giovedì 10 maggio 2012

GLI SCANDALI DI EQUITALIA

Equitalia”, oltre ad applicare tassi di interesse pazzeschi (in pochi anni la cifra dovuta raddoppia, triplica…) strappa alle famiglie in difficoltà economica la casa, spesso pagata in anni e anni di rinunce e sacrifici:
Con le nuove normative approvate recentemente (in silenzio) Equitalia potrà prelevare i soldi direttamente dai conti correnti, e pignorare le case in SOLI 2 MESI dalla partenza delle procedure: (vedi articolo) la cosa che fa ancora più schifo, viene le case dei poveri vengono SVENDUTE all’asta, a qualche ricco speculatore (magari un evasore fiscale che ricicla i soldi sporchi, anche tramite prestanome) che la acquista a prezzo stracciato, per rivenderla con calma, al doppio: anche se impiega 2,3 anni per venderla, è sempre un ottimo investimento…
Facciamo un esempio:
La tua casa vale 200.000 Euro:
con gli interessi di un mutuo ventennale, ne hai restituiti 350.000:
Se la casa non viene venduta alla prima asta, viene ripetuta, e il prezzo di partenza di abbassa di volta in volta: pertanto diventa una prassi, che alla prima non venga mai venduta:
Alla prima asta, il prezzo di partenza è di 130.000: niente!
L’asta si ripete: partendo da 100.000….. niente!
alla terza asta, si parte da 70.000 … e viene venduta.
Poniamo che il tuo debito nei confronti di equitalia sia stato di 30.000 Euro: (magari l’importo dovuto è di 10.000 ma tra interessi e penali, in qualche anno è arrivato a 30.000) per recuperarli, svendono la tua casa a 70.000, dopodiché ti trattengono i 30.000 che devono, ti addebitano le spese (dell’asta e delle pratiche) per un importo di ulteriori 5.000 e ti restituiscono……….. 35.000 euro!
per sanare un debito iniziale di 10.000 Euro, ti hanno privato della tua casa che hai pagato 350.000 euro, restituendoti 35.000 Euro: in pratica, quel debito ti è costato la bellezza di 305.000 Euro, ovvero i 10.000 del debito iniziale sommati ai 35.000 che ti hanno restituito dopo la vendita all’incanto.
UNA SOLA PAROLA: SCANDALOSO!

martedì 1 maggio 2012

GRILLO E QUALCHE CAVOLATA DI TROPPO

Rapida dimostrazione del fatto che chi semina vento raccoglie tempesta.
Ieri Beppe Grillo a Palermo, ostentando un’antipatia stupida nei confronti dei cronisti che erano lì a interrogarlo, ha fatto un ragionamento complesso sulla mafia che tende a mantenere in vita le sue vittime in quanto fonti di reddito attraverso il pizzo. Argomento da prendere con le pinze, com’è giusto quando si parla di Cosa nostra in terra di Cosa nostra. La battuta è stata mal sintetizzata da siti e agenzie in un titolo di questo genere: “La mafia non strangola le sue vittime”. Che è una cazzata di proporzioni ciclopiche.
Superficialità giornalistiche a parte (molti Soloni tuonano dai loro divanetti in similpelle al solo tintinnar di catene antimafia), Grillo ha meritato questo trattamento frutto di superficialità e, diciamolo, anche di una certa incultura. Perché lui è il padre di ogni pregiudizio e sta mostrando di essere il migliore (o peggiore?) cultore dei luoghi comuni. I politici? Rubano tutti. I giornalisti? Peggio dei politici. Le tasse? Una rapina. E via dicendo.
Chi di giudizio sommario ferisce….
E’ un peccato però che ci vadano di mezzo i volenterosi cittadini del Movimento 5 stelle.

