Ho assistito alla cerimonia di investitura del mormone miliardario Romney, candidato alla presidenza USA per il partito Repubblicano, nella solita artificiale atmosfera di spacconate e di ottimismo, con il contorno, applauditissimo dell’intervento del pistolero di professione Clint Eastwood. Intervento di tale rozzezza che ci rivela il livello primitivo dell’elettore medio americano, che si sente gonfio di orgoglio e gratificato nel sentire una star connessa sulla sua lunghezza d’onda. La pirlata più grossa pronunciata con la sicumera dell’attore consumato è la seguente: “noi siamo i proprietari del paese, e i politici sono i nostri dipendenti”: Applausi a scroscio, grasse signore in estasi, convinte di aver ascoltato la verità rivelata. Fa veramente schifo vedere prendere per il culo i cittadini con tanto cinismo proprio in quel paese in cui i proprietari sono le multinazionali e i politici sono a libro paga di queste. L’America è un paese dove i presidenti, eletti dopo laboriosissime e defatiganti primarie, sono solo dei volti più o meno accattivanti, che si devono piegare, democratici o repubblicani che siano, al potere della economia, delle lobby, delle banche, del Pentagono e del complesso militare-industriale collegato alla politica di eterne guerre con 800 basi militari sparse in tutto il mondo. Sono questi i padroni dell’America e del mondo, e vedere chi si entusiasma per plateali panzane è uno spettacolo al tempo stesso patetico e preoccupante. Preoccupante perché è segno che esiste un livello di disinformazione scientifica di grande raffinatezza, che fabbrica bamboccioni capaci di bersi qualsiasi stronzata, del tipo che gli USA sono andati in Irak perché si preoccupavano che Saddam usasse armi chimiche, e che oggi sono in Afghanistan per combattere il “terrorismo internazionale”. Certo vi è negli USA una entità religiosa, la chiesa evangelica, che dà un notevole aiuto al rimbambimento popolare, definendo i marines “Legionari di Cristo”, alleando la religione alla politica guerrafondaia, snaturando senza vergogna tutto il messaggio cristiano. Comunque è un fatto che una sostanziale dittatura delle oligarchie economiche, sommata al costante ricorso alla forza militare per risolvere le controversie internazionali, viene definita grande democrazia, un modello a cui ispirarsi, anche qui in Italia, sia dalla destra che dalla sinistra, anche se dalla fine della 2° guerra mondiale subiamo l’umiliazione di una totale subalternità alle decisioni dell’America e della Nato, cosa che ci costa enormemente anche in termini economici (compresi 100 bombardieri da acquistare dagli USA) e fattore determinante del nostro declino economico. Francamente mi sembra più serio il Carnevale di RIO dell’interminabile rito delle elezioni politiche americane, una ignobile e pacchiana fiera di retorica, balle imperiali, luoghi comuni, dove tutto viene promesso, ma senza impegno, come Obama che non è nemmeno riuscito a fare la riforma sanitaria per l’opposizione delle lobby della sanità privata, e ha perduto anche contro la lobby delle armi di cui voleva abolire la libera vendita e detenzione. Se poi avesse voluto diminuire il bilancio militare avrebbe incontrato un “pazzo” che l’avrebbe democraticamente spedito a raggiungere Kennedy e i suoi fratelli.
Blog che si occupa di commentare fatti e avvenimenti dell'attualità politica e della società
lunedì 3 settembre 2012
domenica 26 agosto 2012
DISOCCUPAZIONE O CONTAMINAZIONE?
C’è perfino un negazionismo che non ammette l’esistenza della questione ambientale. A Taranto, per una grave regressione dell’intelletto, in molti se la sono presa con i giudici, hanno deriso gli epidemiologi che parlano di oltre 400 morti e di innumerevoli malati, hanno accusato di estremismo chi sollevava il problema. E anziché marciare contro la fabbrica hanno pensato di marciare contro la magistratura.
Anche in Sardegna i negazionisti difendono l’industrialismo estremo. La stessa follia che ha colpito Taranto e altre parti d’Italia. Anche qua silenzio della politica, silenzio di certi sindacalisti e delle comunità che non vogliono vedere.
Ma per fortuna anche qua esistono cittadini testardi, una parte della stampa è integra, ci sono epidemiologi onesti. Anche qua processi contro gli inquinatori. Sono spaventosi gli eccessi di mortalità e di malattie a Portoscuso e Porto Torres. Anche tra i bambini si manifestano malattie gravi legate alle condizioni ambientali. Però ancora oggi alcuni rispondono con accuse di complotti contro il lavoro a chi denuncia questa tragedia sanitaria collettiva.
