lunedì 28 aprile 2014

L'EUROPA DELLE BANCHE

I partiti e i media, del sistema creato dalla grande finanza, ci dicono che l’uscita dall’Euro e dall’Europa delle banche sarebbe una sciagura, ma sanno benissimo di mentire; sono costretti a farlo perché questa è ormai la loro natura. La loro esistenza, funzione, organizzazione e finanziamento sono indissolubilmente legati ai servizi che sono chiamati a svolgere su input politico-culturale dei centri decisionali quali la Trilaterale, il Bilderberg, ecc..
Loro sanno benissimo che è tragicamente folle e suicida una ‘competizione’ con sistemi paese europei ed extraeuropei, politicamente e finanziariamente controllati dalla stessa grande finanza che ora ha in mano l’Europa e la BCE, in cui ci sono condizioni più ‘competitive’ (su costo del lavoro e dell’energia, nonché per via delle varie ‘regalie’ insediative, tributarie e ambientali, concesse loro da governi da loro gestiti) .
Il ‘divenuto’ Segretario del PD e Presidente del Consiglio che prima, tra le seconde e terze file, stava al gioco, è ora stato promosso per sostituire chi, essendo da tempo in prima linea, toglieva efficacia alle invenzioni mediatiche ed alle cortine fumogene con cui hanno programmato di condurci fiduciosi e speranzosi, verso il baratro.
Renzi, uscito dalla riunione in cui la BCE ha deciso di accreditarci altri miliardi di euro di debito, che noi non vedremo nemmeno, poiché andranno al fondo necessario per coprire le spese del colpo di Stato in Ucraina (e per finanziare il banchiere messo alla sua Presidenza), ha avuto un incontro con Obama, che è la struttura istituzionale formalmente incaricata dalla grande finanza di gestire il disbrigo delle questioni politico-militari, e non ha battuto ciglio quando si è sentito dire che la “loro” libertà ha un costo.
Da ubbidiente scolaretto si è infatti impegnato a pagare quel costo ed a continuare con nuove Contro-riforme.
Avrebbe potuto dire che abbiamo già milioni di disoccupati e imprese chiuse o fallite, che milioni di italiani non avranno la pensione poiché non riusciranno mai ad avere 40 anni di contributi lavorativi, ecc., ecc., invece ha sorriso ed annuito. Avrebbe potuto dire che come servi fedeli, già paghiamo la metà dei costi delle 113 basi militari con cui loro occupano il nostro paese, che da quasi 70 anni compriamo le loro armi e facciamo tutte le loro guerre o che non è chiaro da quale ‘terrorismo’ ci dobbiamo difendere se è USraele, utilizzando anche la sua NATO e la sua Arabia Saudita, ad istruire, armare e finanziare le organizzazioni terroristiche salafite, di Al Qaeda e di al Nussra che loro hanno inviato in Siria per rovesciare un paese la cui banca centrale ha la colpa di essere della Siria e non dei Rothschild. Avrebbe potuto dire che sono la ‘loro’ globalizzazione e la ‘loro’ moneta debito che ci stanno strangolando e ci impediscono di avere la risorse pubbliche necessarie per difendere ed estendere l’occupazione e l’imprenditoria italiana.
