Blog che si occupa di commentare fatti e avvenimenti dell'attualità politica e della società
martedì 13 settembre 2011
IL CASUALE IMPEGNO DI BERLUSCONI
Tutti lo criticano perchè pensa solo alle puttane ed invece lui si sacrifica, si impegna, e ci tiene a farcelo sapere.
martedì 6 settembre 2011
LA FINE DEL CAPITALISMO?
La crisi è globale ma il capitalismo, la speculazione, il profitto, le
guerre e la falsa democrazia, spacciata per l’unico modo di vivere che
sia possibile al mondo, continua imperterrita a bruciare ricchezza
costruita sfruttando i più deboli, arricchendo i parassiti come le
banche e gli speculatori, ed emarginando da una vita dignitosa gli
artefici di tanta ricchezza.
Come esempio di vita democratica, dopo gli errori e gli orrori del comunismo, il sistema economico globale ci propina come unico modo di vivere la finta democrazia delle multinazionali, delle banche mondiali o locali, che sperperano la ricchezza mondiale pur di non condividere, più o meno equamente, la ricchezza mondiale e tutto questo avviene per salvaguardare il profitto, le lor ricchezze accumulate a suon di guerre ed invasioni, le esportazioni di guerre portatrici di libertà per i pozzi petroliferi.
Il capitalismo globale, l’economia parassitaria delle banche e degli speculatori mondiali, nessuno escluso, mi fanno ricordare quello che anni fa mi raccontò un collega in merito al fatto che suo fratello non contribuiva al mantenimento dei loro genitori.
Il mio collega era uno che non sembrava molto normale ed è per questo che era un genio, un giorno gli chiesi ma tuo fratello non ti dà una mano?
E’ meglio di no, mi rispose, è meglio che a casa non si faccia vedere. Quello porta un zuccherino al cavallo e si porta via il cavallo. L’ultima volta che è stato a casa mia a trovare i nostri genitori si è portato via un orologio d’oro, di quelli rotondi che chiamiamo a cipolla. Un pezzo d’epoca e pertanto dal valore ancora più alto.
Il capitalismo parassita è uguale, intanto che parla di sacrifici, da far fare ai lavoratori, per salvare l’economia globale aumenta a dismisura i suoi profitti, abbatte democrazia e diritti dei lavoratori e specula pure sui debiti dei quali è la causa, pur facendoli pagare a noi, la massa lavoratrice e vittima della falsa democrazia.
Non è un problema di governo italiano, europeo, cinese o americano, è un problema che il capitalismo ha questo tumore in sè che si chiama profitto, che non ha occhi, testa, progetti ed azioni che non siamo puntati al solo obiettivo di arricchire, sempre di più e sempre gli stessi. Di qualsiasi colore siano.
Gli indignati di tutto il mondo manifestano chiedendo una distribuzione più equa della ricchezza e ciò avviene sotto tutti i tipi di governi, di società, dai socialisti alle destre ai comunisti cinesi o pseudo tali, intesi come comunisti. Spagna, Israele, Grecia, Inghilterra, Germania, ovunque nascono gli indignati che non chiedono un cambiamento di sistema politico in sè, destra, sinistra, centro, centrosinistra,centrodestra, chiedono solo di ripartire la ricchezza di ogni paese in modo equo, più giusto.
Senza nemmeno rendersene conto sono tutti marxisti ma guai a parlare di comunismo al giorno d’oggi, soprattutto in Cina.
Un’altra società è possibile, sia a livello locale che mondiale, ma non dobbiamo rendercene conto, sarebbe deleterio per il sistema, dobbiamo essere persuasi che salvando le banche, gli investimenti parassitari, arricchendo i miliardari di tutti i colori salviamo la nostra indipendenza, libertà e democrazia.
Libertà di essere sfruttati, democrazia che ci impone sacrifici persino sulla spesa, sulla qualità della vita, indipendenza dalla conoscenza e dalla cultura che potrebbe liberarci da questo giogo che ci opprima da centinaia d’anni e che ha sconfitto, anche per sue colpe, l’unita alternativa che eravamo riusciti a creare, il comunismo, la società diversa che dava un valore diverso al proletariato.
