atto contro l’ex sindaco ”finito nientemeno che nel mirino della  Corte dei Conti”. Ululati ridicoli. “I grillini parlano, io faccio”, affonda invece la lama nel burro il segretario del Pd, lesto nel trasformare in gol gli assist involontariamente fornitigli proprio dagli intontiti grillini.
Sotto il profilo comunicativo, consiglio a Grillo e Casaleggio di abbandonare la retorica da Armageddon che ha contraddistinto specie l’ultima parte della recente campagna elettorale. Usare un linguaggio meno truce non significa annacquare la portata della denuncia. Significa semmai costringere l’interlocutore a rispondere nel merito delle cose proposte, evitando di offrire al sistema il pretesto per buttarla in caciara. Denunciare l’imminente apocalisse la mattina e andare da Vespa la sera non è poi molto coerente. Non a caso il Movimento 5 Stelle prese più voti lo scorso anno evitando la televisione. Non ha senso denunciare le malefatte di un sistema giornalistico bollato come “colluso” e “corrotto”, per poi legittimarlo  partecipando come nulla fosse ai teatrini allestiti dai soliti talk show. O si cambia narrazione o, a narrazione invariata, non si va in tv e non si rilasciano interviste. Per quanto riguarda il secondo aspetto, quello riguardante gli errori politici, mi limito per ora a sottolineare un aspetto che mi appare fondamentale. Dato per scontato che sul piano della demagogia più abietta (“casta”, “sprechi”, “corruzione” e  “debito pubblico” per capirci), i grillini con Renzi non la spuntano (Renzi come grillino è più credibile degli stessi grilli), al Movimento 5 Stelle per restare in vita non rimane che spostare la competizione su un piano politico più serio e alto. Certo, per tentare di imporre una linea politica bisogna prima assicurarsi di avercene una...

martedì 27 maggio 2014

BILANCIO DEL VOTO ITALIANO

Con il risultato delle elezioni per il Parlamento Europeo si è avuto in Europa l’effetto sperato o temuto da molti di una fortissima affermazione dei partiti e movimenti antieuro come è accaduto in Gran Bretagna con il 30% dei voti arrivati alla formazione di N. Farage, come successo in Francia con il 26% dei voti alla Marine Le Pen, un vero trionfo, divenuto il primo partito del paese transalpino e risultati simili anche in Austria con l’FPO di Heinz Christian Strache, in Danimarca, in Ungheria ed in Grecia.
Soltanto in Italia il risultato elettorale ha premiato il primo partito di maggioranza, il PD di Renzi, che, oltre ad essere partito di governo, è anche il primo partito filo europeista ed è quello che porta la responsabilità storica dell’ingresso dell’italia nell’euro nonché di aver sottoscritto ed aderito a tutti i trattati europei che hanno tolto ogni sovranità al paese consegnandolo ai voleri dell’oligarchia di Brucxelles e Francoforte, i trattati che hanno fatto versare centinaia di miliardi di denaro pubblico alle banche estere, con il pretesto di contribuire al così detto fondo di stabilità, salva banche (MES/ESM) ed hanno condannato, con le sciagurate politiche di austerità praticate dai governi Monti, Letta e Renzi, una generazione alla disoccupazione e precarietà e migliaia di famiglie alla scivolamento nella miseria.
Nonostante tutto questo, la massiccia campagna di marketing propiziata al candidato presentato come “nuovo” Matteo Renzi, con il furbo marchingegno di aver fatto sparire dalla scena i vecchi esponenti politici ormai impresentabili ed aver messo in prima fila tutte figure giovani e senza esperienza pregressa, hanno ottenuto il brillante risultato (mai toccato prima) del 40% dei consensi riuscendo sicuramente ad attrarre anche parte dell’elettorato deluso dal centro destra.
Il fronte della protesta dei 5 Stelle di Grillo e Casaleggio ha ottenuto risultati deludenti (il 20% circa) ed ha scontato il fatto di aver condotto una campagna molto urlata a forza di slogan ma senza chiari contenuti propositivi ma piuttosto con forme ambigue e contraddittorie: “usciamo dall’euro? Si, no, facciamo il referendum”, “vogliamo gli euro bond(?), rivedere i trattati, si forse, dove ci collochiamo in Europa? Non sappiamo, poi vedremo”. “Vinciamo noi”, diceva il movimento, ma noi chi? Si chiedevano in molti viste le tante anime presenti all’interno dei 5 S. Probabilmente è stato poi fatale per il movimento rivendicare i vecchi totem della sinistra come Berlinguer (l’autore del compromesso storico), aggregare personaggi discutibili come Dario Fo e Rodotà ed assimilare tutti i concetti della sinistra mondialista (immigrazione, ius soli, coppie gay, ecc..). D’altra parte qualsiasi dissidenza rispetto alla linea ufficiale è stata esclusa e le espulsioni e le estromissione dei dissidenti hanno fatto il resto con l’impedire che si formasse un vero dibattito interno sulla linea da seguire.
Chi ha avuto invece un discreto successo è stata la Lega di Salvini (6,5%) che ha condotto una campagna intelligente tutta protesa a richiedere l’uscita dall’euro, il ripudio dei trattati, il blocco dell’immigrazione di massa, la firma dei referendum contro la legge Fornero, la legge Merlin e gli altri. Salvini ha fatto la scelta giusta aggregandosi al fronte della marine Le Pen che si è dimostrato vincente in Europa e dichiarandosi di voler fare fronte comune nonostante le differenze fra i due movimenti. Salvato un partito che, per causa degli errori fatti e degli attacchi subiti, stava per scomparire.
Alla fine dei conti, facendo il bilancio di queste elezioni ,ci troviamo in Italia, unico paese in Europa, con una grande massa di gente che vorrebbe esprimere protesta e disagio e che ha trovato un canale “otturato” e senza sbocchi che si è dimostrato essere quello del movimento di Grillo e del Casaleggio che, nonostante gli entusiasmi suscitati e i tanti ragazzi dalla faccia pulita che si sono dedicati a fare campagna politica per il movimento, non ha ottenuto altro se non di far rafforzare il fronte governativo pro euro e pro eurocrazia.
A questo punto sorge però un dubbio, conoscendo le frequentazioni dell’ambiente finanziario del dr. Casaleggio e delle sue compartecipazioni nei club esclusivi dell’elite finanziaria come quello di Cernobbio: non sarà che sia stato proprio questo l’effetto voluto?
Lasciamo a chi legge il giudizio finale.