A Portoscuso le tre industrie Eurallumina, Portovesme srl e Alcoa annaspano. E’ un terremoto sociale. All’Alcoa lavorano circa 600 operai. Ma l’indotto vale molti più posti. Portoscuso conta 5.300 abitanti e con le industrie fallisce il paese. In questi anni non è stata proposta un’alternativa. L’agricoltura intorno è stata cancellata. Enorme la quantità di residui tossici ed è in corso un processo per traffici illegali di quelle sostanze pericolose. La mortalità per malattie respiratore è raddoppiata negli uomini di Portoscuso (205 casi contro 125 attesi). I morti per malattie polmonari provocate dalle polveri sono quattro volte quelli della popolazione normale (117 casi contro i 30 attesi).
A Porto Torres l’avvelenamento dei suoli e delle acque è talmente grave che lo Stato si è costituito parte civile al processo contro Polimeri Europa e Vinyls e il Ministero dell’Ambiente chiederà i danni per lo smaltimento in mare di cadmio, mercurio, cianuri, benzene, idrocarburi. Gli stabilimenti spenti continuano a inquinare le falde. E così la contaminazione aumenta insieme alla disoccupazione. Nell’acqua di falda le concentrazioni del cancerogeno benzene sono 400.000 volte superiori al limite di 1 microgrammo per litro. Una distilleria di benzene. Nel mare del porto industriale il benzene è “solo” 2000 volte superiore alla norma. Se ne percepisce perfino la presenza nell’aria.
Un orrore, mentre a pochi chilometri si sguazza in acque che i tour operator cantano come le più belle e incontaminate del Mediterraneo. Ci affidiamo alla fortuna, ma la fortuna sembra finita.
lunedì 6 agosto 2012
Un Europa da colonizzare
E' fallace, e
fa anche ridere, l’idea che si possa reggere un sistema
fondato sull’economia e la moneta ma privo di unità politica. Lo diceva
nel 1991 anche Helmut Kohl, il cancelliere dell’unità
tedesca. E esiste anche una ulteriore “conditio sine qua non”: per
creare un’effettiva unità - nel nostro caso “europea” - occorre la
scomparsa degli Stati nazionali.
Ed è questa la volontà nascosta, di chi attualmente manovra Bruxelles: estirpare gli Stati nazionali distruggendo ciò che è invece la forza storica della nostra cultura comune, appunto le identità nazionali. Cancellato questo humus - e i banksters e i tecnocrati e i professori lo stanno facendo alacremente - però, non si “costruisce” un bel nulla. L’idea di far nascere dalla “moneta unica” dal “fisco unico”, dalle “banche uniche” un’entità forte è semplicemente folle, irrealizzabile. La devastazione delle sue radici renderà, al contrario, al massimo, il nostro continente una grande area di libro scambio, di libera speculazione per la grande finanza e le multinazionali apolidi. Altro che “unità politica”. Quella si fa soltanto con un atto di forza politico, appunto. Aggregando l’Europa delle patrie in un unico Stato nazionale europeo.
Ma non è questo che vogliono, i Lor signori. Non vogliono un’Europa unita e forte, ma debole e da colonizzare.
Ed è questa la volontà nascosta, di chi attualmente manovra Bruxelles: estirpare gli Stati nazionali distruggendo ciò che è invece la forza storica della nostra cultura comune, appunto le identità nazionali. Cancellato questo humus - e i banksters e i tecnocrati e i professori lo stanno facendo alacremente - però, non si “costruisce” un bel nulla. L’idea di far nascere dalla “moneta unica” dal “fisco unico”, dalle “banche uniche” un’entità forte è semplicemente folle, irrealizzabile. La devastazione delle sue radici renderà, al contrario, al massimo, il nostro continente una grande area di libro scambio, di libera speculazione per la grande finanza e le multinazionali apolidi. Altro che “unità politica”. Quella si fa soltanto con un atto di forza politico, appunto. Aggregando l’Europa delle patrie in un unico Stato nazionale europeo.
Ma non è questo che vogliono, i Lor signori. Non vogliono un’Europa unita e forte, ma debole e da colonizzare.
lunedì 30 luglio 2012
Siamo come la Grecia ma non lo dicono
C’è una legge molto elementare che vige in medicina: accertato
l’avvenuto decesso, è inutile somministrare al paziente altre cure.
