Purtroppo in questa martoriata Italia non c'è proprio nulla da festeggiare il 2 Giugno...basta con la falsa retorica dell'Unita' Nazionale...Italia unita solo per le partite dell'Italia calcistica e poco altro...per il resto dilaniata da scontri sociali..disperazione...disoccupazione...imprese che chiudono e gente che si suicida...troppo facile fare bei discorsi nel giorno della parata militare...poi massacrare i cittadini facendo macelleria sociale...la vera festa del 2 Giugno sarebbe ridare lavoro ai giovani e dare qualche soldo ai piccoli medi imprenditori...strozzati dalle tasse...questa si che sarebbe una cosa utile...non i falsi, retorici, vecchi discorsi e parole della inutile manifestazione del 2 Giugno...nella speranza che l'Italia non muoia e che non si debba fare il funerale anche della Repubblica..altro che 2 Giugno!
Blog che si occupa di commentare fatti e avvenimenti dell'attualità politica e della società
sabato 1 giugno 2013
mercoledì 29 maggio 2013
L'ITALIA CONDANNATA ALL'AUSTERITA'?
Non è uno scherzo o un tentativo maldestro di mettere in piedi una
trama di fantapolitica. Sapevamo che la tragica approvazione, tramite
Pd-Pdl, del Fiscal Compact e del pareggio di bilancio in Costituzione
avrebbe provocato danni permanenti a questo paese. Danni dei quali non
si ha ancora chiara l’effettiva portata. Pensando magari che “la
crescita” arriva davvero “risanando” parte dello stato del paese.
L’Istat, che non è una casa editrice di fantascienza ma l’istituto
nazionale di statistica, mette invece in guardia su quanto sta realmente
accadendo in questo paese. Ha infatti pubblicato una simulazione su
quanti anni occorrono a due paesi dell’Eurozona, praticando l’austerità,
per raggiungere i parametri fissati dal Fiscal Compact e dal pareggio
di bilancio in Costituzione, grazie alla guida del Six Pack e del Two
Pack, gli accordi tra stati dell’Eurozona che prevedono rigidità di
bilancio e sorveglianza ferrea di Bruxelles.
Per quanto riguarda un paese della taglia della Germania, gli anni di
austerità da percorrere per arrivare alla situazione di bilancio
definita ottimale dai “La strada”, film tratto dal romanzo di
McCarthyvari accordi nell’Eurozona sono sette. Non è comunque poco per
un paese che deve far fronte a una situazione interna dove sono emerse
nuove povertà. Il problema è che, secondo le simulazioni Istat, per
rispettare il Fiscal Compact secondo le regole che si è data l’Eurozona,
l’Italia dovrebbe impiegare almeno 80 (!) dei propri anni in politiche
di austerità, in una sorta di liturgia perpetua dei sacrifici da
tramandarsi di generazione in generazione. E’ però impensabile che un
quadro così fallimentare, non di una congiuntura economica ma di un
modello di sviluppo, non abbia effetti sulla politica istituzionale.
