venerdì 27 giugno 2014

IL RUOLO DEI POTERI FORTI NEL PD

Se uno vuol capire bene cos'è il governo Renzi, il "sistema Pd", il senso comune "contro il pubblico" e altre stronzate di successo di questi tempi, è bene che guardi a Carlo De Benedetti, proprietario del gruppo Repubblica-L'Espresso, ovvero il primo caso di "partito-azienda" in questo paese (proprio così: è arrivato prima di Berlusconi, anche se ha "vinto" soltanto ora, dopo aver sponsorizzato e bruciato decine di aspiranti "salvatori della patria": De Mita, Craxi, Segni, Rutelli, D'Alema, Veltroni, Bersani, ecc). Curiosità: anhe lui, come Sergio Marchionne, ha preferito farsi "naturalizzare" come cittadino svizzero, chissà perché...

Un esempio solare viene dalla vicenda Sorgenia, società controllata dalla Cir (finanziaria della famiglia De Benedetti) fino a pochissimo tempo fa. Quando, cioè, le perdite sono diventate tali da convincere il boss di Repubblica e tessera n. 1 del Pd a mollare tutto nelle mani delle banche creditrici. Le quali ora si ritrovano a gestire 1,8 miliardi di "sofferenze" (l'eufemismo con cui definiscono i prestiti che non rientraranno mai più in cassa) e a dover trovare qualcuno - nessuno - che acquisti una società ormai valutata zero euro.

Perché è illuminante (al di là delle facili battute sul fatto che Sorgenia si occupa di forniture elettriche)? Perché il comportamento delle banche è stato paradigmatico: in piena crisi finanziaria, mente chiudevano i rubinetti del credito sia a piccole e medie imprese che alle famiglie, mentre chiedevano "rientri" anche di pochi euro a clienti giudicati "non solidi"... continuavano a prestare centinaia di milioni a De Benedetti, per una società che non ha mai fatto un euro di guadagno e accumulava decine di milioni di perdite l'anno. Evidentemente, nella valutazione sulla solidità delle "garanzie" offerte da Cir, c'era non soltanto la grande ricchezza della famiglia, ma anche il "peso politico" da questa esercitato tramite i media e il Pd.

Se tutto fosse limitato o limitabile a questo solo aspetti, potremmo chiuderla qui e definire De Benedetti un pessimo imprenditore (basterà ricordare la distruzione della Olivetti, da lui comprata quando era ancora un'azienda all'avanguardia in campo informatico), con il pallino della politica.

Sul suo giornale - "suo" in senso stretto, proprietario - ma anche sul foglio di Confindustria (IlSole24Ore) si esercita spesso in infuocati editoriali contro la pubblica amministrazione, l'invasività dello Stato (in toni non molto dissimili da LIbero o Il Giornale, peraltro), la fannullonaggine dei lavoratori pubblici (che licenzierebbe tutti volentieri, polizie a parte), indicando cosa va cambiato in Italia e come. A suo insindacabile parere.

Ecco, i due ruoli ("locusta" e "moralizzatore") a noi sembrano decisamente incompatibili. Qualcosa che trova un paragone calzante solo con i numerosi "conflitti di interesse" berlusconiani. Ma di questo maleodorante impasto sembra fatta la classe dirigente italica. Tutta intera.

giovedì 26 giugno 2014

LE GRANDI MANOVRE SOTTOTRACCIA

Allo studio un accordo segreto internazionale per favorire la grande finanza.
Vi è un do­cu­men­to se­gre­to (Tasi, Trade in ser­vi­ce agree­ment) sul quale stan­no la­vo­ran­do cin­quan­ta Paesi oc­ci­den­ta­li per rag­giun­ge­re «un ac­cor­do se­gre­to a li­vel­lo in­ter­na­zio­na­le che punta a sman­tel­la­re il ruolo dei go­ver­ni nella fi­nan­za e apri­re la stra­da a po­li­ti­che ul­tra-li­be­ri­ste».
Il Tasi, an­co­ra in via di ela­bo­ra­zio­ne, è stato ana­liz­za­to da Jane Kel­sey, pro­fes­so­res­sa della fa­col­tà di giu­ri­spru­den­za del­l’U­ni­ver­si­tà di Auc­kland, la quale ha messo in luce «la vo­lon­tà dei pro­po­nen­ti di eli­mi­na­re al­cu­ne delle norme che sono state in­tro­dot­te (o sug­ge­ri­te) in se­gui­to alla crisi del 2008. Per esem­pio i li­mi­ti alle di­men­sio­ni degli isti­tu­ti fi­nan­zia­ri, im­po­sti in al­cu­ni Paesi per evi­ta­re il ri­pe­ter­si di ope­ra­zio­ni di sal­va­tag­gio ob­bli­ga­te nei con­fron­ti di quei sog­get­ti “trop­po gran­di per fal­li­re”. Le pro­po­ste pre­sen­ta­te nella bozza si oc­cu­pa­no però anche di altre que­stio­ni, come la pri­va­tiz­za­zio­ne della pre­vi­den­za e delle as­si­cu­ra­zio­ni, l’e­li­mi­na­zio­ne degli ob­bli­ghi di di­vul­ga­zio­ne delle ope­ra­zio­ni off­sho­re nei pa­ra­di­si fi­sca­li, il di­vie­to di im­por­re un si­ste­ma di au­to­riz­za­zio­ne per nuovi stru­men­ti fi­nan­zia­ri (come i de­ri­va­ti) o di re­go­la­men­ta­re l’at­ti­vi­tà dei con­su­len­ti fi­nan­zia­ri». Dal­l’ac­cor­do sono esclu­si i Brics, ov­ve­ro Rus­sia, Cina, India, Bra­si­le e Su­da­fri­ca e «do­vreb­be ri­ma­ne­re se­gre­to per 5 anni anche dopo il rag­giun­gi­men­to del­l’ac­cor­do tra i Paesi ade­ren­ti».

