lunedì 29 luglio 2013

NO AI FESTEGGIAMENTI PER I 100 ANNI DI PRIEBKE

Per coloro che non conoscono questa figura, va ricordato che Erich Priebke fu uno dei più attivi collaboratori del tenente colonnello Herbert Kappler nella strage dove sono state uccise 335 persone. Per la precisione Priebke, in una memoria redatta per il processo, si è definito, al tempo, il numero due nel comando di Roma. Nazista della prima ora, si iscrive al partito nel 1933 (il suo diretto superiore Kappler entra nel 1931) aderisce poi al corpo delle SS, che sarà il più spietato durante il conflitto. Le SS sono un corpo scelto, i cui membri sono selezionati sulla supposta base di purezza razziale pontificata dal nazismo e sulla fedeltà assoluta a Hitler. Priebke, oltre ad essere tra i massimi responsabili della strage, emerge dalle carte processuali anche per il suo ruolo di aguzzino, uno che sa come far parlare i prigionieri. E’ solo l’esempio di un corpo, quello delle SS, che agisce al di fuori di ogni norma rispondendo solo all’ordine di Hitler.
L’eccidio è la risposta nazista all’attentato compiuto a Roma dai partigiani gappisti 23 ore prima, invia Rasella contro un convoglio di volontari tirolesi delle SS. L’attacco provoca la morte di 33 soldati. L’azione è realizzata dai comunisti, ma risponde alle linee dettate dal governo Badoglio e dal Comitato di liberazione nazionale che invitavano a colpire il nemico in ogni possibile occasione.
L’idea della rappresaglia è immediata, così come repentina è l’informazione che giunge a Hitler. A lungo i critici di questa azione hanno imputato ai partigiani di non essersi consegnati per evitare la carneficina, basata sul ricatto nazista “dieci italiani da uccidere per ogni tedesco morto”. Di fatto questo dilemma non si è mai posto perché non è mai stato affisso per le strade nessun bando che invitasse gli autori dell’attentato a consegnarsi. La rappresaglia è scattata esattamente 23 ore dopo e la cittadinanza ne è stata informata quando l’eccidio era già avvenuto.
Se la Resistenza italiana si fosse piegata alle minacce tedesche non sarebbe mai nata, gli italiani avrebbero chinato la testa all’occupante il quale, peraltro, ha sempre mantenuto una condotta non prevedibile, avendo già compiuto numerose stragi nel Sud in assenza di qualsiasi attacco.
L’esecuzione degli ostaggi avviene portandoli nei cunicoli naturali delle fosse e uccidendoli a gruppi di tre. Chi assisteva, vedeva la sorte che da lì a qualche istante gli sarebbe toccata. Tra le vittime ci sono sanitari, infermi, malati, vecchi, minorenni, civili, persone rastrellate a caso nello stesso giorno, alcune decine di esponenti della Resistenza romana e 75 ebrei.
Dopo la guerra, Erich Priebke si gode cinquant’anni di libertà e chi invoca pietà per lui non dovrebbe trascurare questo particolare. Priebke, dopo la guerra, fugge in Argentina; Priebke, nel suo mezzo secolo di libertà, è riuscito a compiere alcuni viaggi in Germania dove, nel 1978, ha partecipato al funerale di Herbert Kappler, chiaro segnale per chi vuole illudersi del suo pentimento. L’ex ufficiale nazista ha dichiarato di essere passato in Italia per due volte. Soltanto nel 1995 è stato estradato nel nostro Paese.
Nella più ingenua delle ipotesi qualcuno si è chiesto perché condannare questo “innocuo” vecchietto, perché accanirsi contro di lui. I reati per crimini di guerra sono ritenuti, a livello mondiale, imprescrittibili e i suoi autori passibili di pena finché sono in vita. E’ un elementare principio di diritto.
In questi anni di morbida detenzione riservata al criminale nazista, non sono mancati in Italia drappelli di suoi seguaci che ne hanno rivendicato la libertà e gli hanno attribuito onore. A Roma sono comparse negli anni diverse frasi sui muri a favore di Priebke. 
Dov’è la ragione che induce a stimare questo individuo? Qualcuno è nostalgico di un passato che non conosce e che si rifiuta di conoscere, oppure pensa che, di fronte al malcostume presente, quel passato abbia una sua “integrità morale”, certo, un’”onestà” edificata sulla gerarchia delle razze umane, sulla tortura contro gli inermi e sulle morti degli innocenti.
Dinanzi a queste derive di nostalgismo ciascun cittadino, ciascun educatore deve sempre chiedersi: che cosa sto facendo io perché simili idee non germoglino? E’ troppo poco accontentarsi di una democrazia faticosamente conquistata, nel cui principio di libertà c’è tolleranza anche per chi alla libertà e alla dignità umana non crede.