Invece, triplo salto mortale e rieccolo blaterare di Jobs act, che,  manco a dirlo, sotto la terminologia anglosassone nasconde la solita ricetta globalizzatrice: precariato, contratti a termine, apprendistato e flessibilità, per ridurre diritti e costo del lavoro.
Poi vengono a dirci che uscire all’Euro e dall’Europa globalizzata dalla banche sarebbe un guaio per gli italiani.
Il dramma è che la loro potenza mediatica e clientelare, gli consente di ‘imbambolare’ e ‘ipnotizzare’ delegati sindacali in buona fede, attivisti politici di destra, centro e sinistra, in buona fede…che, come nella storiella della rana nella pentola…gli avessero detto nel 1993 che le loro famiglie e l’Italia si sarebbero ridotte nella attuale situazione avrebbero riso in faccia all’indovino, prendendolo per pazzo, mentre ora se ne stanno allineati e coperti dietro i loro capi partito, sindacato, associazione di CENTRODESTRASINISTRA, che ogni tanto allungano un ‘biscottino politico’.
Il ‘biscottino’ che ora va per la maggiore, essendo all’orizzonte l’appuntamento con le elezioni del parlamento europeo (sovrastruttura che non conta nulla in termini di potere politico, economico, finanziario e militare, ma che rischia di far emergere dalle urne un risultato contro l’€ e la ‘loro’ Europa, che potrebbe aprire nuovi scenari e/o complicare le ulteriori tappe globalizzatrici), è quello del cambiamento, “ora ci impegniamo davvero e vedrete che cambiamento”!
Ma poi a Obama, Draghi, Schultz e Merkel (che di recente ha fatto lo stesso giochino nelle elezioni in Germania), chiariscono che non va preso sul serio quello che stanno dicendo in campagna elettorale e che possono stare tranquilli e continuare a confidare sulla loro fedeltà.
Diranno “Le condizioni categoriche che porremo alla BCE e alla Commissione Europea, non potranno essere rifiutate perché noi siamo un paese europeista, che ha fondato l’Europa e siamo ancora una delle 20 economie più forti del mondo. Se le nostre richieste non verranno esaudite, allora si che usciremo dall’euro e dall’Europa , o autorizzeremo gli italiani a dirci, con un referendum, se dobbiamo star dentro o uscire!”, ma lo faranno perché siamo in campagna elettorale e se loro non catturano i voti delle vittime dell’Euro e dell’Europa delle banche c’è il rischio che il giochino si rompa.
Quando i partiti che governano e hanno governato (Renzi o Berlusconi, Tsipras o Fratelli d’Italia, Lega o Casini), vanno in TV e negli altri media a dire che ‘le cose in Europa debbono cambiare’ , che ‘loro lavoreranno per cambiarle’ .. nella migliore delle ipotesi ciò che hanno in mente per l’Italia è solo un guinzaglio più lungo, un riparo di fortuna e qualche osso, o i resti della tavola dei banchieri almeno la domenica !
Quando certi sindacati fingono di ‘difendere’ i posti di lavoro, le conquiste salariali ed i diritti acquisiti dai lavoratori italiani (salute, previdenza, normative rispettose dei diritti civili), sanno di svolgere una parte in commedia e che la china in cui ci hanno messo aderendo alla globalizzazione, all’Euro ed all’Europa delle banche ci porterà tutti sulle orme della Grecia, che è il primo paese europeo occupato e destrutturato dalla finanza globalizzatrice.