Anche una socialdemocrazia aggiornata ci andrebbe bene, in queste condizioni economiche, ma finchè tutti i governi, di tutti i colori, all’ordine del giorno hanno sempre, e solo, il salvataggio delle banche e la salvaguardia dei profitti degli speculatori ciò non sarà mai possibile, se la luce guida dell’economia globale è il mercato saremo sempre vittime di noi stessi, del tumore che ci hanno iniettato immediatamente dopo la seconda guerra mondiale, il consumismo.
Non per niente un geniale cineasta, poeta scrittore, autore, intellettuale come Pier Paolo Pasolini ebbe a dire in una trasmissione televisiva, oltre 40 anni fa, che noi non abbiamo nessun valore come uomini, persone, ma solo ed in quanto consumatori.Un profeta, altro che Cristo.
Ecco perchè chi non consuma, non può consumare, non ha nessun valore per l’economia globale, chi non può spendere, spandere, pensionati in testa, deve morire perchè non è di nessuna utilità ai mercati, alle banche.
Difficile che un ottantenne possa attingere ad un mutuo trentennale per comprarsi una casa e muovere il mercato.
A meno che il delirio del nostro presidente del consiglio evasore, piduista, puttaniere, non mantenga la sua parola e di faccia vivere, in media, sino a 120 anni. In salute però, altrimenti ci fanno fuori per risparmiare sulla sanità e sui ticket.
Come esempio di vita democratica, dopo gli errori e gli orrori del comunismo, il sistema economico globale ci propina come unico modo di vivere la finta democrazia delle multinazionali, delle banche mondiali o locali, che sperperano la ricchezza mondiale pur di non condividere, più o meno equamente, la ricchezza mondiale e tutto questo avviene per salvaguardare il profitto, le lor ricchezze accumulate a suon di guerre ed invasioni, le esportazioni di guerre portatrici di libertà per i pozzi petroliferi.
Il capitalismo globale, l’economia parassitaria delle banche e degli speculatori mondiali, nessuno escluso, mi fanno ricordare quello che anni fa mi raccontò un collega in merito al fatto che suo fratello non contribuiva al mantenimento dei loro genitori.
Il mio collega era uno che non sembrava molto normale ed è per questo che era un genio, un giorno gli chiesi ma tuo fratello non ti dà una mano?
E’ meglio di no, mi rispose, è meglio che a casa non si faccia vedere. Quello porta un zuccherino al cavallo e si porta via il cavallo. L’ultima volta che è stato a casa mia a trovare i nostri genitori si è portato via un orologio d’oro, di quelli rotondi che chiamiamo a cipolla. Un pezzo d’epoca e pertanto dal valore ancora più alto.
Il capitalismo parassita è uguale, intanto che parla di sacrifici, da far fare ai lavoratori, per salvare l’economia globale aumenta a dismisura i suoi profitti, abbatte democrazia e diritti dei lavoratori e specula pure sui debiti dei quali è la causa, pur facendoli pagare a noi, la massa lavoratrice e vittima della falsa democrazia.
Non è un problema di governo italiano, europeo, cinese o americano, è un problema che il capitalismo ha questo tumore in sè che si chiama profitto, che non ha occhi, testa, progetti ed azioni che non siamo puntati al solo obiettivo di arricchire, sempre di più e sempre gli stessi. Di qualsiasi colore siano.
Gli indignati di tutto il mondo manifestano chiedendo una distribuzione più equa della ricchezza e ciò avviene sotto tutti i tipi di governi, di società, dai socialisti alle destre ai comunisti cinesi o pseudo tali, intesi come comunisti. Spagna, Israele, Grecia, Inghilterra, Germania, ovunque nascono gli indignati che non chiedono un cambiamento di sistema politico in sè, destra, sinistra, centro, centrosinistra,centrodestra, chiedono solo di ripartire la ricchezza di ogni paese in modo equo, più giusto.
Senza nemmeno rendersene conto sono tutti marxisti ma guai a parlare di comunismo al giorno d’oggi, soprattutto in Cina.
Un’altra società è possibile, sia a livello locale che mondiale, ma non dobbiamo rendercene conto, sarebbe deleterio per il sistema, dobbiamo essere persuasi che salvando le banche, gli investimenti parassitari, arricchendo i miliardari di tutti i colori salviamo la nostra indipendenza, libertà e democrazia.
