Blog che si occupa di commentare fatti e avvenimenti dell'attualità politica e della società
domenica 10 ottobre 2010
La Guerra ed i morti in Afghanistan
domenica 26 settembre 2010
PREMIATA SPAZZATURA FELTRI-BELPIETRO
Tra politici, politicanti, escort, nani e ballerine ne spiccano due per servilismo e scarsezza di doti morali.
Entrambi rispondo a due illustri padroni e per loro portano avanti qualsiasi battaglia.
Uno si chiama Vittorio Feltri ed è pagato dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, l’altro è Maurizio Belpietro al soldo del senatore del PdL Antonio Angelucci.
Non dobbiamo dimenticarci che “Libero” giornale di cui è direttore Belpietro prende anche ingenti finanziamenti pubblici destinati ai quotidiani.
Il compito dei due sicari Vittorio Feltri e Maurizio Belpietro è quello di produrre tonnellate di fango da spargere su coloro che non si allineano al pensiero unico berlusconiano.
Chiarissimo esempio del loro infimo compito è apparso chiaro negli ultimi mesi quando Gianfranco Fini stanco dei modi dittatoriali di Silvio Berlusconi ha deciso di abbandonare il partito che aveva contribuito a creare, il PdL.
Da allora i due avvoltoi Feltri e Belpietro hanno incominciato a volare intorno alla vita privata del Presidente della Camera cercando di portare alla luce vicende che ne potessero screditate l’immagine.
Con questo obiettivo hanno impiegato tutte le loro energie e tutto l’inchiostro delle loro penne per produrre un documentazione infinita che dimostrerebbe la cattiva condotta del Presidente della Camera, nella vicende della compravendita dell’appartamento di Montecarlo.
Dinanzi alla mancanza di prove, di testimonianze attendibili e di riscontri i due produttori di fango hanno incominciato a creare una serie di dossier falsi che hanno come unico obiettivo quello di lesionare l’integrità morale del Presidente della Camera ed conseguentemente di intimidirlo, affinché desista dalla strada che ha intrapreso.
Invitiamo i due direttori Feltri e Belpietro , di cercare come gli altri esseri umani di far uso della spina dorsale, tentando di tenere la schiena dritta anche dinanzi all’ingombrante peso berlusconiano.
E Allo stesso tempo consigliamo a entrambi di tornare alle origini, e di ridiventare cronisti quali un tempo sono stati. Invece di poltrire nel chiuso dei loro studi, dietro una polverosa scrivania perché non incominciano a realizzare vere inchieste da reporter?
Perché non si recano nel sud Italia a scoprire le collusioni dello Stato con la malavita organizzata? Perché non documentano gli sfaceli delle politiche leghiste nel nord del Paese?
Sappiamo che tutte le nostre domande rimarranno inevase.
Speriamo però che lo sgretolamento del potere Berlusconiano in corso, spazzi via anche i due sicari, Feltri e Belpietro.
mercoledì 1 settembre 2010
UN AUTUNNO DIFFICILE
Si tratta di un dato ulteriormente sconcertante a fronte dei nuovi aumenti di prezzi e tariffe che sono in arrivo.
Dalle analisi dell’Osservatorio Nazionale, infatti, la crescita dei prezzi per il 2010 comporterà per le famiglie italiane un aggravio di ben 1.118 euro rispetto allo scorso anno.
A pesare saranno i rincari di quasi tutte le voci del budget familiare, dall’Rc auto al riscaldamento, dalle tariffe del gas ai biglietti aerei: aumenti che, in generale, si inquadrano nel più ampio capitolo di spesa delle famiglie, che nella ripresa autunnale dovranno fare i conti anche con costi scolastici quasi probitivi (i prezzi dei libri registreranno un’ulteriore crescita in media del 5%). Per fare solo qualche esempio pratico, l’assicurazione auto aumenterà di 160 euro, le tariffe del gas di 100 euro, quelle autostradali di 60 e quelle aeree/aeroportuali di 65; ugualmente le tariffe dei treni aumenteranno di 65 euro e quelle relative al riscaldamento di 140; le tariffe dei rifiuti subiranno un aumento di 38 euro e quelle dell’acqua di 19.