Parto dalla medicina perché quella del malato e della cura è una
metafora fin troppo abusata dai tecnici del governo: loro i curatori
(fallimentari) e l’Italia il malato terminale. Però provo a proporne una
lettura diversa: il malato in questione, quello che loro pretendono di
rianimare, non è affatto lo Stato Italiano, quanto piuttosto il modello
di sviluppo fondato sul capitalismo bancario. È quello il paziente che
hanno intenzione di far resuscitare. Resuscitare, non "guarire",
perché trattandosi di cadavere non è possibile usare altro termine.
La "spending review" doveva insomma tagliare le spese
inutili, invece taglierà posti di lavoro, ferie, scuole e ospedali.
Siamo come la Grecia, ma non lo sappiamo neppure.
Si dice: questo è un governo tecnico, che deve realizzare delle
riforme impopolari che nessun governo politico avrebbe né il coraggio né
l’interesse di fare. Ma la questione non va posta in questi termini. I
procedimenti del governo Monti non sono sbagliati perché impopolari,
sono sbagliati perché inutili. Anzi peggio: sono proprio dannosi. Perché
rispondono ad una logica suicida, che permette a questo sistema di
continuare ad operare anche da morto. Ed è un sistema che “produce deficit”:
cioè ha bisogno che gli vengano fornite più energie di quelle che poi
riesce a restituire. Un esempio? I governi europei si indebitano con la
BCE per convincerla ad emettere nuovo denaro e a concedere prestiti
agevolati all’1% alle banche dei vari Paesi. Poi chiedono a quelle
stesse banche di comprare i propri titoli di Stato per non essere
sommersi dal debito. E se le banche non li comprano? La soluzione è
presto trovata: costituire una sorta di cassa comune europea – il tanto
famigerato Scudo Anti-Spread – affinché la BCE compri i buoni del tesoro
di quegli Stati che sono sotto il mirino della speculazione
finanziaria. Solo che, per costituire quella cassa comune, gli Stati
sono costretti a versare altri soldi: dunque, ancora una volta, ci
indebitiamo per tenere sotto controllo il nostro debito. Roba da
esaurimento nervoso.
Nel frattempo, oggi ci tolgono i diritti sindacali, domani ci
abbassano gli stipendi, dopodomani aumentano le accise sulla benzina. E
noi accettiamo tutto con l’illusione che fare questi sacrifici, in
fondo, ci convenga. E invece ci sveniamo per versare il nostro sangue in
un colabrodo, senza chiederci quand’è che basta:
quando decideremo che avremo rinunciato ad un pezzo abbastanza grande
della nostra felicità e della nostra libertà da non volerne cedere
oltre? Qualcuno ci ha spiegato le regole del gioco? Continuiamo ad
accettare questa austerità a tempo indeterminato, senza tuttavia
comprendere né domandare circa l’obiettivo che intendiamo perseguire coi
nostri sacrifici.
Se proprio i sacrifici vanno fatti, che almeno servano a costruire
un nuovo modello di vita, radicalmente diverso, con fondamenta nuova e
una grammatica completamente modificata. Soluzioni facili non ce ne
sono, né bacchette magiche.
Si può costruire
un’economia più sana, su scala più ridotta? Si può ridurre lo
sfruttamento delle risorse, evitando di smangiucchiarsi la Terra un
morso dopo l'altro? Si può riscrivere una carta costituzionale
attraverso la partecipazione di milioni di persone? Si può evitare di
affidare la gestione dei nostri diritti a istituzioni assenti e lontane
migliaia di chilometri, misurate in anni-luce e in anni-welfare?
Non che tutto questo sia fattibile nell’immediato, certo. Ma forse
converrebbe farsi domande del genere, ogni volta che qualcuno si prende
un’altra libbra dalla nostra carne, anziché starnazzare impanicati come
un branco di anatre che si fingono minacciose, per poi tornare
all’ordinario indulgere al nostro confortevole nulla quotidiano.
giovedì 19 luglio 2012
I CONFLITTI D'INTERESSE DI NAPOLITANO
Il ventennale della strage di Via D’Amelio, dopo i giorni delle accuse, degli attacchi, delle delegittimazioni istituzionali ai magistrati di Palermo che conducono l’inchiesta sulla trattativa Stato-Cosa Nostra, non poteva essere “celebrato” in modo più inimmaginabile: e cioè con il decreto sul conflitto di attribuzione stilato da Napolitano nei confronti della procura palermitana.