Libertà di essere sfruttati, democrazia che ci impone sacrifici persino sulla spesa, sulla qualità della vita, indipendenza dalla conoscenza e dalla cultura che potrebbe liberarci da questo giogo che ci opprima da centinaia d’anni e che ha sconfitto, anche per sue colpe, l’unita alternativa che eravamo riusciti a creare, il comunismo, la società diversa che dava un valore diverso al proletariato.
Anche una socialdemocrazia aggiornata ci andrebbe bene, in queste condizioni economiche, ma finchè tutti i governi, di tutti i colori, all’ordine del giorno hanno sempre, e solo, il salvataggio delle banche e la salvaguardia dei profitti degli speculatori ciò non sarà mai possibile, se la luce guida dell’economia globale è il mercato saremo sempre vittime di noi stessi, del tumore che ci hanno iniettato immediatamente dopo la seconda guerra mondiale, il consumismo.
Non per niente un geniale cineasta, poeta scrittore, autore, intellettuale come Pier Paolo Pasolini ebbe a dire in una trasmissione televisiva, oltre 40 anni fa, che noi non abbiamo nessun valore come uomini, persone, ma solo ed in quanto consumatori.Un profeta, altro che Cristo.
Ecco perchè chi non consuma, non può consumare, non ha nessun valore per l’economia globale, chi non può spendere, spandere, pensionati in testa, deve morire perchè non è di nessuna utilità ai mercati, alle banche.
Difficile che un ottantenne possa attingere ad un mutuo trentennale per comprarsi una casa e muovere il mercato.
A meno che il delirio del nostro presidente del consiglio evasore, piduista, puttaniere, non mantenga la sua parola e di faccia vivere, in media, sino a 120 anni. In salute però, altrimenti ci fanno fuori per risparmiare sulla sanità e sui ticket.
sabato 27 agosto 2011
Le Guerre e l'esportazione della democrazia
Alla fine dell’800 i "civilissimi" inglesi, nella guerra coloniale del capitalismo alla ricerca di materie prime da rubare e di schiavi da deportare, invasero e occuparono il territorio degli "incivili" Zulù. Faccio questo esempio estremo, perché gli Zulù erano una popolazione semi-primitiva, la più lontana dalle nostre concezioni che opprimeva a sua volta altre popolazioni con metodi terribili. Gli Zulù si difesero come poterono con archi e frecce contro le armi allora moderne e potenti dell’esercito inglese, e dettero anche delle sonore lezioni di dignità e di coraggio agli inglesi, che poi però con la forza delle armi, col cinismo criminale e con l’inganno li sconfissero e stabilirono in Sudafrica la vergogna del regime bianco dell’apartheid. In tutte le guerre coloniali e imperialistiche sono stato sempre dalla parte degli oppressi contro gli oppressori, dalla parte dei popoli africani, molto più “incivili” e contro le potenze europee civilissime, democraticissime, ma che hanno per secoli applicato persino lo SCHIAVISMO agli altri popoli “inferiori” perchè più “incivili”. Sono sempre stato dalla parte degli indiani e indios d’America contro i colonizzatori inglesi, francesi, spagnoli. Dalla parte dei popoli latinoamericani contro l’oppressore, torturatore, nord-americano. Dalla parte degli indiani e dei cinesi contro le civilissime e criminalissime potenze europee sfruttatrici, Mettendo in primo piano la contraddizione principale, che è quella dell’oppressore colonialista e imperialista contro il popolo oppresso, colonizzato, occupato, invaso, sfruttato, senza per questo aderire ai regimi sociali o alle culture dei popoli oppressi. Anche oggi, dalla parte del popolo libico contro l’illegale aggressione guerrafondaia e neocoloniale della Nato, della Francia di Sarkozy moderna santa alleanza degli Stati imperialisti in declino irreversibile, che vince solo perchè è super-armata di armi modernissime e terrificanti, ma che non esporta democrazia ma solo beceri interessi economici di parte.
venerdì 12 agosto 2011
2011: La fine del Capitalismo?