mercoledì 17 luglio 2013

I RIGURGITI DELLA LEGA

E’ quasi difficile ritagliare uno spazio di commento alle performances ultime, ma non sorprendenti, dei leghisti. Linguaggio, toni e merito politico delle loro azioni non sono mai state degne di nota per caratura politico-istituzionale, ma il pericolo e il degrado di tanta bassezza ha mosso, come immaginabile, un clamore e un biasimo generale.
Dopo recenti e passate esibizioni di volgarità, l’Oscar va al Vice Presidente del Senato Calderoli che dal palchetto di un comizio aveva candidamente dichiarato che guardare il Ministro Kyenge gli faceva pensare ad un orango.
Questo il siparietto da cinepanettone che è stata rivolto ad un Ministro della Repubblica. Se volevamo avere prove dell’arretratezza culturale italiana nel panorama europeo è bastata l’elezione di un Ministro con la pelle nera a soddisfare la curiosità. Gli insulti, i sospetti e il solo brusio sollevato da questa elezione mostra, ahinoi, tutto il ritardo che grava su questo Paese.
Peggio del peggio è che non solo numerosi compagni di merende abbiano difeso Calderoli, ma che persino il monito lanciato dal Presidente della Repubblica sia stato recepito come il messaggio dell’uomo qualunque. Salvini parla di censura da parte di Napolitano, ignorando peraltro che il Presidente della Repubblica ha espresso un allarme sul clima generale del Paese fatto di intimidazioni di basso profilo in tutte le salse: dalle innumerevoli aggressioni verbali a Kyenge, alle minacce alla Carfagna dopo la sua presa di posizione contro i Cinque Stelle e all’incendio del liceo Socrate, simbolo della lotta alla’omofobia.
Si discute della necessità di togliere l’incarico istituzionale a Calderoli il quale, pur non vantando particolari meriti sul campo se non la sofisticheria del porcellum, mostra di non avere adeguato pedigree umano e culturale. Sembra strano che se ne debba discutere a lungo di fronte ad un episodio tanto eclatante. Basterebbe, anche questa volta, prendere spunto da quello che accade nei paesi culla della cultura politica moderna dove bastano piccoli inciampi a far dimettere le più altre cariche di governo.
L’imbarbarimento della politica che forse proprio nella nascita e crescita dei leghisti ha visto il suo fulgore, trova oggi, con la modalità del colloquio di strada al posto della dialettica politica, il suo trionfo analfabeta e volgare.
Altro che società civile nelle istituzioni: il berlusconismo è stato il brodo comune, culturale – se così si può dire – più che politico, di due generazioni di politici che all’ignoranza sui temi sui quali dovrebbero legiferare, uniscono un’ignoranza ancora più profonda di cultura politica generale e condiscono il tutto con la volgarità che spesso dell’ignoranza è conseguenza inevitabile.
L’appiattimento verso il basso ha trasformato un paese culla del pensiero politico europeo in una stalla dalla quale sono usciti i Borghezio, i Bossi, i Calderoli e gli Scilipoti ed ora a poco serve chiudere le porte. Il berlusconismo ha fatto credere che chiunque potesse entrare in Parlamento, come chiunque potesse diventare artista e vip, come si potesse parlare di secessione con normalità e senza percepire la gravità, il peccato e il reato.
Oggi quando le sfide sul tavolo sono tutte molto urgenti e i fatti spingono sul Palazzo per cambiare il Paese, la presenza di figure di un certo tipo suona grottesco più che pericoloso. Non basta togliere Berlusconi dai meeting internazionali per riqualificare la nostra immagine se poi si permette alla banda degli eredi di Bossi di armare certi teatrini. Mutatis mutandis, sarebbe stato meglio, per ridere e subire meno danni, prendere in prestito quella del maestro Totò. Almeno la sua banda era degli onesti.

martedì 9 luglio 2013

BERLUSCONI: SI ALL'INELEGGIBILITA'...UNA BUONA VOLTA!