martedì 24 giugno 2014

GLI ITALIANI IN FUGA DALL'ITALIA

Con l’avvento del governo Monti il numero degli italiani che cercano condizioni di vita migliori all’estero è esploso: nel 2012 si è verificato un vero e proprio ‘boom.
Un vero e proprio esodo, nel giro di un anno il numero degli italiani che vivono in Inghilterra – meta tra le più ambite è raddoppiato.
Se ne vanno i giovani che in Italia non riescono a trovare lavoro, ma anche gli anziani che con la pensione farebbero la fame. Mentre i giovani scelgono paesi occidentali, Germania, Inghilterra e altri paesi europei, ma anche Australia, Usa e Canada, quest’ultimi generalmente scelgono l'est europa , il Sud America o il sud est asiatico, dove con l’assegno dell’INPS possono vivere dignitosamente. Ormai il numero dei connazionali che lasciano il paese è superiore a quello di migranti in entrata dai cosiddetti “paesi poveri”. Qualcuno dice che “esportiamo ‘cervelli’ – fior di laureati che spesso all’estero si sistemano, mentre in Italia sono relegati, nel migliore dei casi, ad una vita da precari – ed importiamo bassa manovalanza: e in un certo senso, è vero.  Ma oggi anche molti stranieri che avevano scelto di vivere in Italia, sono tornati al loro paese. Ormai l’ex belpaese, che un tempo era una delle mete più ambite dai migranti, sembra attrarre solo chi fugge da guerre o comunque da situazioni disperate: e molti profughi o “richiedenti asilo” usano l’Italia solo quale porta d’ingresso per altre nazioni d’Europa. Lo dimostrano i numeri dell’attuale emergenza sbarchi: ogni giorno sbarcano centinaia di persone che se restassero in Italia, avrebbero mandato in tilt il già fragile sistema dell’accoglienza: ma il ricambio è continuo, e spesso coloro che intendono richiedere “asilo” (praticamente tutti: anche se sanno che la richiesta sarà negata, presentarla significa “prendere tempo”, poter soggiornare temporaneamente nel paese dove presentano la richiesta, e ricevere sostegno economico) lasciano il paese immediatamente, prima che siano completate le operazioni di identificazione: se presentassero la richiesta in Italia dovrebbero restare qui fino a quando ricevono la risposta, pertanto lo fanno quando sono giunti alla destinazione finale, quasi sempre i paesi del nord Europa…

