martedì 29 ottobre 2013

DUELLO RENZI-MARINA BERLUSCONI? NO PER CARITA'

Ho sempre considerato la politica come progetto per una società diversa nel quale impegnarsi con dedizione e sacrificio per un mondo migliore e, quindi, quando vedo far politica con opportunismo, massaggiando la pancia della gente e non il cervello, mi fa impressione. Non è la politica che intendo io.
Ormai sono tutti berlusconizzati solo che il pregiudicato manda avanti il progetto della P2 per i suoi interessi gli emuli fanno solo proposte atte a catturare voti da ovunque vengano senza preoccuparsi delle ideologie, del progetto e delle prospettive. Uno chiede voti al Pdl ed ai grillini l’altro non tocca il tema immigrazione per non perdere voti.
Se la politica è senza progetto ideologico non è la mia politica. 
Il capitalismo si è evoluto, da capitalismo oppressivo e sfruttatore è diventato capitalismo finanziario e parassita.
Prima il capitalista metteva in piedi una fabbrica e produceva qualcosa attraverso lo sfruttamento della manovalanza da pagare, ovviamente, il meno possibile.
Uno, un capitalista a caso, investiva miliardi e si trovava ad avere a che fare con dirigenti, dipendenti, sindacati, scioperi e manifestazioni ed alla fine dell’anno aveva una rendita del 10%, al netto delle tasse sempre che sia stato onesto, ed abbia rispettato tutte le regole imposte dallo stato e dalle conquiste del sindacato. Insomma una rottura di palle.
Adesso
il capitalista finanziario parassita non ha più bisogno di capannoni, reparti di ricerca, reparti di produzione, dipendenti e dirigenti che fanno il lavoro sporco per lui. Niente più incontri con i sindacati, rivendicazioni, scioperi, serrate e niente stipendi da elargire a 3, 4 mila persone o di più.
Oggi il capitalista finanziario parassita investe sui debiti dello stato che tutti i cittadini, si fa per dire, verranno chiamati a pagare.
Niente più scioperi, boicottamenti della produzione, sindacati che rompono le palle con le rivendicazioni dei dipendenti, niente capannoni e niente dirigenti che magari ci mangiano sopra.
Il lavoro sporco per opprimere la massa non lo fa più lui, o i suoi scagnozzi, lo fa il governo, i governi, che sguazzano tutti nello stagno del capitalismo.
La resa, per l’imprenditore capitalista parassita, è molto di più del 10% che ho ipotizzato sopra, senza rotture di palle.
Il risultato è che le imposte dello Stato italiano vengono per l’87% dal lavoro dipendente e dai pensionati il resto dai parassiti della finanza.
Teniamo presente che il 10% delle famiglie italiane possiede oltre il 47% della ricchezza nazionale: niente è più anticostituzionale ed antidemocratico di una situazione del genere.
Vi va bene una situazione come questa?
Se Marina rappresenta il capitalismo finanziario parassita e ladrone mi domando cosa rappresenti Matteo Renzi per il quale l’obiettivo è rubare voti al Pdl ed ai grillini per vincere.
Vincere che cosa? Per andare dove e con chi?
Da sempre preferisco avere a che fare con un figlio di buona madre piuttosto che con un ignorante.
So cosa vuole e dove vuole andare, il figlio di buona madre, l’ignorante no. Non lo sa nemmeno lui e ti spiazza in continuazione.
Ora non credo che Renzi sia ignorante, è opportunista ed aspira ad un obiettivo di breve termine, vincere.
Manca il progetto del dopo, se c’è è un ripiego, sono dei cerotti da mettere al capitalismo finanziario e parassita...briciole..

lunedì 21 ottobre 2013

IL NEGARE COME VIA D'USCITA DALLA REALTA'