Si guardi al dibattito sulla riforma elettorale. Dopo la sentenza
della Corte di Cassazione, che contesta la costituzionalità del premio
di maggioranza nell’attuale legge elettorale, si discute su “poche
modifiche” delle legge in vigore. L’effetto però sarebbe di ottenere una
legge quasi proporzionale. In sé non sarebbe un problema ma guardiamo
all’effetto politico: renderebbe obbligatoria, alle élite di questo
paese, una alleanza organica Pd-Pdl. O, se si preferisce, la
stabilizzazione di quella attualmente al governo che altro non è che la
prosecuzione dell’alleanza Monti. Tutto per salvare le esigenze
dell’oligarchia al potere in Italia, che vampirizza le risorse del paese
garantendo l’austerità per “l’Europa”, e non dover mettere in
discussione un assetto politico-economico che fa bene solo alla finanza
globale. Poi, per far sembrare che tutto più o meno sia come sempre, ci
sono le solite strategie di banalizzazione. “Repubblica”, “Corriere” e
telegiornali lavorano in questo senso. Resta solo da capire però a chi
scoppierà in faccia, e quando, questa situazione
venerdì 17 maggio 2013
La requisitoria della Boccassini
Ilda Boccassini ha defnito il comportamento di Ruby da "furbizia orientale". Apriti cielo. Chi era a caccia del pretesto per criticarla, ha trovato
la parola a cui inchiodarla: “orientale”. Un aggettivo che proverebbe il
razzismo di Ilda la rossa, il suo pregiudizio contro
gli stranieri e la sua disumanità. Impossibile ragionare con chi non
vuole sentire ragioni, ma per capire il senso di quell’espressione basta
ascoltare (davvero) la requisitoria e comprendere il contesto in cui
quell’aggettivo è inserito. Davvero la pm, trasportata dalla foga, ha
rivelato la sua essenza culturalmente razzista? Proviamo a vedere come è arrivata a parlare della “furbizia orientale” di Ruby.
Il tema in discussione era non la ragazza (che nel processo è “parte offesa”),
ma suo padre. Per ben due volte, in due diversi punti della sua lunga
requisitoria, Ilda Boccassini ha tentato di ripristinare la verità sulla
figura di M’hamed El Mahroug. La figlia lo ha descritto come un padre-padrone,
cattivo e violento, che l’avrebbe maltrattata fin da piccola e sarebbe
giunto perfino a versarle addosso dell’olio bollente. Un musulmano
perfido e torturatore.
Non è vero, ha spiegato la pm. Gli operatori sociali e gli educatori di comunità
che da anni conoscono Ruby e la sua famiglia (la ragazza è scappata di
casa la prima volta quando aveva 14 anni) raccontano di due genitori
poveri e privi di strumenti culturali sofisticati, ma pacifici,
dignitosi e onesti. La madre lavora in casa e cresce i figli. Il padre
fa l’ambulante e vive una vita umile ma decorosa. La cicatrice in testa che Karima esibisce per commuovere gli interlocutori non le è stata procurata dal padre, ma è il risultato di un incidente domestico capitato alla madre quando la bambina era piccola.
È Karima, diventata Ruby, a inventarsi la storia del padre cattivo,
che reagisce con violenza alla sua volontà di farsi cristiana.
Approfitta, sostiene Boccassini, di un diffuso clima culturale, questo
sì razzista e anti-islamico, “sfruttando da furba le difficoltà
culturali dell’integrazione”. Si fa accettare in un contesto che sa
pieno di pregiudizi, rinnegando le proprie origini e cavalcando quei
pregiudizi: “Mi volevo fare cristiana e mio padre mi ha punito con
l’olio bollente”.
La storia, secondo gli educatori della comunità siciliana che ha ospitato la piccola Karima, è falsa. Ma siccome serve ad accreditare l’immagine di Ruby brava ragazza perseguitata e bisognosa d’aiuto, ecco che le tv Mediaset
e i giornali di famiglia diffondono una falsità, perché questa serve a
difendere il loro padrone, cioè l’imputato del processo, il generoso Silvio Berlusconi.
E allora: chi dimostra i propri pregiudizi, chi fa trapelare una cultura razzista?
La magistrata che tenta di ristabilire la verità su un pover’uomo,
marocchino e islamico, che ha a che fare con una figlia difficile;
oppure le tv, i quotidiani e i rotocalchi che strumentalmente diffondono
la favola della ragazza che vuole diventare cristiana, oppressa dal
padre musulmano malvagio e violento?
mercoledì 1 maggio 2013
La cambiale pagata al Caimano
La politica è l’arte di scegliere come distribuire risorse scarse sapendo che non si possono accontentare tutti. Che qualcuno protesterà, ma non sempre chi urla più forte ha anche ragione. Il governo di Enrico Letta nasce invece promettendo tutto a tutti. Il primo risultato concreto lo incassano Silvio Berlusconi e il suoPdl che avevano vincolato la fiducia alla cancellazione dell’Imu.