sabato 24 maggio 2014

SIAMO IN GUERRA MA NON CE NE ACCORGIAMO

Agli inizi del ’900, Joseph Schumpeter asseriva che banchieri e imprenditori da imponenti fatturati dovessero essere posti al timone della classe dirigente a suo tempo contemporanea, affinché la progettualità del loro operato, seppur esosa e non certo abbordabile per le frange meno abbienti, ovviasse a sanare qualsiasi genere di involuzione all’interno del sistema economico di un Paese, semmai contingenze estreme e poco placide si fossero presentate; John Keynes si conformava alla volontà di adottare impianti economici e fiscali efficienti ma che non fossero matrice di costi sociali sproporzionati e non gravassero pesantemente sulla quotidianità del popolo.
Le cronache attuali e del passato recente, esattamente ad un secolo di distanza dal concepimento di tali dottrine, ci insegnano che la storia abbia convalidato la tesi dell’austriaco, derubricando forse con esagerata superficialità quella del britannico, nonostante le circostanze guerrafondaie di rilievo siano state al massimo due: la base dell’apparato economico-finanziario dei giorni nostri è composta dalla condizione che, nel mercato produttivo e lavorativo, la longa manus della lobbies bancarie e d’azionariato riduca al lastrico le comunità e sia la preminente ragione di immobilismo concorrenziale e per rendere meno palese il suo ascendete si schermisce dietro la burocrazia istituzionalizzata e consequenzialmente dietro la politica di Palazzo. Solo pochissime ore ci separano dalle urne dirimenti il prossimo assetto del Parlamento Europeo ed è orami chiaro che un’ampia fetta dell’elettorato preferirà sottrarsi ai propri oneri costituzionali, piuttosto che esprimere una preferenza che non sia indice di rappresentanza e desumendo che astenersi sia la sola soluzione utile: mai valutazione fu più erronea e sbilenca.
Da un lato, non è propedeutico ipotizzare che un’opinione sia irrilevante o addirittura non determinante; dall’altro, per quelli che davvero avesse intenzione di voltare pagina contro un’Europa dell’alta tecnocrazia e della burocratizzazione al non plus ultra del suo legislativo ed esecutivo, è necessario che una sommossa degli animi smuova i più onirici e incentivi negligenti, esausti ed insoddisfatti da una politica continentale inetta e non attenta. Ne va del progresso della civiltà e dell’amore per la verità: che questa Unione così congegnata ci abbia fatto scudo da truculente ed efferate guerre sanguinarie e abbia eluso l’eventualità che si riproponessero, è vero soltanto in parte, dato che dalle trincee su larga scala siamo passati alle ostilità tra poveri, ove la garanzia di un lavoro stabile o al massimo flessibile ha lasciato spazio ad una disoccupazione senza precedenti e ad un precariato assurdo. Adesso la belligeranza è sottesa, sottaciuta, ma ugualmente devastante: la finalità è la stessa di sempre, ossia distruggere e conquistare, nella più pervicace delle logiche bismarckiane, stavolta senza missili, fucili ed arsenali vari, ma con austerity, rating, spread, swap e derivati similari. Gli ascari della finanza speculativa, usuraia e collusa coi loschi affari, quella che ha mostrato il tetro e profondo baratro alla Grecia, al Portogallo, all’Irlanda, ha impedito che venissero imbasti piani per la riappropriazione della sovranità monetaria e stritola l’identità nazionale per la macabra progettazione di un nuovo e dispotico ordine mondiale.
Alla luce di ciò, è fondamentale che ognuno rispetti il suo ruolo attivo, poiché è fin troppo evidente che stiano iniziando a spuntar fuori gli altarini: il fedifrago Berlusconi apostrofava i suoi detrattori con l’epiteto “sepolcri imbiancati” per ledere alla loro etica ed onestà intellettuale, mentre ora, in virtù di alcune rivelazioni su un plausibile complotto a lui avverso, è il caso di ritenere che quanto istituzionalmente sopportato per anni sia stato soltanto un simulacro del veridico, effettivo ed incisivo potere, il quale ha inglobato la sfera legislativa, esecutiva, giudiziaria, mass mediale e buona parte della società civile. Chi ad oggi dovesse rivendicare il proprio nazionalismo e ripudiasse la formazione degli Stati Uniti d’Europa, verrebbe evidentemente additato dai portaborse di turno e dagli esegeti della morale politica come eversivo, vacuo ed illogico, ma il suo voto avrebbe un peso specifico nettamente superiore rispetto alle preferenze espresse dai pigiabottoni dei vertici della partitocrazia e darebbe coscienza per sgominare i nefasti diktat di Bruxelles, Lussemburgo e Strasburgo e la stritolante imposizione fiscale dei vari Fiscal Compact (50 miliardi di tagli annui, che nei confini nostrani equivarranno da consuetudine a lesinare sulla salute, sulla ricerca e sull’istruzione), MES (80 miliardi di spending review, non certo per andare incontro all’insolvenza dell’economia portoghese e di quella irlandese, ma per enfatizzare gli affari azionari) ed austerità cantando, volte solo alla tutela finanziaria degli interessi delle banche commerciali e delle cosche giudaico-massoniche.