La morte dell’Hauptsturmführer der SS Priebke e soprattutto il suo testamento spirituale nel quale il ne regrette rien ha aperto le fosse dei cazzari, dei negazionisti e dei sedicenti “storici” da blog e social network, creando una tossica nube di ottuse e inumane sciocchezze che forse vale la pena di chiarire.
La prima cosa è che Priebke non era affatto uno dei tanti tedeschi richiamati nella Wehrmacht, non apparteneva alle forze armate, ma a un élite (si fa per dire) militar politica che durante il periodo della guerra si è specificamente occupata dello sterminio degli ebrei, così come delle operazioni a danno dei Paesi occupati. Questi signori, quasi uno Stato nello Stato, svolgevano operazioni di polizia politica, avevano giurisdizione sui campi di concentramento, governavano l’intelligence (non militare) che serviva per sgominare qualsiasi opposizione in Germania, come in Europa, controllavano la fedeltà ideologica dei comandi militari. Erano sostanzialmente combattenti da retrovia (anche perché la Wehrmacht ne sabotava la dotazione di armi) che si occupavano di sterminare i prigionieri, fanatici che avevano scelto e perseguito con accanimento la loro appartenenza ideologica senza che nessuno glielo avesse imposto e spesso anzi per interesse di carriera. Le SS non vanno confuse con le Waffen SS, truppe combattenti che in principio erano costituite da 18mila uomini raccolti tra le cosiddette Allgemeine – SS cioè persone ideologicamente molto vicine al nazismo, ma non inserite nei vari corpi a difesa di Hitler e del partito. Solo In seguito, con l’allargarsi del conflitto, Himmler cominciò ad arruolare prima i nazisti delle popolazioni di origine tedesca sparsi per il continente, i ben notiVolksdeutscher, e poi i fascisti di tutti i Paesi occupati, ingrossando a dismisura il proprio numero. Queste truppe agivano insieme all’esercito, spesso come tappabuchi, ma con un comando separato ed è a loro che si deve la massima parte delle stragi verificatesi nel continente, compresa Marzabotto. Tra parentesi proprio l’esistenza delle Waffen SS è stato uno dei fattori che ha portato alimento alle tesi revisioniste di Nolte, permettendogli parlare di guerra civile europea.
La seconda è che Priebke è stato uno dei “nazisti viventi” che ha alimentato la leggenda secondo la quale la Shoa sarebbe un’invenzione. È la tipica affermazione di un codardo e di un soldato da scrivania degli orrori, perché volutamente confonde, ad uso dei babbioni, i campi di concentramento “dedicati” agli ebrei e altri individui “inferiori” con il lavoro forzato dei prigionieri di mezza Europa uscendosene col ragionamento che siccome gli internati erano utili non sarebbe stato conveniente sterminarli. Ma soprattutto sostenendo come se fosse un testimone oculare che le camere a gas erano un’invenzione, che erano troppo pericolose e affermando che a Dachau la camera a gas era stata costruita dagli americani. Come potesse saperlo visto che dal 1943 non metteva piede in Germania, che non aveva accesso alle segrete cose di quel livello e che dopo fuggì – attraverso Roma – in una remota regione andina dell’Argentina, è misterioso o è forse solo la disonestà di un travetdell’orrore.
In ogni caso qui c’è da sfatare due leggende metropolitane, se così possiamo chiamarle che circolano al tema. La prima è il negazionismo inaugurato da Faurisson, il quale smentisce la testimonianza del comandante di Auschwitz, Rudolf Hoess, sulla base di una presunta impossibilità di utilizzare il Zyklon B nei modi in cui viene raccontato. Si tratta naturalmente di balle forse derivate da un’ignorante o astuta confusione con il Sarin, cioè uno dei più conosciuti gas nervini, implicato anche ai nostri giorni nella questione siriana: il fatto che non fosse possibile entrare nella camera a gas pochi minuti dopo il loro uso o toccare i cadaveri o fumare, come racconta Hoess, è stato completamente smentito dagli esperimenti condotti in seguito, lasciando alla superficialità di Faurisson e dei suoi seguaci che ingrassano a dismisura con queste sciocchezze da bricoleur della chimica, il posto che merita.
La seconda leggenda è quella secondo la quale, visto che non esistevano le camere a gas non sarebbe stato possibile sterminare sei milioni di ebrei: peccato che tutto questo non abbia assolutamente senso visto che le camere a gas, sebbene molto comode per uno sterminio di massa, non furono affatto usate dappertutto, era molto più economico cominciare lo sterminio già al momento della cattura e delle retate (quasi un milione di ebrei fu ucciso così, soprattutto in Russia e in Europa orientale), poi durante il viaggio e infine attraverso la denutrizione, le malattie (che di solito uccidono con molta efficienza) o con le iniezioni di fenolo o infine con i gas di scarico dei camion. In quegli anni altre 40 milioni di persone sono morte in Europa senza alcun bisogno di gas. Che tra l’altro non sono mai stati usati durante il conflitto, nemmeno dai tedeschi, salvo che nel tentativo di appoggiare il colpo di mano del ’44 del Gran Mufti di Gerusalemme contro la comunità ebraica della Palestina. Ma qui siamo di fronte a un tipico cortocircuito informativo: l’esistenza di camere a gas era quella che aveva maggiormente colpito le persone dopo la rivelazione della Shoa alla fine della guerra, tanto da far pensare che fosse stato l’unico strumento di sterminio. Dunque negare o ridurre il ruolo del Zykon B era automaticamente anche negare la strage.
E negare è spesso molto facile, anzi spesso una meravigliosa via d’uscita dalla propria umanità. Lo stesso Priebke ha sostenuto: «Se un domani si dovessero trovare queste prove, la condanna di cose così orribili, di chi le ha volute e di chi le ha usate per uccidere, dovrebbe essere indiscussa e totale». Purtroppo le prove ci sono eccome, anzi ci sono persino i primi elenchi informatici di morituri creati dalla sinergia tra Ibm e Deutsche Hollerit. Però l’Hauptsturmführer der SS, Erich Priebke, non ha tremato di fronte all’ultima vigliaccheria da piccolo e ignobile burocrate della morte.