lunedì 23 aprile 2012

Questa è l'Italia

La casta colpisce ancora. Stavolta a puntare il dito contro la classe politica italiana sono i direttori di alcuni dei musei più importanti d'Italia, che hanno dichiarato, attraverso una lettera pubblica, i propri redditi e li hanno confrontati con quelli di alcuni funzionari dello Stato.
Per fare un esempio, il direttore generale della Consob prende 395 mila euro dallo Stato (più altri 95 mila da membro della Commissione di garanzia per gli scioperi), mentre il direttore del museo degli Uffizi di Firenze, Antonio Natali, guadagna meno di 2000 euro al mese. Ed è proprio questo che ha mandato su tutte le furie i dirigenti dei musei italiani, che non accettano di avere un reddito più basso rispetto ad un qualsiasi commesso di Palazzo Madama.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso sembra essere stata un concorso indetto dal ministero dei Beni culturali, che avrebbe dovuto portare ad una modesta (circa centocinquanta euro) progressione meritocratica degli emolumenti. Ebbene, il ministero ha chiesto ai direttori, archivisti, funzionari e bibliotecari di fornire un incartamento contenente tutti gli incarichi di lavoro effettuati e il certificato di laurea, tutti dati che il ministero già dovrebbe possedere.
Questa è l'Italia dove il barbiere del Senato guadagna di piu del Direttore degli Uffizi!

mercoledì 11 aprile 2012

I NOSTALGICI DEL DITO MEDIO E CANOTTIERA LEGHISTA

Nell’età dell’ignoranza in cui viviamo è sempre confortante che qualcuno scopra l’importanza dello studio. Perfino Libero, per anni organo ufficiale dell’anti-intellettualismo bossian-tremontiano, ormai definisce “complessati del pezzo di carta” Rosy Mauro e Renzo Bossi che sono andati all’estero a comprarsi l’agognato titolo di “Dottore”.
Per non dimenticare poi Maria Stella Gelmini, il celebre ministro dell’Università che fantasticava sul tunnel per i neutrini fra il Cern di Ginevra e il Gran Sasso. Oppure un onorevole dell’Udc, secondo il quale lo spread è “la differenza fra quello che si produce e quello che si spende”. O magari all’on. Nunzia De Girolamo (Pdl) che per la data dell’unità d’Italia rispondeva ai cronisti di “chiedere al ministro Maroni”, Degna di nota anche la risposta multiculturale di un onorevole del Pd che alla domanda su cosa fosse una sinagoga: “Il luogo di culto che le donne musulmane frequentano per pregare il loro dio".
Non va dimenticato nemmeno l’uomo forte della Lega nel governo Berlusconi: Giulio Tremonti, che la laurea ce l’aveva ma fingeva di essere il compagno di banco del Trota.
Sui giornali dei giorni scorsi soffiava un vento di nostalgia per il leghista delle origini, la cui scomparsa è “una catastrofe politica”; In fondo, ciò che Bossi “ha fatto per favorire il figlio è immorale ma non mi scandalizza più di tanto” (Alberoni sul Giornale, 7 aprile). Sarebbe troppo chiedere ai nostalgici delle canottiere e del dito medio alzato se i risultati del governo di centrodestra 2008-2012 sono di loro gradimento? L’Italia in quasi-default prima dell’arrivo di Monti era il risultato del simpatico anti-intellettualismo di Bossi quanto del populismo d’accatto di Tremonti e Berlusconi. Sarebbe troppo chiedere ai commentatori che rimpiangono il Bossi pre-ictus perché che non faceva “annoiare” mai (Severgnini, Corriere) di ricordarsi anche dei respingimenti in mare, delle campagne d’odio contro gli immigrati, del salvataggio parlamentare di mafiosi e camorristi assortiti?
Post Scriptum: Va bene che quello dei familiari/badanti di Bossi era chiamato il “cerchio magico” e che la moglie Manuela dormiva con la testa sul mazzo dei tarocchi ma il cavalier servente della Rosy Mauro sembra avere più nomi della dea Kalì!