L’odiata imposta sugli immobili viene sospesa, a giugno non si pagherà in attesa di una riforma complessiva. Eppure Letta impronta il suo discorso di insediamento su un’altra linea: la priorità del Paese è il lavoro, la coesione sociale dipende dalla capacità del governo di arginare il numero dei disoccupati. Non c’è razionalità economica nel cominciare invece dall’Imu. Secondo i calcoli del centro studi Nens, bastano 400 milioni di euro per esentare dall’Imu il 20 per cento degli italiani più poveri, restituendo loro anche quanto pagato nel 2012. Per ragioni elettorali Berlusconi impone invece un’operazione da almeno 2 miliardi (4 se si arriva alla abolizione completa, 8 restituendo le quote 2012). Il Pd subisce, incapace perfino di ricordare che aveva proposto più o meno la stessa cosa prima del voto. Non c’è un solo economista in buona fede che veda nell’Imu l’origine dei mali italiani. Anche il Berlusconi di una volta chiedeva di spostare le tasse dalle persone alle cose, meglio penalizzare la ricchezza improduttiva piuttosto che imprenditori e lavoratori.
Ma il problema è che le larghe intese sono in realtà uno stretto cappio al collo di Letta. Il nuovo premier dimostra di avere la caratura per il compito che è chiamato a svolgere: ha una solida convinzione europeista, rinnega l’approccio da ragioniere che ha caratterizzato spesso il governo Monti, con stangate a ogni zero virgola di deficit in più, capisce l’esigenza di rinnovamento, nel Palazzo e fuori. Ma l’ampiezza della coalizione gli impone di aprire un libro dei sogni in cui non ci sono cifre ma soltanto suggestioni. I soli interventi quantificabili valgono almeno 10 miliardi, che diventeranno molti di più se ai tanti annunci seguiranno provvedimenti concreti. Dove si trovano i soldi? Letta non chiede sacrifici, non annuncia patrimoniali o liberalizzazioni che potrebbero preoccupare le lobby, ma promette: ai giovani, ai pensionati, agli assunti, ai disoccupati, agli esodati, ai precari, ai produttori di energia rinnovabile. I “saggi” riuniti da Napolitano avevano un altro approccio: i soldi disponibili devono andare ai redditi da lavoro più bassi, inutile disperdere le poche risorse tra mille voci. Ma ora sono tornati i politici che amano l’effetto annuncio.
Enrico Letta prende impegni che sa di non poter mantenere. Ma d’altra parte, il Pd aveva anche promesso che non si sarebbe mai alleato con Berlusconi. E gli elettori ormai hanno capito quanto possono fidarsi.
martedì 23 aprile 2013
IL TRIONFO DI SILVIO E LA MORTE DEL CENTROSINISTRA
L’Europa e gli USA hanno spinto nei giorni scorsi per il governo di
larghe intese. Hanno vinto con la riconferma di Napolitano a Capo dello
Stato. Hanno bisogno di avere in Italia un governo docile alle
indicazioni “lacrime e sangue” che verranno da Bruxelles e che
riguarderanno esclusivamente o quasi le classi lavoratrici ed il
welfare. Inoltre la destra è la migliore garanzia per il capitalismo ed
anche per le banche. Berlusconi ha capito fino in fondo che poteva
giocarsi fino in fondo una partita che poteva riportarlo ad essere il
dominus dell’Italia solo se avesse offerto al PD ed a Monti la
possibilità di un governo “di responsabilità nazionale”. Ha offerto a
Bersani la direzione di tale governo . Ma Bersani è rimasto vittima dei
suoi stessi dubbi ed è stato fatto fuori assieme a Prodi. La mancata
elezione di Prodi segna il punto di fuoriuscita definitiva del PD da
ogni politica di centro.-sinistra. Napolitano, interprete di ciò che i
poteri mondiali vogliono dall’Italia, è la persona più idonea a
garantire una decisa svolta a destra, ancora più a destra di Monti,
della politica italiana. Ha accettato di continuare a fare il Capo dello
Stato avendo ottenuto prima da Bersani, Alfano, Monti e Maroni
l’impegno a fare un governo subito. Governo che sarà presieduto da Letta
oppure da Amato. Bersani si è bruciato. Ma il capo del governo sarà
scelto nell’area dei personaggi graditi alla Casa Bianca ed a Bruxelles.