domenica 13 ottobre 2013

La sepoltura del Boia

Non voglio nemmeno nominare il suo nome, in questo breve articolo lo chiamerò IL BOIA.
Dopo la sua dipartita, si spera all'inferno, ci si è posto il problema della sua sepoltura; problema che per me sarebbe di facile soluzione ma abbastanza sbrigativa...credo comunque che Roma non possa e non debba accettare la sepoltura ed i funerale del Boia, pena la cancellazione morale della sua storia recente.
La pietà cristiana imporrebbe un funerale e poi la tumulazione, credo che questo debba avvenire in Germania terra natia di tale personaggio e terra dove l'ideologia appoggiata dal boia ha avuto terreno fertile, non certo qua da noi in Italia, ancora nell'animo profondo ferita da certe atrocità.
Speriamo che tutti si ragioni col buon senso.

lunedì 7 ottobre 2013

LA DECADENZA DI UNA SOCIETA'

Purtroppo i “Compro-oro”, le sale slot machine, i centri scommessa e altre attività simili, sono il segno evidente della rovina e della decadenza sociale in cui è sprofondata l’Italia, un paese fortemente corrotto, avvilito e annichilito.
Negli ultimi anni, questo genere di attività – che galleggiano sul sottile filo che divide legalità e illegalità – si sono decuplicate, non esiste via o piazza senza il suo bel angolo di disperazione. Il giro d’affari è di circa 7-10 mld di euro ogni anno, le regole sono labili o inesistenti e dietro molte attività vi è la mano della malavita, lesta ad invadere le opportunità che il mercato globalizzato offre.  Lo confermano i dati della Guardia di finanza: solo nel 2013 sono stati arrestati 52 responsabili di traffico di metalli preziosi, oltre il 200% in più rispetto all’anno precedente. Difatti solo l’1% dei “compro-oro” è registrato presso l’apposito elenco di Bankitalia.
Il denaro in circolazione scarseggia, per far fronte a ciò si “investe” il poco denaro rimanente tentando la fortuna in scommesse e slot machine, oppure si svendono le “ricchezze” familiari per poter pagare il caro vita in perenne rialzo in questi anni di crisi economica. Stanno rastrellando l’indipendenza finanziaria delle famiglie italiane, una volte famose in tutto il mondo per capacità di risparmio e di tutele del proprio futuro.
A Madrid, ho visto con i miei occhi a Puerta del Sol, in pieno centro, veri e propri P.R. dei “compro-oro” che cercano clienti strada per strada.
La situazione sta diventando invadente e insostenibile. Nel 2013 – secondo il Rapporto Italia dell’Eurispes – un italiano su quattro si è recato presso un “compro-oro”, ovvero più del 28% della popolazione.
Le gigantografie nelle strade e gli spot in televisione contribuiscono ad acuire il fenomeno della svendita italiana, con testimonial d’eccezione che, senza vergogna e ritegno alcuno, prestano il proprio volto per la promozione dell’anticamera del disastro socio-economico.
In uno dei sopracitati spot, un noto attore italiano, in coppia con il figlio, sostiene di essersi sbarazzato di qualche «cianfrusaglia d’oro» per acquistare un megaschermo: «Così quando sono a casa, anziché aprire il cassetto e guardare l’oro, guardo il televisore e mi diverto di più».
Si chiama propaganda. Si invita la gente a non pensare, a svendersi per sopravvivere, rinnegando il passato, i valori, le tradizioni, le radici culturali, ma anche il futuro, barattato con un presente di perenne alienazione.