domenica 1 aprile 2012

IL DIO DENARO


Due uomini si sono dati alle fiamme in appena 24 ore, altri sono già riusciti nel loro intento di togliersi la vita, altri probabilmente seguiranno, altri ancora decideranno di unirsi alle masse di emigranti in cerca di maggior fortuna (ma ovunque andranno, le domande da porsi saranno comunque quelle di cui su), molti altri soccomberanno nel silenzio più totale ed altri scenderanno in strada per protestare e distruggere quelli che percepiscono come simboli dei loro mali. 
Tutto ciò è inevitabile, in questo sistema monetario così gestito. Lo sappiamo noi ed a maggior ragione lo sa chi lo gestisce. Ne consegue che tutto ciò è inevitabile perché così voluto, proprio da chi gestisce il denaro, e noi stiamo reagendo proprio come loro si aspettano che reagiamo, tanto che hanno già anche preparato le loro contromisure
Il mio intero stipendio, che per me è un credito, corrisponde in realtà ad un debito per l’intera società, perché non esiste moneta in circolazione che non sia frutto di una forma di prestito, che va restituito maggiorato di interessi. Ti sembra assurdo? Solo perché è un pensiero a cui nessuno ti ha mai abituato. Com’è possibile che il tuo stipendio sia un debito? Non ha senso, giusto? Per dargli un senso devi allargare il tuo sguardo, vedere il sistema nel suo insieme, individuare il flusso di denaro, dalla sua origine fino all’ingresso nel tuo conto in banca. Il denaro, come l’acqua di un fiume, ha sempre una sorgente da cui sgorga. Di affluente in affluente, arriva poi a sfociare in un delta dai mille rivoli. Uno di questi rivoli sei tu.
Tu però i tuoi soldi li spendi, li reimetti in circolazione, sei parte di quel mare da cui i soldi “evaporano” per trasformarsi in piogge di tasse, balzelli, restituzioni di ogni tipo che rimpinguano la sorgente per far ricominciare tutto da capo. Ma questa sorgente è speciale: ha sete, rivuole indietro più denaro di quanto ne abbia prodotto.
E’ come se per ogni goccia di sangue che sgorga dall’atrio sinistro del tuo cuore ne dovesse rientrare una ed un po’ dall’atrio destro. Allucinante, non trovi? Impossibile, in un sistema biologico, ed infatti i sistemi biologici non funzionano così; ma il nostro sistema monetario non è stato creato per rassomigliare ai sistemi biologici (anche se secondo eminenti matematici, fisici e biologi prestati all’economia dovrebbe farlo), è una pura invenzione matematica, per cui quel denaro che non si può restituire perché semplicemente non c’è, viene creato ad hoc, dal nulla. E prestato. Con interesse.
Ripeto: il denaro che non c’è viene creato e prestato con interesse.
Esemplifichiamo: io sono colui che emette denaro, tu sei colui che lo usa. Ti do 100, puoi farne ciò che vuoi, a patto che ad una certa scadenza tu li restituisca, con gli interessi. Do 100 anche al tuo amico, ed all’amico del tuo amico ed all’amico dell’amico del tuo amico e così via; il patto è sempre lo stesso: fatene quel che volete, ma alla scadenza dovrete restituirmeli, con gli interessi. Tu ed i tuoi amici comincerete ad usare questi soldi per scambiarvi mercanzie, servizi, e sapendo che dovrete restituire più soldi di quanti ne avete ricevuti fate il possibile per sottrarvene l’un l’altro quanti più potete.
Arriva il giorno, tu sei stato bravissimo ed hai più soldi di quanti ne hai rivevuti, tanto che puoi ripagare il prestito, gli interessi ed ancora avere un bel gruzzolo in tasca. Qualcuno dei tuoi amici però non è stato altrettanto bravo, ed i soldi che ha in tasca sono addirittura meno di quanti ne aveva avuti prestati. Del resto io sono l’unico che può emettere denaro, per cui tu ed i tuoi amici nient’altro potevate fare che scambiarlo tra di voi, e se tu ne hai di più di quanto ne hai ricevuto, necessariamente qualcun altro deve averne di meno, no?
Ma non c’è problema: io sono magnanimo, voglio che tutto funzioni e così al tuo amico  propongo un altro prestito, con altri interessi. Per me tengo giusto la parte che mi spetta, il resto è suo e può farne quel che ne vuole, a patto che me lo restituisca, con gli interessi. 