Il comunismo, la dittatura del proletariato, il sogno di una società più equa e più giusta si infranse nella corruzione e nella violenza come quasi sempre quando c’è di mezzo l’uomo con le sue miserie.
D’altronde era la prima esperienza di una società diversa nata da un feudalesimo nobiliare di repressione e miserie.
Marx è ancora attuale e l’applicazione delle sue teorie vanno riviste e corrette, alludo alla redistribuzione della ricchezza dei paesi in modo più equo ed equilibrato.
D’altronde è quello che chiedono gli indignados di tutto il pianeta.
Il sogno americano, la destra mondiale, il parassitismo speculativo capitalista ha fatto credere a tutto il mondo che il mercato imposto dal capitalismo sia il sistema più giusto ed il profitto, a qualsiasi prezzo etico e morale, il suo Dio.
Così non è il capitalismo è un tumore della società globale che arricchisce a dismisura i pochi ed affama miliardi di persone.
C’entra anche il fato, il destino, c’è chi ha la sfortuna di nascere miserabile in certe parti del mondo con l’unica prospettiva di una vita di stenti e sfruttamenti e di una morte che diventa una liberazione.
Per qualche migliaio, milione, di individui che grazie a capacità superiori in qualche campo della vita riesce ad emergere ed a elevarsi sul piano economico e culturale, alludo per esempio ad un cantante, un calciatore, un laureato, un attore, solo per fare un esempio ce ne sono miliardi che non hanno un tetto, una casa , una prospettiva.
Il capitalismo, per sopravvivere e prosperare ha bisogno di due cose: o le guerre periodiche per rilanciare la speculazione o delle crisi globali per fare la stessa cosa, speculare.
Entrambe portano solo miseria, ingiustizia, ineguaglianza e privilegi. Ieri per la nobiltà oggi per la borghesia parassitaria dell’economia globale.
Quello che stiamo vivendo in questi anni è la caduta del burqa del capitalismo globale.
Il burqa del capitalismo è tessuto con i fili delle religioni, tutte, del mercato, del profitto, della speculazione, e nasconde al mondo i veri responsabili della crisi globale che arriva a seconda dei luoghi anche a uccidere per fame milioni di persone, vedere quello che succede nel corno d’Africa.
Il capitalismo è la ricchezza dei pochi sulle spalle e lo sfruttamento dei molti, non è eticamente, moralmente, direi quasi religiosamente accettabile che l’8% degli abitanti di un Paese detengano il 50% della ricchezza.
Questo concetto fa rabbrividire, da solo dovrebbe bastare per una rivoluzione di massa, e vorrei fare un esempio dell’indecenza di una situazione del genere.
Se ci fossero a disposizione 100.000 euro avremmo, abbiamo, una situazione del genere: 8 persone si spartirebbero 50.000 euro, 6250 a testa, gli altri 92 si spartirebbero 543,48 euro.
Abbiamo, nel mondo, qualche migliaio di speculatori che sono in grado di mettere in crisi qualsiasi paese che non abbia una politica forte in grado di condizionare il loro movimenti, le loro speculazioni, di tassare in modo giusto e proporzionale i loro immensi guadagni parassitari.
Oggi l’Unità titola: Il governo inutile, ed è giusto ma non vale solo per noi, vale per tutta Europa e per tutto il mondo, sinchè la politica sarà schiava dei poteri economici ed incapace di imporre regole, tasse, limitazioni,etica, equità, agli speculatori del globo.
I modi ci sono per condizionare questa gentaglia, più o meno anonima, che è in grado di rovinare Stati interi. Se solo la politica globale avesse la volontà e la forza di togliere il burqa che copre le nefandezze del capitalismo, sempre che non siano tutti complici visto che anche la sinistra ragiona esclusivamente nell’ambito del sistema capitalistico, incapace di proporre una alternativa economica e sociale.
Abbiamo la nostra Costituzione che è più a sinistra della sinistra estrema del Paese, ma non se ne è accorto nessuno.
E’ più giusto, equa, solidale, libertaria di chi ci governa e di chi è all’opposizione.