martedì 1 ottobre 2013

LA VERA CRISI DELLA PERDITA DI COMPETENZE

E’ impressionante il numero di persone verso cui nutro una stima incredibile che se ne sono già andate o si stanno organizzando per andarsene dall’Italia.
Amici universitari e d’infanzia hanno fatto già i bagagli da tempo e sono contentissimi della loro scelta: per loro l’Italia è oramai soltanto un posto di vacanza.
A questi si aggiungono altre persone conosciute nella vita professionale e privata.
Della perdita di competenze ed intelligenza ci si preoccupa poco.
La vera crisi comunque è quella legata alla perdita di comVisualizza blogpetenze, al tessuto produttivo vero e creativo che viene ostacolato, bloccato, immobilizzato da una burocrazia sempre più viscosa, organizzata in modo da far sprecare inutilmente un sacco di energie ed avere illusoriamente tutto sotto controllo.
Governanti od aspiranti tali stanno gestendo la crisi soltanto dal punto di vista finanziario, poiché per loro è quello il problema numero uno.
Come viene gestita? Sostanzialmente è una gestione taroccata, condotta sul lato della percezione del problema:
- negare sempre la situazione attuale ed annunciare che il peggio sta per finire
- sovvenzionare aziende o modelli di business (ovviamente legati al proprio entourage di amici e clientele) che dovrebbero già essere estinti
- rischiare la distruzione della moneta pur di non aumentare i tassi di interesse (il cui aumento spazzerebbe via aziende e addirittura Stati interi, ingozzati di debiti)
Nel frattempo aziende e imprenditori fanno le valigie e portano altrove la propria conoscenza organizzativa e creativa (la quale necessita comunque di tempo per riadattarsi al nuovo territorio).
I politicanti ed i burocrati hanno la convinzione che risolto il lato finanziario (sono convinti della riuscita dei taroccamenti), basti una leggina per fare ritornare le aziende e renderle produttive dal giorno dopo.
Non avendo per la maggior parte mai avuto altre esperienze fuori dal mondo della pubblica amministrazione, ignorano del tutto il processo cognitivo legato all’organizzazione di un’impresa come ad esempio la scelta delle persone idonee e competenti da assumere (che necessitano di tempo per apprendere e diventare produttive).
Un’azienda che se ne va, non torna domani mattina e qualora in futuro tornasse non troverebbe le stesse condizioni di conoscenza che ha lasciato (le persone che vi lavoravano si devono riadattare, cambiare per un analogo posto o acquisire altre competenze). La perdita di conoscenza non viene recuperata in tempi brevi. E sicuramente non viene ripristinata senza parecchio sacrificio/investimento di tempo e senza una buona dose di tenacia/dedizione.
E qua veniamo al secondo punto che io reputo molto importante: l’etica del lavoro delle persone.
Decenni di espansione continua dello Stato hanno creato e stanno creando un esercito di persone con un’etica del lavoro molto più blanda e fiacca rispetto al passato.
L’etica del lavoro non è minimamente paragonabile a quella di qualche decennio fa. Cosa è cambiato?
