Gli storici dicono che il termine “fake news” risale all’epoca della
“stampa scandalistica” del tardo 19° secolo, ma il termine è decollato
nel 2016, poco più di un anno fa, durante la corsa presidenziale di
Donald Trump. Il termine è stato usato per descrivere cose differenti,
dai media “privi di fatti” pro-Trump a storie sensazionalistiche e in
gran parte false, il cui unico obiettivo era catturare attenzione e
soldi. Durante la stagione delle primarie, lo stesso Trump ha iniziato a
etichettare tutte le storie dei media mainstream su di lui come
“notizie false”. Anche se l’idea che ci potrebbero essere diverse verità
risale almeno all’amministrazione del presidente George W. Bush, quando
il
consigliere Karl Rove affermò che
l’amministrazione “crea la propria” realtà, ha guadagnato terreno
quando il consigliere di Trump Kellyanne Conway, beccata a inventarsi
cose in un’intervista televisiva, ha affermato di affidarsi a “fatti
alternativi”.
Un espediente che sarebbe andato bene, di per sé. La maggior parte
delle persone è spinta a credere che i politici mentano – qualunque sia
il partito o la convinzione che rappresentano – per cui i loro tentativi
di negarlo quando vengono accusati di essere dei maestri
dell’invenzione tendono ad essere riconosciuti come tali.
I media istituzionali – The New York Times, The Washington Post, i
programmi di notizie sulla rete e persino la Radio Pubblica Nazionale
(NPR) – hanno tutti risposto all’accusa di essere bugiardi e fabbricanti
di “notizie false” promuovendosi come “la comunità fondata sulla
realtà” (NPR), o sostenendo che stanno combattendo una giusta
lotta contro l’ignoranza, come dimostrato dal nuovo slogan della testata
del Post, “La democrazia muore nell’oscurità”. Il Times è rimasto al
suo slogan “Tutte le notizie che vale la pena di stampare”, ma ha
aggiunto una peculiarità nella terza pagina quotidiana, che elenca “i
fatti notevoli del giornale di oggi” e ha preso a chiamare “bugie” le
bufale dell’amministrazione Trump.
Lo scorso dicembre il Congresso ha approvato una nuova legge,
prontamente firmata dall’allora presidente Barack Obama, che ha reso
esecutivo un emendamento orwelliano alla Legge sulla Autorizzazione alla
Difesa del 2017. Chiamata Legge sul Contrasto alla Disinformazione e
alla Propaganda, questa misura assegna al Dipartimento di Stato, in
concerto con il Dipartimento della Difesa, il direttore
dell’intelligence nazionale e un’oscura organizzazione governativa sulla
propaganda chiamata
Broadcasting Board of Governors,
il compito di creare un “centro per l’analisi dell’informazione e la
risposta”. Il compito di questo nuovo centro, finanziato da un budget di
160 milioni di dollari su due anni, sarebbe quello di raccogliere
informazioni sulla “propaganda straniera e i tentativi di
disinformazione” e “migliorare proattivamente le narrazioni basate sui
fatti che supportano gli alleati e gli interessi degli Stati Uniti”.
Cosa sono le “fake news”? Il bersaglio continua a muoversi
Tutto questo potrebbe sembrare ridicolo, ma come giornalista che ha
lavorato in questo campo per 45 anni, sia nei giornali mainstream che
nella televisione e nei media alternativi, e come pubblicista di lunga
data che ha scritto per pubblicazioni diverse come Business Week, The
Nation, The Village Voice e un sito di notizie gestito collettivamente,
chiamato
ThisCantBeHappening.net,
ho osservato come questa ossessione per le “notizie false” si sia
trasformata in un attacco alle notizie alternative e alle
organizzazioni che le riportano.
Il 24 novembre scorso, il Washington Post ha pubblicato
un articolo da prima pagina in stile maccartista
dichiarando che circa 200 siti di notizie sul web erano in realtà
“fornitori di propaganda pro-russa” consapevoli o involontari.
L’articolo, scritto dall’inviato sulla sicurezza nazionale del
Post Craig Timberg, si basava sul lavoro di un gruppo ambiguo, chiamato
PropOrNot, i cui proprietari-organizzatori erano stati tenuti anonimi da
Timberg e le cui fonti di finanziamento non erano dichiarate.
PropOrNot, ha scritto Timberg, aveva elaborato un elenco di siti che
secondo il gruppo stava facendo circolare “propaganda pro-Russia”.
Per uno dei siti dell’elenco, il noto giornale di sinistra
Counterpunch, fondato decenni fa dall’ex editorialista di The Village
Voice e The Nation Alexander Cockburn, PropOrNot ha portato due
articoli a giustificazione della sua nomina.
Uno di questi articoli era mio.
Era un pezzo che avevo scritto per ThisCantBeHappening, e che era stato
ripubblicato a mio nome da Counterpunch. Il recensore, l’ufficiale in
pensione dell’intelligence militare Joel Harding (che ho scoperto essere
legato a Fort Belvoir, vicino Washington, che è sede del Comando
dell’Esercito USA per le Operazioni sulle Informazioni, o INSCOM), ha
etichettato il mio articolo come “assurda propaganda pro-russa”.
In realtà, l’articolo era una semplice relazione delle conclusioni
del 29 settembre 2016 da parte dall’indagine congiunta
olandese-australiana sull’abbattimento sopra l’Ucraina di un jumbo jet
passeggeri malese nel luglio 2014; l’indagine aveva concluso che la
Russia era colpevole. Nell’articolo notavo che questa indagine non era
legittima perché si sapeva che due nazioni – Russia e Ucraina –
possedevano i missili e i lanciatori Buk che avevano abbattuto l’aereo,
ma solo ad una di esse, l’Ucraina, era stato permesso di portare prove.