venerdì 20 giugno 2014

L'ITALIA CHE AFFONDA

La crisi che nel 2013 ha affossato i consumi e falcidiato i redditi ha avuto un'ulteriore, pesante, conseguenza: la morosita'. Ad aumentare non sono solo gli sfratti per mancato pagamento del mensile, anche nel settore dell’energia la situazione si va aggravando. Il fenomeno era già stato notato da qualche tempo, ora però si è diffuso anche nel "mercato di massa", con famiglie e imprese che sempre piu' spesso non pagano le bollette. A lanciare l’allarme è il presidente dell'Autorita' per l'Energia, Guido Bortoni, che non ha dato cifre però. L'allarme morosita', secondo la Relazione annuale dell'Autorita' al Parlamento, va di pari passo con altri elementi critici del panorama energetico. A partire dalla cosiddetta "poverta' energetica", vale a dire quella che soffrono coloro che non hanno un reddito sufficiente a sostenere prezzi che, a giudizio della stessa Autorita', malgrado alcuni positivi passi avanti (in particolare sul gas o per le Pmi con il recente taglio del 10% delle tariffe), continuano a preoccupare perche' "troppo alti". E' dunque urgente semplificare il ricorso ai bonus sociali, che possono costituire un'importante risorsa per tante famiglie: attualmente solo il 35% degli aventi diritto chiede di usufruirne. Ma anche aumentare gli sconti e adeguare il meccanismo al nuovo Isee. Quindi fatto un rapido calcolo il numero di chi non paga le utenze elettriche può essere valutato intorno ai quattro milioni.
''I consumi sono in drastico calo non solo nel settore del commercio, ma anche in comparti primari come quello energetico. Il forte aumento della morosita' da parte di famiglie e imprese dimostra inoltre come non ci siano piu' i soldi nemmeno per pagare le bollette. Trattandosi di un settore essenziale per la vita di persone e aziende, bisogna non solo ridurre le tariffe di luce e gas, ma anche un intervento mirato del Governo per sostenere i soggetti in difficolta', introducendo ulteriori sconti ed agevolazioni per i nuclei familiari a basso reddito e per le imprese che versano in condizioni di grave crisi e sono a rischio chiusura''.

mercoledì 18 giugno 2014

LE MANOMISSIONI DEL GOVERNO USA SULL'11 SETTEMBRE

I documenti ufficiali rilasciati dopo gli attentati dell’11 settembre hanno riconosciuto che i due aerei che hanno colpito le torri gemelle viaggiavano, al momento dell’impatto, a cira 900 km/h.
Il problema è che un Boeing 767 può raggiungere quella velocità solo a 10000 metri d’altezza perché l’aria rarefatta non produce attrito. Invece, sul livello del mare, un aereo di questo tipo non avrebbe mai potuto viaggiare a quella velocità perché la densità dell’aria lo avrebbe reso ingovernabile o ne avrebbe addirittura danneggiato la struttura. Eppure i due Boeing non hanno subito alcun danneggiamento fino al momento dell’impatto; impatto “perfetto” dato che i dirottatori hanno centrato in pieno le torri dopo aver compiuto manovre impossibili anche per i piloti più esperti.
E infatti sono proprio alcuni piloti esperti ad affermare che un Boeing 767 non possa viaggiare a 900 km/h sul livello del mare. Non solo: la stessa Boeing ha ammesso che sarebbe impossibile che un loro veivolo possa raggiungere tale velocità ad una quota tanto bassa.
Ma allora come si spiegano i filmati che tutto il mondo ha visto? Ci sono due possibilità: o tutti gli esperti si sbagliano, oppure i filmati sono stati modificati. Esiste un documentario, September Clues, che analizza i video (anche quelli amatoriali) che mostrano l’impatto sulle Twin Towers e le probabili manomissioni.
Analizzandoli si può capire come le inquetanti ombre su quel maledetto 11 Settembre sono innumerevoli, che le zone grigie e le ambiguità sono molteplici.
Probabilmente la verità non la sapremo mai ma almeno tentiamo di capirne qualcosa di più.

lunedì 16 giugno 2014

PRIVATIZZAZIONI SELVAGGE: IL MALE PEGGIORE

Una nuova ondata di privatizzazioni è in arrivo e potrebbe interessare le società municipalizzate o partecipate dai Comuni e dagli enti locali. Questo significherà che anche i servizi pubblici primari come acqua, energia e trasporti, saranno regolati dalle leggi del mercato e non dal soddisfacimento dei bisogni dei cittadini. Privatizzazioni a go go. Il fiume delle privatizzazioni ora dovrebbe interessare le società municipalizzate o partecipate dai Comuni e dagli enti locali. Questo significa che migliaia di lavoratori e soprattutto i servizi primari per i cittadini come quelli nel settore dell’energia, dell’acqua e dei trasporti saranno in futuro governati dalle leggi di mercato e non dalla necessità di soddisfare i bisogni dei cittadini. Come pretesto per procedere con la privatizzazione dei servizi pubblici si è scelto il fatto che le le municipalizzate e le società partecipate degli enti locali producono perdite, e si sa che gli sperperi non sono accettabili nel sistema finanziario elaborato dall’Ue. Insomma sembra quasi che vengano spesso diffuse notizie allarmati sugli sperperi dei servizi pubblici per creare un contesto che preluda proprio alla loro privatizzazione. In realtà però privatizzare non vuol dire assolutamente porre fine agli sperperi, basi pensare al caso di Roma con gli alti stipendi dei dirigenti Atac, con tanto di relativo scandalo dei biglietti dell’autobus prodotti in parallelo e che hanno drenato milioni dalle casse dello Stato alle tasche dei privati. Non solo, secondo il Cerved la maggior parte delle società partecipate dagli enti locali che drenano risorse pubbliche, non sono società di servizi primari da fornire ai cittadini (trasporti, energia, acqua, raccolta rifiuti) ma società di “consulenza” a tutti gli effetti. Spesso si tratta di vere e proprie società private o semi-private che fanno consulenze amministrative e gestionali ad enti come Comuni e Regioni. Dati Cerved alla mano il 17,7%delle 5288 società partecipate dai Comuni, sarebbero società privati di consulenza. Non solo, privati vorrebbero accaparrarsi anche le società di utilities in modo da attingere direttamente dai guadagni fissi derivanti dalle bollette. Insomma, quello delle privatizzazioni è un problema reale, e non è possibile affrontarlo partendo dal presupposto che privato equivale a “bene” e pubblico a “male”.