Forse cominci ad intuire dove sta l’inghippo.
Che succede se io decido che non posso più farti un prestito? Perché il problema è tutto lì: il problema non è il debito, non è neanche l’interesse, il problema è che se quel debito e quell’interesse lo gestisco solo io, quando voglio, secondo regole da me decise, ti lascio senza soldi. E siccome ti ho fatto credere che i soldi sono valore in sé, merce di scambio e non mezzo di scambio, ti dico che dato che non hai soldi e che non posso rinnovarti il prestito, mi accontento  di una spiaggia, un’industria, un museo, un parco, qualche casa, degli ospedali, magari anche qualche scuola.
Hanno creato un Dio, lo hanno chiamato Denaro, e ci stanno sacrificando a lui. Ma al banchetto ci sono loro.
Le ragioni di tutto ciò potrebbero essere mille, dalle più banali alle più esoteriche, ma intanto che ci pensi su ti voglio dire che una soluzione c’è. Anzi, a ben vedere anche più di una, ma tutte condividono un concetto comune: il potere va redistribuito, parcellizzato, diffuso. Non è lecito che poche persone possano decidere della vita e della morte di milioni, miliardi!, di altre. Non è lecito spendere almeno un terzo della propria esistenza lavorando per divenire sempre più poveri – si può essere benissimo poveri senza lavorare – non ha senso dover competere per un tozzo di pane, quando le risorse, se usate in maniera accorta, sarebbero sufficienti per tenerci in vita tutti, dignitosamente, magari con qualche sfarzo in meno, ma felici nonostante tutto. Un certo Nash, tra l’altro, qualche tempo fa dimostrò che la cooperazione è sempre vincente sulla competizione.

lunedì 19 marzo 2012

SPREAD BASSO MA DISOCCUPAZIONE ALTA

I dati forniti dall’Istat sulla disoccupazione sono preoccupanti: 9.2 %. Ha raggiunto il suo livello massimo dal 2004. Il governo Monti avrà pure fatto riacquistare fiducia all’Italia sui mercati finanziari ma non ci sono risposte sull’occupazione. Questo è un dato di fatto. Il nostro paese è in recessione. In attesa del decreto che andrà a riformare il mercato del lavoro previsto per la fine di marzo, latitano proposte convincenti volte a stimolare la domanda interna. Per il momento la trattativa governo-parti sociali si gioca sul terreno dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, il quale non consente alle imprese superiori ai 15 dipendenti di fare licenziamenti discriminatori. È da ricordare che in Italia il 95% delle imprese hanno meno di 15 dipendenti ma anche chi ne ha di più molte volte già non rispetta l’articolo ma per fortuna c’è un giudice terzo che decide. Il governo sostiene, con la mano destra convinta della Confindustria, la linea di superare l’articolo 18, ritenendolo un ostacolo alla libertà d’impresa. I sindacati, in primis la Cgil, sostengono al contrario, che la legge non deve esser toccata perché essa è una“norma di civiltà”. E siamo sicuri che qui si arriverà allo scontro finale. Da un lato il governo, il quale non fa altro che obbedire alle direttive della lettera della BCE di agosto ( il mese clou della sospensione della democrazia ) firmata Draghi-Trichet (nella quale il mercato flessibile teorizzato come dogma diventa scelta ineluttabile per tutti i governi dell’area Euro) e dall’altra le forze sociali che si oppongono alle scelte neo-liberiste che stanno massacrando l’economia. Le ragioni della disoccupazione nascono soprattutto da qui. Con la stretta ai consumi derivata dal crollo della domanda, le imprese ritengono di non dover produrre. Ne conseguono licenziamenti. Il risultato finale rappresenta l’aumento esponenziale della disoccupazione. In Italia ce ne sono più di 2 milioni di disoccupati, senza contare chi studia o chi non avendo più fiducia, ha totalmente rinunciato a mettersi alla ricerca di trovarsi un impiego. Ma anche chi lavora, è a rischio povertà. L’Italia è agli ultimi posti per retribuzioni lorde nell’Eurozona. Secondo la “propaganda padronale”, sostenuta anche dal ministro del Welfare, gli stipendi nel nostro paese sono bassi perché il costo del lavoro è alto ed anche la produttività risulta bassa. In verità, siccome la produttività totale è la risultante della somma tra capitale e lavoro, essa è bassa perché questi due fattori sono bassi, quindi il problema del costo del lavoro è falso, considerando il fatto che esso è maggiore in paesi che godono di una salute sicuramente migliore della nostra, uno tra tutti la Germania che guida questa classifica. Da una parte non si vuole andare al nocciolo della questione, non facendo altro che spostare l’asso sul fronte delle polemiche nei confronti dei sindacati accusati dalla leader della Confindustria Marcegaglia di difendere “assenteisti cronici”. Tra l’altro definire i lavoratori anche dei ladri, in un momento di forte tensione sociale, non fa che acuire la rabbia di chi non ha voce perché questa le viene scippata, come la ricchezza che essi producono. È da trent’anni che si sposta sistematicamente la ricchezza da chi lavora a chi invece detiene i mezzi di produzione. In assenza o quasi di politiche volte a ridistribuire il reddito, si assiste al disastro economico-finanziario, determinando in buona sostanza pericolose nuove forme di povertà. Ma su questa crisi c’è chi si arricchisce, forse chi l’ha provocata, ovvero quell’establishment oligarchico ben rappresentato dalla finanza, il vero potere egemone che dietro le quinte muove i fili di tutte le operazioni politiche ed economiche. E del resto l’attuale governo, il quale è espressione di quei poteri si dimostra  insensibile alle richieste di lavoro e sostegno economico nei confronti delle fasce più deboli. In Parlamento tuttavia, si continua a sostenere in maniera più che convinta ogni scelta politica, eccetto se si toccano gli interessi di Berlusconi. È un dato di fatto che il Pdl dà qualche sussulto solamente nel caso in cui si tratta di argomenti come la televisione e la giustizia, tutti e due molto cari all’ex premier. La natura del Popolo della Libertà è imperniata proprio sugli interessi di una persona, non lo abbiamo scoperto certo ieri mattina, ma dall’altra sponda, ovvero quella del Partito Democratico se il governo manomettesse in maniera decisa i diritti dei lavoratori, questi come si comporterebbe. Ma quella è un’altra storia. O forse no ?