Si tratta cioè inevitabilmente di un nuovo abbattimento del potere di acquisto delle famiglie, già duramente provato dalla grave crisi che il Paese sta attraversando ormai da molto tempo, e dalle manovre economiche inique e sbagliate messe in campo dal Governo; non è poi da dimenticare il continuo aumento del tasso di disoccupazione e la conseguente contrazione dei consumi, arrivata perfino a manifestarsi attraverso la diminuzione in quantità ed in qualità del consumo alimentare.
Di fronte a questa situazione bisognerebbe correre ai ripari, partendo dal rilancio della domanda interna attraverso un aumento del potere di acquisto delle famiglie a reddito fisso. Per fare ciò sarebbe indispensabile agire con determinazione, avviando un processo di detassazione per le famiglie a reddito fisso ed operando un vero e proprio blocco di prezzi e tariffe.
I nostri politici, invece di cercare di risolvere la drammatica situazione economica del Paese, continuano ad esser fotografati mentre prendono il sole nelle loro ville extra lusso; alla faccia degli italiani sempre più pallidi e squattrinati.
lunedì 9 agosto 2010
LE "FAVOLE" MAI RACCONTATE
Oggi tocca a Fini, svariate volte nel passato più o meno recente è stata la volta di Di Pietro, ad ottobre c’era il giudice Mesiano, tra fine agosto e i primi di settembre – subito dopo il direttore dell’Avvenire Dino Boffo e quello di Repubblica Ezio Mauro – è stato di nuovo Fini: stiamo parlando delle campagne stampa messe in piedi dagli house organs controllati tutti più o meno indirettamente dal Cavaliere. Delle campagne giornalistiche che un marziano che non sapesse nulla dell’Italia IN TEORIA potrebbe trovare giustissime (a parte il servizietto gentilmente riservato a Mesiano, di gusto semplicemente mafioso-piduista, come abbiamo già avuto modo di scrivere) in quanto – sempre IN TEORIA – volte a chiedere spiegazioni a personaggi pubblici per garantirne la trasparenza, nessuna IN PRATICA si è mai svincolata dai desiderata dell’«utilizzatore finale», sempre lui, Silvio Berlusconi.
Tutte infatti sono nate da una sua necessità, decisamente poco democratica: manganellare l’avversario di turno. Di Pietro con la sua ferma opposizione al regime arriva a raddoppiare i voti? Eccoti gli scoop (sempre quelli, periodici, ad orologeria) sui suoi affari immobiliari di Libero e Il Giornale e, con il concorso esterno del sempre più ottimo (scusate la grammatica) Corriere della Sera, la foto con Contrada; Mesiano condanna la Fininvest a versare alla Cir di De Benedetti un risarcimento di 750 milioni di euro per il lodo Mondadori? Tranquilli, basta far vedere a Mattino5 i suoi calzini turchesi facendolo passare per un pazzo e il gioco è fatto; Boffo dal suo giornale critica sommessamente il premier puttaniere ma allo stesso tempo difensore dei valori cattolici? Feltri estrae dal cilindro una vecchia storiaccia di molestie telefoniche, additandolo come un omosessuale, portandolo alle dimissioni. Repubblica martella Berlusconi con le domande sbagliate, quelle su Noemi? Ancora Feltri svela che il suo direttore ha pagato una casa in nero.