Lo Stato e tutti i sociopatici che conquistano le istituzioni hanno nel profondo del loro cuore un desiderio di controllo che li consuma. Odiano il fatto che le persone siano dotate di libero arbitrio e possano scegliere col proprio cervello cosa fare nella propria vita.
Per cui si sono organizzati per colpire il cervello delle persone e riempirglielo di idiozie.
Tramite la scuola pubblica hanno attuato una strategia dell’ignoranza, uno svuotamento della cultura e delle conoscenze di base, ottenuto tramite proliferazione di titoli di studio farlocco fatti di abbondante nozionismo e di poca conoscenza pratica. Aggiungiamo a questo una continua predicazione di buonismo di Stato, di solidarismo coi soldi altrui.
Et voilà hai ottenuto un prototipo di persona molto legata alle istituzioni ed amante della pianificazione dall’alto.
Se a questo sommiamo il fatto che il modello di successo continuamente propinato da televisione e giornali è un mix di gioventù, ricchezza, tempo libero e voglia di divertimento e di viaggi, ma chi glielo fa fare ad un giovane di sacrificarsi per formarsi una professionalità che gradualmente col tempo lo renderà competente e ricercato? Meglio tirare a campare cercando di infiltrarsi nello stato e sperare di ottenere a sbafo un po’ di grasso che cola (per la verità sempre meno) o ambire ad una fortuita svolta nella propria vita (lotto, superenalotto, macchinette, scommesse online, ci sarà pure un perché lo Stato continua a fare pubblicità a queste forme di auto-tassazione?)
Tirando le conclusioni:
- la crisi finanziaria è soltanto un aspetto (e a mio avviso neppure il più importante) di un problema di più vaste dimensioni
- la maggior parte delle persone neppure percepisce il problema, quello che l’hanno percepito, stanno facendo i bagagli (non che all’estero sia tutto rose e fiori, ma una cosa è certa, gli Stati tendono a considerare i propri cittadini come una loro proprietà. Spesso invece all’estero si è considerati come una risorsa e non una proprietà, come portatori di idee nuove).
- l’etica del lavoro viene e verrà sempre più distrutta: allo Stato non interessa avere persone autonome e pensanti, ma dei droidi da comandare. Le persone libere ed intelligenti mettono a repentaglio la struttura di potere esistente (“Senti cerebroleso, mi sembra che sei un po’ un deficiente nel continuare a rifare gli stessi errori, facciamo che provo io a governare e a cambiare? Anzi, meglio ancora, facciamo che smetti di fare leggi idiote che mi rompono continuamente i coglioni e mi fanno perdere un sacco di tempo della mia preziosa vita?”)
- la distruzione dell’etica del lavoro porta alla diminuzione della creazione della ricchezza. Anche per gli Stati saranno guai seri. 
- il processo è lento e la massa critica coinvolta (decenni di formazione culturale) è tale per cui i tempi di reazione per ottenere un cambio di direzione saranno semmai molto lunghi, scordatevi la leggina fatta dell’Illuminato di turno che sistema subito i problemi.

lunedì 23 settembre 2013

LE SOLITE BUGIE DEL PREGIUDICATO B.