Basti pensare che ognuno deve contribuire allo Stato in base alle sue possibilità e noi abbiamo un governo che tassa la benzina, i pensionati, i lavoratori, taglia l’assistenza e la sanità ma non tocca i miliardari che hanno il 50% della nostra ricchezza nazionale.
Il burqa del capitalismo è caduto, senza nemmeno una legge che lo proibisca, adesso dovremmo fare una legge che impedisca ai parassiti di rimetterlo e di nascondersi dietro una libertà che non è libera, di un mercato che è solo un sopruso, di una uguaglianza che non è uguale e di una religione che giustifica tutto per sopravvivere nei suoi privilegi.
Basta solo che la massa se ne renda conto, il capitalismo è scoperto, mostra tutte le sue incongruenze e le ineguaglianze, mostra le sue miserie, che sono nostre, e le sue debolezze.
E’ un sistema bacato che agevola i pochi ricchi a scapito dei molti poveri. Ci hanno, vi hanno, fatto credere che è il migliore ed il più democratico sistema al mondo ed invece è un sistema che produce una ricchezza malata e piramidale e che alla sua base ha miliardi di poveri sempre più oppressi.
La politica mondiale è miope o collusa, alludo alle destre in generale, poi si meravigliano se danno l’assalto ai negozi o alle banche.
Non è importante se rubano un televisore o un i-pad, rubano i simboli di questa ricchezza fittizia ed inutile che crea solo disparità ed ineguaglianza.
Almeno noi, che abbiamo la mente libera, togliamo il burqa al capitalismo, facciamo vedere a tutti che faccia ha, anche sapendo che non sarà un belvedere. Mostriamo l’orrido di un sistema economico iniquo ed orrendo.
L’orologio della storia ha i suoi tempi, se il 1989 ha segnato la fine del comunismo reale il 2011 segna la fine del capitalismo globale, basta esserne consapevoli anche se le macerie non sono di ferro, polvere e cemento, sono visibili a tutti.
E’ su tutte le prime pagine dei giornali il crollo delle borse mondiali è lo sfilarsi del burqa del capitalismo, senza volerlo ci mostra il suo vero volto.
Se non è iena è avvoltoio, se non sono iene ed avvoltoi sono vermi che mangiano le carcasse della nostra economia.
A destra ed a sinistra, nel popolino, si tende scaricare sulla politica le anomalie del capitalismo senza rendersi conto che la politica, tutta, è succube del capitalismo, mancando di fatto al suo ruolo di governo e di controllo.
Cadendo nel tranello del capitalismo parassita da tutte le parti si invoca meno politica, un autentico suicidio, per cambiare le cose ci vuole più politica, che sia più forte e che condizioni ed imponga le regole a questo capitalismo incontrollabile ed anarchico che pensa solo ai, suoi, profitti.
Che privatizza i profitti e socializza le perdite.
D’altronde era la prima esperienza di una società diversa nata da un feudalesimo nobiliare di repressione e miserie.
Marx è ancora attuale e l’applicazione delle sue teorie vanno riviste e corrette, alludo alla redistribuzione della ricchezza dei paesi in modo più equo ed equilibrato.
D’altronde è quello che chiedono gli indignados di tutto il pianeta.
Il sogno americano, la destra mondiale, il parassitismo speculativo capitalista ha fatto credere a tutto il mondo che il mercato imposto dal capitalismo sia il sistema più giusto ed il profitto, a qualsiasi prezzo etico e morale, il suo Dio.
Così non è il capitalismo è un tumore della società globale che arricchisce a dismisura i pochi ed affama miliardi di persone.
C’entra anche il fato, il destino, c’è chi ha la sfortuna di nascere miserabile in certe parti del mondo con l’unica prospettiva di una vita di stenti e sfruttamenti e di una morte che diventa una liberazione.
Per qualche migliaio, milione, di individui che grazie a capacità superiori in qualche campo della vita riesce ad emergere ed a elevarsi sul piano economico e culturale, alludo per esempio ad un cantante, un calciatore, un laureato, un attore, solo per fare un esempio ce ne sono miliardi che non hanno un tetto, una casa , una prospettiva.
Il capitalismo, per sopravvivere e prosperare ha bisogno di due cose: o le guerre periodiche per rilanciare la speculazione o delle crisi globali per fare la stessa cosa, speculare.