Ora tocca a Fini, già nel mirino del randellatore ufficiale Feltri (il 14 settembre, dopo le sue uscite per smarcarsi dal Pdl, il direttore del quotidiano di via Negri se ne esce con un avvertimento di stampo dellutriano: «Delegare i magistrati a far giustizia politica è un rischio. Specialmente se le inchieste giudiziarie si basano sui teoremi. Perché oggi tocca al premier, domani potrebbe toccare al presidente della Camera. È sufficiente, per dire, ripescare un fascicolo del 2000 su faccende a luci rosse riguardanti personaggi di Alleanza Nazionale per montare uno scandalo. Meglio non svegliare il can che dorme»).
Dopo la rottura ufficiale e la creazione di Futuro e Libertà, ecco l’inchiesta giornalistica sulla casa monegasca di An, passata al fratello della seconda moglie di Fini. Il pressing congiunto di Libero e Il Giornale ha portato all’apertura di un fascicolo da parte della procura di Roma, per ora contro ignoti. Ribadiamo: la questione va certamente chiarita ed è giusto che i cronisti pongano le domande ai politici. Però non si può far passare per giornalismo questo manganellamento sistematico, soprattutto se l’«utilizzatore finale» diretto di queste campagne – sì, sempre lui – rappresenta tutto, tranne la trasparenza. Scendendo nello specifico, parlando del caso odierno, è più grave che una casa ereditata da un partito finisca dopo svariati passaggi al cognato di quello che all’epoca era il leader del movimento politico o che un imprenditore rampante per acquistare la sua futura favolosa dimora si avvalga del pro-tutore della legittima proprietaria della villa per turlupinarla? È il momento di una favola.
C’era una volta, nel 1974, un rampante imprenditore che aveva messo gli occhi su villa San Martino di Arcore, valutata all’epoca 1.700 milioni di lire. Il giovane, allora naturalmente cappelluto, riuscì ad acquistarla per 250 milioni. L’incantesimo fu possibile grazie al sempre apposito Cesare Previti – quello che successivamente, entrato ufficialmente alle dipendenze dell’ormai semplice prenditore, si comprò coi suoi soldi il giudice Metta nel sopra citato lodo Mondadori –, allora protutore della proprietaria, la marchesina Annamaria Casati Stampa, ancora minorenne. Il pagamento, fissato sui 500 milioni, non avvenuto in contanti bensì in azioni di alcune società immobiliari non quotate in borsa, venne dilazionato nel tempo. Ecco che allora la marchesina, ormai maggiorenne e trasferitasi in Brasile, quando tentò di monetizzare le azioni, fu costretta a cedere alla generosissima offerta del futuro Cavaliere: «Te le ricompro io, ma alla metà del loro prezzo».
Ecco, quando i vari Feltri, Belpietro, Fede, Giordano e Brachino troveranno il tempo per raccontare questa bella favola mettendo sulla graticola il Cavaliere nero con le loro martellanti domande, allora risulteranno più credibili anche con le altre inchieste. Fino a quel momento, resteranno solo dei giornalisti indipendenti. Da se stessi.
venerdì 16 luglio 2010
UN "LIBERALE PARTICOLARE"
Né va sottovalutato che a pronunciarla sia quello stesso Berlusconi che un tempo si vantava di essere il baluardo della libertà, di tutte le libertà. A cominciare da quella editoriale del suo impero (nato addirittura sotto l’ala socialista e il conto corrente All Iberian) e che oggi è già ampiamente dileguata non solo da tutti i telegiornali che controlla, ma anche dalle trasmissioni quotidiane che progressivamente nascondono, distorcono, edulcorano, inventano, avvelenano la realtà, invece di raccontarla.
Un editore che si dichiara pubblicamente contro la libertà di stampa – alla stregua di un vegetariano che macella manzi - non s’era ancora visto. Come non s’era mai visto un liberale che elogia il mafioso Vittorio Mangano, insulta la magistratura, giustifica l’evasione fiscale, ostacola i processi, compra le sentenze, corrompe i testimoni, organizza festicciole nel Palazzi istituzionali.