Con molta onestà Vendola non ha appoggiato fino in fondo questo disegno pur avendo fatto dichiarazioni che potevano indurre a pensare il contrario quando ha detto che non si ritorna alla casella di partenza che è un campo di macerie e che bisogna guardare al futuro. Quale futuro? Comunque Vendola non ha votato Napolitano ed è stato importante che non abbia lasciato a 5 Stelle il monopolio della opposizione al governo di larghe intese, al cosidetto inciucio.Non votando Napolitano Vendola costituisce ancora una speranza per la sinistra italiana. Spero che la Nomenclatura del SEL non lo spinga all’accordo con il PD ed a rientrare nei ranghi.
Ma, se dobbiamo essere veritieri dobbiamo dire che anche se Grillo avesse dato la più ampia disponibilità a collaborare con il PD per una soluzione della Presidenza della repubblica, anche se avesse mollato la candidatura di Rodotà, la maggioranza del PD non avrebbe mai, dico mai, fatto un accordo con lui. Oramai la maggioranza del PD ha compiuto fino in fondo la sua scelta. Una scelta che avrà seguito in tutto il partito che si sta in queste ore ricompattando su posizioni di centro-destra. La scissione non sarà fatta da Renzi e se qualcuno nel PD assumerà l’iniziativa di una scissione di sinistra tutto il quadro politico italiano tenterà di strangolarla fin dalla culla. Le forze che spingono a destra sono oggi di gran lunga più forti ed hanno in mano le istituzioni ed il potere economico.
Napolitano si sta scusando con Berlusconi per la parentesi Monti. Napolitano aveva sostenuto per cinque anni il centro-destra avallando tutte le sue porcherie. POi aveva dovuto cedere alle pressioni esterne che volevano Monti al Governo. La rottura tra Napolitano e la Procura di Palermo e l’esilio ad Aosta di Ingroia sono stati un primo pezzo della riconciliazione con Berlusconi dopo il golpe del governo “tecnico”.Ora si apre la immensa prateria del governo di larghe intese del quale Berlusconi sarà il dominus. Si temprerà in questo governo la nuova-vecchia classe dirigente fatta di persone rappresentative del PDL e del PD.
Quale maggiore soddisfazione del Cavaliere quella di avere un governo assieme a Bersani che fino all’altro ieri diceva ai suoi ” Vi immaginate io assieme a Brunetta ed a Gasparri?”. Ebbene ora i suoi non se lo immagineranno ma vedranno Bersani a braccetto dei due sotto lo sguardo paterno e compiaciuto del Cavaliere che ha vinto e stravinto la sua partita essendo l’unico politico di questa fase storica ad avere una cosa che gli altrui hanno stupidamente dismesso: l’Ideologia! IL pensiero forte! Un pensiero forte fa una strategia forte ed una strategia forte fa tattiche forti. Per questo Berlusconi ha fottuto tutti.
Con molta onestà Vendola non ha appoggiato fino in fondo questo disegno pur avendo fatto dichiarazioni che potevano indurre a pensare il contrario quando ha detto che non si ritorna alla casella di partenza che è un campo di macerie e che bisogna guardare al futuro. Quale futuro? Comunque Vendola non ha votato Napolitano ed è stato importante che non abbia lasciato a 5 Stelle il monopolio della opposizione al governo di larghe intese, al cosidetto inciucio.Non votando Napolitano Vendola costituisce ancora una speranza per la sinistra italiana. Spero che la Nomenclatura del SEL non lo spinga all’accordo con il PD ed a rientrare nei ranghi.