domenica 15 giugno 2014

L'ITALIA OSTAGGIO DELL'EUROPA

Il voto alle europee premia con un consenso da anni 50 un partito e un leader che fruiscono di un sistema di potere e sostegno senza precedenti nella storia repubblicana. Con il Pd di Renzi sono contenti sia Obama che Merkel e soprattutto Goldman Sachs e Bilderberg. Le agenzie di rating lo premiano e la finanza internazionale lo elogia. Da noi poi il sostegno dell’establishment è totale. In nessun momento della storia repubblicana, neppure nel breve periodo della unità nazionale alla fine degli anni 70, c’è stato un tal sostegno comune al governo da parte di banche, Confindustria, Cgil Cisl e Uil, Conferenza Episcopale, terzo settore, enti locali, mondo dello sport e dello spettacolo, giornali, televisioni, tutto. Renzi a sua volta è riuscito a mescolare la vecchia capacità comunicativa di Berlusconi, l’affidabilità finanziaria di Monti, la rivolta contro le caste di Grillo, e a fare di tutto questo un messaggio di speranza privo di agganci concreti, che ha fatto presa su un paese democraticamente stremato.
Qui non c’è davvero nulla che sembri una vittoria della sinistra, fondata sulla partecipazione e sulla crescita di lotte e movimenti. Il consenso a Renzi si fonda sulla fine delle illusioni e sulla rassegnazione. La forza di Renzi sta nell’inerzia e nella passività diffusa tra le persone massacrate dalla crisi, che si aggravano con l’assenza di azione sociale e sindacale, mentre tutte le élites investono su di lui. Per fare che? Per costruire con il consenso una gestione neoliberale della crisi in Europa. Potremmo davvero esportare il Gattopardo in tutto il continente. Quando Van Rompuy afferma che finora la Ue ha difeso gli affaristi e ora si deve occupare delle persone parla come Renzi. E naturalmente agisce come lui, visto che continua a portare avanti i negoziati con Usa e Canada per quello sconvolgente via libera alle multinazionali che è il Ttip, e vuole rafforzare il fiscal compact con l’Erf.
La Grecia è stata una cavia in tutti i sensi, non solo per la sperimentazione delle più brutali politiche di austerità, ma anche per la comprensione dei limiti del puro esercizio brutale del potere di banche e finanza. Per questo la signora Merkel è una fan ricambiata di Matteo Renzi. Perché bisogna cambiare dosi e modalità di somministrazione di una medicina che però deve restare sempre la stessa. Gli 80 euro nella busta paga sono questo. Come ha detto Tsipras, sono una misura concordata con Merkel per rendere più accettabile la continuazione della politica di austerità. Che non a caso viene contemporaneamente ribadita nei suoi tre cardini: la flessibilità del lavoro, cioè la riduzione dei salari e dei diritti, le privatizzazioni, la riduzione della spesa pubblica sociale nel nome del pareggio di bilancio, che siamo il solo paese euro ad aver inserito nella Costituzione.
La Commissione Europea ci chiede nuovo rigore mentre i disoccupati veri sono 6 milioni e quelli ufficiali più della metà. Ma non c’è alcun reale cambiamento nella politica economica, anzi. Renzi non ha mai posto in discussione il vincolo europeo, anzi ha sempre più spesso affermato che i problemi sono da noi e che si cambia l’Europa cambiando l’Italia con le riforme, liberiste. Il vecchio slogan di Monti che dobbiamo fare i compiti a casa diventa l’obiettivo di essere i primi della classe. Siamo la seconda cavia d’Europa dopo la Grecia. Lì si è usato solo il bastone, qui si prova con Renzi. Il futuro della nostra democrazia dipenderà da se e come si costruirà una opposizione a tutto questo dal lato della sinistra. Occorre operare perché il disegno di Renzi e di chi lo sostiene fallisca, altrimenti perderemo altri venti anni scoprendo ora Blair e Clinton, quando ovunque la loro politica è oggi sotto accusa per essere stata una delle cause di fondo della crisi mondiale.