Ma questo è lo specchio dell'Italia di oggi, e come dico sempre...ogni nazione ha i governanti che si merita!
mercoledì 14 luglio 2010
LA "CRISI GUIDATA"
Il motivo ufficiale é il faccia a faccia tra Silvio Berlusconi e Pier Ferdinando Casini. Il reuccio di Arcore vorrebbe che il democristiano entrasse nella maggioranza, così da poter levare via, a calci in culo, Gianfranco Fini e tutti i finiani che militano nel Pdl. Umberto Bossi ha già fatto sapere che non é disposto ad accogliera l’Udc nella maggioranza, troppe differenze di vedute.
I commensali di prim’ordine lasciano intendere che non é stata solo questo il fine della cene del potere. Seduti al tavolo del mastro servo vi erano: il governatore di Bankitalia Mario Draghi, il segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone, il presidente di Generali Cesare Geronzi, Gianni Letta e la figlia del premier Marina Berlusconi. Altre fonti parlano di un altra quindicini di ospiti che per adesso rimangono top secret....
Non manca nessuno signori. E’ un remake dalle famosa cena sul Britannia, quando le ricchezze del Bel Paese vennero svendute e sacrificate sull’altare del capitalismo. Qui si sta decidendo il destino prossimo venturo dell’Italia. Alti prelati, lobbies finanziarie, poteri politici, imprenditoriali e mafiosi, giornalisti ed editori. Bolle qualcosa di grosso in pentola. La notizia della cena del potere passa praticamente come normalissima routine “democratica” sui principali organi di informazione nazionale. Capite come funzione la giostra?
Altro che libertà di stampa, noi pensiamo al bavaglio mentre abbiamo ancora le catene, siamo nel medioevo. Il potere é roba per pochi, noi siamo solo comparse nella immensa tragedia democratica messa in scena nell’anfiteatro Italia.
Stiamo per assistere a una cosidetta crisi guidata. Salteranno poltrone e arriveranno nuovi burattini. Per cambiare il Governo e non smuovere Re Silvio non servono elezioni, sono inutili formalità, tanto il consenso degli italiani per Berlusconi e berluscolandia é ai massimi storici, no?
Il nuovo Governo é nato a casa Vespa, l’esatto opposto di una democrazia rappresentativa. Il popolo é fuori dalle stanze dei bottoni e inerme e ignorante subisce le coseguenze catastrofiche della politica nostrana. Se ancora avete dei dubbi sulla legittimità delle nostre istituzioni non so cos’altro debba succedere per smuovere i vostri culi intorpiditi e le vostre coscienze offuscate.
Una nuova DC sta spiandandosi la strada verso un altro trentennio di potere. Per Silvio Berlusconi ancora due anni a Palazzo Grazioli e poi ad attenderlo ci sarà la poltrone del Quirinale (con la reale possibilità di essere per altri 14 anni a capo dell’Italietta democristiana). Al suo posto il rampante Casini, appoggiato dal Vaticano, dai banchieri e dalla lobby dei palazzinari.
Una dittatura costruita a tavolino. Non c’é niente di meglio…!