sabato 26 aprile 2014

LA POCHEZZA DELLA CLASSE DIRIGENTE ITALICA

La competenza in politica è stato per tempo immemorabile il requisito essenziale perché un buon governante e/o legislatore sapesse non solo gestire la cosa pubblica e barcamenarsi tra le miriadi di aspetti tecnocratici, ma affinché la comunità territoriale di riferimento potesse confidare complessivamente nella sua azione di governance esecutiva e avesse la certezza che una data personalità potesse essere confacente per ottemperare a prefissati doveri. Infatti, specie nella circoscrizione dei confini italici, ove cultura ed eccelse doti intellettive hanno caratterizzato secoli di storia trovando il massimo lustro tra l’Umanesimo e il Rinascimento datati 1500, per intere decadi si è dibattuto ed appurato che il concetto di capacità andasse serenamente a braccetto con quello di onestà: Benedetto Croce asseriva con una magniloquente allocuzione che “il vero politico onesto fosse il politico capace”, dando per assodato che la rettitudine intellettuale sia alla base di ogni ambito professionale. Data teoria però pare sopitasi, soprattutto nel contesto italiota dal post seconda guerra mondiale e più specificatamente con l’inizio dell’era repubblicana, patendo la definitiva invalidità sul finire degli anni ’70: l’aggrovigliata professionalizzazione del mondo politico si è autonomamente anteposta a referenze di gran lunga più rilevanti e determinanti nell’ecosistema della rappresentanza, in cui non è fondamentale chi si candidi e quali peculiarità contraddistinguano il concorrente, bensì che il medesimo rispetti fedelmente le direttive diramate dai vertici del proprio schieramento e adempia alle sue mansioni da pigiabottone. Ciò è stato cardine di una logica votata al conseguimento del maggior consenso possibile in percentuale, credendo che la quantità fosse sinonimo di qualità, e alla burocratizzazione degli interessi, spesso in sintonia con i propositi delle lobbies, cosicché il popolo non riesca a trovare l’inganno e sia poco propenso alla partecipazione e alla comprensione totale di procedimenti contorti, destituendo il conclamato processo di semplificazione per rendere meno evidente e netto il divario fra la classe dirigente e i cittadini, ossia semplicemente tra l’elettorato attivo e quello passivo.
Questo ha contribuito alla alienazione del votante medio nei confronti di un apparato istituzionalista non dedito alla responsività e alle risoluzioni, ma alla globale abnegazione al servaggio dei poteri predominanti, nel nostro caso in questione al servilismo filiale e infimo ai Palazzi dell’Unione Europea, sui versanti politici, economici e monetari. Questa modo di interpretare la competizione politica ha avallato la recenti scelte di Forza Italia, che nel consunto delle liste europee per le urne di fine maggio avanza nomi del calibro di Alessandro Cecchi Paone e Ylenia Citino, i cui curriculum hanno all’attivo un’esperienza pari a zero e una molteplicità di ospitate non nei salotti dell’incisività attuativa romana, ma in quelli televisivi: un uomo di spettacolo e un’ex tronista per rispettare pedissequamente la tradizione dell’ultimo ventennio all’insegna dell’inoperosità e dell’inabilità in materia di diplomazia e di efficienza, per consolidare il primato dell’apparenza comunicativa (?) sull’argomentazione dei contenuti. Resta comunque pendente e lecito capire per quali ragioni siano state designate, tra le tante, entità così vacue e scadenti per un’arte nobile ma degradata. Dalla sua, il Partito Democratico prosegue nel catalizzare nelle sue fila palazzinari dall’espressività e dalla somatica rassicuranti, i quali però latitano nel merito della trattazione delle impellenti urgenze: da un lato per compiacere il capo, dall’altro per circuire e persuadere il proprio bacino d’utenza che una manovra finanziaria da 10 miliardi per rinsaldare le buste paga dei meno abbienti possa esimere l’operato del gruppo dalle dirette responsabilità sull’immobilismo nello scardinare il settore improduttivo della pubblica amministrazione, che disincentiva il lavoro invece che intensificarlo. Non tenendo in considerazione che il silenzio abbia regnato sulla programmazione del centrosinistra per la ritrattazione dei parametri e dei vincoli dell’UE. Temi che al contrario il Movimento 5 Stelle ha ampiamente affrontato, continuando però ad incappare nell’errore di sempre, cioè perseverare nella insicura e non certo valida – in senso di modalità – selezione dei papabili europarlamentari: è improbabile che un’ottantenne possa piazzarsi davanti ad un computer ed avere dimestichezza con il web ed è alla stregua complicato che la funzionalità dei vincitori incensati dalla rete possa essere chiaramente efficiente. Tuttavia c’è da riconoscere che sia l’unica delle tre forze parlamentari che conceda, dopo nove anni di liste bloccate, di scegliere i nomi degli aspiranti agli scranni.
Alla luce degli eventi odierni, giocare a vincere le elezioni non può più essere la priorità della partitocrazia, che è incontrovertibilmente chiamata a dare risposte repentine, stante che all’esterno delle sfarzose strutture di Strasburgo, Bruxelles e Lussemburgo il tessuto sociale si stia scucendo irreparabilmente, le radici del neo liberismo statutario e monarca del mercato perpetuino a seminare vittime e le diseguaglianze e le ingiustizie civili siano all’ordine del giorno. È bene e necessario che si inizi davvero ad agire sul frangente occupazionale ed economico, magari defilando soubrette e prime donne.