Berlusconi è l’effettivo titolare delle sue aziende!
Sembra una banalità, ma c’è voluta l’analisi della recente sentenza di condanna in appello per frode fiscale per chiudere  il varco che per anni ha consentito a Berlusconi di evitare la sua ineleggibilità, in quanto concessionario dello Stato di autorizzazioni (televisive) di notevole entità.
In passato, infatti, Berlusconi aveva sempre aggirato il divieto posto dalla legge 361 del 1957 sostenendo che la guida delle sue aziende fosse nelle mani del presidente Confalonieri e che lui non decidesse nulla.
Una balla non meno spudorata della “nipote di Mubarak”, eppure per anni assecondata da molti politici, che anche recentemente – e diabolicamente – hanno perseverato nella loro convinzione di non voler smentire.
Questa settimana  il nodo dell’ineleggibilità arriverà al pettine.
Chiediamo a tutti i parlamentari di ripristinare la legalità e dichiarare ineleggibile Berlusconi.
Chiediamo di chiudere la lunga stagione di ipocrisia e di “appoggio esterno” al berlusconismo, che ha fortemente minato la libertà e il pluralismo dei media.
E quindi, della democrazia.

lunedì 1 luglio 2013

LE IDEE CONFUSE DELLA SANTANCHE'


L’onorevole Daniela Santanchè è una femminista d’acciaio. Difende con tutte le sue energie la causa delle donne tant’è che alla lettura del verdetto pronunciato dal Tribunale di Milano sul Cavaliere si è dichiarata addolorata non tanto e non solo per la condanna inflitta al suo padre spirituale, ma per quelle tre donne componenti la Corte che si sono scagliate contro un’altra donna vittima innocente «pura siccome un angelo», come Germont definisce sua figlia nella Traviata.

È stato un massacro al femminile, ha detto la Santanchè.
Questa sua vocazione alla difesa del gentil sesso l’ha rinnovata il giorno dopo nel momento in cui nei corridoi di Montecitorio è circolato il nome di Marina Berlusconi, possibile erede della corona del padre qualora certe circostanze, a tutti note, costringessero l’eterno tombeur de femme a liberare la casella.
Non sempre però la Santanchè è stata schierata a priori dalla parte delle donne. Ad esempio, quando scoppiò lo scandalo Noemi (altra minorenne all’attenzione del Cavaliere) e l’allora moglie Veronica Lario chiese il divorzio dall’infuocato marito, definendolo un malato affetto da priapismo, la Santanchè, la perfetta gentildonna, femminista tutta di un pezzo non esitò a insinuare che la bella Veronica se la intendeva con un suo body guardian e quindi non aveva titoli di parlare di certi argomenti (supponiamo le corna).
Altra verace supporter di Berlusconi è l’onorevole Michaela Biancofiore, nonché sottosegretario di Stato, che si è talmente immedesimata nell’ultima tegola caduta in testa al suo amato capo da indurla ad annunciare un suo ricorso personale contro la sentenza del Rubygate all’Alta Corte Europea per i Diritti dell’Uomo.
È vero che «l’amore non è polenta», ma questa signora che ricopre una carica di governo non può ostentare alla televisione la sua crassa ignoranza poiché compromette la sacrosanta causa del femminismo. Perché? 1) I ricorsi all’Alta Corte Europea possono essere presentati soltanto dalle presunte vittime della malagiustizia; 2) i ricorsi sono possibili soltanto dopo l’ultimo grado di giudizio.
Consigliamo al premier delle larghe intese un corso accelerato di culturauropea per i membri del suo governo.