giovedì 22 maggio 2014

LE ULTIME CARTUCCE ELETTORALI

I partiti sparano le ultime cartucce della campagna elettorale per le europee per assicurarsi che il proprio messaggio arrivi anche ai dubbiosi, a tutti coloro che propendono tra l’astensionismo ed un voto di protesta. Niente di nuovo, siamo alle vecchie tecniche elettoralistiche che sostanzialmente sono quelle di falsificare la realtà e promettere sviluppi positivi, rilancio dell’economia, assistenza sociale per tutti, niente nuove tasse, in caso di vittoria della propria lista.
Quello che cambia rispetto alle altre campagne è che il partito filo governativo d’eccellenza, il PD, si sforza di presentarsi con facce nuove, giovani e accattivanti.  Nessuno che sia compromesso con la vecchia gestione. Il fenomeno politico dell’anno, se ci fosse un concorso a premi, bisognerebbe darlo al fiorentino, Matteo Renzi, senza alcun dubbio. Il soggetto si è dimostrato ben all’altezza di una colossale campagna di marketing che è stata per lui confezionata dai suoi consulenti. Ha girato tutte le principali piazze e si è presentato in una miriade di scuole, al nord come al sud, per dare la sensazione che la scuola sia il suo interesse prioritario, piuttosto che non l’omologazione delle normative del lavoro nel sistema italiano alle regole dettate dalle centrali di potere sovranazionale a cui Renzi fa riferimento.
I suoi discorsi sono conditi con la impellente necessità dichiarata di procedere con le riforme anche se dentro questa magica parola “riforme” sono contenuti tutti i programmi più deleteri per l’interesse nazionale e per i diritti dei cittadini: dal “Jobs Act” alle privatizzazioni, alla svendita del patrimonio pubblico, ammodernamento della pubblica amministrazione con tanto di licenziamento del personale in esubero, sotto l’occhio vigile dell’incaricato del FMI, dr. Cottarelli. Non è più possibile dire : c’è lo chiede l’Europa” visto che ormai questo refrain è divenuto impopolare. Questo viene piuttosto sostituito da Renzi con il “facciamolo per i nostri figli”che ha più presa sull’opinione pubblica. Se volesse dire la verità agli italiani, il fiorentino dovrebbe dire:  facciamolo per le banche, le grandi banche internazionali che hanno in cassaforte i nostri titoli pubblici, lucrano sugli interessi  e vogliono essere garantite contro qualsiasi strappo. Facciamolo per i mercati che ci guardano e, se deviamo dal nostro percorso, sono pronti a manovrare sullo spread e sul nostro rating per ridurci all’ordine. Facciamolo per la Germania che possa continuare a godere dei vantaggi del sistema euro sulle spalle dei paesi come l’Italia e gli altri paesi del sud Europa.
L’importante è presentarsi come “innovatori” anche se non sempre è comprensibile quale sia il livello di innovazione sostanziale rispetto allo schema già consolidato della subordinazione del governo ai potentati finanziari ed alle centrali di Bruxelles e Francoforte, esattamente quelli che ne hanno deciso la nomina. L’innovazione si può fare sempre che sia quella richiesta dai Van Rompuy e dai Barroso, con il piano finanziario che sia accettato dalla BCE e dalla Commissione Europea, senza intaccare le norme dei trattati vincolanti che sia quello di Lisbona, di Mastricht, il Fiscal Compact.
Renzi ha avuto ultimamente a suo favore una dichiarata e sperticata dichiarazione di fiducia dal patron di Repubblica/L’Espresso ( il vero partito politico determinante che detta la linea al PD)  Eugenio Scalfari, il fiduciario del finanziere De Benedetti, uno dei personaggi italiani più importanti della finanza internazionale. Lo stesso appoggio ha ricevuto da George Soros, altro esponente di punta del mondo finanziario della Elite di potere.
Questo può bastare a far sentire Renzi come politico che gode di appoggi determinanti  e che deve non deludere i suoi sponsor. Per adempiere al suo compito Renzi deve soltanto parlare dalle TV e sulle piazze, deve presentarsi come nuovo, giovane e moderno, american style, deve promettere riforme, rassicurare i dubbiosi ed illudere su una prossima ripresa (anche se non si vede), niente di più di quello che deve fare qualsiasi personaggio di facciata, attirare i consensi della massa dell’elettorato fedele da sempre al PD e possibilmente qualcuno in più anche fra i delusi del centro destra, al resto penseranno gli altri, a cominciare dal ministro Padoan, vero uomo di punta del governo in stretto collegamento con gli ambienti di Bruxelles e del FMI. Sarà lui a decidere, d’accordo con Oly Rehen e gli altri commissari europei, sulla prossima manovra finanziaria. Renzi deve solo tenere tranquillo l’elettorato del PD, attirare nuovi consensi e troveranno il modo di giustificare i nuovi tagli e le nuove tasse in base all’emergenza e ” per senso di responsabilità”, ci diranno di sicuro.