mercoledì 23 aprile 2014

L'INUTILITA' DELL'UNIONE EUROPEA COSI COME CONCEPITA

L’elezione in quanto tale non produrrà un’estensione dei poteri del Parlamento.
Quindi la mobilitazione di 180 milioni di elettori per eleggere un’assemblea priva – o quasi – di poteri si risolverà in un inganno, in una specie di colossale presa in giro dei cittadini europei.
Il Parlamento europeo non legifera (ma può soltanto approvare risoluzioni e pareri senza valore vincolante), dispone di poteri di bilancio limitati (esso infatti controlla soltanto una parte – equivalente a circa il 20% – del bilancio comunitario) ed il suo controllo sull’esecutivo si riduce alla facoltà finora mai esercitata – di votare, a maggioranza di 2/3, la censura nei confronti della Commissione: cioè soltanto nei confronti di uno dei due organi – allo stato dei fatti il meno importante – del bicefalo esecutivo europeo; mentre l’altro, quello che decide nelle materie di maggiore importanza – il Consiglio dei ministri – è sottratto a qualsiasi controllo da parte dell’Assemblea.
Questo baraccone, di cui tutti possono quotidianamente constatare l’inutilità, il solo ed esclusivo organo della UE con una qualche pretesa di democraticità, visto che parte dei deputati vengono eletti nei rispettivi paesi, viene a costare ai comuni cittadini europei 1,5 miliardi (1’500 milioni) di euro all’anno, che è come dire che ogni parlamentare costa 2 milioni (1’500 : 754, siamo lì) anno per anno. Non può legiferare di propria iniziativa e scade quindi al rango di legislativo che non legifera, è cioè perfettamente inutile, può solo avallare, congiuntamente al Consiglio europeo, le leggi proposte dalla Commissione UE. 
Deve anche approvare i bilanci, ma in pratica movendo il capo solo in senso antero-posteriore, le spese essendo fissate da contratti firmati dal Consiglio UE e le entrate decise dagli stati membri.
La realtà vera, quella che non appare mai alla luce perché formulata negli “antri bui”, è che a Bruxelles imperano le “camarillas”, conventicole e combriccole di genere vario e variegato, costituite da politici delegati (nessuno eletto), superburocrati, esperti e periti di questo e di quello, con tutta una corte di giornalisti e di procacciatori al servizio di grandi aziende e finanza.
Al punto che si parla adesso apertamente del governo della “comitologia”:comitato per questo e comitato per quello, chi ci capisce ancora qualcosa è bravo, ciò che favorisce naturalmente il potere di chi siede ai piani alti.
A queste condizioni il parlamento europeo non potrà mai avere un ruolo.
Del resto, se non legifera su imposte e spesa a che serve un parlamento?
Per finire, un’informazione di dettaglio: il parlamento di Strasburgo in realtà ha 3 sedi, come il Ticino dell’Ottocento: Strasburgo, Bruxelles e Lussemburgo. 
Era una scelta simbolica. Adesso è un simbolo dell’inefficienza e degli sperperi dell’UE. A Strasburgo si tengono sedute una volta al mese, a Bruxelles durante 3 settimane al mese, a Lussemburgo stanno i burocrati con l’amministrazione, la biblioteca e i servizi di traduzione. Una volta al mese colonne di autoveicoli trasportano 754 deputati, 3.000 burocrati e centinaia di giornalisti e procacciatori, con montagne di documenti, dal Belgio a Strasburgo e ritorno.
Perché non si resta a Bruxelles, dove già si sta per 3 settimane? Semplice: la Francia si oppone. Per evitare la perdita per gli alberghi della cittadina alsaziana, stimata in 200 milioni di euro all’anno, la Francia fa spendere più di un miliardo ai contribuenti europei.
Il Parlamento europeo dunque non legifera (ma può soltanto approvare risoluzioni e pareri senza valore vincolante), dispone di poteri di bilancio limitati (esso infatti controlla soltanto una parte – equivalente a circa il 20% – del bilancio comunitario) ed il suo controllo sull’esecutivo si riduce alla facoltà finora mai esercitata – di votare, a maggioranza di 2/3, la censura nei confronti della Commissione: cioè soltanto nei confronti di uno dei due organi – allo stato dei fatti il meno importante – del bicefalo esecutivo europeo; mentre l’altro, quello che decide nelle materie di maggiore importanza – il Consiglio dei ministri – è sottratto a qualsiasi controllo da parte dell’Assemblea.
Tutto ciò ha spinto molti a comprendere che l’elezione a suffragio universale del Parlamento europeo è una pura e semplice messa in scena, ma purtroppo assai costosa per gli elettori: così gabbati due volte. L’elezione in quanto tale – si è detto – non produrrà un’estensione dei poteri del Parlamento. Quindi la mobilitazione di 180 milioni di elettori per eleggere un’assemblea priva – o quasi – di poteri si risolverà in un inganno, in una vera e propria colossale presa in giro dei cittadini europei !