giovedì 8 marzo 2012

IL BOSSI DELIRANTE

Non ho condiviso neppure una virgola della campagna condotta dai No Tav contro il giudice Giancarlo Caselli, un uomo che ha sempre difeso la Costituzione e non si è mai piegato alla logica dello scambio, della trattativa,della svendita dei principi per compiacere amici e compagni.
Sui rischi di infiltrazioni nel movimento No Tav e non solo, la penso esattamente come don Luigi Ciotti che ha invitato tutti a mettere fuori i violenti e quelli che danno la caccia alle telecamere e ai cronisti. Bisogna farlo, ha giustamente aggiunto Ciotti, anche per tutelare il diritto al dissenso e alle critica in tutte le sue forme, anche le più radicali.
Proprio perché condivido queste posizioni, bisogna essere altrettanto chiari e determinati nei confronti del “sovversivismo delle classi dirigenti”, per rubare la citazione ad Antonio Gramsci.
Le istituzioni di questo paese, le autorità di garanzia, le stesse forze di polizia, non possono alzare i toni con i sindaci della Val di Susa e poi fingere di non aver sentito le parole violente e intimidatorie pronunciate da Umberto Bossi, un segretario di partito, un ex ministro. “Monti rischia la vita, il Nord lo fará fuori”, queste alcune delle sue parole.
“Farnetica, non sta bene, ormai è un delirio, non cadiamo nella trappola vuole farsi pubblicità…”, queste alcune delle prime reazioni che, tuttavia, non colgono la gravità di questa esternazione “armata”.
- Perchè a Bossi può essere concesso quello che non è consentito ad altri?
- Cosa sarebbe accaduto se le stesse parole fossero state pronunciate da un cittadino o da un sindaco della Val di Susa?
- Il presidente della repubblica riceverà ancora Bossi e i suoi seguaci?
- Il presidente Monti ed il ministro Cancellieri invocheranno il pugno di ferro e contrasteranno infiltrati ed invitati anche nelle aule parlamentari?
Chi invoca il rispetto della legalità in Val di Susa, dovrebbe essere altrettanto attento ed inflessibile ad invocarla anche in “Padania” o ad Arcore, dove la Costituzione è stata ripetutamente oltraggiata e umiliata!