Ma, se dobbiamo essere veritieri dobbiamo dire che anche se Grillo avesse dato la più ampia disponibilità a collaborare con il PD per una soluzione della Presidenza della repubblica, anche se avesse mollato la candidatura di Rodotà, la maggioranza del PD non avrebbe mai, dico mai, fatto un accordo con lui. Oramai la maggioranza del PD ha compiuto fino in fondo la sua scelta. Una scelta che avrà seguito in tutto il partito che si sta in queste ore ricompattando su posizioni di centro-destra. La scissione non sarà fatta da Renzi e se qualcuno nel PD assumerà l’iniziativa di una scissione di sinistra tutto il quadro politico italiano tenterà di strangolarla fin dalla culla. Le forze che spingono a destra sono oggi di gran lunga più forti ed hanno in mano le istituzioni ed il potere economico.
Napolitano si sta scusando con Berlusconi per la parentesi Monti. Napolitano aveva sostenuto per cinque anni il centro-destra avallando tutte le sue porcherie. POi aveva dovuto cedere alle pressioni esterne che volevano Monti al Governo. La rottura tra Napolitano e la Procura di Palermo e l’esilio ad Aosta di Ingroia sono stati un primo pezzo della riconciliazione con Berlusconi dopo il golpe del governo “tecnico”.Ora si apre la immensa prateria del governo di larghe intese del quale Berlusconi sarà il dominus. Si temprerà in questo governo la nuova-vecchia classe dirigente fatta di persone rappresentative del PDL e del PD.
Quale maggiore soddisfazione del Cavaliere quella di avere un governo assieme a Bersani che fino all’altro ieri diceva ai suoi ” Vi immaginate io assieme a Brunetta ed a Gasparri?”. Ebbene ora i suoi non se lo immagineranno ma vedranno Bersani a braccetto dei due sotto lo sguardo paterno e compiaciuto del Cavaliere che ha vinto e stravinto la sua partita essendo l’unico politico di questa fase storica ad avere una cosa che gli altrui hanno stupidamente dismesso: l’Ideologia! IL pensiero forte! Un pensiero forte fa una strategia forte ed una strategia forte fa tattiche forti. Per questo Berlusconi ha fottuto tutti.
lunedì 15 aprile 2013
LE 7 VITE DI SILVIO
Non se ne è mai andato. Anche quando - con l’avvento di Mario Monti –
la gente è scesa in piazza per festeggiare le sue dimissioni, Silvio
Berlusconi ha dimostrato di avere più vite dei gatti: ha atteso, è
rimasto nelle retrovie, ha riorganizzato un partito che senza di lui non
sarebbe andato da nessuna parte, poi è tornato alla carica. Il tutto
mentre Mario Monti – prima amato poi odiato dagli italiani – cadeva
nella rete dichiarando di voler “salire” in politica, cancellando così
qualsiasi possibilità di un suo futuro ritorno come ”tecnico”. E i
risultati per il Professore sono stati molto magri. Non per il Cavaliere
che – uno dopo l’altro – ha visto annichilirsi tutti i possibili
avversari. Per tacer di Renzi – l’unico competitor davvero pericoloso –
messo nel cassetto dal suo stesso partito e da una classe dirigente di
stampo bersaniano, troppo preoccupata a perpetuare se stessa e un
modello di Pd ormai superato.
A differenza di Grillo, Berlusconi non
sta tenendo il suo pacchetto di voti nel cassetto, non finge di voler
fare salvo poi creare l’ingovernabilità. Tutt’altro: il Pdl è sceso in
piazza due volte e si è detto disponibile a lavorare per formare un
governo. Come dire: il cerino resta in mano a Bersani che – a sua volta –
lo scarica sui grillini. Ed è proprio il MoVimento di Grillo quello che
rischia adesso di perdere terreno ed elettori: con otto milioni di voti
ottenuti alle scorse elezioni, non è ancora ben chiaro cosa i deputati e
senatori a Cinque Stelle siano andati a fare in Parlamento: dicono solo
di no a tutto, chiedono un governo senza fiducia, si muovono sul
crinale del “vorrei ma non posso” quasi fosse una giustificazione
davanti ai propri elettori, come se la vita democratica di un Paese
avesse regole tutto sommato sovvertibili con uno schiocco di dita.