Entrambe portano solo miseria, ingiustizia, ineguaglianza e privilegi. Ieri per la nobiltà oggi per la borghesia parassitaria dell’economia globale.
Quello che stiamo vivendo in questi anni è la caduta del burqa del capitalismo globale.
Il burqa del capitalismo è tessuto con i fili delle religioni, tutte, del mercato, del profitto, della speculazione, e nasconde al mondo i veri responsabili della crisi globale che arriva a seconda dei luoghi anche a uccidere per fame milioni di persone, vedere quello che succede nel corno d’Africa.
Il capitalismo è la ricchezza dei pochi sulle spalle e lo sfruttamento dei molti, non è eticamente, moralmente, direi quasi religiosamente accettabile che l’8% degli abitanti di un Paese detengano il 50% della ricchezza.
Questo concetto fa rabbrividire, da solo dovrebbe bastare per una rivoluzione di massa, e vorrei fare un esempio dell’indecenza di una situazione del genere.
Se ci fossero a disposizione 100.000 euro avremmo, abbiamo, una situazione del genere: 8 persone si spartirebbero 50.000 euro, 6250 a testa, gli altri 92 si spartirebbero 543,48 euro.
Abbiamo, nel mondo, qualche migliaio di speculatori che sono in grado di mettere in crisi qualsiasi paese che non abbia una politica forte in grado di condizionare il loro movimenti, le loro speculazioni, di tassare in modo giusto e proporzionale i loro immensi guadagni parassitari.
Oggi l’Unità titola: Il governo inutile, ed è giusto ma non vale solo per noi, vale per tutta Europa e per tutto il mondo, sinchè la politica sarà schiava dei poteri economici ed incapace di imporre regole, tasse, limitazioni,etica, equità, agli speculatori del globo.
I modi ci sono per condizionare questa gentaglia, più o meno anonima, che è in grado di rovinare Stati interi. Se solo la politica globale avesse la volontà e la forza di togliere il burqa che copre le nefandezze del capitalismo, sempre che non siano tutti complici visto che anche la sinistra ragiona esclusivamente nell’ambito del sistema capitalistico, incapace di proporre una alternativa economica e sociale.
Abbiamo la nostra Costituzione che è più a sinistra della sinistra estrema del Paese, ma non se ne è accorto nessuno.
E’ più giusto, equa, solidale, libertaria di chi ci governa e di chi è all’opposizione.
Basti pensare che ognuno deve contribuire allo Stato in base alle sue possibilità e noi abbiamo un governo che tassa la benzina, i pensionati, i lavoratori, taglia l’assistenza e la sanità ma non tocca i miliardari che hanno il 50% della nostra ricchezza nazionale.
Il burqa del capitalismo è caduto, senza nemmeno una legge che lo proibisca, adesso dovremmo fare una legge che impedisca ai parassiti di rimetterlo e di nascondersi dietro una libertà che non è libera, di un mercato che è solo un sopruso, di una uguaglianza che non è uguale e di una religione che giustifica tutto per sopravvivere nei suoi privilegi.
Basta solo che la massa se ne renda conto, il capitalismo è scoperto, mostra tutte le sue incongruenze e le ineguaglianze, mostra le sue miserie, che sono nostre, e le sue debolezze.
E’ un sistema bacato che agevola i pochi ricchi a scapito dei molti poveri. Ci hanno, vi hanno, fatto credere che è il migliore ed il più democratico sistema al mondo ed invece è un sistema che produce una ricchezza malata e piramidale e che alla sua base ha miliardi di poveri sempre più oppressi.
La politica mondiale è miope o collusa, alludo alle destre in generale, poi si meravigliano se danno l’assalto ai negozi o alle banche.
Non è importante se rubano un televisore o un i-pad, rubano i simboli di questa ricchezza fittizia ed inutile che crea solo disparità ed ineguaglianza.
Almeno noi, che abbiamo la mente libera, togliamo il burqa al capitalismo, facciamo vedere a tutti che faccia ha, anche sapendo che non sarà un belvedere. Mostriamo l’orrido di un sistema economico iniquo ed orrendo.