Sui fondamenti della procedura in atto al Senato per la decadenza dall’incarico per Silvio Berlusconi non possono esserci dubbi.Una lettura solo attenta del decreto-legge che porta il nome dell’ex ministro del governo Monti Severino toglie ogni dubbio a chi conosca,sia pure in modo non perfetto,la costituzione repubblicana e le leggi vigenti del nostro Stato.
Berlusconi-come sempre ma con aria indubbiamente più tesa e preoccupata del solito-nel solitario comizio registrato ad Arcore in villa San Martino, ha cercato di mettere insieme la sua ultima difesa giornalistico-televisiva e il rilancio del partito di Forza Italia destinato a rimpiazzare il PDL in vista delle non troppo lontane elezioni che si profilano all’orizzonte. Le elezioni appaiono vicine(probabilmente nella prossima primavera) tra qualche mese per responsabilità di due fattori concomitanti:la prima è  la difficoltà oggettiva di far convivere le due anime abbastanza in conflitto tra loro che convivono nel Partito democratico in un partito che è difficile non definire incerto;la seconda è che l’uomo di Arcore non può accettare senza reazioni il voto previsto per il 10 ottobre di decadenza dalla carica di senatore.E, poichè ha a  disposizione in parlamento  un pacco di voti in grado di far cadere il governo e non  ha nel suo partito nessuno che gli si possa nè sia in grado di  opporsi con successo alla sua posizione,la sua diventa dall’inizio la posizione ufficiale e definitiva della rifondata Forza Italiana.
Occorre subito dire, peraltro,  che l’uomo di Arcore,che, con ogni probabilità, si dimetterà un minuto prima che l’aula di Palazzo Madama emetta-se i tre partiti proponenti,cioè il PD,SEL e Scelta Civica-manterranno la posizione già espressa- di votare per la sua decadenza. Ma ieri, nel malinconico, videomessaggio, ha riempito gli spettatori di un carico di bugie degno della sua antica fama,del tutto incurante di quanto hanno scritto al Senato dieci tra i maggiori costituzionalisti italiani(tra i quali ricordo almeno Bettinelli,Allegretti,Pinto e Guastini), affermando che non si può parlare di irretroattività per la legge Severino e che esistono tutte le condizioni perchè l’assemblea plenaria dopo il voto della commissione apposita possa provvedere immediatamente ad emanare il provvedimento di decadenza dalla carica per il senatore Berlusconi.
Il che non significa-sia ben chiaro-che l’ex senatore non possa imitare Beppe Grillo e ritirarsi in una posizione di fondatore o meglio ancora garante dei desolati e divisi parlamentari e seguaci del suo movimento.Certo i rapporti tra il segretario Alfano e i “falchi”,come ormai vengono chiamati,Verdini e Santanchè sono tra i peggiori.E d’altra parte l’uomo che è stato per molti anni presidente del Senato e che oggi fa il capogruppo del PDL nella Camera Alta,il siciliano Schifani,pure indagato da tempo per concorso esterno nell’associazione mafiosa,non si stacca di un grammo dalle affermazioni rese nel videomessaggio del capo. C’è forse in molti dei suoi luogotenenti la sensazione, non del tutto errata,che l’assenza del cavaliere nella campagna elettorale rischi di condurre alla sconfitta l’intero esercito. E’ questo-possiamo dirlo-il destino dei partiti troppo personali e leaderistici e lo si è già visto nel centro-destra con la parziale resurrezione del neofascista Storace come nel centro-sinistra di fronte al disastro che ha vissuto la IDV di Antonio Di Pietro,ridotta ormai ai minimi termini.  Ma ad elencare rapidamente le bugie ripetute per l’ennesima volta da Silvio Berlusconi c’è da pensare che l’uomo tratti gli italiani come del tutto privi di memoria e di senno. Il che non ci riempie di gioia.
1) La crisi economica come effetto dell’ultimo ventennio quando anche i più ignari sanno che lui ha governato più di tutti gli altri in questo periodo.
2)La magistratura come “contropotere irresponsabile”:ma se è lui aver fatto approvare 18 leggi ad personam sulla giustizia su un totale di 37 approvate dal parlamento;
3)la caduta del suo primo governo:non è vero che venne rovesciato dall’opposizione di centro-sinistra ma cade per la riforma Dini che porta la Lega Nord a decidere il ribaltone;
4)50 processi e 41 assoluzioni:non è vero,i processi sono stati finora 18 ,quelli conclusi sono 14 e con varie condanna,come chiunque può controllare;
5)l’evasione sui diritti tv: l’effettiva  evasione c’è stata nel biennio 2002-2003  e nella misura di 7 milioni di euro(e contestata all’inizio per 370 milioni di euro).La prima imputazione è caduta solo grazie alle leggi ad personam che hanno fatto cadere le accuse di appropriazione indebita e di falso in bilancio.
6) Il finale del video-messaggio ripete le frasi sul valore della famiglia e detto da chi ha tentato di convincerci che Ruby era la nipote di Mubarak ed è stato per questo già condannato in primo grado per prostituzione minorile è davvero troppo.