Secondo il ministro della Giustizia si tratta del
percorso più lineare che poteva essere intrapreso dal Capo dello Stato e
di un’occasione per chiarire ed integrare da parte della Corte Costituzionale
una disciplina giuridica “lacunosa” in materia materia di
intercettazioni indirette, quando a sollevare la cornetta sia un’alta
carica dello Stato.
Può darsi che sotto il profilo tecnico ed in un’ottica di
giurisprudenza costituzionale sticto sensu, si tratti di un’occasione di
chiarimento.
Ma sotto il profilo politico e del rapporto, mai così compromesso tra
cittadini ed istituzioni, la mossa della presidenza della Repubblica,
motivata dall’intento dichiarato di tenere “la facoltà immune da qualsiasi incrinatura” nello spirito di Einaudi, suona come la rivendicazione esibita di assoluto arbitrio ed intangibilità.
L’articolo 90 della Costituzione a cui fa riferimento esplicito il decreto sul conflitto
di attribuzione tra poteri dello Stato contro il presunto abuso della
procura di Palermo, rea di non aver interrotto e/o distrutto
immediatamente le intercettazioni intercorse tra Nicola Mancino ed il Quirinale, stabilisce che “Il
presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti
nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per
attentato alla Costituzione”.
Sembrerebbe lecito e pertinente domandarsi se, accanto e
parallelamente alla rete di telefonate intercorse tra il consigliere
giuridico del Quirinale e Mancino tutte tese a rassicurare l’indagato per falsa testimonianza
e ad attivarsi in tal senso, anche le due dirette tra l’ex ministro ed
il presidente della Repubblica debbano essere considerate tra “gli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni”.
A prescindere del fatto fondamentale che si tratta di intercettazioni “casuali ed indirette” è un delitto di lesa maestà
chiedersi se nelle funzioni del capo dello Stato, tra l’altro garante
della Costituzione e presidente dell’organo di autogoverno dei
magistrati, rientrino le cure e gli imput per tutelare un ex ministro
che da testimone stava (consapevolmente) diventando imputato per false
dichiarazioni ai Pm?
Sulla attendibilità delle dichiarazioni di Nicola Mancino si
pronunceranno i magistrati; però noi possiamo intanto
liberamente valutare secondo il nostro buon senso se quello che va
dicendo in TV o in contesti pubblici in merito alla trattativa, o come
la si voglia chiamare, ha un fondamento o una parvenza di verità.
Nicola Mancino ha ribadito che non ha incontrato privatamente Paolo Borsellino il 1 luglio
del ’92, appena insediato al Viminale, che non si sono parlati e che
comunque non lo ricorda dato che non sapeva che faccia avesse il
magistrato più famoso d’Italia, dopo Giovanni Falcone. E a seguire ha
negato di aver mai incontrato il generale Dalla Chiesa, di “essersi sempre sentito lontano dalla Sicilia” , di aver incontrato Calogero Mannino, massimo esponente siciliano della sinistra Dc di cui Mancino faceva parte, una sola una volta in Translatantico.
Senza fare esercizio spericolato di fantasia e di dietrologia è
quantomeno possibile identificare il perimetro degli argomenti che
possono aver toccato l’ex ministro ed ex potente democristiano, ora
semplice cittadino imputato, ed il Capo dello Stato nei momenti più
calienti dell’inchiesta in quelle telefonate top secret.
Se come ha rivendicato Napolitano, elevando un conflitto di
attribuzione con la magistratura, che non ha precedenti nella storia
repubblicana (altra cosa quello con il ministro della giustizia in
materia di grazia risolto con sentenza costituzionale n.200/2006), il
bene tutelato sarebbe quello di tenere “la facoltà immune da qualsiasi incrinatura”, la strada maestra era quella di lasciar “piangere il telefono” o in subordine di dare in qualche modo conto ai cittadini del contenuto di quelle conversazioni.
martedì 10 luglio 2012
Tempi di macelleria sociale
“Ma perché non lo dice in televisione che non è possibile che
continuano a prendere i soldi solo a noi e che i ricchi non li tocca
nessuno”? La signora è proprio arrabbiata e vorrebbe che i democratici
che conosce uscissero da un silenzio
accondiscendente per schierarsi.