giovedì 20 giugno 2013

L'ITALIA IMPAZZITA

E ogni volta si dice: “Siamo alle comiche finali”, ma la fine non arriva mai. La ridicola storia d’Italia si scrive con i toni di un’interminabile soap opera, col colpo di scena che in teoria – e solo in teoria – dovrebbe condurci all’attesa spasmodica della prossima puntata che sarà – semmai possibile – più ridicola di quella precedente. L’impoverimento del lessico “politico” si aggrava come un malato terminale ogni giorno di più, aggiungendo svilimento e ignoranza alla devastazione morale e culturale delle generazioni presenti e future.
Impossibile, ormai, discutere di politica persino con gli amici, in qualche modo piegati dal “nuovismo” imperante che non ammette dissenso e fluidità di pensiero. Sei contro l’inutile grillismo? Allora sei uno del PD. Sei contro il PD? Allora sei un berlusconista o un grillista. A nessuno viene in mente di razionalizzare, di comprendere che c’è anche chi salva il neurone, restando dalla parte della politica. A nessuno viene in mente di rivalutare il senso della “politica”, che potrebbe far comprendere come nessuno – in questo momento storico – sia persona avente diritto. Nessuno sia, persona rappresentata in Parlamento.
Non avendo diritto al voto, non abbiamo eletto un Parlamento. Abbiamo in qualche modo legittimato il volere di terzi, lasciando che l’ultimo baluardo di parvenza democratica venisse demolito, in nome di una “crisi economica” creata al fine di salvaguardare le ultime risorse rimaste, e i grandi capitali.
Nessuno normodotato, potrebbe pensare che “ridere” della farsa buffonesca di un comico in disarmo, protetto dagli adepti di una setta che ridicolizzano le istituzioni col “chiedi scusa e cospargiti il capo di cenere”, potrebbe voler dire apprezzare il “minchionismo” di un giovane Letta, che al termine di un meeting a otto vien fuori dicendo: “Il piano per la disoccupazione giovanile è sulla rampa di lancio!” Nessuno dovrebbe pensare che restare allibiti per tale minchionismo, voglia dire che allora si è dalla parte di quel debosciato di Arcore, che ancora una volta – istituzionalmente – propone di far della disonestà metodo legalizzato, o peggio qualcosa di diverso dal criminale che è. Ed è al governo, col suo pupazzo seduto accanto a Letta, ed anche ministro – che non era già abbastanza! –
Sentir gioire il governo di destr sinistr per “gli accordi con i paradisi fiscali” lo stesso giorno che l’Irlanda inquisisce il pluri inquisito debosciato di Arcore, è qualcosa di meraviglioso. Un po’ kafkiano, a tratti machiavellico. Divertente il silenzio calato sulla notizia, spifferata con pudore e vergogna dai giornali che ormai non son più buoni nemmeno per farci cagare sopra gli uccellini in gabbia.
Siamo alle comiche che non finiscono mai, e che forse a questo punto, potranno finire solo quando ci tornerà un po’ di quella dignità che ogni “persona” (che manco più cittadini possiamo dire) deve sentire forte in sé. Il giorno in cui ricorderemo che come prima regola, le persone hanno dei diritti e dei doveri. Le comiche, forse finiranno quando finalmente avremo un po’ di democrazia e tanta libertà. Oh, già. E ora dovrei spiegare che libertà non è quella cosa brutta che molti pensano che sia, ma si è fatto tardi …!