Le prove offerte dalla Russia in questo caso erano state ripetutamente
respinte. Il rapporto evitava anche di menzionare che il governo ucraino
aveva ottenuto il potere di veto su tutte le conclusioni raggiunte
dagli investigatori.
Il resoconto era una “fake news” o propaganda? Niente affatto.
In questo caso le notizie false sono state quelle scritte e trasmesse
su quella terribile tragedia da quasi tutti i media americani, tra cui
il Times, il Post e tutte le principali reti. Tutti questi media
continuano a dichiarare come se fosse un fatto accertato che un missile
Buk russo ha abbattuto quell’aeroplano, anche se non è stata condotta
nessuna indagine onesta. (Tecnicamente è vero che i missili Buk sono
tutti “russi”, in quanto sono stati fabbricati tutti in Russia. Il non
detto è che i militari ucraini avevano lanciatori Buk perché la loro
nazione faceva parte dell’Unione Sovietica e loro avevano continuato ad
acquistarli dopo l’indipendenza).
La forma più sciatta di critica ai media
“Etichettare le notizie che non ti piacciono come “notizie false” è
la forma più sciatta di critica ai media”, afferma Jim Naureckas,
redattore di
Fairness and Accuracy In Reporting,
una rivista di giornalismo di New York. “È come mettersi le dita nelle
orecchie e canticchiare ‘la la la’ a voce alta. Sia il governo che i
media istituzionali hanno delle ragioni per non volere che il
pubblico conosca dei punti di vista che sono una minaccia al loro
potere”.
Mentre Kellyanne Conway ha affermato il suo diritto di offrire “fatti
alternativi” come un modo per giustificare l’essere stata sorpresa a
mentire, esistono anche fatti alternativi reali, ma che non sono
riportati dai media istituzionali. Un esempio classico è stato
all’inizio dell’invasione statunitense dell’Iraq, quando tutti i
media istituzionali hanno riferito che Saddam Hussein aveva armi di
distruzione di massa e stava tentando di sviluppare una bomba nucleare.
C’erano molte organizzazioni di notizie alternative che hanno citato
gli ispettori delle Nazioni Unite, che sostenevano che niente di tutto
ciò era vero e che non c’erano armi di distruzione di massa né programmi
per la loro creazione in Iraq, ma sono stati semplicemente oscurati dai
media istituzionali come il Times, il Post e le principali reti di
notizie .
In questi giorni un’altra storia dubbia è che i russi “hackerarono”
il server del Comitato Nazionale Democratico (DNC). Forse è andata in
questo modo, ma in realtà il vasto sistema di intelligence che gli USA
hanno costruito per monitorare tutte le telecomunicazioni nazionali ed
estere non ha offerto alcuna prova reale di un simile tipo di attacco.
L’avvocato per la sicurezza nazionale William Binney e l’analista in
pensione della CIA, Ray McGovern, hanno suggerito che alcune prove
indicano che deve essere stato coinvolto un membro del DNC.
Ci sono certamente notizie false in tutto il mondo, e
cospirazionismi infondati dilagano incontrollati sia a sinistra che a
destra. Ma troppo spesso articoli come il mio citato da PropOrNot (un
vero fornitore di notizie false!) sono stati etichettati come propaganda
– in quello che Naureckas afferma semplicemente essere “l’uso
dell’ironia come meccanismo di difesa” – da parte di organizzazioni di
notizie effettivamente colpevoli di pubblicare davvero notizie false,
come ha fatto il Post con lo “scoop” della sua lista nera di PropOrNot.
“Quello che il governo e i
media istituzionali stanno cercando di fare, con l’aiuto delle grandi
società internet”, sostiene Mickey Huff, direttore dell’organizzazione
Project Censored in California “fondamentalmente è chiudere i siti di
notizie alternative che mettono in discussione la posizione comune dei
media sui temi”.
Un’ampia minaccia per i media online
Questa è una minaccia per qualsiasi organizzazione online di news,
inclusa questa, che dipende dall’uguaglianza di accesso a Internet e
dalle alte velocità di download. Secondo le accuse di Huff, ci sono già
resoconti secondo cui Facebook sta rallentando alcuni siti che hanno
collegamenti alla sua piattaforma, in una risposta sbagliata alle
accuse di aver venduto spazio pubblicitario alle organizzazioni legate
al governo russo accusate di aver tentato di influenzare le elezioni
presidenziali dello scorso novembre.
La fine della neutralità di Internet, ovvero l’uguale accesso ad alta
velocità a Internet per la navigazione e il download che è stato
garantito a tutti gli utenti – ma che è ora attaccata
dall’amministrazione di Trump, dalla sua Commissione Federale delle
Comunicazioni e da un Congresso a guida repubblicana – renderebbe molto
più facile il verificarsi di questa chiusura dei media alternativi.
La vera risposta, naturalmente, è che i lettori e gli spettatori di
tutti i media, mainstream o alternativi, diventino consumatori critici
di notizie. Ciò significa non solo leggere gli articoli criticamente,
incluso questo, ma cercare molteplici fonti di informazione sulle
questioni importanti. Basarsi solo sul Times o il Post, o su Fox News o
NPR, ti lascerà denutrito a livello informativo – non solo non
informato, ma disinformato. Anche se dovessi leggere entrambi i giornali
e guardare entrambe le reti, spesso saresti lasciato con una versione
incompleta della verità.
Per arrivare alla verità, dobbiamo anche controllare le fonti
alternative di informazione, sia di sinistra, di destra o di centro – e
dobbiamo mantenere la distinzione critica tra punti di vista impopolari o
non ortodossi e bugie sfacciate o propaganda. Senza una simile
distinzione, e la libertà di prendere tali decisioni per noi stessi,
mantenere la democrazia sarà impossibile.