Mi spaventa che nelle grandi analisi su quel che sta facendo il
governo Monti queste realtà siano ignorate. Non è questo il terreno su
cui populismo e demagogia attingono a piene mani? E come far capire a
chi ha sempre pagato le tasse, che continua a pagarle, che si è
dissanguato per avere servizi che ora rischia di perdere, che i
possessori di grandi patrimoni, gli evasori, i furbi, continuano a
restare impuniti? Va bene il senso di responsabilità, ma perché non
guardare anche a questa base del Paese che non conta più per nessuno,
quella base che non sa, non è in grado o non vuole urlare ma che è solo
capace di prendersela con chi è altrettanto o più povero?
La logica dei mercati, dello spread, delle borse è diventata una
camicia di forza asfissiante che ottunde anche le intelligenze. Ho
sentito affermare in tv da un illustre esponente del Pdl che ormai lo
stato sociale del secolo scorso è un vecchio arnese buono solo per i
nostalgici. E con cosa lo sostituiamo? Perché non viene prospettato quel
che ci sarà dopo il tanto bramato “risanamento”? Finalizzati a cosa
sono i tagli dei servizi, degli impieghi, dei posti letto, dei
tribunali? Con tante leggi scritte solo per tutelare chi ha commesso
gravi reati, perché non ci si ricorda mai delle tante vittime che
aspettano soltanto di avere giustizia? E quando mai la otterranno se
anche i luoghi fisici del diritto vengono fatti sparire? E perché
attaccare le risorse che spettano alle regioni a Statuto Speciale? E’
vero che non siamo più alle prese con il Circo Barnum berlusconiano, ma
non sarà il caso di riprendere ragionamenti politici, accanto a quelli
ragionieristici? Se anche il presidente di Confindustria parla del
rischio di “macelleria sociale”, visto che lui gli operai li conosce
direttamente e non per aver letto solo qualche pregnante trattato, ci
sarà qualche ragione, o dobbiamo sospettare che anche lui si stia
preparando a ‘scendere in campo’ per le prossime elezioni?
Va benissimo mostrarsi
responsabili, ma non sulla vita degli altri, degli esclusi, dei non
garantiti, dei precari, dei pensionati. Ci sono molte strade per far guarire
questo Paese. Quella che si sta percorrendo rischia di danneggiare
soprattutto chi non ha neppure una qualche collocazione sociale. Ed è lì
che rischia di scatenarsi una violenta guerra fra poveri.
domenica 1 luglio 2012
Internet. Come il “grande fratello” conosce i nostri interessi e condiziona i nostri stili di vita
Condividendo sempre più informazioni e documenti online nei motori di ricerca e nei social network, aziende specializzate come la Acxiom, ci conoscono sempre meglio. Il procedimento è molto semplice: grazie alle tracce che lasciamo nella rete, quando condividiamo un post in Facebook o in Twitter, oppure quando facciamo una ricerca di un prodotto che vorremmo acquistare su un motore di ricerca, queste società catalogano gli interessi e fanno per ognuno di noi una scheda del “consumatore perfetto” di determinati prodotti.
Dal 2005 ad oggi, il numero di intermediari a “caccia” dei nostri dati è raddoppiato….
Una delle maggiori aziende, che per noi è sconosciuta, èla Acxiom con sede operativa in Arkansas. Con i suoi 23mila server e 50mila miliardi di dati, ha prodotto 500milioni di profili di “perfetti clienti”.
Secondo il New York Times, la Acxiom ha raccolto la più grande massa di dati al mondo sui consumatori. Tutti queste informazioni vengono poi rivendute ad altre aziende importanti (banche, case automobilistiche, grandi magazzini e grandi multinazionali) che vogliono sapere se stanno offrendo la cosa giusta al momento giusto.
Secondo una ricerca del Wall Street Journal dello scorso anno, i cinquanta siti più popolari del mondo, hanno istallato in media 64 cookie e beacon carichi di dati su di noi. E’ così che ci ritroveremo, mentre guardiamo la nostra posta elettronica, delle pubblicità che ci propongono (guarda caso) lo stesso prodotto che avevamo cercato in precedenza in motori di ricerca come Google o Yahoo.
Un tempo internet era un mezzo anonimo in cui tutte le persone potevano essere chiunque, ma ora tutto questo è cambiato, è diventato marketing allo stato puro. Se fosse solo un modo per vendere pubblicità mirata, sarebbe grave. Ma non troppo. Il problema è che la personalizzazione non condiziona solo quello che compriamo, ma il nostro stile di vita. E potrebbe essere molto pericoloso.
Bisogna, dunque, trasformale il virus in antivirus. Utilizzare internet a nostro vantaggio e non il contrario. Perché, altrimenti, saremo schiavi controllati e addomesticati dai venditori del nulla.
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