Renzi con il suo nuovo governo non ha avuto necessità neanche di scegliersi persone preparate e competenti, sarebbero state superflue, visto che le decisioni sono tutte prese all’esterno, ha privilegiato l’immagine, giovani belle ed accattivanti (Berlusconi ha fatto scuola). Infatti agli esteri ha messo una ragazza come la Mogherini, brava e  di bell’aspetto,  ma senza esperienza, salvo come ha dichiarato, “aver fatto l’erasmus” quando era studentessa. Tanto a cosa servirebbe l’esperienza quando il compito che gli hanno assegnato è quello di  leggere e ripetere diligentemente le veline che gli vengono passate dal Dipartimento di Stato di Washington (grande sponsor del fiorentino), come accaduto in occasione della crisi in Ucraina ove ha dichiarato che “i referendum della popolazione russofona sono illegittimi”. 
L’Italia non ha certo bisogno di un Lavrov (ministro degli esteri russo) per dirigere la politica estera, abbiamo il vantaggio che la nostra politica estera è già diretta in toto dagli USA, volete mettere la comodità?
L’altro argomento forte che ci viene scodellato ogni giorno in questa campagna per le europee è quello del nostro esimio Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il quale, per nulla scalfito dalle rivelazioni ormai confermate e riconfermate da personaggi esteri quanto al suo ruolo di garante nell’attuazione del golpe finanziario del 2011, ogni mattina si sveglia e lancia un monito sul rischio di “dare spazio ai populismi” e sulla necessità di ossequiare l’eurocrazia. Incredibile questo personaggio, soltanto noi abbiamo il privilegio di averlo come supremo garante (dell’oligarchia finanziaria). Sembra quasi di vivere una commedia del grande Eduardo De Filippo dove uno dei personaggi , l’anziano nonnetto seduto sulla sedia, quasi addormentato e coperto da scialle, si alza a scena aperta e lancia un proclama. “Nonno stai tranquillo” gli rispondono in famiglia, “la guerra è finita”.
Sarebbe da ridere se la situazione non fosse drammatica con un paese in ginocchio, come ci ricordano le statistiche, con le aziende manifatturiere che delocalizzano, le piccole imprese che chiudono a migliaia per l’impossibilità di lavorare con questo fisco e con questo euro, milioni di disoccupati e famiglie in miseria in fila alla Caritas per un pasto gratis, una situazione da dopoguerra che non  si era mai vista in tempo di pace.
La propaganda vuole far credere agli italiani che la crisi dipenda dal fatto che non si sono fatte le riforme e che abbiamo troppa evasione fiscale, naturalmente quella dell’idraulico, del pizzaiolo o del ristoratore.  Delle banche e delle grandi multinazionali che frodano tranquillamente il fisco, si evita di parlare, dei potentati finanziari che hanno imposto il debito creato dal sistema finanziario dell’usura, non è opportuno discutere. Dello Stato italiano che, privato di ogni sovranità, è costretto a prendere a prestito una moneta straniera e su questa pagar fior di interessi a favore delle grandi banche, non è consentito dibattere in TV. Meglio parlare delle grandi riforme promesse da Renzi. Anche la RAI e tutti i grandi mezzi di informazione continuano a martellarci, con spot (pagati con il canone) ed interventi di opinionisti a libro paga di Bruxelles, sulla necessità di rimanere in Europa  e  condividere gli “splendidi traguardi” che questa Europa ci permetterà di raggiungere in pochi anni, “lo abbiamo visto grazie ma risparmiateci la presa per i fondelli”, verrebbe da rispondere.
L’oligarchia europea è vigile e non permetterebbe ai cittadini italiani di deviare dal percorso  stabilito dagli eurocrati ; lo hanno detto chiaramente che ” le decisioni che contano le prendiamo noi, i popoli europei sono esclusi”. Se qualcuno aveva ancora dei dubbi, le ultime dichiarazioni di Van Rompuy li dissolvono totalmente. In realtà le elezioni europee serviranno a poco, lo abbiamo già detto e scritto, il Parlamento europeo non ha poteri sostanziali e tutto viene deciso da altri organi non elettivi come la Commissione Europea e il Consiglio d’Europa.Per cui tutta questa frenesia per queste elezioni europee a me non viene.