martedì 15 giugno 2010
LA LEGGE BAVAGLIO
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Sistemata in questo modo l'attività d'indagine, il lavoro non poteva dirsi finito se anche l'informazione, il diritto/dovere di cronaca, non avesse pagato il suo prezzo. Con un tratto di penna la nuova legge estende il regime che oggi regola gli atti giudiziari coperti dal segreto anche agli atti non più coperti dal segreto "fino alla conclusioni delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell'udienza preliminare". Prima di questo limite "sarà vietata la pubblicazione, anche parziale o per riassunto, della documentazione e degli atti delle conversazioni telefoniche anche se non più coperti dal segreto". Si potrà dire che si indaga su una clinica privata abitata da medici ossessionati dal denaro che operano i pazienti anche se non è necessario. Non si potrà dire qual è quell'inferno dei vivi e quanti e quali pasticci hanno organizzato accordandosi al telefono. Lo si potrà fare soltanto a udienza preliminare conclusa (forse). Con i tempi attuali della giustizia italiana dopo quattro o sei anni. In alcuni patologici casi, dopo dieci. Addio al giornalismo come servizio al lettore e all'opinione pubblica. Addio alle cronache che consentono di osservare da vicino come funzionano i poteri, lo Stato, i controlli, le autorità, la società. È vero, in alcuni casi l'ostinazione a raccontare le opacità del potere ha convinto il giornalismo ad andare oltre i confini del codice penale violando il segreto. È il suo mestiere, in fondo, perché la libertà di stampa è nata nell'interesse dei governati e non dei governanti e quindi non c'è nessuna ragione decorosa per non pubblicare documenti che raccontano alla pubblica opinione - ricordate un governatore della Banca d'Italia? - come un'autorità di vigilanza protegge (o non protegge) il risparmio e il mercato. Naturalmente violare la legge, anche se in nome di un dovere professionale, significa accettarne le conseguenze. È proprio sulle conseguenze di violazioni (finora comunemente accettate) che la legge del governo lascia cadere un maglio sulla libertà di stampa. I cronisti che violeranno la consegna del silenzio saranno sospesi per tre mesi dall'Ordine dei giornalisti (sarà questa la vera punizione) e subiranno una condanna penale da sei mesi a tre anni di carcere (che potrà trasformarsi in sanzione pecuniaria, però). Ma non è questo che conta davvero, mi pare. Che volete che sia una multa, se si è fatto un lavoro decente? La trovata del governo che cambia radicalmente le regole del gioco è un'altra. È la punizione economica inflitta all'editore che, per ogni "omesso controllo", potrà subire una sanzione pecuniaria (incarognita nell'ultimo testo) da 64.500 a 465mila euro. Come dire che a chi non tiene la bocca cucita su quel che sa - e che i lettori dovrebbero sapere - costerà milioni di euro all'anno la violazione della "consegna del silenzio", cifre ragguardevoli e, in molti casi, insostenibili per un settore che non è in buona salute. L'innovazione legislativa - l'abbiamo già scritto - sposta in modo subdolo e decisivo la linea del conflitto. Era esterna e impegnava alla luce del sole la redazione, l'autorità giudiziaria, i lettori. Diventa interna e vede a confronto, in una stanza chiusa, le redazioni e le proprietà editoriali. La trovata trasferisce il conflitto nel giornale. L'editore ha ora un suo interesse autonomo a far sì che il giornale non pubblichi più quelle cronache. Si portano così le proprietà a intervenire direttamente nei contenuti del lavoro redazionale. Le si sollecita, volente o nolente, a occuparsi della materia informativa vera e propria, sindacando gli atti dei giornalisti. Il governo, nel progetto inviato al Parlamento, pretende addirittura che l'editore debba adottare "misure idonee a favorire lo svolgimento dell'attività giornalistica nel rispetto della legge e a scoprire ed a eliminare tempestivamente situazioni di rischio". È evidente che solo attraverso un controllo continuativo e molto interno dell'attività giornalistica è possibile "scoprire ed eliminare tempestivamente situazioni di rischio". Di fatto, l'editore viene invitato a entrare nel lavoro giornalistico e a esprimere un sindacato a propria tutela. Ecco dunque i frutti intossicati della legge che oggi sarà approvata, senza alcuna discussione, a Montecitorio: la magistratura avrà meno strumenti per proteggere il Paese dal crimine e gli individui dall'insicurezza quotidiana; si castigano i giornalisti che non tengono il becco chiuso anche se sanno come vanno le cose; si punisce l'editore spingendolo a mettere le mani nella fattura del giornale. E quel che conta di più, voi - cari lettori - non conoscerete più (se non a babbo morto) le storie che spiegano il Paese, i comportamenti degli uomini che lo governano, i dispositivi che decidono delle vostre stesse vite. Sono le nuove regole di una "ricreazione" che non finisce mai. "