martedì 17 settembre 2013

IL TABU'

Per quanto riguarda questa Repubblica, la posta in gioco non consiste nel destino del governo Letta e nemmeno nell’esito politico della ventennale parabola berlusconiana. Consiste nell’affermazione dello Stato di diritto, nel principio della legge uguale per tutti contro la legge del più forte, del più ricco, del più furbo.
Per quanto riguarda invece le questioni personali del signor Berlusconi la posta in gioco è curiosamente quella di cui si parla di meno, quasi come se fosse un tabù, un esito difficile da immaginare, talmente indicibile che nel suo monito d’agosto Napolitano vi ha lontanamente accennato e solo per escluderlo: cioé le manette, il carcere vero, la cella.
Perché è attorno a questo scenario che si sta litigando e trattando, tutti lo sanno anche se nessuno lo dice.
Com’è che Berlusconi si è così imbullonato a un seggio senatoriale che ha frequentato finora solo nello zero virgola per cento delle sedute, se non per lo scudo che questo offre rispetto a eventuali futuri mandati d’arresto?
Com’è che la mediazione si impantana ogni volta non di fronte alla grazia (su cui Napolitano è più che possibilista) ma di fronte alla sua ‘esaustività’, cioè alla possibilità che faccia fuori tanto gli effetti della Severino quanto l’interdizione, in modo da lasciare Berlusconi in Parlamento a vita, elezione dopo elezione?
Com’è che tutti i calcoli pidiellini su possibili elezioni anticipate si aggirano attorno al rischio che Napolitano le eviti, o attorno alla (debole) chance di ricorrere al Tar per la candidatura del Capo ma anche (o soprattutto) attorno alla maggioranza da raggiungere in entrambe le Camere per poi cucirgli addosso un nuovo salvacondotto?
Di questo si tratta, ormai: altro che “agibilità politica” e altre fesserie di copertura.
Stiamo parlando dei pizzini di Lavitola, delle confessioni di De Gregorio, delle parole di Tarantini, di un gorgo senza fine di procedimenti penali che si moltiplicano perché emergono ogni giorno reati commessi per coprire altri reati, come le pressioni sulla diplomazia cinese per nascondere le carte sulla frode fiscale, come i soldi e le ‘utilità’ ai testimoni del Rubygate perchè mentissero e smentissero le loro stesse intercettazioni e le loro celle telefoniche.
Di questo si tratta, ormai: di un precipizio che può portare prima o poi un giudice a mandargli i carabinieri a casa per evitare che inquini ulteriormente le prove (è di corruzione giudiziaria che è accusato a Bari) o che scappi all’estero (come sempre piu amici gli suggeriscono, gli basta salire su un suo aereo privato e decollare, non deve certo passare i controlli a Linate come noi comuni mortali).
Ora, che l’arresto di B. sia uno scenario scioccante è comprensibile e i primi ad averne paura sono quelli che gli si proclamano avversari o competitori, timorosi di farne un martire e di pomparne quindi il consenso.
Ma qui si ritorna al punto di partenza: se questo è uno Stato di diritto, se la legge è uguale per tutti, il cittadino Berlusconi andrà o non andrà arrestato secondo la legge e senza alcuna differenza rispetto agli altri cittadini, né in un senso né in un altro. Per quanto ora sia un tabù di cui ipocritamente nessuno parla anche se a questo che tutti pensano.