L’orologio della storia ha i suoi tempi, se il 1989 ha segnato la fine del comunismo reale il 2011 segna la fine del capitalismo globale, basta esserne consapevoli anche se le macerie non sono di ferro, polvere e cemento, sono visibili a tutti.
E’ su tutte le prime pagine dei giornali il crollo delle borse mondiali è lo sfilarsi del burqa del capitalismo, senza volerlo ci mostra il suo vero volto.
Se non è iena è avvoltoio, se non sono iene ed avvoltoi sono vermi che mangiano le carcasse della nostra economia.
A destra ed a sinistra, nel popolino, si tende scaricare sulla politica le anomalie del capitalismo senza rendersi conto che la politica, tutta, è succube del capitalismo, mancando di fatto al suo ruolo di governo e di controllo.
Cadendo nel tranello del capitalismo parassita da tutte le parti si invoca meno politica, un autentico suicidio, per cambiare le cose ci vuole più politica, che sia più forte e che condizioni ed imponga le regole a questo capitalismo incontrollabile ed anarchico che pensa solo ai, suoi, profitti.
Che privatizza i profitti e socializza le perdite.
sabato 30 luglio 2011
LA TRAGICA FARSA DEI MINISTERI AL NORD
Che ci siano o no a Monza tre ministeri, scomparsi di conseguenza da Roma, è un quesito cui nessuno saprebbe dare risposta. Certo c’è stata una inaugurazione di locali, e dopo che Bossi ha respinto al mittente la lettera di Napolitano, “i ministeri li abbiamo fatti e li lasciamo lì”, si dovrebbe parlare appunto di fatto compiuto. Senonché la cosa non è così semplice.
A parte che i ministeri non sono costituiti soltanto dai ministri, ma si servono pure di direzioni, gabinetti, uffici di vario genere tuttora di stanza a Roma, l’impressione è che per ora il braccio di ferro si eserciti su una questione virtuale. Dice il capo dello Stato che il trasferimento a Monza non si può fare, salvo rivedere la Costituzione, chiamare in causa la Corte dei Conti per valutare costi e benefici: ossia, con l’aria che tira, rinviare tutto a babbo morto. E prima di andare avanti servirà un inciso sull’utilità dell’iniziativa, visto che i costi sarebbero a carico di noi cittadini mentre i benefici andrebbero ad esclusivo vantaggio degli spot leghisti. Diremmo insomma che la faccenda è grave ma non seria. Grave perché un partito di governo pretende di coartare la volontà altrui per mere ragioni propagandistiche: e gravissima, va aggiunto, per la protervia con cui Bossi risponde al messaggio di Napolitano. Grave anche per l’imbarazzo del Pdl, non da oggi stretto fra due opposte necessità, pensare ai problemi nazionali e fingere che la Lega vada presa sul serio. Ma proprio questo è il punto. Serietà? Come diceva Totò, ma per piacere...
Ricordiamo tutti i precedenti. Si era in vista di elezioni e referendum, con pronostici negativi per la maggioranza. Per calmare la base, da tempo irritata con Berlusconi per i noti motivi, dalla questione morale al deficit di efficienza, i capi leghisti avevano avuto la bella pensata dei ministeri in Brianza. Federalismo portato dalla teoria alla pratica, con Bossi, Calderoli e possibilmente Tremonti insediati nella Villa Reale. Poi la doppia batosta elettorale e, adesso, l’arredamento raffazzonato di qualche ufficio, sostenendo che in quelle stanze ormai i ministeri ci sono e di là non si muovono.
Serietà, come no. Sul piano umano, è da compiangere il presidente della Repubblica che, di fronte ad azioni ed esternazioni insensate, è costretto a mettere in guardia sia i responsabili sia i corresponsabili. Con tutte le preoccupazioni che ha, almeno Napolitano dovrebbe essere al riparo di simili goliardate. Ma è sul piano politico, scivoloso come ben sappiamo, che la farsa può trasformarsi in dramma.
Con questi chiari di luna, dall’economia che traballa all’indifferenza verso i bisogni delle famiglie italiane, ci mancava solo il problema di Monza capitale. Altro che Ruby o processi assortiti. Oggi più che mai Berlusconi dovrà stare molto ma molto attento.