domenica 20 aprile 2014

LA RETORICA PRO AMERICANA

In Italia, con l’avvicinarsi della fatidica data del 25 Aprile, giunge al suo apice la retorica sulla liberazione da parte degli alleati anglo-americani che li celebra quali indiscussi (e indiscutibili) paladini del Bene, a prescindere dal contorno di atrocità di cui si resero autori sotto le più diverse forme, dai bombardamenti a tappeto agli stupri collettivi su cui viene calato il più opportunistico dei silenzi.
In Russia, e precisamente a Vladikavkaz, capitale della Repubblica autonoma dell’Ossezia settentrionale-Alania, è stato or ora inaugurato un museo dedicato alle vittime che gli Stati Uniti e la NATO hanno disseminato in giro per il mondo…vittime di serie B...giustificate sempre come effetti colaterali di una democrazia esportata con le bombe e la violenza ad invasione di popoli sovrani.
L'America si è eretta a gendarme del mondo, a guardiano della democrazia, non si sa a quale titolo e perche...è giusto in questo ambito erigere un museo per ricordare i veri morti dimenticati...quelli fatti dagli americani..dal Vietnam e via dicendo.

venerdì 18 aprile 2014

L'ITALIA ODIERNA

Ma questo disgraziato Paese è ancora capace di indignarsi? Di notizie disgustose il nostro Paese è pieno. Il problema, se mai, è rappresentato da un intero popolo assuefatto all’obbrobrio. Partiamo dai "latitanti" e trasferiamoci in Libano dove un condannato a 7 anni per concorso esterno in associazione mafioso latita davvero. Dopo un iter giudiziario quanto meno paradossale l’ex dirigente d’azienda, nonché braccio destro di Silvio Berlusconi, Marcello Dell’Utri, viene finalmente arrestato a Beirut (ma perché è stato così semplice scappare?). Comincia quindi il tira-e-molla sull’estradizione. “Tratta e vinci”, in effetti a trattare si esce vincenti. Il condannato in concorso esterno in associazione mafiosa, già senatore della Repubblica, grazie al sistema giudiziario libanese, “vince” e si fa attendere. In questo caso chi deve aspettare è l’autorità giudiziaria italiana. Quanto tempo passerà prima di rivederlo in Italia? Impossibile da stabilire. Contemporaneamente la Suprema Corte di Cassazione che fa? Recepisce appieno le istanze degli avvocati difensori di Dell’Utri, a loro dire impossibilitati a presenziare all’udienza odierna al Palazzaccio (uno si fa ricoverare per un’operazione d’urgenza, l’altro accusa un’artropatia al ginocchio sinistro), e fa slittare al 9 maggio la sentenza definitiva a carico del sodale dell’ex premier, con tutti i relativi rischi legati alla prescrizione che questo rinvio può comportare. Dal canto suo il condannato per frode fiscale, Silvio Berlusconi, nonostante continui ad essere una persona “socialmente pericolosa”, a fronte del fatto che mostri “un’insofferenza del colpevole alle regole dello Stato poste a tutela dell’ordinamento e della civile convivenza”, viene affidato ai servizi sociali per espiare la sua condanna definitiva. Di fatto si tratta di una pena residua di un anno per la condanna definitiva a quattro anni di reclusione (di cui tre coperti da indulto). Lo stesso Berlusconi, co-fondatore di Forza Italia (non dimentichiamo che tra i soci di “maggioranza” ci sono i condannati Cesare Previti e lo stesso Dell’Utri), si prepara impunemente a partecipare attivamente alla campagna elettorale del suo partito per le elezioni europee e, soprattutto, continua ad incontrarsi con il premier Matteo Renzi per discutere di riforme e per mantenere quel “patto” relativo al voto sulla riforma del Senato. Di fronte a questo scempio della democrazia il popolo italiano tace. Probabilmente perché la sua stragrande maggioranza si riflette in questo specchio osceno. Nel frattempo il Pd, acquisisce tra i propri candidati alle elezioni europee il giurista palermitano Giovanni Fiandaca, noto per le sue posizioni ostili contro il pool che indaga su quella trattativa che lui stesso definisce “legittima”. E’ decisamente troppo, anche per chi non è debole di stomaco. Ultima osservazione: tutto questo accade a pochi giorni dalla decisione della Cassazione sull’istanza di rimessione avanzata dai legali di alcuni imputati al processo sulla trattativa Stato-mafia che puntano a far spostare da Palermo la sede del dibattimento, di fatto azzerando il processo stesso. Serve altro alla parte sana di questo Paese per fare uno scatto di indignazione?