In questo panorama tanto ingestibile
quanto ormai congelato su posizioni inconciliabili, il vero vincente è
proprio Silvio Berlusconi: davanti al fallimenti di Mario Monti,
all’incapacità del Partito democratico di vincere le elezioni e
all’immobilismo di Grillo, ancora una volta i sondaggi premiano un
Silvio Berlusconi “temporeggiatore” ma in risalita. E al pari del
disastro attuale, i discorsi e la psicosi sullo spread sembrano ai non
addetti ai lavori una bugia che il Cavaliere può adesso usare per
rilanciarsi.
E non si vada a dire che Berlusconi
andava con le minorenni. Che Ruby. Noemi Letizia. Agli italiani di
queste vicende non interessa nulla. Anzi, forse invidiano anche quel
vecchietto settantenne ancora capace di divertirsi con soldi e donne.
Questa è la triste verità. Per tacer di quanti – poco più di un anno fa –
l’avevano dato per spacciato.
martedì 2 aprile 2013
LA REPUBBLICA DELLE BANANE
Nella repubblica specialista in tavoli, tavolini, comitati e commissioni perditempo era inevitabile che, a conclusione del più inutile giro di consultazioni che si ricordi, il capo dello Stato invece dell’incarico di governo abbia deciso di creare due bei gruppi di lavoro e di assegnare dieci incarichi ad altrettanti supposti esperti.
Essi dovrebbero partorire, in un paio di settimane, quelle presunte
riforme economiche e istituzionali con cui da un ventennio la peggiore
classe politica dell’orbe terracqueo prende in giro gli italiani.
Intendiamoci, Giorgio Napolitano va capito: giunto
all’epilogo del settennato, si ritrova a gestire una crisi politica
ingestibile cosicché, stufo di perdere tempo con partiti che già pensano
alle prossime elezioni e usano i microfoni del Quirinale per farsi
propaganda, ha pensato di mollare la patata bollente al suo successore.
C’era solo il problema di arrivare al 15 maggio. Prima ha fatto sapere
che se ne sarebbe potuto andare in anticipo: niente di scandaloso
trattandosi di poche settimane, ma abbastanza per gettare nel panico
bipartisan quei politici che senza più la copertura di Re Giorgio, per
circolare dovrebbero munirsi di giubbotto antiproiettile. Ed ecco i
dieci “saggi”, parola che induce al sorriso, trattandosi (salvo un paio
di nomi) perlopiù di vecchie cariatidi o di politicanti in disarmo.
Spartiti secondo il più rigoroso manuale Cencelli, sembrano fatti
apposta per preparare il terreno all’inciucione Pd-Pdl, che l’attuale
inquilino del Colle considera come una sorta di premio alla carriera.
Subito da tutte le televisioni si sono levate grida di giubilo
da parte di giornalisti convocati all’uopo: uno ha detto addirittura
che quella di Napolitano era “una mossa da fuoriclasse”. Negli osanna si
sono naturalmente distinti i leader di cui sopra: adesso, mentre i
saggi saggiano, potranno dedicarsi serenamente alla campagna elettorale.
Crisi e disoccupazione possono attendere. Una frase di
circostanza giunta dal M5S ha fatto andare in un brodo di giuggiole
qualche novello esperto: un caso psichiatrico, direbbe Grillo, visto che
il movimento ha come scopo dichiarato la distruzione completa
dell’attuale sistema dei partiti. Dopo la pausa pasquale vedremo come la
supercazzola
sarà accolta dai mercati, mentre già in Europa si stenta a credere che
con i suoi giganteschi problemi l’Italia continui ad affidarsi al
governo Monti, sfiduciato in tutti i sensi. Attenzione, gli italiani sono pazienti, ma se si arrabbiano sono guai.
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