martedì 20 maggio 2014

ORA SVENDONO ANCHE ENI ED ENEL

La politica italiana prosegue nella più abbietta strada delle privatizzazioni selvagge senza calcolare le conseguenze nulle sull’economia e nefaste per la popolazione che tali manovre possono causare. In particolare dalla fine degli anni ’80 si è scelto di intraprendere la strada del capitalismo selvaggio, quella visione del mondo,in cui chi è più ricco arraffa anche a discapito degli individui più indigenti.
Renzi e il suo fido Pier Carlo Padoan intendono seguire le orme del passato volendo rientrare ad ogni costo negli assurdi parametri europei, secondo i quali il debito pubblico è visto come una sorta di “patata bollente” pronta ad esplodere. In realtà, ahinoi, di debito si vive purtroppo in un siffatto sistema: se anche l’ultimo dei cittadini è dotato di carta di credito per comprare un lusso che non potrebbe permettersi, figuriamoci lo Stato quanto debito sarà costretto a contrarre con le banche, le uniche vere responsabili di questa carneficina.
Così il nostro debito è lanciato ormai al 127% e sembra non fermarsi mai, eppure Padoan e Renzi vogliono interrompere questa corsa con una manovra che ha del ridicolo: la svendita del 10% di quote di Eni e Enel. Anche l’economista più inesperto saprebbe dire che una tale operazione è senza dubbio a perdere, perché il misero guadagno di 10 miliardi di euro a seguito della svendita non andrebbero a intaccare se non di qualche zero virgola l’indice del debito, cui però si devono aggiungere gli interessi. Insomma lo Stato avrebbe solo da perdere il guadagno su entrambe le aziende, oltre alla perdita di peso all’interno del consiglio di amministrazione.
Oltre all’evidenza di queste previsioni esistono infiniti esempi storici che smentiscono qualsiasi beneficio ricavabile da una svendita di settori strategici del pubblico per combattere il debito, perché dunque questa ostinazione?Chi lo capisce è bravo.