Con questi chiari di luna, dall’economia che traballa all’indifferenza verso i bisogni delle famiglie italiane, ci mancava solo il problema di Monza capitale. Altro che Ruby o processi assortiti. Oggi più che mai Berlusconi dovrà stare molto ma molto attento.
domenica 24 luglio 2011
IL DISAGIO DI DONNE E GIOVANI
Donne e giovani, in questo paese, si trovano a dover portare, senza averlo scelto, un fardello pesantissimo, la diseguaglianza tra ricchi e poveri.
L’importante è nascere in una famiglia giusta, è lì che si gioca il destino del nascituro.
Essere poveri fin da bambini è molto peggio che ritrovarsi poveri nel corso della vita.
Mancano gli interventi che funzionino da elemento di compensazione di fronte alla presenza dei figli, come per esempio, il sostegno all’occupazione delle madri.
Nei fatti c’è l’idea di restituire alla famiglia i problemi. Si considera la rete famigliare come la protezione e la soluzione di ogni problema, sia che si parli di minori, sia che si parli di anziani o disabili.
E’ un’idea sbagliata, anche se è una vecchia idea italiana, perché, pur senza disconoscere tutto quello che hanno fatto le famiglie, di fronte ai dati sulle disuguaglianze e la povertà crescente, restituire i problemi alle famiglie vuol dire amplificarli ancora di più e far aumentare le distanza tra chi ha le risorse per fare qualcosa a chi questa risorse economiche, ma anche sociali e culturali, non le ha.
E intanto, per non toccare l’evasione fiscale, le rendite finanziarie, i privilegi della casta, si reintroduce l’Irpef sulla prima casa, quella adibita ad abitazione. Quella casa che molti hanno pagato con enormi sacrifici, e che costituisce forse l’unico bene di tanti poveri cristi che hanno lavorato una vita intera per pagarsela.
L’importante è nascere in una famiglia giusta, è lì che si gioca il destino del nascituro.
Essere poveri fin da bambini è molto peggio che ritrovarsi poveri nel corso della vita.
Mancano gli interventi che funzionino da elemento di compensazione di fronte alla presenza dei figli, come per esempio, il sostegno all’occupazione delle madri.
Nei fatti c’è l’idea di restituire alla famiglia i problemi. Si considera la rete famigliare come la protezione e la soluzione di ogni problema, sia che si parli di minori, sia che si parli di anziani o disabili.
E’ un’idea sbagliata, anche se è una vecchia idea italiana, perché, pur senza disconoscere tutto quello che hanno fatto le famiglie, di fronte ai dati sulle disuguaglianze e la povertà crescente, restituire i problemi alle famiglie vuol dire amplificarli ancora di più e far aumentare le distanza tra chi ha le risorse per fare qualcosa a chi questa risorse economiche, ma anche sociali e culturali, non le ha.
E intanto, per non toccare l’evasione fiscale, le rendite finanziarie, i privilegi della casta, si reintroduce l’Irpef sulla prima casa, quella adibita ad abitazione. Quella casa che molti hanno pagato con enormi sacrifici, e che costituisce forse l’unico bene di tanti poveri cristi che hanno lavorato una vita intera per pagarsela.
martedì 12 luglio 2011
LA COLOSSALE PRESA IN GIRO
La manovra economica recentemente varata introduce, oltre a vari dolorosi tagli, il famoso superbollo sui Suv e sulle auto di lusso.
Sono anche le più inquinanti. Dovrei gioire. Invece è una colossale presa in giro. Il testo inviato al Quirinale recita che sono dovuto 10 euro per ogni kilowatt di potenza eccedente rispetto al limite dei 225 kilowatt.
Significa che nulla è dovuto, ad esempio, se si possiede una Mercedes S 350 (vari modelli che arrivano a costare fino a 104 mila e rotti euro) o una Bmw 740d da 89.000 euro: hano una potenza di 225 kilowatt. Non pagano neanche l’Audi Q5 (132 kilowatt) e Q7 (200 kilowatt), e la jeep Grand Cherokee (prezzo fino a 63 mila euro circa): 177 chilowatt nella versione più potente.
E allora mi sono chiesta: ma chi paga? PAGANO SEMPRE I SOLITI!!
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