lunedì 10 giugno 2013

L'ITALIA IN GUERRA ANCHE DOPO IL 2014

Il Parlamento non è stato informato. I cittadini non ne sanno niente. Ed è molto probabile che lo ignorino anche i deputati di Sel e del M5S, che nelle scorse settimane hanno presentato due distinte mozioni per il ritiro accelerato dei soldati italiani dall’Afghanistan: l’Italia si è già impegnata a contribuire militarmente a Resolute Support, la missione della Nato che dall’inizio del 2015 sostituirà la missione Isaf (International Security Assistance Force). A dirlo chiaro è tondo è stato Chuck Hagel, segretario alla Difesa degli Stati uniti, al termine del vertice interministeriale della Nato che si è tenuto il 4 e 5 giugno a Bruxelles. A partecipare c’erano ben 50 ministri della Difesa, provenienti dai 28 paesi membri della Nato e dai 22 paesi “non-Nato” che attualmente contribuiscono alla missione Isaf in Afghanistan. Nelle dichiarazioni successive al vertice, Hagel ha confermato che gli Stati uniti continueranno a essere il paese che più contribuisce in termini militari alla missione Nato in Afghanistan. Ma ha voluto sottolineare il sostegno ricevuto dall’Italia e della Germania: «Apprezziamo gli impegni che altre nazioni stanno assumendo – ha dichiarato -, inclusi gli annunci fatti dalla Germania e dall’Italia secondo i quali assumeranno il compito di nazioni-guida per le aree settentrionali e occidentali».
Il Concept of Operations della missione Resolute Support adottato due giorni fa a Bruxelles prevede infatti la divisione dell’Afghanistan in diverse aree geografiche di competenza: agli Stati uniti spetterà la responsabilità delle attività nelle aree meridionali e orientali (le più insicure); alla Germania l’area settentrionale, dove è attiva da anni; all’Italia la parte occidentale, dove attualmente ha la responsabilità del comando-ovest della missione Isaf (il comando comprende le province di Herat, Farah, Badghis e Ghor).
Secondo il capo del Pentagono, la Turchia starebbe «considerando favorevolmente» l’ipotesi di gestire le attività nell’area centrale attorno a Kabul (sarebbero cinque i punti nevralgici della provincia di Kabul interessati dalla nuova missione).
Presentando alla stampa la missione Resolute Support, il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, ha parlato di una pagina nuova nei rapporti tra l’Afghanistan e la Nato: «Non sarà un’altra missione Isaf con un nome diverso» – ha detto Rasmussen – ma una missione «differente e significativamente più piccola», in termini di uomini impegnati sul terreno, che segue – aggiunge – «un limitato approccio regionale». I numeri dei soldati che resteranno in Afghanistan ancora non ci sono, perché «saranno decisi dai nostri esperti militari nei prossimi mesi». Per ora, c’è solo la certezza che Resolute Support non sarà «una missione di guerra», perché ha come obiettivi quelli di «addestrare, consigliare e sostenere» le forze di sicurezza afghane, puntando al rafforzamento delle «istituzioni nazionali, come i ministeri deputati alla sicurezza, i corpi dell’esercito e del comando della polizia».
L’adesione della Germania non sorprende: il 18 aprile in una conferenza a Berlino il ministro della Difesa tedesco, Thomas de Maizièr, aveva annunciato che la Germania avrebbe contribuito con 600/800 soldati alla nuova missione della Nato.
L’adesione dell’Italia rappresenta invece una sorpresa (anche perché arriva prima ancora che siano stati resi noti nel dettaglio i piani per il ritiro dei 3.000 soldati attualmente impegnati nella missione Isaf). E resterà un’incognita fino a quando il ministro della Difesa, Mario Mauro, non spiegherà in Parlamento i termini dell’impegno assunto a Bruxelles.

sabato 1 giugno 2013

La triste festa della Repubblica

Purtroppo in questa martoriata Italia non c'è proprio nulla da festeggiare il 2 Giugno...basta con la falsa retorica dell'Unita' Nazionale...Italia unita solo per le partite dell'Italia calcistica e poco altro...per il resto dilaniata da scontri sociali..disperazione...disoccupazione...imprese che chiudono e gente che si suicida...troppo facile fare bei discorsi nel giorno della parata militare...poi massacrare i cittadini facendo macelleria sociale...la vera festa del 2 Giugno sarebbe ridare lavoro ai giovani e dare qualche soldo ai piccoli medi imprenditori...strozzati dalle tasse...questa si che sarebbe una cosa utile...non i falsi, retorici, vecchi discorsi e parole della inutile manifestazione del 2 Giugno...nella speranza che l'Italia non muoia e che non si debba fare il funerale anche della Repubblica..altro che 2 Giugno!