domenica 18 maggio 2014

I FATTI OSCURI DEL 2011

Prima Alan Friedman, col suo libro nel quale Prodi, De Benedetti e lo stesso Monti ammettono che nel 2011 c’erano state “consultazioni”, anche da parte di Napolitano, per far fuori Berlusconi, il premier in carica. Ora la conferma arriva da Timothy Geithner, uomo di Wall Street dirottato a Washington come ministro del Tesoro di Obama: la Casa Bianca, scrive oggi Geithner, nel 2011 ricevette pressioni da parte di alcuni paesi europei per far cadere Berlusconi. Il “golpe”, insomma, c’è stato. «Non sono sorpreso», commenta l’uomo di Arcore. «È la conferma di ciò che ho sempre sostenuto, che c’è stata una precisa volontà di togliere di mezzo un premier democraticamente eletto che difendeva gli interessi del suo paese e contrastava quelli della Germania». Ma la tecnocrazia europea targata Angela Merkel aveva qualcun altro nel mirino: Giulio Tremonti. Era lui l’uomo nero della Troika, il vero bersaglio dell’Ue, perché resisteva – in ogni modo possibile – ai diktat dell’austerity.
Quella che oggi sgancia Geithner è una bomba: «Funzionari dell’Ue chiesero a Obama di far dimettere Berlusconi». Per prima cosa bisogna contestualizzare. Geithner, ex ministro di Obama, nel 2014 scrive un libro dove racconta come a far cadere il governo Berlusconi non siano stati gli Usa, bensì la tecnocrazia europea dominata dai tedeschi. Motivo? «Perché l’Italia si era detta non favorevole a salvare la Grecia portando quote ulteriori di capitali rispetto a quelli che già versava al fondo della Comunità Economica Europea». Se Geithner dice questo, «vuol dire che ora come ora i rapporti tra Germania e Usa sono lacerati, pessimi.
Il vero obiettivo di Bruxelles era Tremonti, era lui l’uomo da far cadere. Tremonti ha continuato ad avvisare la Comunità Europea sull’arrivo imminente della crisi, invitando a perseguire politiche antideflazionistiche, che andavano però a contrastare le mire tedesche. Andava allontanato». L’Italia, o meglio Tremonti, vittima dunque di una vera e propria ritorsione? «Sì, ma anche della sua stessa debolezza politica». Il fatto resta senza precedenti: nella “democratica” Europa «non era mai accaduto che un governo eletto fosse destituito così. Quell’esecutivo era sì traballante, ma non ancora sfiduciato dal Parlamento.
E la calamità dello spread? «Non ha alcun senso. Lo spread, come dimostrano i fatti di oggi, era un’invenzione: era tenuto volontariamente alto per creare una psicosi. Lo spread adesso è caduto  perché i mercati dei paesi emergenti, che prima tiravano, stanno manifestando i primi sentori di una crisi». Alla vigilia del voto del 25 maggio, che conseguenze può avere una rivelazione di questa portata che svela queste trame? Geopolitica: gli americani oggi impegnati in Ucraina nel braccio di ferro contro Putin sanno benissimo che il libro di Geithner avrà un’enorme eco mediatica, quindi «hanno tutto l’interesse a destabilizzare la Merkel e i governi che la sostengono». Alla luce del retroscena emerso dall'ex ministro di Obama, il ruolo di Napolitano in quei convulsi mesi estivi e autunnali cambia o rimane invariato? «Dico solo una cosa: riflettiamo sul viaggio della regina Elisabetta in Italia: chi è venuta a trovare la regina? il Papa e Napolitano. Ecco».