mercoledì 16 aprile 2014

IL TRISTE TEATRO DELLA POLITICA ODIERNA

Appena la sera prima dell’affidamento di Berlusconi ai servizi sociali, decisione che permetterà al pluri-inquisito di fare campagna elettorale come un qualsiasi cittadino incensurato, Renzi lo incontrava in quel di Roma…argomento?…le riforme istituzionali !
Già il rottamatore ed il PD incontrano un evasore fiscale, capo di un partito fondato assieme ad un condannato per associazione esterna alla mafia, in presenza di Verdini, anch’esso indagato per truffa allo Stato e corruzione, per mettere mano a quelle riforme costituzionali di cui il paese, secondo loro, avrebbe bisogno.
Fotografia migliore del degrado morale e politico nel quale l’Italia è finita non poteva esserci…siamo passati da Einaudi, De Gasperi, Croce, Iotti, Labriola, La Pira, etc…, tutti legittimati non solo dal voto popolare, ma dall’impegno e dal sacrificio profuso negli anni del dopoguerra, a Renzi e Berlusconi, il primo impostoci da un Presidente della Repubblica che ha più volte “oltrepassato” quei limiti che la Costituzione gli imporrebbe, il secondo impostoci, ancora una volta, da un PD che più che un suo avversario politico appare, sempre di più il suo migliore alleato.
E mentre continua la pantomima su riforme che consentiranno, nei fatti, alla politica di rigenerarsi e scambiarsi favori e poltrone, senza alcuna reale  legittimazione popolare, si assegnano i posti chiave dei variegati enti pubblici, in un valzer che propone persone come la Marcegaglia, fratello che ha patteggiato una condanna per una mazzetta ad un’azienda dell’Eni di cui Emma diverrà presidente, padre indagato per fondi neri e traffico illecito di rifiuti, Moretti, che da AD di Finmeccanica non verrà toccato dal “tetto” stipendi imposto per i Presidenti degli enti, Todini, in quota Forza Italia, Grieco e Caio, già, rispettivamente, in Olivetti ed Indesit, due aziende dell’eccellenza italiane ridotte al collasso, ed il riconfermato ex- capo della Polizia, De Gennaro,  già indagato per gli scontri del G8 a Genova.
Amici, parenti ed affini occuperanno, per i prossimi anni, poltrone pubbliche senza averne nessuna diretta competenza, solo per quel rito italico di scambio di favori, necessario ad un potere marcio per rimanere attaccato a quelle poltrone senza le quali non saprebbero cosa andare a fare…il Renzi-pensiero comincia a delinearsi in tutta la sua nefasta crudezza.

domenica 13 aprile 2014

LA TRISTE FUGA DI DELL'UTRI

Delle due l’una: o dell’Utri si è voluto far rintracciare nell’ambito di trattative segrete che non conosceremo mai, oppure il potente braccio destro del Caimano si è dimostrato un cialtrone anche nella fuga. Come un qualsiasi rubagaline confessa i suoi piani al telefonino, non usa mail criptate, scappa nel luogo più ovvio per lui, ossia Beirut, senza nemmeno prendere precauzioni, usa carte di credito dal nascondiglio e si fa per giunta beccare con un sacco di soldi. 
Entrambe le ipotesi che poi non si escludono l’un l’altra, portano all’immagine di un Paese dove persone di straordinaria pochezza, rese forti dall’assenza di inibizioni etiche, hanno fatto il bello e cattivo tempo, sono state spacciate, viste e osannate come statisti, ministri, uomini di cultura, sottili tessitori, onnipotenti santi in paradiso, mentre erano solo modeste personcine non a modo. Il potere dell’informazione è stato vitale in questa mitopoietica coi fichi secchi e i Dell’Utri: ostentadoli ad ogni minuto, asseverandone le blasfemie intellettuali, ovvero le cazzate, col solo riportarle senza mandarli al diavolo, li hanno pantografati come i faccioni di cartapesta dei carnevali. Hanno dato loro una vita che era pura aria compressa.
Solo una profonda corruzione dell’establishment, un’inveterata abitudine alla subalternità e una disgregazione del senso di cittadinanza hanno potuto e possono tuttora rivestire di un’aura ex potenti gonfiati con gli ormoni del berlusconismo o cinici bambocci di aria fritta. Gli stessi fattori che proprio in queste ore vengono probabilmente mossi e tirati per trovare una soluzione al “caso dell’Utri” che è pur sempre una mina vagante o meglio ancora una castagnola in questa triste allegoria della politica.